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"'Djukanovic indagato: un 'mistero' tutto italiano?'"
L'Italia e i BalcaniN.E. BALCANI #558 - ITALIA/MONTENEGRO 5 giugno 2002 SPECIALE TRAFFICO SIGARETTE / 1 DJUKANOVIC INDAGATO: UN "MISTERO" TUTTO ITALIANO? [Riportiamo qui sotto tre articoli, tutti riguardanti più o meno direttamente il versante italiano e/o europeo delle recenti notizie sull'iscrizione del presidente montenegrino nel registo degli indagati per contrabbando di sigarette. Come vedrete, al di là delle valutazioni che se ne possano dare, si tratta di materiali di segno opposto rispetto a quelli pubblicati in questi giorni dalla stampa italiana: 1) "indiscrezioni" da Bruxelles sulla [presunta] origine "tutta italiana" dello scoppio dello scandalo; 2) un "j'accuse" dal Montenegro contro l'uso strumentale dello "scandalo contrabbando" da parte dell'Italia e dei suoi media; 3) il breve riassunto dell'intervista a un avvocato italiano, nella quale si gettano dubbi sulle modalità con le quali la notizia del coinvolgimento di Djukanovic è "trapelata". Segnaliamo anche che sulla prima pagina dell'Osservatorio Balcani (http://www.osservatoriobalcani.org) potete leggere l'interessante articolo di Luka Zanoni "Cosa succede in Montenegro?", un'utile sintesi della crisi montenegrina fino alle ultime notizie su Djukanovic. AVVISO IMPORTANTE: Nei prossimi giorni gli invii di "Notizie Est" saranno ad "alto volume": oltre ad altri materiali sull'"affaire Djukanovic", sono in preparazione anche articoli sul Kosovo, sul Tribunale dell'Aia e altro ancora] MILO DJUKANOVIC COME "DANNO COLLATERALE" (da "Politika" [Belgrado], 4 giugno 2002) La Commissione Europea non ha ancora formulato una posizione ufficiale riguardo alle accuse italiane contro il presidente montenegrino. Alla domanda dell'agenzia SENSE se la Commissione Europea appoggia l'azione italiana contro Milo Djukanovic, Jonathan Fol, portavoce della commissione stessa, ha risposto: "La Commissione Europea non ha ancora preso una posizione riguardo a tali fatti. Renderemo pubblica la nostra opinione più avanti". Secondo alcune fonti italiane, la Commissione attende le prove che la polizia e la guardia di finanza italiane saranno in grado di darle. Dalla qualità di tali eventuali prove dipenderà la posizione della Commissione Europea, ma anche dell'intera Unione Europea, nei confronti di Milo Djukanovic. Secondo fonti italiane a Bruxelles, la scelta dei tempi per questa accusa, e il colpo principale che con essa si intende arrecare, prendono in realtà di mira la scena politica interna dell'Italia, vale a dire settori dell'ex governo che politicamente era orientato a sinistra. Nel successivo sviluppo di questi avvenimenti tutta una lista di ex funzionari statali, per esempio con il rango di ambasciatori, ma anche di altri livelli, verrà indicata come coinvolta nel medesimo scandalo. Secondo l'opinione di alcuni italiani a Bruxelles, che sono in rapporto d'ufficio con rappresentanti del loro paese nelle istituzioni europee, Milo Djukanovic e le altre persone coinvolte che stanno dall'altra parte dell'Adriatico sono a loro modo un "danno collaterale" di questa resa dei conti italiana. E' d'accordo con questa opinione anche una nostra fonte diplomatica europea. Quest'ultima aggiunge che all'UE attendono "in piena tranquillità" di vedere se verranno presentate delle prove. Se esistono, dovranno essere trasmesse, per esempio, all'Interpol. E' anche possibile che tutto venga a cadere, perché questi "scossoni" forse servono a coprire altri fatti. Naturalmente, questo processo potrebbe portare anche a uno scagionamento, ha aggiunto tale fonte. Il nostro interlocutore, che fa parte del team di Solana per i Balcani, ha negato assolutamente l'idea che la scelta dei tempi per tale accusa sia ricollegabile a tentativi di discreditare, fare crollare o rimuovere Milo Djukanovic. "Se ciò dovesse succedere, che ne sarebbe dell'Accordo [per l'unione tra Serbia e Montenegro] del 14 marzo? Anche se dovesse emergere qualche "terzo uomo" più adatto, e non ne abbiamo ancora trovato uno, si avrebbe una situazione di ristagno che non desideriamo. Perché dovremmo fare cadere Djukanovic? A cosa ci servirebbe mai un Djukanovic distrutto? Che vantaggi ne trarrebbe il processo di stabilizzazione nei Balcani?". La destabilizzazione del Montenegro è una delle possibili complicazioni delle accuse italiane e tale sviluppo viene seguito con attenzione. Tuttavia, così come le indagini interne condotte dal parlamento montenegrino sui medesimi fatti non hanno arrecato molti danni politici a Milo Djukanovic, si prevede che lo stesso varrà anche per le indagini italiane. L'opposizione montenegrina non ha approfittato delle accuse italiane, ha detto la nostra fonte, concludendo che bisogna stare a vedere con che cosa se ne verrà fuori l'Italia, quale sarà il peso legale di quello che verrà fuori, e quanto tutto ciò sarà vincolante per l'Unione. Inoltre tale fonte ci ha detto che la stessa UE è rimasta sorpresa da questa mossa, così come lo sono rimasti settori delle autorità italiane. L'OCCIDENTE HA DEPENNATO DJUKANOVIC? di Slobodan Rackovic - ["Stina" [Spalato], 5 giugno 2002) Nessuno a Podgorica se la sente di giurare che il presidente Milo Djukanovic e i suoi più stretti collaboratori non hanno mai partecipato a traffici internazionali di sigarette, ma tutti sono sicuri che avviare indagini contro di loro precisamente in questo momento costituisca una mossa politica mirata a rallentare il processo di completa indipendenza del Montenegro. Durante gli ultimi giorni, il Montenegro è stato coinvolto in un terremoto mediatico denominato "contrabbando di sigarette". Tutto è cominciato con la decisione di un magistrato di Bari, in Italia, di avviare un'indagine contro il presidente montengrino Milo Djukanovic e svariati suoi attuali o passati collaboratori nel governo. L'indagine dovrà esaminare il "crimine organizzato che si occupa di contrabbando internazionale di sigarette". Tutti i media su carta ed elettronici hanno riservato una grande attenzione a tali informazioni, quelli filomontenegrini con un evidente filtro di scetticismo, mentre quelli che sostengono la Serbia sono ricorsi a uno stile improntato al "Djukanovic finalmente preso". Per esempio, il giornale di Podgorica "Dan", dalle posizioni antimontenegrine estreme, ha citato le parole del nazionalista serbo e leader del Partito Radicale Serbo, Vojislav Seselj, il quale ha affermato che "Djukanovic è stato depennato e non è più utile come in passato". "Djukanovic ha soddisfatto tutto quello che le potenze occidentali gli chiedevano e pertanto ora può essere licenziato", ha concluso Seselj. Il quotidiano ha anche pubblicato l'intera storia delle presunte comprovate attività criminali di Djukanovic e del suo regime negli ultimi dieci anni, includendo il nome di Branko Perovic, ex ministro degli esteri e attuale capo della missione diplomatica montenegrina a Ljubljana. L'articolo citava anche molti criminali europei che si sostiene abbiano collaborato con il regime ufficiale in Montenegro. Da parte sua, il presidente Djukanovic sta facendo del suo meglio per controbattere a quanto riportato nell'incriminazione italiana, anche se quest'ultima rimane ancora non pubblicata, sebbene vi abbiano fatto riferimento i quotidiani romani "La Repubblica", "Il Giornale" e "Il Tempo", la TV di stato e altri media italiani. In una lunga dichiarazione rilasciata alla televisione ad alto ascolto "Canale 5", Djukanovic ha respinto con decisione tutte le accuse contro di lui e lo stato montenegrino. Sottolineando che tali mosse sono giunte dall'Italia già in passato, egli ha detto: "Il copione è sempre lo stesso: prima compaiono articoli sulla stampa italiana, poi si fanno avanti i media di Belgrado con un'isterica campagna antimontenegrina... E succede sempre nel momento in cui il Montenegro deve prendere alcune decisioni cruciali per il proprio futuro. Djukanovic ha spiegato che gli sembra molto strano che un magistrato cerchi di scaricare tutta la colpa di un problema internazionale su un piccolo paese come il Montenegro. Egli ha sottolineato che tre commissioni europee specializzate nella lotta contro il crimine organizzato si sono recate negli ultimi anni in Montenegro, lasciando sempre il paese soddisfatte. Il Montenegro ha ricevuto addirittura i complimenti dell'Italia stessa, e il ministro degli interni italiani ha perfino lodato i propri colleghi montenegrini per il loro successo nel combattere il crimine organizzato tra le due coste adriatiche, dove il contrabbando di tabacco, il narcotraffico e il traffico di armi e prostitute costituisce davvero un grande problema. Djukanovic ha anche detto che il Montenegro in passato ha estradato in Italia tutti i criminali ricercati da Roma. Infine, egli ha accusato alcuni circoli italiani, un paese in cui quella del crimine è un'attività molto diffusa, di cercare di distogliere l'attenzione da loro stessi. Il ministro degli esteri montenegrino Branko Lukovac ha detto che si tratta di uno scandalo preconfezionato, preparato attentamente per il momento politicamente delicato in cui il Montenegro si sta muovendo verso la sovranità completa, e che qualcuno voleva fare sapere di essere in grado di infliggere enormi danni a Djukanovic e al Montenegro. "Tuttavia, è importante il fatto che il governo italiano non faccia parte di tale trama. Solo alcuni giorni fa, ha espresso riconoscenza al Montenegro per il contributo dato nella prevenzione del crimine internazionale e di tutte le attività illegali. Sono sicuro che presto tutti vedranno le cattive intenzioni di coloro che sono dietro ai meschini tentativi di compromettere il Montenegro e le persone che lo hanno guidato solo perché chiedono l'indipendenza", ha detto Lukovac. Facciamo notare che né il pubblico ministero montenegrino Bozidar Vukcevic né il ministro della giustizia hanno ricevuto alcuna informazione dal magistrato di Bari Giuseppe Scelsi sulle indagini contro Djukanovic, nonostante abbiano avanzato richieste in tal senso da svariati giorni. Da parte sua, il ministero degli esteri italiano ha scritto una lettera alla propria controparte montenegrina affermano di non avere alcuna informazione su questo caso! La situazione è più che assurda: nessuna istituzione dello stato italiano, neanche il ministero della giustizia, ha informazioni sull'azione estremamente problematica avviata dal magistrato di Bari, che ha gravemente intaccato le relazioni tra i due paesi!? Allo stesso tempo, la stampa italiana continua a pubblicare nuovi articoli descrivendo il capo dello stato montenegrino come un "ricchissimo boss della mafia". Questi articoli, a loro volta, vengono ripresi da quasi tutti i media europei. Gli esperti di politica di Podgorica ritengono che questa improvvisa azione contro Djukanovic possa essere stata sincronizzata con i circoli governativi di Belgrado e la burocrazia di Bruxelles al fine di distruggere politicamente Djukanovic e farlo rinunciare all'intenzione, espressa chiaramente, di portare il Montenegro alla piena statualità. Dato che Podgorica e Belgrado attualmente stanno lavorando all'implementazione degli Accordi di Belgrado, firmati sotto forti pressioni dell'UE il 14 marzo e che pongono fine alla federazione jugoslava, cancellano il nome Jugoslavia e introducono un'unione flessibile tra gli stati indipendenti del Montenegro e della Serbia, gli alleati di lunga data della Serbia a Roma e nell'UE stanno cercando con ogni mezzo di conservare almeno i resti dell'ex stato federale, in pratica una Grande Serbia. "Queste pressioni su Djukanovic, che ora ha una libertà di movimento e di azione diplomatica limitata, perché verrebbe arrestato immediatamente all'entrata in un paese straniero, cesserebbero immediatamente nel momento in cui dovesse abbandonare la sua idea di indipendenza", ha detto un diplomatico straniero a Podgorica. Tutti sono d'accordo su una cosa: o questo scandalo che ha avuto una copertura internazionale inusualmente ampia avrà come esito quello di mobilitare i montenegrini dietro un progetto di Montenegro indipendente, oppure sarà la fine della carriera politica di Djukanovic, nonostante in passato sia stato utilizzato dall'Occidente per rovesciare il dittatore jugoslavo Slobodan Milosevic. DJUKANOVIC INDAGATO: CHI E' L'AUTORE DELLA "SOFFIATA"? Il quotidiano montenegrino "Publika" ha pubblicato ieri, 4 giugno, una lunga intervista all'avvocato Giuseppe Biondi, di Napoli. Al di là della persona dell'avvocato, sulla quale non abbiamo informazioni, nonostante "Publika" lo definisca "noto", e di alcune sue posizioni più che discutibili (nelle sue risposte difende Andreotti e Berlusconi riguardo ai loro problemi, passati o presenti, con la giustizia), vi sono nell'intervista alcuni particolari tecnici rilevanti. In primo luogo, Djukanovic è semplicemente iscritto nel registro degli indagati e non è stato incriminato, come hanno lasciato intendere invece numerose fonti. Tale iscrizione, a quanto si deduce dalle notizie finora circolate, sembrerebbe basarsi unicamente sulle dichiarazioni di pentiti. Il particolare più importante è che tale iscrizione, secondo la legge italiana, in questa fase è coperta da segreto e il magistrato non può darne notizia a nessuno. Se si leggono attentamente i dispacci dell'ANSA, all'origine della "notizia bomba", si può in effetti notare come nessuna delle informazioni sull'iscrizione di Djukanovic nel registro degli indagati abbia una conferma ufficiale di Scelsi o di altre autorità italiane. La stessa ANSA non cita le proprie fonti, nemmeno come "anonime". C'è stata quindi una "soffiata" da Bari, sulla quale a rigor di legge dovrebbe essere a sua volta condotta un'indagine, afferma l'avvocato Biondi... Vale la pena citare come ultimo particolare, anch'esso tuttavia non confermato da alcuna altra fonte, l'affermazione del giornalista di "Publika" che ha intervistato Biondi secondo cui Scelsi e Vigno sarebbero stati a Belgrado circa un mese prima della notizia dell'iscrizione di Djukanovic tra gli indagati per contrabbando di sigarette, e più precisamente dal 24 al 26 aprile. [top]
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