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Milutinovic: il nuovo inquilino di Scheveningen

Data: 30-01-2003 Fonte: "Monitor"
Autore: Sonja Drobac

N.E. BALCANI #614 - SERBIA-MONTENEGRO
30 gennaio 2003


MILUTINOVIC: IL NUOVO INQUILINO DI SCHEVENINGEN
di Sonja Drobac - ("Monitor" [Podgorica], 24 gennaio 2003)

L'ex presidente serbo vola all'Aia, dopo una lunga carriera ai vertici della ex Jugoslavia socialista e della Serbia di Milosevic


[...] [L'incriminazione contro l'ex presidente serbo Milutinovic] è stata emessa nel maggio del 1999 e si riferisce a crimini di guerra compiuti in Kosovo durante i bombardamenti NATO. Milutinovic è accusato di avere partecipato dal 1° gennaio fino al 20 giugno del 1999 all'"atto criminale collettivo" consistente nella deportazione di una quota significativa della popolazione albanese della provincia, "nel tentativo di ottenere un controllo duraturo della Serbia" sul Kosovo. I cinque punti dell'atto di accusa riguardano crimini contro l'umanità e violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra, il trasferimento della popolazione civile con metodi violenti, la persecuzione su base politica, di razza e religiosa. "Come presidente della Serbia e membro del Consiglio Superiore per la Difesa, e in virtù dei suoi poteri di fatto, Milutinovic è responsabile degli atti compiuti dai suoi sottoposti facenti parte dell'Esercito Jugoslavo (VJ) e delle forze di polizia che hanno commesso crimini nella provincia del Kosovo a partire dal gennaio 1999", recita l'incriminazione. Nelle loro prime valutazioni, le persone più informate affermano che una circostanza passibile di alleggerire la posizione di Milutinovic è il fatto che gli abbia contribuito a fare sì che l'attuale presidente del Kosovo, Ibrahim Rugova, venisse evacuato in Italia nel corso dei bombardamenti NATO. Milutinovic potrebbe inoltre contare su alcune attenuanti specifiche se accetterà di testimoniare contro Milosevic, ma le persone bene informate ritengono poco probabile una tale ipotesi. Lo status di Milutinovic come persona che "non è particolarmente essenziale" per l'incriminazione potrebbe essere capovolto dalla testimonianza dell'ex capo della Sicurezza Statale, Rade Markovic, il quale ha affermato che i servizi segreti informavano regolarmente Milutinovic degli eventi che si svolgevano in Kosovo. Ciò comporta che egli fosse pienamente a conoscenza del corso degli avvenimenti e, di conseguenza, vi sarebbero le condizioni per ritenerlo responsabile in virtù del principio della catena di comando. Potrebbe costituire un problema per l'ex capo di stato serbo anche la testimonianza dell'ex capo delle dogane, Mihalj Kertes, il quale ha ammesso di avere sottratto allo stato enormi somme di denaro e di averle distribuite ai più alti funzionari del regime di Milosevic, che le hanno utilizzate per prolungare la vita al regime, per fini interni di partito e per arricchirsi. Nell'elencare le persone alle quali ha consegnato denaro, Kertes ha menzionato anche Milutinovic. Il coinvolgimento di quest'ultimo nelle operazioni finanziarie illegali o semilegali del regime di Milosevic è stato confermato anche dal team di indagine del Tribunale dell'Aia. Tuttavia, quando la corte gli chiederà se si sente colpevole Milutinovic risponderà semplicemente "no".

INQUISITORE, BIBLIOTECARIO, DIPLOMATICO
"Ho paura dell'Aia", è stata l'ultima dichiarazione che Milan Milutinovic ha rilasciato pubblicamente, nel corso di un'intervista fattagli da Mira Adanji. I sospetti lo hanno accompagnato fin dall'inizio del suo mandato di presidente. Il suo ingresso nel palazzo presidenziale, avvenuto nel dicembre 1997, è stato accompagnato da affermazioni secondo cui in realtà egli non aveva sconfitto Vojislav Seselj durante le elezioni e i risultati erano stati contraffatti. Cinque anni dopo, nello scorso dicembre, il mandato presidenziale è terminato con il sospetto che si sarebbe consegnato volontariamente al Tribunale dell'Aia. Ma non sono gli unici momenti controversi della sua carriera. E' entrato in politica quando era ancora studente, ricoprendo una dopo l'altra le funzioni di Presidente della Lega della Gioventù Socialista Jugoslava (SSOJ), della Lega dei Comunisti della Serbia e del Parlamento della Repubblica Socialista Jugoslava, nel quale era anche membro del Comitato per la politica estera. E' membro del Partita Socialista della Serbia fin dalla sua fondazione. E' stato vicepresidente e membro del Comitato Centrale e ha dato le dimissioni da tutte le cariche di partito il 3 aprile 2000. Quando nel 1975 ricopriva la carica di segretario della repubblica per la scienza e l'educazione è stato l'esecutore, anche se si continua a preferire nel suo caso il termine di inquisitore, della decisione di estromettere dalla Facoltà di Filosofia il gruppo di noti professori che gravitavano intorno alla rivista "Praxis". Tra di essi vi erano Mihailo Markovic, Dragoljub Micunovic, Svetozar Stojanovic, Nebojsa Popov, Zagorka Golubovic, Miladin Zivotic. Il fatto che l'inquisitore fosse proprio Milutinovic ha lasciato stupefatta e sorpresa la società civile, che non aveva dimenticato come anche suo padre fosse stato vittima delle repressioni comuniste. Milutinovic, comunque, non si è preoccupato più di tanto di questa obiezione. Dopo tutto, anche lui è stato sottoposto a un esilio sui generis. Dal 1983 al 1987 ha dovuto accontentarsi del posto di direttore della Biblioteca Nazionale della Serbia. E' stato lui stesso a descrivere tale periodo come un "esilio in Siberia". Alla fine degli anni '80, quando Milosevic (del quale è amico dai tempi degli studi presso la Facoltà di Legge) ha preso il potere in Serbia è diventato ambasciatore e capo della Direzione stampa, cultura e informazione presso il Ministero degli Esteri. Dal settembre del 1989, e per i sei anni successivi, è stato ambasciatore della Jugoslavia ad Atene. Nel corso del suo mandato ha fatto dipingere l'ambasciata con colori pacchiani, scioccando in tal modo l'opinione pubblica greca. E' riuscito in un solo colpo a violare ogni criterio di buon gusto e a offendere la sensibilità dei greci, perché l'edificio dell'ambasciata viene considerato parte del patrimonio culturale del paese. Non meno interessante è quello che egli ha fatto all'interno dell'ambasciata, adibendone un'intera ala alla moglie di Milosevic, che amava recarsi in Grecia per le vacanze, grazie anche ai finanziamenti del businessman Mitilineos, lo stesso che è riuscito ad acquistare il complesso metallurgico di Trepca, in Kosovo. Quando se ne è andato da Atene, affermano fonti bene informate, Milutinovic vi ha lasciato comunque una parte di se stesso... sotto forma della proprietà di un hotel nella capitale greca. Dopo l'esperienza di ambasciatore ha ereditato da Vladislav Jovanovic la poltrona di ministro degli esteri jugoslavo. La ha occupata per due mandati, fino al 1997. La sua firma può essere rintracciata, tra l'altro, sul documento con il quale è stata siglata la pace in Bosnia e su quello con il quale sono stati normalizzati i rapporti tra la Jugoslavia e la Croazia. Tuttavia, la vera chiave interpretativa della sua carriera diplomatica è costituita da una strofa della famosa canzone "Que sera sera" (Sarà quel che sarà), da egli pronunciata durante le trattative di Rambouillet. I negoziati sono falliti e per 78 giorni i cittadini della Jugoslavia si sono visti cadere sulla testa le bombe della NATO. Dopo il crollo del regime di Milosevic, ha accettato la collaborazione con le nuove autorità, riuscendo così a rimandare il suo viaggio all'Aia, ma attirandosi anche la rabbia degli ex compagni del Partito Socialista, che per questo lo hanno considerato un traditore. Nel dicembre scorso Milan Milutinovic ha compiuto sessanta anni e si porta nel petto tre bypass. Il medico che ha viaggiato con lui fino all'Aia afferma che il suo cuore non funziona come dovrebbe.

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Data: 30-01-2003 Fonte: "Monitor"
Autore: Sonja Drobac





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