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"Non è poi questa grande discriminazione"

Data: 14-05-2001 Fonte: "Dani"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #438 - BOSNIA
14 maggio 2001


NON E' POI QUESTA GRANDE DISCRIMINAZIONE
(a cura di Vildana Selimbegovic - "Dani", 20 aprile 2001)

[L'intervista all'ambasciatore Barry, che riportiamo qui sotto seguita da una lettera dell'OSCE alla rivista "Dani", va a completare l'articolo sui medesimi argomenti scritto da Luka Zanoni e pubblicato in "Notizie Est" #435 del 3 maggio scorso]

E' arrivato in Bosnia ed Erzegovina per condurre la democratizzazione di uno stato distrutto dalla guerra e diviso dall'odio. Invece di dare lezioni, l'ambasciatore Robert Barry ha iniziato a studiare. Cose sbagliate dalle persone sbagliate. L'uomo che se non fosse venuto da noi si sarebbe goduto nel suo paese i giorni della pensione, è stato dietro alcuni tentativi di legalizzazione della pulizia etnica, ha cercato con regole razziste di fornire un assetto democratico, ha aiutato l'HDZ e ha richiesto senza scrupoli che i parlamentari bosniaci lo seguissero ciecamente…
Robert Barry l'intervista di commiato a "Dani" la ha voluta realizzare nello stesso modo in cui l'avrebbe ideata Alija Izetbegovic: scegliere da solo le domande e rispondere alle stesse in modo arrogante. Perciò la conversazione con il diplomatico americano non è terminata con un "grazie per l'intervista", ma con un suo dimostrativo alzarsi dalla sedia dopo una ventina di minuti.


Dopo tre anni e mezzo a capo della Missione OSCE in BiH [Bosnia-Erzegovina], l'ambasciatore Robert Barry se ne va da Sarajevo. Non è ancora certo chi lo sostituirà, ma chiunque verrà al suo posto, è certo che dovrà affrontare molti scottanti problemi nazionali, ma anche con il Disegno di legge elettorale sul quale l'ambasciatore Barry prima della sua partenza insiste nuovamente. L'ambasciatore americano in pensione, tanto per rammentare, era sottoposto durante il suo mandato, prima di ogni elezione, a forti critiche a causa delle soluzioni proposte, ma nell'ottobre dello scorso anno ha scatenato una grande tempesta di ira, quando, in veste di presidente della Commissione elettorale temporanea, ha preso la decisione di apportare cambiamenti alle Norme e alle regole con le quali è stato definito il nuovo modo di eleggere i deputati alla Camera dei popoli del Parlamento della Federazione BiH. Questo cambiamento, giustificato altrimenti in modo che non convince con la Decisione del Tribunale Costituzionale della BiH sulla costitutività di tutti i tre popoli, ma applicato praticamente soltanto alla Federazione, ha significato nello stesso tempo anche soffiare direttamente nelle vele elettorali dei partiti nazionali. La cosa, naturalmente, non ha impedito in nessun modo al rispettabile ambasciatore, proprio alla fine del suo mandato, di proporre all'Assemblea dei ministri il quinto Disegno di legge elettorale, pretendendo che la procedura passasse senza tante obiezioni?! Oltre al fatto che davanti al Parlamento si troverebbe una legge incompleta e che la BiH per la prima volta si incontrerebbe con la pratica della votazione parziale di qualche legge - il quinto Disegno contiene i capitoli, completamente trascurati, sulla scelta del presidente della Federazione, sulla scelta del presidente e vicepresidente della Repubblica Serba ed il presidente della Camera dei popoli del Parlamento BiH - il suo capitolo più contestabile si riferisce direttamente alla scelta dei membri della Presidenza BiH, perché discrimina completamente il 30% della popolazione nazionale. Si tratta di un principio democratico visto raramente, che esclude in partenza la possibilità che, per esempio, un serbo della Federazione, ovvero un bosgnacco e un croato della Repubblica Serba, possa essere eletto come membro della Presidenza BiH.

L'avversario più forte di questa nuovissima scappatoia elettorale è stato l'SDP nella figura del suo presidente, cioè il ministro degli affari esteri, dr. Zlatko Lagumdzija, che ha cercato di spiegare all'ambasciatore modello che lui se ne andrà da questo paese, ma che i bosniacoerzegovesi vi rimarranno a vivere, e che forse meriterebbero di ricevere una legge valida per l'intero stato.

Affinché la storia fosse completa, si è dato da fare lo stesso ambasciatore Barry, proponendo che la legge elettorale venisse accolta e che le sue contestabili disposizioni possano essere poi risolte davanti al Tribunale europeo per i diritti umani?! All'incirca nello stesso periodo, è arrivata a "Dani" dall'Ufficio stampa dell'OSCE l'offerta per l'intervista con l'ambasciatore Barry, che noi, naturalmente, abbiamo accettato ben volentieri, aspettandoci che il diplomatico americano spiegasse al pubblico locale le sue ragioni, a causa delle quali, già dal famigerato modulo P2, è in conflitto con la Convenzione europea sui diritti umani, richiamandosi sempre alla Costituzione della BiH, quella di Dayton, che incorpora questa stessa convenzione nell'articolo 2, comma 2.

L'intervista accordata è stata rimandata di 24 ore a causa della malattia dell'ambasciatore, con la spiegazione che l'ambasciatore Barry non si è mai assentato dal lavoro più di un giorno, per quanto si sentisse male. Nell'ufficio effettivamente angusto, che costituisce l'ambiente di lavoro di Barry già da tre anni e mezzo, l'ambasciatore era pronto a parlare del suo lavoro pluriennale in BiH, ma non certo della nuova variante delle regole elettorali alle quali vuole costringere questo paese.
Usando frasi già sperimentate, il diplomatico americano si aspettava probabilmente le domande "giuste" sui suoi meriti, sul grande impegno, sulle profezie relative al futuro nazionale… E siccome dopo venti minuti di dialogo non le ha sentite, l'ambasciatore, visibilmente irritato, ha interrotto l'intervista. Riportiamo il dialogo non autorizzato con il capo della Missione OSCE in BiH e la lettera di Luke Zahner, portavoce della Missione e direttore della Ufficio per la stampa e i rapporti con il pubblico, che è giunta alla nostra redazione alcune ore dopo.

DANI: Signor Barry, gli eventi di questa notte (la conversazione è stata fatta il mercoledì mattina) a Mostar sono stati accompagnati da diverse informazioni - da quelle secondo cui sarebbe mancato poco che l'incidente si trasformasse in una vera guerra, ai dati sui gravi feriti. Lei dispone di informazioni più precise?

BARRY: Per quanto ne so io, non ci sono feriti né altre cose simili.

DANI: Dopo tre anni e mezzo sta per lasciare la BiH. Che significato ha per lei il fatto che la legge elettorale non sarà accettata prima della sua partenza?

BARRY: Non ha importanza se ciò sarà fatto mentre ci sono io oppure quando sarò andato via. La cosa importante è fare la legge elettorale, perché senza la legge elettorale la BiH non ha gli attributi di uno stato.

DANI: Le osservazioni che ha fatto l'Alleanza riguardo il Disegno della legge elettorale, sembrano del tutto giustificate: si può dire che una legge che toglie il diritto di voto al 30% delle persone si basa su principi democratici?

BARRY: Questo riguarda prima di tutto la Costituzione. Non potete cambiare la Costituzione facendo una legge che è in contrasto con la Costituzione. Il metodo che hanno proposto gli altri per noi va bene, tuttavia, per realizzare ciò, bisogna prima di tutto cambiare la Costituzione. Questo non è un disegno dell'OSCE e questa non è la sua conclusione: si tratta del documento sul quale si è lavorato nel 1998 e nel 1999, ed è stato elaborato dal gruppo di esperti guidati dall'OHR e da una commissione francese di esperti. Alla creazione del documento ha partecipato anche un certo numero di esperti giuridici e costituzionali della BiH. La loro proposta completa è stata sostenuta dalla sezione giuridica dell'OHR, quindi ciò significa che non potete cambiare la Costituzione della BiH, cioè il suo quinto articolo, facendo la nuova legge elettorale.

DANI: Gli interpreti locali affermano che l'articolo 5, al quale lei si appella, è in contrasto con l'articolo 2, comma 2 della Costituzione della BiH, che si riferisce alla Convenzione europea sui diritti umani e le dà la priorità su tutte le altre leggi.

BARRY: Spetta ad altri decidere questo. Una delibera concreta della legge internazionale ha la prevalenza su una delibera generale. Se si prende l'esempio della delibera del Tribunale europeo per i diritti umani, la decisione che è stata presa in Belgio è il perfetto esempio di ciò. Le elezioni in Belgio si fanno in base a delibere sia territoriali che etniche: la gente di là che è d'origine francese può votare soltanto il candidato francese, mentre i Valloni possono votare soltanto per i valloni. Questo caso è arrivato davanti al Tribunale europeo per i diritti umani e loro non hanno avuto niente in contrario rispetto a questa decisione. Essi hanno detto che tale discriminazione si riferisce alla parte legislativa e non a quella esecutiva, e, naturalmente, ciò di cui parliamo noi qua è la parte esecutiva del potere.

DANI: Scusi per la franchezza, ma la sua argomentazione mi ricorda Jelavic, quando parla dello status della minoranza svedese in Finlandia e sulla base di ciò chiede la terza entità in Bosnia ed Erzegovina. Lei, signor Barry, anche alla vigilia delle elezioni passate, dopo la decisione sui cambiamenti delle regole elettorali, ha suscitato delle reazioni molto dure nel pubblico. Perché ha scelto tale tipo di soluzione quando doveva essere consapevole della situazione nella BiH e delle conseguenze di tale decisione?

BARRY: Questa non è un'argomentazione mia: questa è l'argomentazione della comunità internazionale, ma anche del Comitato Direttivo del Consiglio per l'implementazione della pace, che hanno preso tutti tali posizioni. Naturalmente, se qualcuno volesse fare una legge contenente alcune delibere in contrasto con la Costituzione, lo potrebbe anche fare – tale legge verrebbe però rifiutata dalla Corte costituzionale. Vi sono tre aspetti diversi legati alla scelta dei membri della Presidenza: si tratta della posizione dei membri serbo, croato e bosgnacco della Presidenza. Poiché nessuno di loro tre è d'accordo con le soluzioni, allora pare che l'unica soluzione sia quella di ritornare a quanto sta scritto nella Costituzione.

DANI: Tuttavia determinate parti della Costituzione si escludono a vicenda. Ma, va bene, mi dica, per favore, perché lei non insiste con la stessa passione con la quale spinge per l'adozione della legge elettorale, per esempio, per armonizzare la Costituzione della entità con la Costituzione della BiH o almeno per attuare le Decisioni della Corte costituzionale della BiH secondo le quali tutti e tre i popoli sono costitutivi su tutto il territorio della BiH?

BARRY: Non so perché dice che non abbiamo insistito su ciò, visto che si tratta proprio di quello su cui noi insistiamo.

DANI: Perché in questo momento la Decisione sulla costitutività di tutti e tre popoli su tutto territorio della BiH non è stata ancora attuata, né le Costituzioni delle entità sono in accordo con la Costituzione della BiH.

BARRY: Come lei sa, momentaneamente in entrambe le entità è in corso una procedura di revisione delle costituzioni delle entità stesse, al fine di armonizzarle con le decisioni della Corte costituzionale. La decisione sia dell'OSCE che dell'OHR è che questo va fatto in accordo con la Decisione della Corte costituzionale, per poter poi, sulla base di ciò, approvare anche la legge elettorale. La Decisione della Corte costituzionale dice che essa non si riferisce in nessun modo alla Costituzione della BiH, così non c'è nessun legame fra la decisione della Corte costituzionale e la Costituzione della BiH.

DANI: Le costituzioni delle entità riguardano eccome la Costituzione della BiH. Infatti, il susseguirsi delle procedure su cui adesso si insiste - l'armonizzazione delle costituzioni delle entità con la Costituzione della BiH, cioè con la decisione della Corte costituzionale della BiH sulla costitutività di tutti i tre popoli su tutto il territorio della BIH - non significa in realtà che sarebbe inevitabile la revisione della legge elettorale se essa nel frattempo venisse accolta?

BARRY: Quanto a tali delibere, che sono legate alla decisione della Corte costituzionale, non esiste un testo vuoto. L'idea è che quando le costituzioni delle entità saranno armonizzate con la Costituzione statale, allora tali vuoti nella legge elettorale potranno essere riempiti. Ma ciò non si riferisce all'assegnazione dei posti di membro della Presidenza perché questa decisione della Corte costituzionale non incide su di loro, come, in fin dei conti, si dice nella stessa decisione della Corte costituzionale.

DANI: Secondo lei, dunque, non c'è niente di contestabile nel fatto che tale disegno di legge elettorale discrimini in partenza il 30% della popolazione?

BARRY: Così è la Costituzione della BiH.

DANI: Così è l'articolo della Costituzione al quale lei si riferisce e che non è in concordanza nemmeno con la Convenzione europea sui diritti umani, inserita nella stessa Costituzione.

BARRY: Questa è la sua opinione. Io so che questa non è l'opinione degli esperti giuridici internazionali, e so anche che lei non è una di loro. La loro opinione, l'opinione degli esperti giuridici internazionali, è condivisa anche da alcuni esperti giuridici locali e se ha qualche domanda riguardo a ciò, può rivolgerla a loro.

DANI: Di quali esperti giuridici nazionali sta parlando?

BARRY: Nedjo Milicevic, Kasim Begic, Zdravko Grebo.

DANI: Devo farle ricordare che Kasim Begic è stato uno dei più grandi oppositori alle regole elettorali che hanno, importando il modulo P2, effettivamente legalizzato la divisione etnica del paese e che lui è stato alla testa del Tribunale costituzionale quando è stata votata la Decisione sulla costitutività di tutti e tre popoli su tutto il territorio della BiH.

BARRY: Non parleremo ancora del modulo P2? E' una storia così vecchia. Se il signor Begic ha parlato così del modulo P2, ne sono sorpreso, perché quando si incontrava con me non diceva così.

DANI: Signor ambasciatore, Begic ha criticato in svariate dichiarazioni pubbliche il modulo P2 e devo ammettere che sono sorpresa anch'io che lei non lo sappia. Ma, bene, ritorniamo al suo mandato: il 12 novembre 1999 lei, difendendo la proposta di allora della legge elettorale, sostenne che la scelta del membro della Presidenza, in modo tale che ogni popolo scelga il suo rappresentane, garantisce che il candidato eletto sarà accettabile per la maggior parte degli elettori.

BARRY: Non ricordo di aver rilasciato una tale dichiarazione, e non capisco cosa c'è di particolare in ciò. Lei pensa che il membro serbo della Presidenza debba essere bosgnacco?

DANI: Non penso, signor ambasciatore, che il membro serbo della Presidenza debba essere bosgnacco, ma credo che l'accettabilità della maggior parte degli elettori dovrebbe significare che qualsiasi membro della Presidenza debba essere accettato anche dagli altri due popoli.

BARRY: La nostra posizione, e per "nostra" intendo l'Ufficio dell'alto rappresentante, l'OSCE, gli esperti giuridici internazionali e il Consiglio d'amministrazione del Consiglio per implementazione della pace, è che in tale scelta dei membri della Presidenza noi dobbiamo semplicemente seguire ciò che c'è scritto nella Costituzione. Oppure la Costituzione deve essere un emendamento alla Costituzione. Tale accordo è stato raggiunto a Dayton e ciò è definitivamente in armonia con Dayton - se i partiti desiderano cambiare la Costituzione, allora devono approvare un emendamento.

DANI: La mia domanda in realtà si riferiva alla tavola rotonda, tenutasi anch'essa nel novembre del 1999 a Sarajevo: in presenza dei rappresentanti dei partiti politici, delle organizzazioni non governative, dell'Ufficio dell'alto rappresentante e della Missione guidata da Lei, si è giunti alla conclusione che la Decisione della Corte costituzionale BiH sulla costitutività di tutti e tre i popoli sull'intero territorio, subito dopo essere stata emanata sarebbe stata inserita anche nel Disegno di legge elettorale permanente. Perché non è stato fatto?

BARRY: Dovrebbe sapere che prima bisogna approvare gli emendamenti alle costituzioni delle entità. Tale processo è attualmente in corso, quindi ciò risulterà dagli emendamenti che saranno presentati e che si rifletteranno nella legge elettorale.

DANI: Veramente non capisco…

BARRY: Non è che fra me è lei ci si debba scambiare delle argomentazioni; nel caso avesse qualche domanda, chieda pure. Lei è a conoscenza del processo che è attualmente in corso con due commissioni costituzionali. Probabilmente lei non è d'accordo, ma deve riconoscere che si tratta di fatti.

DANI: Non ho niente per essere o non essere d'accordo con il processo in corso. Le sto domandando dei risultati.

BARRY: Chiedetelo al signor Finci o a Mikes: loro sono i presidenti di tali due commissioni costituzionali, ma deve sapere che il processo è attualmente in corso.

DANI: Grazie. Signor ambasciatore, nel suo paese lei sarebbe a favore di questa legge elettorale e con quali argomenti?

BARRY: Penso che dobbiamo terminare questa intervista.



LA LETTERA DELL'OSCE


Dovevamo l'intervista di commiato

Rispettabile signora Selimbegovic,
abbiamo offerto alla rivista "Dani" l'intervista con l'ambasciatore Barry prima del suo ritorno negli Stati Uniti e dopo che egli ha rivestito per tre anni e mezzo l'incarico di capo della Missione OSCE per la Bosnia ed Erzegovina. Si trattava di un'occasione unica per poter parlare con l'ambasciatore del suo lavoro e della sua esperienza, come anche di ottenere la sua opinione sul futuro di questo Stato e di tutta la regione.

Con nostro dispiacere, al posto dell'intervista, l'ambasciatore Barry è stato sottoposto a un dibattito di argomenti e gli è stata tenuta una lezione come mai è stato fatto finora da parte dei giornalisti locali - ivi compresi anche quei giornalisti che sono noti come duri critici delle prese di posizione dell'OSCE su determinati argomenti.

Spero di essere abbastanza chiaro quando dico che noi non siamo assolutamente contrari alle domande difficili ed anche a farci esaminare sotto la lente. Questo è il ruolo che le personalità internazionali e pubbliche devono accettare per poter svolgere il lavoro qua. Però, il ruolo dei giornalisti è di fare domande intriganti, e non solo di esporre proprie opinioni preconcette.

Siamo molto delusi dall'approccio aggressivo a quella che doveva essere un'intervista di congedo. Questo comportamento non fa altro che gettare discredito sul rispetto che "Dani" si è conquistato tra le difficoltà e per coltivare e sviluppare il quale ha tanto combattuto.

Con rispetto,

Luke Zahner, portavoce e direttore dell'Ufficio per la stampa e le relazioni con il pubblico.

(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)


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Data: 14-05-2001 Fonte: "Dani"
Autore: Autori vari





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