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Per chi voteranno gli albanesi negli Stati Uniti?
| Data: 30-09-2004 | | Fonte: "Panorama" |
| Autore: Mimosa Dervishi |
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N.E. BALCANI #831 - ALBANIA
30 settembre 2004
PER CHI VOTERANNO GLI ALBANESI NEGLI STATI UNITI?
di Mimosa Dervishi (“Panorama” [Tirana] 16 settembre 2004)
Anche la comunità albanese sta cercando di far sentire la propria voce durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli USA. I suoi principali esponenti dichiarano che la maggioranza degli Albanesi che voteranno, è delusa da Bush, soprattutto per la questione del Kosovo, e per questo sceglieranno Kerry
“Ogni voto conta”. Così si esprime per “Panorama” Mary Beth Cahill, manager della campagna elettorale di Kerry. Quest’ultima ha dichiarato che i democratici tenteranno di raccogliere i voti di tutti gli emigrati, sia appartenenti alle comunità più grandi, ma anche a quelle più piccole, e in particolare ora sono concentrati a raccogliere i voti degli Americani residenti oltre oceano.
Il termine della registrazione è il 15 settembre.
Le elezioni del 2000, infatti, hanno dimostrato che ogni voto conta realmente e ha un valore eccezionale. Questa è la lezione che i democratici e tutti gli Americani hanno appreso dopo le scorse presidenziali, quando la Florida con il governatore Jeb Bush è apparsa come il terreno decisivo della tenzone elettorale. Più o meno ci si poteva aspettare ciò da un paese arretrato, con un basso livello di alfabetizzazione ma assolutamente non dalla moderna America.
Così, dopo una calda estate di convention, è apparso chiaro che i due schieramenti, repubblicani e democratici, hanno tentato di assicurarsi, oltre ai voti delle loro basi, anche quelli delle minoranze, di qualsiasi nazionalità o credenza religiosa.
Il muscoloso Schwarzenegger è stato usato dai conservatori repubblicani per toccare il cuore degli immigrati, dimostrando loro che il sogno americano può diventare realtà, indipendentemente dal fatto che lui, personalmente, non ha utilizzato molto il suo cervello per riuscire in un’impresa del genere.
Dal canto suo, Tereza Heinz Kerry, moglie del senatore, ha tenuto un discorso in diverse lingue, tra le quali l’italiano e il portoghese e questo ventaglio di idiomi aveva il solo effetto di arrivare fino alle grandi o piccole comunità di immigrati, che accorrevano nelle sale dei congressi, a gridare “Viva Kerry” o “Viva Bush”.
Il numero degli elettori Albanesi
Gli Albanesi costituiscono una comunità non certamente consistente quanto altre tradizionalmente presenti negli USA, ma i loro voti vengono considerati sicuramente utili. Non esiste ancora una cifra esatta circa il numero degli emigrati albanesi negli Stati Uniti, tanto meno, si può affermare con precisione a quanto ammonti il numero di coloro che voteranno. “Questo è un grande problema , dice Nikolas Pano, presidente dell’Associazione di Studi Albanesi e professore all’Università dell’Illinois. “Basandosi sui miei studi, si può dire approssimativamente, continua lui, che possono esserci 350.000-400.000 Albanesi in tutta l’America, calcolando i nuovi approdi degli ultimi anni. Per quanto riguarda coloro che hanno il diritto di voto, penso che il numero si aggiri intorno alle 150.000 unità, ma questa non è una cifra esatta. Ci sono molti Albanesi che ancora non hanno ottenuto la cittadinanza e il diritto di voto, così come ci sono molti bambini che non hanno raggiunto la maggiore età”.
D’altra parte la direttrice esecutiva dell’organizzazione americana delle donne albanesi “Sorelle Qiriazi”, Shqipe Malushi, afferma che, “basandosi su uno studio dell’ufficio USCENSUS, il numero degli Albanesi nei grandi stati federali come quello di New York, del New Jersey, del Connecticut o del Massachusetts, arriva a circa 300.000, dei quali 200.000 aventi diritto al voto”. Riferendosi al solo Massachusetts, Van Kristo, direttore del network informativo “Frosina”, dichiara che approssimativamente sono 90.000-95.000 gli Albanesi solo in questo stato, e 20.000 di loro vivono nella sola Boston.
La nostra Ambasciata a Washington è l’ultimo posto in cui è possibile chiedere il numero esatto. In generale sono molto pochi quegli Albanesi, che devono recarsi in ambasciata, dal momento che una buona parte di essi è in possesso della green-card o della cittadinanza americana, motivo per cui non è necessario per loro presentarsi agli uffici consolari. Lo stesso accade per quella parte di immigrati illegali che è priva di documenti.
Ma come si collocano gli Albanesi in queste elezioni, e per chi voteranno, sono indifferenti, attivi, soddisfatti o delusi dell’attuale governo?
I sondaggi
I sondaggi sembrano delle invenzioni dei media per attirare l’attenzione degli spettatori, ma oltrepassano il loro limite, quando i politici candidati non aspettano neanche il risultato di questi test e ogni mattina si svegliano con scambi di battute bellicose, e ogni sera guardano i loro effetti sulle scatole di latta annotando i “si”, i “no”, o i “così così”.
I sondaggi hanno una percentuale di inesattezza, dicono i giornalisti e gli analisti al termine di ogni risultato, mentre tutti sono già consapevoli del fatto che il sondaggio più giusto e più esatto sarà quello del giorno delle elezioni.
Non esiste ancora un sondaggio, che riguardi solo gli Albanesi, ma diversi rappresentanti di associazioni albanesi-americane hanno espresso le loro riflessioni per il giornale “Panorama”.
La maggior parte di queste associazioni non ha un profilo politico e la legge proibisce loro di fare propaganda, o di promuovere qualcuno appartenente a uno schieramento politico. Tuttavia l’Associazione delle donne “Sorelle Qiriazi” ha trovato una soluzione appropriata. “Il mese di ottobre sarà denso di attività, afferma Shqipe Malushi. Non ci è consentito sostenere una posizione politica definita, ma la nostra intenzione consiste nel sensibilizzare gli Albanesi a queste elezioni e stimolarli a votare. Organizzeremo alcuni grandi incontri, ma andremo anche di casa in casa per registrare coloro che voteranno”. E sicuramente fuori dall’ambito della sua associazione, la signora Malushi ha la sua opinione per queste elezioni e non esita a rendere pubblico il suo voto. “Vorrei che Bush si allontanasse da quell’ufficio, afferma. Camminando in strada vedo migliaia di senza tetto e di affamati, e conosco molte altre persone che hanno perso il loro lavoro. Questo era il paese dei sogni e credo che Bush abbia distrutto questi sogni. Voterò per Kerry”.
Kerry e l’Albania
Il Consiglio Nazionale Albanese-Americano ha espresso per tempo la propria posizione. In una dichiarazione di questo consiglio, il 28 luglio del 2004, si dichiara che “Noi ci congratuliamo col Senatore Kerry per le sue energiche dichiarazioni legate alle questioni problematiche albanesi-americane. In modo particolare, apprezziamo la sua presa di posizione secondo cui “il popolo del Kosovo deve essere nella condizione di decidere da solo il proprio futuro, ivi compreso il modo di governo”.
Allo stesso tempo il Professor Pano afferma che “la maggioranza schiacciante degli Albanesi voterà per il Senatore Kerry. Riferendovi le informazioni di cui sono in possesso, credo che i democratici siano più organizzati e più inclini a contribuire alle questioni albanesi nei Balcani in particolare in Kosovo, Macedonia, Montenegro e Albania. Se si osserva con attenzione alcuni dei consiglieri più stretti di Kerry, essi sono gli ex-consiglieri di Clinton, come Richard Holbrooke o Wesley Clark, e ormai tutti sanno la politica che Clinton ha condotto per il Kosovo nei Balcani. Credo che gli Albanesi in America, una parte considerevole dei quali proviene dal Kosovo, dalla Macedonia e dal Montenegro, siano del tutto delusi dalla politica che il governo di Bush ha condotto nei Balcani e in particolare in Kosovo, loro hanno lasciato le cose a metà, senza arrivare ad una soluzione definitiva. Gli Albanesi che vivono qui credono che con il loro arrivo al potere, i democratici intraprenderanno questo passo ulteriore, per portare a termine le cose lasciate a metà. “Tuttavia, da quanto ho potuto apprendere, c’è anche una minoranza di Albanesi, che vivono in America, e che sono insoddisfatti, poiché il governo di Bush non si è mostrato più critico nei confronti del governo di Fatos Nano. Così io credo che la politica ufficiale degli Stati Uniti abbia sostenuto il governo di Tirana, per il fatto che l’Albania si è schierata al fianco degli USA contro il terrorismo”.
Parla Van Kristo, albanese-americano, direttore del network “Frosina”
“Quando John Kerry mi propose di diventare ambasciatore a Tirana”
Van Kristo si ricorda proprio bene la proposta di John Kerry nel 1992. Il direttore del network “Frosina”, proprio al centro di Boston, dichiara oggi apertamente il suo sostegno al candidato alla Casa Bianca. Ma non si può non ricordare il momento in cui gli USA e l’Albania riallacciarono le relazioni dopo molti anni di guerra fredda. “ma c’era bisogno di un diplomatico di professione e così venne scelto William Rajerson” racconta l’albanese 65enne, arrivato negli USA quando aveva appena un anno. In un’intervista per il quotidiano “Panorama”, Kristo racconta anche la storia del suo incontro con Kerry e spiega le ragioni del suo sostegno, anche finanziario, al candidato democratico.
Come residente a Boston, lei è allo stesso tempo sostenitore di John Kerry?
Certo che lo sono, d’altra parte conosco John Kerry da molto tempo. Nel 1992 lui era senatore del Massachusetts e mi propose per l’incarico di ambasciatore i Albania. Ma i due rispettivi paesi hanno ritenuto che fosse meglio optare per un diplomatico di professione e così venne scelto Rajerson. Nel 1996 il senatore Kerry mi ripropose seriamente come ambasciatore in Albania, questa volta sostenuto dal alcuni deputati del congresso come Barnie Frank, Robert Drinan e Robert Mclan. Ma io non ero più interessato a quel posto.
Come conosce Kerry? Lo incontra spesso?
Io sono un abitante in vista di Boston e anche piuttosto attivo. Non ho mai incontrato Kerry prima del 1992. Dopo il 1992 l’ho incontrato in diverse occasioni, l’ultima è stata nel 2000. Non posso affermare che abbiamo contatti frequenti, ma lo incontro regolarmente.
Sono un suo sostenitore e vorrei che fosse lui il prossimo presidente degli Stati Uniti.
Ha sponsorizzato finanziariamente la campagna elettorale di Kerry.
Si senz’altro, ho finanziato la sua campagna; questo è il mio aiuto personale.
Quanto?
Ah, Ah, questo non lo dico, perchè se glielo rivelassi, mi assalirebbero decine di senatori e di deputati del congresso del Massachusetts per chiedermi dei soldi.
Perché ritiene che Kerry debba essere il presidente degli Stati Uniti?
Lui è la persona ideale come presidente. Ha una conoscenza approfondita ed è piuttosto preparato in tema di politica estera; lui metterà ordine nelle relazioni, purtroppo deteriorate durante questi ultimi anni, tra gli Stati Uniti e i suoi alleati, e sicuramente sceglierà la strada più giusta per l’intervento in Iraq, che al momento attuale sta degenerando.
Inoltre Kerry ha idee molto migliori di Bush nel settore economico e in altri campi e ritengo sia di gran lunga più capace del presidente attuale.
Tra gli Albanesi che ho incontrato, e ne conosco molti, credo che tutti voteranno per Kerry.
(traduzione dall'albanese di Lucia Pantella)
| Data: 30-09-2004 | | Fonte: "Panorama" |
| Autore: Mimosa Dervishi |
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