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"Lezioni di democratura macedone"
| Data: 29-01-2002 | | Fonte: "Notizie Est", "Dnevnik", "Utrinski Vesnik" |
| Autore: Luka Zanoni |
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N.E. BALCANI #524 - MACEDONIA
29 gennaio 2002
LEZIONI DI DEMOCRATURA MACEDONE
di Luka Zanoni
[Segue più sotto il resoconto di alcune bellicose dichiarazioni del ministro degli interni Boskovski]
A seguito della pubblicazione del rapporto annuale di Human Rights Watch sulla Macedonia si è scatenata una pesante polemica, con altrettanto pesanti accuse rivolte all'organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani, da parte di alcuni membri del governo macedone, in particolare il ministro dell'interno Ljube Boskovksi, e da alcuni media nazionali.
Il ministro dell'interno e comandante delle forze di polizia speciali, recentemente investite dalla chiesa ortodossa macedone del ruolo di difensori della patria (in realtà nulla più che una banda di paramilitari legalizzata. Basti pensare che la Costituzione macedone al suo articolo 20 prevede come informa Suad Missini che "Associazioni militari o paramilitari che non appartengono alle Forze Armate della repubblica di Macedonia sono proibite"), ha trovato poco equilibrati i giudizi, o meglio i resoconti, sulle violazioni rilevate dal Macedonian Helsinki Commitee for Human Rights (MHC). Secondo quanto riportato in un articolo scritto da Suad Missini il 22 gennaio scorso, ben due noti media locali hanno orchestrato un attacco contro suddetta organizzazione, per aver equiparato i crimini commessi dalle forze di polizia macedoni a quelli commessi dall'UCK (Esercito di Liberazione Nazionale). I due media sono per l'esattezza il quotidiano macedone "Dnevnik" e la Tv "Sitel".
L'intera faccenda è scoppiata quando il rapporto ha iniziato a circolare tra i media e gli alti funzionari della polizia. L'indignazione delle forze macedoni riguarda l'offesa che nel rapporto verrebbe arrecata ai "difensori della patria". Ancora secondo Mussini, il quotidiano "Dnevnik" scrive in un editoriale di martedì 22 gennaio che: "il rapporto non è in accordo con lo spirito dell'Atto Finale di Helsinki e sembra essere molto più un verdetto che un rapporto. È pieno di commenti, di pesanti e facili conclusioni, nonché di libere comparazioni" (il testo di Mussini è disponibile sul sito "Balkanreport" (http://www.balkanreport.com) oppure sul sito Balkan Human Rights).
A ben guardare, e il lettore potrà da solo andare a leggere l'intero rapporto pubblicato sul sito de HRW (http://www.hrw.org), nelle sei pagine non sembra che ci siano affatto facili comparazioni, né tanto meno rapidi commenti. Certo non ha l'aria di essere un verdetto, ma semplicemente un resoconto delle violazioni dei diritti umani. Il rapporto, dopo una breve rassegna su come si sono succeduti i fatti nel 2001 in Macedonia, inizia dicendo che: "C'è un disaccordo sulle cause del conflitto, con i leder dell'UCK che dichiarano di aver combattuto per porre termine alla sistematica discriminazione contro gli albanesi da parte delle autorità macedoni, mentre il governo dichiara che il vero obiettivo dell'UCK era il controllo del territorio macedone. I funzionari di governo insistono sul fatto che il radicalismo albanese-kosovaro è all'origine del conflitto, senza legittimare le richieste degli albanesi di Macedonia". Ma il rapporto, dopo queste brevi indicazioni, passa in rassegna i ripetuti atti di violenza perpetrati da entrambe le parti in conflitto. "Sia le forze governative che l'UCK hanno commesso gravi violazioni della legge internazionale sui diritti umani durante i sei mesi di conflitto". Vero è che pesanti accuse, sulla base di testimonianze dirette, vengono rivolte al ministro dell'interno Ljube Boskovski circa i tragici fatti di Ljuboten, in cui "il ministro stesso era presente durante l'operazione il 12 agosto, e dichiarò che il villaggio era una roccaforte dell'UCK e le vittime erano 'terroristi'" (HWR Report Macedonia 2002). Tuttavia secondo quanto documentato dai ricercatori dell'HRW, che hanno visitato il luogo e hanno svolto interviste con le vittime e i testimoni degli abusi condotti dalla polizia, non sembra che ci fosse la presenza dei ribelli dell'UCK, tanto da portarli alla conclusione che molto probabilmente si trattò di una mera vendetta.
Nella riga dopo, il rapporto non è certo più morbido nella denuncia delle violazioni perpetrate dall'UCK. "Le forze dell'UCK sono state responsabili di uccisioni indiscriminate, rapimenti, e intimidazioni nei confronti di macedoni e di altri civili". Il rapporto passa poi nel dettaglio date e fatti relativi alle violazioni commesse dall'UCK. Una cosa interessante che viene scritta nel rapporto riguarda l'OSCE. "Durante il conflitto, la missione dell'OSCE a Skopje condannò gli abusi dei diritti umani commessi dall'UCK, ma mostrò una certa riluttanza nell'indirizzare le gravi violazioni di cui le forze di sicurezza governative furono responsabili".
Dal rapporto appare evidente che l'organizzazione per i diritti umani possiede prove circa le violazioni commesse da ambo le parti in conflitto. Tuttavia sembra che queste "facili comparazioni" non piacciano affatto al governo macedone e ad alcuni suoi ministri. Subito dopo la pubblicazione del rapporto, sono piovute non solo le polemiche, ma anche le accuse. In particolare, la presidentessa del Comitato, Mirijana Najcevska è stata accusata dal ministro degli interni Ljube Boskovski di essere il nemico pubblico numero uno della Macedonia. La Najcevska, attualmente fuori dal paese, viene minacciata di un possibile arresto nel caso facesse ritorno in Macedonia.
Il 19 gennaio scorso ben due lettere sono state spedite dal comitato per i diritti umani e indirizzate rispettivamente al primo ministro Georgievski e al presidente Trajkovski, nelle quali si denuncia la pesante campagna pubblica condotta contro il Macedonian Helsinki Commitee for Human Rights e la sua presidentessa.
Nella lettera indirizzata al premier di governo Georgievski si legge. "Particolare preoccupazione suscitano le ripetute dichiarazioni pubbliche del ministro dell'interno Ljube Boskovski, che ha parlato alla stampa ed è apparso in due programmi televisivi dipingendo la signora Najcevska come 'il nemico pubblico numero 1'. Questo tipo di attacchi sono stati amplificati attraverso la televisione pubblica MTV e altri media controllati dal governo. La disseminazione di voci circa il fatto che la signora Najcevska, attualmente fuori dalla Macedonia, potrebbe essere arrestata al suo ritorno nel paese, sembra essere inoltre parte di un tentativo organizzato per mettere a tacere il Macedonian Helsinki Commitee" (Lettera al primo ministro Ljubco Georgievski 19 gennaio 2002, HRW).
Le lettere inviate ai vertici del governo macedone sono pressoché uguali e chiudono con l'appello alle autorità per far sì che con la loro influenza possano fermare questa campagna contro il Comitato macedone, nella speranza che l'organizzazione per i diritti umani possa lavorare e completare la propria missione libera dalle interferenze e dalle intimidazioni del governo.
E' infine interessante notare che il marito di Najcevska, Sasko Todorovski, è stato recentemente rimosso dal suo incarico di rappresentate macedone presso il Consiglio d'Europa ed è anch'egli membro dell'Helsinki Commitee.
Occorre infine sottolineare che la campagna condotta sui media locali da parte di alcuni esponenti politici macedoni è in atto già da tempo. Sin dall'inizio del dicembre scorso lo Helsinki Committe aveva denunciato fortemente la formazione di squadre speciali di polizia (nella fattispecie i "Leoni") perché si tratta, come abbiamo precisato poco più sopra, di un gruppo di paramilitari che all'improvviso è stato legalizzato. Inoltre la composizione di suddetta squadra non rispecchia affatto la composizione multietnica del paese, e ciò in aperta noncuranza e dispetto degli accordi di Ohrid. Inoltre lo Helsinki Committee è stato accusato anche dai vertici della chiesa ortodossa che ha nuovamente benedetto i nuovi "difensori della patria" macedone.
Risulta evidente che a Boskovski e compagnia bella non siano piaciute affatto le prese di posizione del Comitato proprio nel momento in cui si sta cercando di ripristinare una sorta di multietnicità nel paese, mediante la tanto attesa implementazione degli accordi di Ohrid del 13 agosto dello scorso anno. Anche se in molti sono ancora contrari a tali accordi e primo tra tutti l'ex presidente macedone Kiro Gligorov, che ha dichiarato che gli accordi non sono certo una lettera santa e pertanto si possono pure cambiare se qualcosa non funziona ("Danas", 25 gennaio 2002).
Ad ogni modo sembra che la preoccupazione del ministro dell'interno e dei governanti macedoni sia più che altro quella di approvvigionarsi militarmente e con ogni probabilità riprendere le ostilità nella prossima primavera. Una occasione che la formazione albanese che sta sotto l'acronimo di ANA non si lascerà certo scappare. Insomma avanti con la guerra, altro che diritti umani!
BOSKOVSKI: OFFENSIVA IMMINENTE, FORSE A MARZO
**"Sono vittima dei collaborazionisti e dei traditori", dichiara Boskovski, alludendo evidentemente a chi ha denunciato le violazioni dei diritti umani da parte dello stato macedone**
"Fino a marzo lavoreremo a una reintegrazione pacifica della parte occidentale della Macedonia. Ma se non avremo successo, risponderemo subito con un'azione decisa delle nostre forze di sicurezza, per reinstaurare la sovranità e l'integrità territoriale del nostro paese anche in tali regioni di crisi. Quello che non abbiamo fatto all'inizio della crisi a Tanusevci e a Brest, quando alcuni fattori interni ed esteri ci hanno convinto che dovevamo combattere l'aggressione con mezzi pacifici, lo faremo adesso", ha dichiarato il ministro degli interni Ljube Boskovski in occasione della conferenza intitolata "Non daremo nemmeno una spanna di terra macedone", svoltasi venerdì a Bitola in una Casa della Cultura strapiena. Parlando della battaglia di Aracinovo della primavera scorsa, Boskovski ha detto: "Aracinovo è un grande dolore per i macedoni. Ma sicuramente Aracinovo avrebbe potuto essere una grande vittoria macedone. Non ci hanno consentito di ripulire il villaggio dalle bande locali. Su Aracinovo lascerò un mio testamento, che verrà aperto solo quando la Macedonia non potrà essere messa sulla lista nera per tutto questo". Il ministro degli interni ha proseguito affermando: "Non sono l'UE e la NATO che mi vogliono all'Aia, sono i miei macedoni, di stirpe macedone, che cercano di convincere l'opinione pubblica della Macedonia e quella mondiale che la difesa della sovranità macedone è estremismo, che la creazione della sacra formazione di polizia macedone 'Leoni' è estremismo. Questi collaborazionisti, questi traditori, scrivono centinaia di pagine contro di me e contro il premier Ljubco Georgievski e le fanno pervenire ai servizi segreti stranieri, per accusarmi di malefatte. Questi stessi macedoni che su di noi hanno scritto 100 pagine, su Ali Ahmeti non ne hanno scritto nemmeno 4 e sul Kosovo Protection Corps, che ha compiuto un'aggressione nei confronti della Macedonia, non ne hanno scritto neanche una. Si tratta di cose che non ci si può nemmeno sognare di dire di fronte ai media macedoni, perché sono 'indipendenti' e proprio tali media sono l'arma più forte per distruggere la Macedonia sovrana". Boskosvki ha infine affermato di essersi recato a Bitola per portare il messaggio del premier e leader del suo partito politico, Ljupco Georgievski.
(a cura di A. Ferrario, da "Dnevnik" e "Utrinski Vesnik" [Skopje], 28 gennaio 2002)
| Data: 29-01-2002 | | Fonte: "Notizie Est", "Dnevnik", "Utrinski Vesnik" |
| Autore: Luka Zanoni |
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