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La strada che non è stata presa

Data: 01-11-2002 Fonte: "Danas"
Autore: Veseljko Koprivica

N.E. BALCANI #590 - SERBIA/MONTENEGRO
1 novembre 2002


LA STRADA CHE NON E' STATA PRESA
di Veseljko Koprivica - ("Danas", 26-27 ottobre 2002)

**Djukanovic esce rafforzato dalle ultime elezioni in Montenegro, grazie alla netta vittoria del suo partito, ma questo non diminuisce gli enormi problemi che deve affrontare**

Il modo in cui Milo Djukanovic ha ottenuto una vittoria alle elezioni parlamentari della settimana scorsa, e si tratta di una vittoria assoluta, costituisce un avvenimento del quale probabilmente si occuperanno sia coloro che sono stati sconfitti, sia gli osservatori politici.

Per il leader montenegrino si è trattato chiaramente di un nuovo trionfo personale nel corso di una ormai pluriennale carriera di governo, che rappresenta di per se stessa un fenomeno degno di lunghe analisi. Ora però è più interessante cercare di capire cosa si può attendere il Montenegro dal vincitore vecchio/nuovo.

Di fronte al Partito Democratico dei Socialisti (DPS) e al suo partner di coalizione Partito Socialdemocratico (SDP) si spalanca ora uno spazio aperto, privo di ostacoli politici interni. Il che significa che possono muoversi indisturbati per adempiere le promesse fatte agli elettori. Se lo vorranno fare, naturalmente. Ma una cosa è chiara: la vittoria assoluta comporta una responsabilità assoluta per ogni mossa politica ed esclude le scuse di essere stati ostacolati da opponenti politici. Non bisogna però evitare di porsi anche la seguente domanda: chi e come ora potrà punire il vincitore per gli errori che eventualmente commetterà, quando ciò è stato finora impossibile anche in presenza di un rapporto di forze a lui meno favorevole? Le cose sarebbero diverse, ovviamente, se le istituzioni del sistema non fossero altro che la lunga mano del partito al governo.

LE RIFORME E LA CARTA COSTITUZIONALE
I compiti prioritari di coloro che hanno vinto le elezioni sono, come hanno dichiarato essi stessi, la formazione del governo e l'approvazione della versione finale della Carta costituzionale, ovvero del documento congiunto sul nuovo stato di Montenegro e Serbia. Su tale documento richiama l'attenzione l'Unione Europea, che può dirsi anch'essa soddisfatta dell'esito delle elezioni parlamentari in Montenegro. Il voto è stato vinto da colui che ha garantito di partecipare alla costruzione della nuova casa comune serbo-montenegrina. Djukanovic si è assunto con la propria firma tale impegno, che non può essere più rimandato nel tempo né modificato. I tira e molla che si sono avuti fino a oggi tra i delegati alle trattative di Serbia e Montenegro potevano fin qui essere giustificati con le elezioni e la posizione non esattamente brillante del partito di Djukanovic, nonché con quella personale di quest'ultimo. Ora le cose sono completamente cambiate. Il DPS avrebbe potuto anche uscire dalla tornata elettorale come sconfitto assoluto, invece di conquistare la maggioranza assoluta. Ai cronachisti, tuttavia, non sfuggirà probabilmente un paradosso: ora Djukanovic dovrà in qualche modo incastonare i cosiddetti voti "sovranisti", che gli hanno portato la vittoria, in una specie di "quarta Jugoslavia". L'unico sollievo per i fautori di un Montenegro indipendente è che questa nuova formazione statuale non ha molte speranze di vita prolungata.

Belgrado ora si può attendere da Djukanovic una maggiore disponibilità a raggiungere compromessi sulla Carta costituzionale. Ma solo entro certi limiti. Da una parte, Djukanovic viene spinto al compromesso dalla comunità internazionale, dall'altra lui stesso si troverà molto più a suo agio quando tale questione verrà tolta dall'ordine del giorno. Un ulteriore logorarsi intorno alla Carta costituzionale non gli porterà nuovi vantaggi politici, di cui d'altronde per ora non ha nemmeno molto bisogno. E anche se volesse sfruttare la sua ultima chance per rendere il Montenegro indipendente, la strada che porta a tale obiettivo dovrebbe passare innanzitutto per un rafforzamento economico del paese e per un riordino dello stato caotico che regna al suo interno, e non attraverso a come saranno i rapporti con Belgrado. La criminalità, la corruzione e la povertà sono solo alcune delle voci la cui eliminazione o la cui riduzione a una misura ragionevole potrà riportare a un livello accettabile l'immagine fortemente intaccata del Montenegro in Europa e di fronte a se stesso. E non è necessario sottolineare quanto ne abbia bisogno.

LE POSSIBILI CONCESSIONI A BELGRADO
Il primo test post-elettorale sulla misura in cui il Montenegro sarà disponibile a concessioni riguardo alla nuova comunità con la Serbia, sarà quello dell'accordo sulle modalità di elezione dei deputati del parlamento del nuovo stato. Le elezioni hanno imposto una pausa a mesi di disaccordi riguardo a tale questione. Tuttavia, DPS e SDP affermano nuovamente che non accetteranno l'elezione diretta dei deputati, perché porterebbe a uno stato unitario. In questo sono appoggiati dai liberali. Forse nemmeno le autorità della Serbia intendono più insistere su questo argomento, dato che i loro partner di coalizione montenegrini non hanno ottenuto il risultato elettorale desiderato. In altre parole, Belgrado ha visto indebolirsi, per non dire sparire, la logistica di cui disponeva in Montenegro. E anche i rappresentanti dell'Unione Europea non possono più dare ultimatum. Le elezioni hanno dimostrato di cosa sono a favore gli elettori montenegrini. Presto ci saranno anche le elezioni presidenziali. Djukanovic probabilmente si ricandiderà e, se si candiderà, con ogni probabilità vincerà.

La vittoria che Djukanovic ha ottenuto a queste elezioni non è stata messa in questione né dalla firma con cui ha rimandato fino a chissà quando l'indipendenza del Montenegro, né dal bilancio pesantemente negativo del suo governo. Allo stesso tempo, nel corso della campagna elettorale egli si è dichiarato solennemente a favore della sovranità del Montenegro. Guardata da questo punto di vista, la vittoria ottenuta dal partito di Djukanovic alle elezioni parlamentari potrebbe sembrare come una vittoria sulle forze favorevoli a un Montenegro sovrano. Ma questo paradosso non sarebbe che il proseguimento di due secoli di tradizione montenegrina, dal principe Danilo in qua. Il principe ha pagato con la propria testa l'intenzione di fare del Montenegro qualcosa che assomigliasse a uno stato indipendente. Un destino simile è toccato anche al re Nikola, quando si è dovuto liberare dell'illusione di mettersi alla testa dell'intero popolo serbo, e si è dovuto ripiegare sul Montenegro. Djukanovic, tuttavia, nemmeno dopo il trionfo elettorale ha dimenticato l'idea di un Montenegro sovrano. In una dichiarazione rilasciata al "Dnevni Avaz" di Sarajevo ha affermato: "Il governo dimostrerà che il Montenegro può risolvere da solo tutte le difficoltà, le tensioni diminuiranno e a quel punto si potrà discutere pacificamente dell'indipendenza del Montenegro. Continuo a essere fermamente convinto che l'indipendenza del Montenegro e della Serbia sia il logico epilogo del processo di dissoluzione dell'ex Jugoslavia".

COMPITI DIFFICILI PER IL GOVERNO
I vincitori delle elezioni parlamentari di domenica hanno definito come uno dei propri compiti prioritari la creazione di un governo "riformista, competente e deciso". Se davvero verranno rispettati tali criteri, si tratterà di un obiettivo difficilissimo da conseguire. Anche se è l'unico giusto. Djukanovic comunque avrà molti grattacapi se vorrà stabilizzare il potere. In primo luogo a causa dei problemi sociali. Sono poche le aziende rimaste disponibili per essere svendute agli stranieri o ai locali capitalisti occulti. Nemmeno gli aiuti dall'estero dureranno per l'infinità. Per questo l'unica salvezza, sia per le autorità che per i cittadini montenegrini, è quella di distruggere il nido di rapaci nel quale hanno trovato comune rifugio i nuovi ricchi e la criminalità, facendo così del Montenegro uno stato di diritto e sicuro. E questo vuol dire anche uno stato attraente per i capitali esteri. Se non sarà così, al Montenegro non rimarrà che incamminarsi sulla strada del decadimento economico e della dittatura monopartitica.

Poiché ogni esperienza viene pagata con una nuova esperienza (il più delle volte amara), con ogni probabilità il vincitore non ripeterà il vecchio errore di rimanersene tranquillo a guardare il rafforzamento del proprio principale rivale, il Partito Popolare Socialista (SNP). Probabilmente comincerà a privarlo di poteri, sia a livello locale che a livello dell'amministrazione federale. L'ultimo scandalo relativo alle forniture di armi all'Iraq sicuramente accelererà questo processo anche a Belgrado. E nel momento in cui il SNP vedrà rompersi il cordone ombelicale con Belgrado, al quale il partito non è più necessario in quanto maggiore sconfitto alle elezioni, i social-popolari di Bulatovic scivoleranno con la velocità di una meteora ai margini della vita politica.

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Data: 01-11-2002 Fonte: "Danas"
Autore: Veseljko Koprivica





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