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Tutto, ma non lo status

Data: 07-10-2003 Fonte: "Monitor"
Autore: Zana Bulajic

N.E. BALCANI #698 - KOSOVO
7 ottobre 2003


TUTTO, MA NON LO STATUS
di Zana Bulajic - ("Monitor" [Podgorica], 3 ottobre 2003)

Alla vigilia dell'avvio dei colloqui tra Pristina e Belgrado le posizioni rimangono distanti e la comunità internazionale vuole evitare di discutere dello status finale del Kosovo


E' stato superato il primo ostacolo. L'avvio del dialogo serboalbanese è previsto per il 14 ottobre a Vienna. Il primo incontro, come ha annunciato il capo della missione delle Nazioni Unite in Kosovo, Harri Holkeri, consisterà probabilmente in una breve riunione durante la quale le parti esporranno le loro posizioni. "E' assolutamente sicuro che non si discuterà dello status finale del Kosovo. Dopo questo incontro verranno formati dei gruppi di lavoro che si occuperanno di concrete questioni pratiche, che erano già state concordate durante il Summit UE a Salonicco. Si tratta dell'energia, della sicurezza, dei trasporti e delle telecomunicazioni, e delle persone scomparse", ha spiegato Holkeri. "L'obiettivo fondamentale del dialogo è quello di migliorare la vita quotidiana della gente comune. Si tratta di un'ottima occasione, per i leader politici, di rendere un servizio al proprio popolo e di rendere più facile la risoluzione dei problemi quotidiani dei cittadini... Conoscete bene il mantra degli 'standard prima dello status'. Solo quando sarà stata completamente soddisfatta tale condizione potrà forse venire il giorno in cui il Consiglio di Sicurezza dell'ONU avrà la possibilità di avviare una discussione sulle questioni relative allo status definitivo", ha detto Holkeri. All'incontro tra le delegazioni di Belgrado e Pristina prenderanno parte anche i più alti funzionari della comunità internazionale, come l'alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e la sicurezza, Xavier Solana, e il segretario generale delle NATO, George Robertson.

Anche se Belgrado e Pristina dovrebbero essere soddisfatti del fatto che Holkeri ha una tale fiducia nella loro capacità di accordarsi anche in sua assenza, a entrambe le parti è del tutto chiaro che nessun accordo è possibile senza uno significativo ruolo della comunità internazionale. I rappresentanti politici albanesi sfruttano ogni occasione per "fare passare" in aggiunta anche le proprie posizioni a favore dell'indipendenza. Il presidente del Parlamento del Kosovo, Nexhat Daci, ha dichiarato che non accetterà alcuna trattativa con la Serbia sullo status del Kosovo e ha annunciato che entro la fine del suo mandato le istituzioni kosovare proclameranno l'indipendenza. Egli si è detto a favore di trattative divise in due fasi. Nella prima si dovrebbe discutere delle questioni tecniche e a essa dovrebbe prendere parte il governo del Kosovo. "Nella seconda fase si dovrebbe invece parlare dello status del Kosovo, ma le istituzioni kosovare non discuterebbero con Belgrado, bensì con la comunità internazionale e più precisamente con il Consiglio di Sicurezza dell'ONU", ha spiegato Daci. Il presidente del Kosovo, Ibrahim Rugova, prenderà parte ("senza entusiasmo", come ha detto) alle trattative con la parte serba. Rugova ha sottolineato che, se l'indipendenza del Kosovo non verrà riconosciuta in tempi brevi, le forze estremiste che chiedono l'unione di tutti gli albanesi in uno stato si rafforzeranno. "La cosa migliore sarebbe se venisse innanzitutto riconosciuta l'indipendenza. Per noi sarebbe decisamente più facile cominciare le trattative dopo un tale riconoscimento. Ma se la comunità internazionale ritiene che le discussioni sulle questioni pratiche siano utili, anche noi faremo un tentativo in tale direzione", ha detto Rugova. Secondo le sue parole, sia nell'UE che negli USA "vi è comprensione per le aspirazioni all'indipendenza". "Noi abbiamo già in pratica l'indipendenza e abbiamo solo bisogno di un riconoscimento finale", ha affermato Rugova. "A Belgrado oggi forse sono al potere altre persone. Ma la politica di applicazione dei diritti del Kosovo è rimasta immutata", ha precisato Rugova.

Il più noto dissidente e prigioniero politico kosovaro ai tempi del comunismo, Adem Demaci, ritiene che l'obiettivo della comunità internazionale sia quello di fare tornare il Kosovo sotto la giurisdizione della Serbia. Secondo le sue parole, il Kosovo entra nelle trattative privo di ogni potere fondamentale e la dirigenza kosovara, in questa situazione, è impacciata e confusa. "Non esiste una piattaforma per le trattative, perché finora tale dirigenza non ha mai condotto trattative senza mediatori internazionali", ha detto Demaci.

La delegazione di Pristina sarà guidata dallo stesso Holkeri. Nel momento in cui ha dichiarato di accettare questo ruolo guida, il capo dell'UNMIK ha rifiutato la richiesta del governo kosovaro di trasferire alle istituzioni del Kosovo, prima dell'inizio dei colloqui con Belgrado, la maggior parte dei poteri che attualmente in Kosovo spettano alla comunità internazionale. "Gli albanesi desiderano ottenere il massimo, e questo lo capisco, ma la situazione non consente di andare oltre un certo limite", sono le parole con cui il diplomatico finlandese ha commentato le richieste degli albanesi del Kosovo. Holkeri ha anche spiegato che i serbi del Kosovo potranno essere rappresentati solo attraverso la delegazione del Kosovo, perché quest'ultimo è una società multietnica. Per ora non è noto il nome di nemmeno un membro del team di Holkeri, ma corre voce che il rappresentante dei serbi potrebbe essere il coordinatore interministeriale nel governo del Kosovo, Milorad Todorovic.

Non si sa molto nemmeno del team di Belgrado che prenderà parte ai colloqui, a parte il fatto che il suo "capitano" sarà il presidente del Centro di Coordinazione per il Kosovo e Metohija, nonché vicepresidente del governo della Serbia, Nebojsa Covic. Questa decisione del governo della Serbia non ha suscitato entusiasmo a Pristina e fonti bene informate affermano che i rappresentanti politici degli albanesi hanno chiesto che Covic venga estromesso dal team. Contemporaneamente, a quanto si dice, Pristina ha espresso anche il desiderio che la delegazione di Belgrado sia condotta dal premier Zoran Zivkovic e dal presidente della Serbia-Montenegro, Svetozar Marovic, con la motivazione che l'incontro "in tal modo acquisterebbe il profilo di un serio colloquio internazionale". Gli albanesi hanno smentito queste voci, ma Harri Holkeri solo uno o due giorni dopo è giunto a Belgrado per cercare di giungere ad accordi in base ai quali il team sarà formato da personalità ai vertici dello stato.

Il premier serbo Zoran Zivkovic ha ripetuto, dopo il colloquio con Holkeri, che Nebojsa Covic guiderà il team del governo della Serbia che prenderà parte alle trattative, ma non ha respinto la possibilità che Covic ottenga, nello svolgere la sua funzione, l'"assistenza" di Zivkovic stesso o di Svetozar Marovic. Lo status di capodelegazione di Covic ha così passato per la seconda volta l'esame, dopo che già prima della decisione del governo serbo di nominarlo a tale carica vi erano state voci contrarie alla sua nomina. Si sa che del suo team farà parte anche il capo della diplomazia della Serbia-Montenegro, Goran Svilanovic, o qualcuno dei suoi più stretti collaboratori, ma si sa anche che di esso non faranno parte rappresentanti degli albanesi del sud della Serbia, sebbene alcuni partiti politici di Bujanovac e Presevo lo abbiano chiesto. "Gli albanesi della Serbia meridionale non faranno parte della delegazione, almeno a giudicare da come stanno le cose adesso. Stiamo parlando dei problemi del Kosovo e Metohija", ha spiegato Covic.

Il direttore della Iniziativa Balcanica presso l'Istituto Americano per la Pace, Daniel Server, che opera a Washington, si attende che perfino le discussioni tecniche su questioni pratiche saranno molto complicate. "Ci vorrà del tempo affinché le parti un tempo in conflitto trovino il tono e le parole giuste per il dialogo. E sia a Pristina che a Belgrado vi sono forze politiche interne che faranno di tutto per sfruttare i colloqui a proprio vantaggio, invece di cercare le migliori soluzioni per i propri cittadini", afferma l'esperto americano. Server ritiene che nelle discussioni sullo status finale l'indipendenza del Kosovo debba essere messa sul tavolo come opzione, perché diversamente gli albanesi non avrebbero motivi per prendere parte ai colloqui. Secondo le sue parole, si tratta di una cosa logica, così come è logico che anche l'opzione più gradita a Belgrado - la sovranità della Serbia sul Kosovo - sia oggetto di discussione. "La soluzione giusta è quella in cui Pristina e Belgrado possano giungere ad accordi, ottenendo la tanto agognata benedizione del Consiglio di Sicurezza. E' importante ricordarsi che si fanno importanti passi avanti solo quando l'UE e gli USA uniscono le loro forze", spiega il direttore del'Iniziativa Balcanica. Server, tuttavia, ritiene che non si faranno importanti progressi verso uno status finale prima delle prossime elezioni presidenziali americane, che si terranno nel novembre del 2004, e che non accadrà nulla di particolarmente importante prima delle elezioni in Serbia e in Kosovo, che con ogni probabilità si terranno alla fine del 2004.

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Data: 07-10-2003 Fonte: "Monitor"
Autore: Zana Bulajic





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