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(Ab)uso di stato di emergenza
| Data: 15-04-2003 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Z. Radovanovic |
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N.E. BALCANI #659 - SERBIA-MONTENEGRO
15 aprile 2003
(AB)USO DI STATO DI EMERGENZA
di Z. Radovanovic - ("Danas" [Belgrado], 11 aprile 2003)
Il divieto di sciopero previsto dallo stato di emergenza in Serbia viene sfruttato per privare i lavoratori dei loro diritti
[Seguono più sotto due aggiornamenti, il primo sulle verifiche internazionali presso le carceri serbe, il secondo su Mira Markovic]
KRAGUJEVAC - Nell'industria Filip Kljajic di Kragujevac, che nell'ultimo decennio è stata continuamente sull'orlo del collasso, è cominciata all'inizio di questa settimana la realizzazione del programma di consolidazione economico-finanziario e di ristrutturazione dell'azienda, analogo al programma con il quale nel 2001 è stato scomposto e "consolidato" il gruppo Zastava, anch'esso di Kragujevac. L'avvio dell'applicazione del programma per la Filip Kljajic, del quale "Danas" ha già scritto, è stato contrassegnato lunedì scorso dalla pubblicazione di un elenco con i nomi di oltre 800 lavoratori in esubero, circa 500 dei quali si sono presentati spontaneamente per abbandonare la fabbrica con una buonuscita. Dopo le prime e affrettate notizie, secondo cui la Filip Kljajic finalmente si sarebbe avviata verso la ripresa, negli ultimi giorni da tale azienda arrivano anche informazioni inquietanti, che dimostrano come l'avvio della consolidazione sia caratterizzato da pressioni e minacce nei confronti di molti lavoratori. L'industria Filip Kljajic, in particolare, deve a tutti i suoi dipendenti (che in totale sono circa 1.750) ben 19 stipendi arretrati. Più di 500 lavoratori hanno fatto causa all'azienda, al fine di ottenere gli stipendi arretrati. Le dirigenze di entrambi in sindacati della Filip Kljajic (il Sindacato Indipendente e l'ASNS) hanno avuto l'idea di inserire nell'accordo di terminazione del rapporti di lavoro con l'azienda, tra le altre cose, anche che "i dipendenti rinunciano al diritto di richiedere per vie legali il pagamento degli stipendi e di altri versamenti in arretrato..., e si impegnano comunque a ritirare le denunce nel caso in cui le abbiano sporte, dandone documentazione scritta ai dirigenti". I responsabili del sindacato Resistenza Operaia di Kragujevac hanno chiesto ieri che alla "Filip Kljajic" cessino immediatamente le minacce nei confronti dei lavoratori. Tale organizzazione dei lavoratori ritiene che la dirigenza dell'azienda sfrutti lo stato di emergenza nel paese e il divieto di assembramenti e proteste per privare i lavoratori dei loro diritti.
AGGIORNAMENTO 1: LE VERIFICHE PRESSO LE CARCERI SERBE
In Notizie Est - Balcani n. 655 del 10 aprile avevamo riferito delle contraddittorie dichiarazioni rilasciate da numerosi esponenti del governo: secondo alcuni di essi OSCE e UE avevano già visitato le carceri serbe, constatando la correttezza del trattamento dei prigionieri (dichiarazione che non ha alcun riscontro), secondo altri, delegazioni OSCE e UE avrebbero dovuto ispezionare venerdì il carcere centrale di Belgrado, secondo altri ancora tali delegazioni sarebbero state invitate "nei prossimi giorni". La versione giusta si è rivelata essere l'ultima: il portavoce dell'OSCE a Belgrado, Rory Keen, ha dichiarato ufficialmente, come riporta Radio B92, che ieri due esperti dell'OSCE e dell'UNHCR hanno cominciato a visitare carceri della Serbia e anche alcune "singole stazioni di polizia". Keen si è detto "convinto" che i due esperti "avranno libero accesso sotto ogni aspetto" - una dichiarazione che sottintende come non vi siano garanzie precise in tal senso. Ma il vero inghippo sta alla fine: il portavoce OSCE ha dichiarato che "dopo la fine dell'ispezione, gli esperti redigeranno un rapporto e le eventuali raccomandazioni in esso contenute saranno di carattere interno - più precisamente, saranno accessibili solo agli organi competenti del governo". Alla domanda di un giornalista di B 92, che ha chiesto perché i dati non saranno accessibili al pubblico, Keen ha risposto che "l'OSCE ha rapporti molto buoni con il governo della Serbia" e, schivando la domanda, che "non è normale dare i dati prima ai media" - in realtà la questione controversa non è chi debba avere "prima" gli esiti delle ispezioni, bensì il loro "contenuto interno" e l'affermazione esplicita del portavoce OSCE secondo cui essi "saranno accessibili SOLO agli organi competenti del governo".
AGGIORNAMENTO 2: MIRA MARKOVIC
Sempre in Notizie Est - Balcani n. 655 avevamo riferito di notizie contraddittorie sulle mosse del governo serbo per cercare Mira Markovic, l'ex moglie di Milosevic sospettata di essere tra i mandanti dell'omicidio di Ivan Stambolic, fuggita in Russia e della quale si sono perse le tracce. Sono giunte smentite alla notizia dell'emissione di un mandato di cattura internazionale (mandato "rosso" dell'Interpol) nei suoi confronti. Secondo fonti governative citate da "Danas" il 12 aprile, non si sa ancora se Markovic verrà ritenuta un'accusata o solo un testimone. Nei suoi confronti, dopo l'ammonimento a presentarsi per un colloquio con la polizia, è stato emesso un comunicato internazionale "blu", che non è un mandato di cattura, ma semplicemente la richiesta di individuare l'ubicazione di possibili accusati o testimoni. Ieri un altro quotidiano, "Dnevnik", riportava le dichiarazioni del ministro degli esteri Svilanovic, secondo cui nessuna richiesta riguardante Mira Markovic è stata inviata alle autorità russe.
| Data: 15-04-2003 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Z. Radovanovic |
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