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"Una quieta rivolta armata"
| Data: 18-11-2001 | | Fonte: "Danas", "Reporter", "B-92" |
| Autore: Riccardo Chelleri |
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NOTIZIE EST #497 - SERBIA/MONTENEGRO
18 novembre 2001
UNA QUIETA RIVOLTA ARMATA
di Riccardo Chelleri
Nell'ultima settimana l'attenzione dei media jugoslavi è stata focalizzata sulla crisi in corso tra un'unità speciale della polizia (unità per le operazioni speciali, JSO) ed il Ministero degli Interni. La crisi è iniziata l'8 novembre ad Obrenovac, nei pressi di Belgrado con l'arresto e l'immediata estradizione all'Aia dei due gemelli Nenad e Predrag Banovic. I due sono stati collegati a crimini contro l'umanità commessi nel campo di concentramento Keraterm, nei pressi di Prijedor, nell'entità' serba della federazione bosniaca. Subito dopo l'arresto, il comandante dell'unita', Dusan Maric ha riunito più di un centinaio di "berretti rossi" nel loro Quartier Generale di Kula, in Vojvodina, da dove ha lanciato una serie di richieste al Ministero degli Interni, Dusan Mihajlovic, richieste che sono invero un vero e proprio ultimatum. Le principali richieste del JSO sono le dimissioni del Ministro, assieme all'approvazione della legge che dovrebbe disciplinare la cooperazione con il Tribunale dell'Aia. Per confermare la serietà delle loro intenzioni, un centinaio di membri dell'unita' in tenuta da combattimento ha bloccato per qualche ora, con l'ausilio di veicoli blindati Hummer, la strada che va da Belgrado verso il confine ungherese.
La principale obiezione sollevata dai "berretti rossi" è stata riassunta nelle parole della loro prima conferenza stampa, tenutasi il giorno 12, dove si dichiara: "L'8 Novembre, in un'azione vergognosa, i fratelli Banovic sono stati arrestati e subito estradati alla Corte dell'Aia. L'arresto è stato effettuato da membri di questa unità (la JSO) su richiesta e delega del Ministero degli Interni attraverso il capo della RDB, Goran Petrovic, con la giustificazione che si tratta di persone che hanno commesso gravi delitti. In questo modo, la nostra unità è stata coinvolta contro la sua volontà in un atto illegale ed anticostituzionale. Poiché la legge sulla cooperazione con il Tribunale dell'Aia ancora non è stata approvata, riteniamo che ogni azione di questo tipo sia illegale ed anticostituzionale, e quindi rifiuteremo ogni ordine per simili azioni nel futuro". Inoltre, sia il presidente Kostunica sia il nuovo capo della RDB (Divisione per la Sicurezza Nazionale Resor Drzavne Bezbednosti, i servizi segreti della polizia) Goran Petrovic, avevano dato la loro parola che nessun presunto criminale di guerra sarebbe stato arrestato prima dell'approvazione della legge a livello federale.
LA JSO
E' l'unita per operazioni speciali (Jedinica za Specijalne Operacije), sotto il controllo della RDB, facente capo al Ministero degli Interni. Una delle tante unita speciali esistenti in Jugoslavia (altre fanno a capo al Ministero della Difesa, essendo inquadrate nell'esercito), ma di lunga la più specializzata, meglio pagata e meglio armata. La JSO è anche nota come "frenkijevci", "la banda di Frenki". Franko "Frenki" Simatovic, uomo di fiducia di Milosevic già dall'inizio della guerra in Croazia, ha comandato reparti speciali delle forze jugoslave anche in Bosnia ed in Kosovo. Per presunti crimini commessi dalla sua unita' in Kosovo, si presume esista un mandato segreto del tribunale dell'Aia contro di lui ed il suo superiore diretto, Jovica Stanisic, ex capo della RDB. Un altro famoso ex-comandante della JSO, Milorad Ulemek (che ha da qualche tempo cambiato il suo cognome ungherese in un più serbo Lukovic), detto "Legija", anche lui nei guai con la giustizia serba per aver incendiato una discoteca e per una sparatoria scoppiata durante il compleanno della moglie del defunto Arkan. Anche per lui, a causa della sua militanza come membro delle milizie di Arkan, si aspetta un mandato di cattura dall'Aia. Infine, altri due ufficiali della JSO, Nenad Bujosevic e Nenad Ilic sono attualmente sotto processo per l'attentato a Vuk Draskovic sulla autostrada Ibar nell'ottobre 1999, dove morirono invece quattro funzionari del partito di Draskovic.
Fondamentale è stato il ruolo rivestito dall'unita' il 5 ottobre dell'anno scorso. La JSO, nonostante fosse considerata come la guardia pretoriana di Milosevic, decise di passare dalla parte dei dimostranti, probabilmente dopo contatti segreti con gli esponenti dell'opposizione. Sembra che, in cambio del loro appoggio, il governo abbia garantito la loro immunità da eventuali accuse di crimini contro l'umanità provenienti dall'Aia.
Nonostante i proclami del dopo 5 ottobre, poco o nulla è cambiato nell'organizzazione della RDB e dai servizi di sicurezza. A parte aver sostituito il famigerato Rade Markovic con Goran Petrovic al vertice della divisione, il governo non è intervenuto sulla struttura e sulle procedure di controllo parlamentare sugli organi di sicurezza. E' facile quindi speculare, come molti fanno in Jugoslavia, su come la polizia sia considerata dal governo, e più in particolare dal premier Djindjic come un feudo e contrappeso all'influenza del presidente Kostunica sull'esercito. Petrovic, a sua volta, nonostante abbia cambiato 10 su 11 alti funzionari dell'amministrazione, non ha saputo mantenere salda la sua autorità all'interno, fatto provato che anche lui è stato colto di sorpresa dall'azione dei JSO.
REAZIONI
All'inizio c'e' stata confusione su chi abbia ordinato l'arresto dei gemelli Banovic. Il Ministro della Giustizia si è detto all'oscuro della vicenda, affermando che probabilmente ordine è partito dal Ministero degli Interni. Ha aggiunto che per cittadini stranieri come i Banovic (cittadini bosniaci NDR), l'arresto trova la sua base legale nella decisione del Parlamento sulla cooperazione con il Tribunale dell'Aia. Infine, usando un linguaggio duro nei confronti della JSO, li ha invitati a terminare la loro azione di protesta o dare le dimissioni ed emigrare in un altro paese.
Tutti i partiti della coalizione DOS hanno con sfumature diverse condannato il fatto, mentre il partito del presidente Kostunica, il DSS, ha affermato che, sotto un approccio legale la protesta dei "berretti rossi" ha un qualche fondamento. L'opinione pubblica è divisa tra una maggioranza silenziosa che condanna l'azione ed una minoranza rumorosa che ha approvato a viva voce la condotta della JSO. Da notare che, avendo il JSO combattuto praticamente in tutte le guerre dal 1992 fino al 1999, si è creata una fama di protettrice della patria e del popolo serbo che ancora ha un grande richiamo nei settori più nazionalisti della società.
SVILUPPI
La protesta della JSO continua a tutt'ora, con blocchi stradali giornalieri che dimostrano come l'unità sia in grado di agire indisturbata anche se la maggioranza dei politici del governo ha condannato la loro azione. Ieri, giovedì 15, il capo del governo ha annunciato di aver accettato le dimissioni del capo della RDB, Goran Petrovic, e del suo vice, Zoran Mijatovic, mentre ha respinto le dimissioni offerte dal ministro degli interni. Ha inoltre annunciato che l'unita sarà trasferita dalla Divisione di Sicurezza Nazionale al Dipartimento di Sicurezza Pubblica, venendo integrata all'unita' per azioni di antiterrorismo. La JSO verrebbe quindi a perdere una buona fetta di autonomia che ora gode in quanto unità dei servizi segreti.
Con un comunicato stampa la JSO ha definito tali misure come "insufficienti ed inaccettabili", rimanendo il suo obiettivo principale le dimissioni del ministro degli interni. Inoltre, rifiuta categoricamente il passaggio sotto il Dipartimento di Sicurezza Pubblica. Ha quindi annunciato che la sua protesta continua, sotto forma di ulteriori blocchi stradali. Nel frattempo, il governo ha nominato un nuovo capo della RDB, Andreja Savic, fino a ieri direttore dell'Accademia di Polizia ed ha annunciato che l'unita'sarà sciolta e i membri congedati nel caso rifiutassero il trasferimento al Dipartimento di Pubblica Sicurezza.
Come da molti commentato, questa vicenda si inserisce nel più ampio conflitto tra il capo del governo Djindjic ed il presidente Kostunica. Quest'ultimo si è ultimamente dimostrato sempre più riluttante a collaborare con il Tribunale dell'Aia, mentre il capo del governo ne fa una condizione necessaria affinché il paese sia reintegrato nella comunità internazionale, premessa necessaria per l'approvazione d'importanti aiuti finanziari internazionali. E' inoltre evidente come ci siano delle personalità come i vari Simatovic, Legija e Stanisic che hanno un diretto interesse a prevenire la propria eventuale estradizione all'Aia. Il loro bersaglio principale è appunto il Ministro degli Interni ed il governo serbo.
L'intera vicenda è dunque ancora in pieno svolgimento e getta delle pesanti ombre sui progressi fatti dalla Jugoslavia dall'uscita di scena di Milosevic.
(fonti: "Danas", articoli dall'11 al 16 novembre; "Reporter Magazin" del 7 e 14 novembre; notiziari di "B-92" dall'11 al 16 novembre)
| Data: 18-11-2001 | | Fonte: "Danas", "Reporter", "B-92" |
| Autore: Riccardo Chelleri |
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