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Gli emigrati di Simeon

Data: 14-11-2002 Fonte: "Sega"
Autore: Svetoslav Terziev

N.E. BALCANI #593 - BULGARIA
14 novembre 2002


GLI EMIGRATI DI SIMEON
di Svetoslav Terziev - ("Sega" [Sofia], 14 novembre 2002)


[Segue più sotto un articolo sulla grottesca idea di organizzare in Bulgaria una giornata nazionale di "solidarietà con la NATO"]

"Allarme!", ha esclamato questa settimana il ministro degli esteri bulgaro Solomon Pasi, avvisando tutti che l'Europa potrebbe metterci nuovamente in quarantena, se continueremo a darle fastidio. Il fantasma dei visti si aggira di nuovo per svariate capitali occidentali e la Schengenia promessa sta nuovamente scomparendo all'orizzonte, acciaccata per le incursioni di immigrati illegali, mendicanti rom e borseggiatori, prostitute dalla pelle scura o dagli occhi chiari, abili ladri d'auto e altri tipi di "turisti" che da una decina di anni fanno l'immagine del nostro paese oltreconfine. Il ministro ha promesso di adottare dure misure, affinché questi "cattivi" bulgari non possano più dare fastidio all'Europa. La questione però è se e quanto siano davvero cattivi e colpevoli. Perché il problema non esiste da questa settimana, né da quest'anno, ma è ormai parte della nostra quotidianità da quando è scoppiata la democrazia. I confini si sono aperti e la gente ha messo il naso fuori, prima per il bisogno di libertà, che le era stata rifiutata per così tanto tempo, e poi anche per l'innata curiosità di "vedere il mondo". Successivamente, però, le grandi escursioni con biglietti di sola andata si sono fatte più intense per motivi di necessità e adesso... per l'impazienza. In una decina di anni circa un milione di bulgari ha abbandonato il paese. Si tratta di persone per la maggior parte giovani, dinamiche e decise, capaci di cominciare dal nulla (perché la maggior parte di loro non ha poi quasi nulla da perdere), che hanno capito di essere superflue nella loro patria. Sono emigrate sia quando c'era il regime dei visti imposti dall'UE, sia dopo l'annullamento dell'obbligo di visto. Nemmeno una volta le autorità si sono sentite toccate, né hanno provato a porre rimedio a questo processo. E questo può volere dire solo una cosa: che per le autorità si tratta di un processo vantaggioso. In condizioni di crisi cronica, chi governa non ha proposto alla società altra ricetta di cura che quella medioevale del salasso. Se il suddetto milione di persone fosse rimasto nel proprio paese, la disoccupazione ufficiale non si aggirerebbe sul 20%, ma sarebbe come minimo doppia. Provate a immaginarvi questa enorme massa di energia giovane e ribollente, cercate di pensare come si comporterebbe, se non avesse una "via di uscita". Chiusa nei confini nazionali, potrebbe esplodere. Per quanto sia mansueto, il popolo bulgaro, esposto a una continua rapina, sarebbe costretto a difendersi in maniera più decisa. La classe politica, che con i suoi governi di ogni colore negli ultimi anni ha seguito una politica di saccheggio a rotazione di un patrimonio che si fa sempre più esiguo, senza crearne uno nuovo, ha capito che per le risorse sempre più limitate dello stato è meglio avere una contemporanea diminuzione proporzionale della popolazione. L'abbandono dei giovani non la preoccupa, anzi, la tranquillizza. In un paese che invecchia, non vi è il pericolo di tumulti sociali. Le manifestazioni dei pensionati non sono pericolose. Il potere quindi non si curerebbe in alcun modo della emigrazione di massa, se il fenomeno non fosse accompagnato da una criminalità organizzata di massa, che con la sua crescita si è fatta ormai troppo evidente. Fino a quando il traffico di persone veniva organizzato attraverso canali nascosti, non c'erano problemi. Migliaia di donne venivano portate a prostituirsi sulle vie delle città occidentali. Gli autobus viaggiavano come carovane, senza che nessuno rimanesse impressionato. I soldi della criminalità organizzata, o almeno parte di essi, si riversano sulla Bulgaria, arrivano anche le rimesse degli emigrati, che aiutano nella misura possibile i parenti e gli amici, e quindi il governo se ne lava le mani: l'emigrazione è un business redditizio. In primo luogo, gli garantisce la tranquillità, in secondo luogo gli fa risparmiare le spese per le persone "superflue", in terzo luogo gli porta utili netti. Avete capito adesso chi è il più grande trafficante di persone? E chi è il più grande pappone?

(titolo di "Notizie Est")


NATO E GINNASTICA
a cura di Andrea Ferrario

La data del 15 novembre 2002 ha rischiato fino a ieri di essere destinata a rimanere nella storia della Bulgaria come una delle più grottesche dell'era "post-comunista", una data degna delle esilaranti storie del personaggio umoristico nazionale Baj Ganjo, creato alla fine del secolo scorso dalla penna di Aleko Konstantinov. Il ministro dello sport (e noto imprenditore) Vasil Ivanov-Luciano ha infatti avuto nei giorni scorsi la geniale idea di organizzare una giornata nazionale di solidarietà con la NATO a una settimana di distanza dal summit di Praga del 22 novembre, durante il quale vi è la possibilità che la Bulgaria venga invitata, insieme ad altri paesi, ad aderire al Patto Atlantico, come il governo di Sofia ardentemente spera. Nei piani del ministro, in occasione del 15 novembre di "solidarietà con la NATO" (sì, è proprio questo il termine impiegato dalle autorità) tutte le scuole avrebbero dovuto rimanere chiuse e contemporaneamente gli studenti avrebbero dovuto partecipare a manifestazioni sportive di massa, facendo esercizi ginnici e accendendo fiaccole in onore dell'alleanza militare. Insomma, né più né meno che una ripetizione, con colori diversi, delle manifestazioni del ventennio fascista o dei regimi staliniani. Il Ministero dell'Educazione, dopo avere tentennato fino all'ultimo, ha infine dato il proprio parere negativo, lasciando tuttavia una porta socchiusa: il 15 novembre non sarà per le scuole un giorno di festa, ma i singoli istituti avranno la facoltà, se i dirigenti lo vorranno, di fare un giorno di vacanza nell'ambito dei 10 giorni di riserva previsti dai regolamenti. Contemporaneamente si terranno manifestazioni sportive per tutto il fine settimana, ma solo per inaugurare la stagione di competizioni sportive 2002-2003. L'unica "azione di massa" confermata sarà una patetica partita di calcio ministri contro deputati sotto il motto "Solidarietà con la NATO". Il buon senso sembrerebbe quindi avere avuto almeno in parte la meglio. Ma è proprio così? La decisione del Ministero dell'Educazione, che fino all'ultimo era sembrato avallare l'idea di Ivanov-Luciano, è stata resa pubblica nelle stesse ore in cui il viceministro degli esteri Ljubomir Ivanov, dopo essersi incontrato con gli ambasciatori dei paesi UE e degli Stati Uniti, ha comunicato che dalle cancellerie occidentali giungono segnali secondo cui vi è la possibilità che il 22 novembre la Bulgaria non venga invitata ad aderire alla NATO. Il governo aveva ormai dato quasi per sicuro l'invito ad aderire al Patto Atlantico: evidentemente le cose devono essersi messe male negli ultimi giorni e qualcuno ha dato l'ordine di "indietro tutta". Si tratterebbe di un ennesimo smacco per il governo, che secondo molti osservatori era stato tenuto artificialmente in vita per non giungere all'appuntamento di Praga con un esecutivo dimissionario.

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Data: 14-11-2002 Fonte: "Sega"
Autore: Svetoslav Terziev





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