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"Djukanovic: un presidente 'king size'"

Data: 18-06-2002 Fonte: "Globus"
Autore: Dubravko Grakalic

N.E. BALCANI #569 - MONTENEGRO/CROAZIA
18 giugno 2002


SPECIALE TRAFFICO SIGARETTE / 6


DJUKANOVIC: UN PRESIDENTE "KING SIZE"
di Dubravko Grakalic - ("Globus" [Zagabria], 7 giugno 2002)


[Terminiamo lo "speciale" sul traffico di sigarette con il seguente articolo, che traccia un breve profilo di Djukanovic. In questo "speciale" abbiamo cercato di fornire spunti che andasserò al di là dei materiali pubblicati dai grandi media, tentando di individuare i possibili motivi "italiani" dietro la fuga di notizie sull'iscrizione del presidente montenegrini nel registro degli indagati; abbiamo richiamato l'attenzione sul fatto che il Montenegro è solo un anello, oggi forse addirittura secondario, dei traffici che coinvolgono molti altri paesi e le loro dirigenze; e, infine, abbiamo sottolineato il contesto politico balcanico nel quale lo scandalo è scoppiato. Manca un'altra "tessera", e cioè la figura dello stesso Djukanovic, "padre-padrone" del Montenegro bene al di là delle attività di contrabbando. Il suo governo/presidenza, passato allegramente dal più bieco "milosevicismo" guerrafondaio alla connivenza coi grandi poteri internazionali, si è distinto soprattutto per avere ridotto il paese alla catastrofe economica, opprimendolo con una pesante cappa nepotista e con un capillare controllo dei media. L'articolo di "Globus", lungi dall'offrire un'analisi esauriente del regime di Milo, ha il merito comunque di sottolineare i suoi trascorsi, che rischiano di essere messi in ombra dalla grancassa mediatica sullo "scandalo contrabbando". Segue più sotto, dallo stesso numero di "Globus", un breve riassunto sulle accuse recentemente formulate contro Ivo Pukanic, proprietario di "Nacional" - a.f.]

[...] Il successo interno della politica di Djukanovic, rafforzato tra le altre cose dalla vittoria che il suo partito, il DPS, ha ottenuto alle recenti elezioni locali, è stato messo completamente in ombra dai traffici criminali ai quali ha preso parte il capo di stato montenegrino.

"UNO STATO CONTRABBANDIERE"
Finora, in particolare, si riteneva che Djukanovic si fosse limitato a consentire che il Montenegro diventasse uno "stato contrabbandiere", ma ora è emerso che in tutto questo aveva degli interessi diretti. Quando era diventato premier nel 1991, Djukanovic aveva dichiarato che "nemmeno una legge potrà essere di impaccio a un affare che è nell'interesse del Montenegro". Nel periodo del suo potere, che fino al 1997 aveva condiviso con il suo compagno di vedute Momir Bulatovic, tale stato è diventato il centro del contrabbando di sigarette nei Balcani, attività alla quale, secondo alcune fonti, partecipavano anche membri della famiglia di Slobodan Milosevic. Marko Milosevic, che ora è fuggito, aveva accumulato la propria grande ricchezza, a quanto si dice, rilevando i canali di contrabbando del mondo sotterraneo montenegrino. Ma Djukanovic non è solo una persona dalla sospetta biografia "d'affari".

LA GUERRA CONTRO LA CROAZIA
Il suo successo politico, che è cominciato verso la fine degli anni '80 e si è notevolmente rafforzato nel corso dell'aggressione della Serbia e del Montenegro contro la Croazia nel 1991, dimostra che si tratta di un carrierista privo di scrupoli, pronto a tutto pur di rimanere al suo posto. Djukanovic, innanzitutto, nel gennaio del 1998, lavorando per Milosevic, ha fatto cadere la dirigenza legale montenegrina, collaborando all'organizzazione delle manifestazioni di strada di fronte al Parlamento dell'allora Titograd [Podgorica - N.d.T]. In secondo luogo, Djukanovic, insieme agli altri politici al potere in Montenegro, si è unito agli attacchi contro Dubrovnik e il sud della Croazia, accusando la dirigenza croata di avere scacciato i serbi. Non vi sono dubbi che l'attuale presidente montenegrino sia stato un fautore della guerra contro la Croazia. In terzo luogo, Djukanovic ha abbandonato la politica di Milosevic solo nel 1997, separandosi dal suo padrino e vicino di casa Bulatovic e riuscendo poi a vincere le elezioni. Il motivo dello scontro, a quanto si afferma, era la posizione dello stato montenegrino nella federazione jugoslava, nonché la liberalizzazione della politica nella repubblica meridionale. Voci su una una guerra del contrabbando tra Belgrado e Podgorica, nonché sugli aerei contrabbandieri russi che nel periodo in cui la Jugoslavia si trovava sotto sanzioni portavano tonnellate delle merci più svariate, hanno cominciato a trapelare in pubblico, mettendo in reciproco collegamento i principali funzionari politici di tali stati. Successivamente, dopo il 2000, Djukanovic ha cominciato a condurre una politica "amica" nei confronti dei paesi confinanti come la Croazia e la Bosnia-Erzegovina. E' venuto a curarsi a Zagabria, dove è stato accolto dal presidente della repubblica Stjepan Mesic, e a Dubrovnik si è scusato, in maniera più che esitante, per i crimini compiuti nel 1991.

MILO IL RASOIO
I primi incarichi politici che Djukanovic ha rivestito erano quelli nell'organizzazione montenegrina della Lega della gioventù socialista a Podgorica, del quale era impiegato. E' stato membro della "presidenza giovanile" federale a Belgrado, da dove è entrato a fare parte del Comitato centrale della Lega dei Comunisti Jugoslavi. Era un comunista ortodosso, che dopo la caduta del comunismo nell'Europa Orientale aveva dichiarato: "Il Montenegro è rimasto come un'isola di libertà e ora che tutti gli altri sono stati resi schiavi, perché mai non potrebbe rimanere l'isola del comunismo?". Nel 1989 ha sostenuto con entusiasmo l'arresto di Azem Vllasi, l'opponente kosovaro di Milosevic, dichiarando in occasione di una riunione di partito che la richiesta della revoca del suo arresto non era altro che "un'azione sovversiva e di incitazione dei nemici del Kosovo".

E' passato dalle funzioni di partito a quelle di stato già nel 1991, quando è diventato il più giovane premier d'Europa. Aveva appena 29 anni (è nato nel 1962 a Niksic). Alla prima riunione di gabinetto ha ordinato ai ministri di essere al lavoro ogni giorno prima delle sette del mattino, visto che tutti erano nel suo governo solo in prova. Questa mossa demagogica gli ha portato una grande popolarità; lo hanno chiamato "Milo il Rasoio" a causa dei modi taglienti che usava nei confronti dei suoi collaboratori.

Già all'inizio della sua carriera politica si è preoccupato di assicurare posti alla propria famiglia. Il padre, giudice del tribunale circondariale di Niksic, è stato promosso a giudice della corte suprema del Montenegro. Sua sorella è diventata giudice presso il Tribunale principale di Podgorica, mentre il fratello ha preso parte ad affari redditizi. Aleksandar Djukanovic, infatti, otteneva diritti esclusivi di importazione per ditte statali fin da quando era ancora studente.

UN UOMO CHE ODIA LE "SCACCHIERE"
Nell'imminenza della guerra in Croazia aveva dichiarato: "a causa delle scacchiere non amo nemmeno gli scacchi" [la scacchiera bianca e rossa è il simbolo della Croazia - N.d.T.], definendo inoltre le elezioni svoltesi nel 1990 in Slovenia e in Croazia "l'espressione aggressiva della pubertà statualeggiante di tali staterelli jugoslavi. In un numero speciale, di guerra, del quotidiano "Pobjeda" del 1991, pubblicato in occasione dell'aggressione contro la Croazia, Djukanovic aveva affermato: "Vinceremo questa guerra che ci viene imposta, proprio come abbiamo già sconfitto questo tipo di nemici attraverso tutta la nostra storia. Solo che questa volta oltre a sconfiggerli porremo fine alla vita comune con loro, spero per l'eternità. E allo stesso tempo Boka rimarrà dove è il suo posto: dentro il Montenegro". E' rimasto premier fino al 1998, quando è stato eletto presidente della repubblica. Nella competizione elettorale aveva sconfitto Momir Bulatovic per soli cinquemila voti: il suo avversario non ha accettato i risultati e ha cercato di rovesciarlo con sommosse di strada. Quella che era in gioco era una lotta per il potere tra i sostenitori e gli oppositori di Slobodan Milosevic, che allora, un anno prima della guerra in Kosovo e degli attacchi aerei contro la Jugoslavia, era al massimo del suo potere.

IL BENIAMINO DELL'OCCIDENTE
Lo scontro tra Milo Djukanovic e Milosvic, i cui motivi non sono esclusivamente di natura politica, ha fatto del primo un beniamino dell'Occidente. L'Aia ha cominciato a interessarsi del suo ex compagno di guerra, Momir Bulatovic, nonché degli ufficiali che hanno ordinato il bombardamento di Dubrovnik, mentre il presidente montenegrino è riuscito in qualche modo a sfuggire alle accuse. Grazie alla presa di distanza da Belgrado, Djukanovic è riuscito a resistere durante il periodo degli attacchi aerei della NATO e dopo di essi, anche se il Montenegro ne aveva subito grandi danni.

Dopo la caduta di Milosevic, il 5 ottobre 2000, Djukanovic ha proseguito una politica montenegrina "indipendente", riscuotendo la simpatia dei paesi vicini, ma incontrando l'avversione di Bruxelles e Washington, che non hanno approvato la sua idea di separazione da Belgrado. Per un pelo non ha ricevuto un rifiuto in tal senso anche dai cittadini montenegrini, in occasione del referendum nazionale del 2001. Nei momenti di massimo potere, tuttavia, Milo Djukanovic viene fatto vacillare da accuse di corruzione, dalle quali difficilmente riuscirà a difendersi. E' possibile che accanto a lui, nel ruolo di vittime, vengano a trovarsi personalità dei paesi vicini, coinvolte anch'esse in sospetti affari milionari. La Croazia non è un'eccezione: nulla ha impedito a Djukanovic di fare affari con i nemici di ieri.


[RIQUADRO: "GLOBUS" ACCUSA PUKANIC E "NACIONAL"

In un ampio articolo dello stesso numero in cui è stato pubblicato l'articolo su Djukanovic, "Globus" si lancia in un attacco contro il settimanale "Nacional" e il suo proprietario, Ivo Pukanic. Lo spunto è una recente trasmissione della televisione di stato, durante la quale lo stesso Pukanic ha duramente attaccato la Europapress Holding, il gruppo che controlla una larghissima parte delle testate croate (gruppo controllato a sua volta dalla tedesca WAZ) e del quale fa parte lo stesso "Globus". Quest'ultimo, quindi, non è certo la voce più qualificata a lanciare accuse contro l'altrimenti ambiguo Pukanic. Tuttavia, due fatti rilevati da "Globus" hanno numerosi riscontri. Innanzitutto Pukanic nella stessa trasmissione avrebbe cercato di difendere Hrvoje Petrac, riguardo al quale nelle ultime settimane sono state rinvenute intercettazioni telefoniche che ne svelano il ruolo di principale boss del contrabbando di sigarette in Croazia e uno dei maggiori nei Balcani. "Nacional" ha sempre evitato di riportare sulle sue pagine i contenuti di tali intercettazioni, rese pubbliche invece da altre testate, difendendo invece sulle proprie pagine il ruolo di Petrac come "businessman pulito". Inoltre, Pukanic, a quanto afferma "Globus", è amico personale di Petrac. L'altra accusa che "Globus" lancia contro "Nacional" è quella di avere sempre difeso Nevan Barac, ex "banchiere" della HDZ, responsabile della privatizzazione "allegra" della Dubrovacka banka, che ha mandato in rovina metà della regione adriatica di cui Dubrovnik è capoluogo. Secondo dichiarazioni rilasciate recentemente da uno dei fondatori dello stesso "Nacional", Denis Kuljis, nel 1997 Barac è addirittura entrato nella proprietà del settimanale di Pukanic.]

(traduzione e riassunto a cura di A. Ferrario)


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Data: 18-06-2002 Fonte: "Globus"
Autore: Dubravko Grakalic





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