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Il caso Fiuljanin
| Data: 30-12-2002 | | Fonte: "Slobodna Bosna" |
| Autore: Senad Slatina |
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N.E. BALCANI #607 - BOSNIA
30 dicembre 2002
IL CASO FIULJANIN
di Senad Slatina - ("Slobodna Bosna" [Sarajevo], 12 dicembre 2002)
Dopo quasi due mesi dall'arresto di Sabahudin Fiuljanin, rinchiuso nella base americana "Eagle, fonti ufficiali della SFOR hanno fatto sapere che l'accusa nei suoi confronti è quella di essere collegato ad Al Qaeda.
[NOTA: L'arresto di Fiuljanin, denunciato come violazione dei diritti umani da parte di Amnesty International, ha suscitato grande scandalo tra i bosniaci, soprattutto alla luce del vero e proprio sequestro di persona degli otto algerini con passaporto bosniaco, deportati l'inverno scorso nella base di Guantanamo da forze USA [articoli precedenti di "Notizie Est - Balcani": 1) http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=463, 2) http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=14]. La vicenda è un'ulteriore conferma di come lo sbandierare il "pericolo Al Qaeda" (in questo caso, come in altri precedenti, senza elementi a conferma) sta diventando sempre più un'arma politica di routine, sia sul piano internazionale che internamente ai Balcani - a.f. ]
I funzionari della SFOR non hanno ancora informato il carcerato Sabahudin Fiuljanin delle accuse di fare parte della rete terroristica Al Qaeda, nonostante abbiano reso pubblicamente nota tale accusa da più di 10 giorni. Gli esperti di diritto sono convinti che si tratti di una nuova, grave violazione di tutte le procedure di incarcerazione di persone sospettate. "Il mio cliente è rimasto scioccato quando gli ho detto che viene messo in collegamento con Al Qaeda", ha raccontato a "Slobodna Bosna" l'avvocato Osman Mulahalilovic, che ha visitato ancora una volta Fiuljanin lo scorso fine settimana nell'unità carceraria della SFOR presso la base "Eagle", vicino a Tuzla. "Mi ha detto: 'Che Allah mi protegga, adesso mi accuseranno anche di omicidi e violenze'. Fiuljanin mi ha raccontato che finora lo avevano interrogato solo sul sospetto che stesse tenendo sotto osservazione truppe della SFOR, sulle armi rinvenute presso la sua abitazione, sui suoi piani di viaggio in Iran, ma che nessuno ha mai menzionato sospetti di collegamenti con Al Qaeda". Tutto questo è in netta contraddizione con le dichiarazioni più che sicure fatte in pubblico da rappresentanti autorizzati della SFOR.
QUALI PROVE HA LA SFOR
"Siamo sicuri al 100% che Fiuljanin sia legato ad Al Qaeda", ha detto il portavoce della SFOR Yves Vanier durante una conferenza stampa tenutasi il 10 dicembre, visibilmente innervosito da una serie di chiare e logiche domande postegli da giornalisti locali ed esteri. I giornalisti hanno insistito in particolare nel domandare chiarimenti riguardo agli elementi sui quali la SFOR si basa nell'affermare che Fiuljanin sia un terrorista, visto che una definizione così grave può essere utilizzata solo dopo una conferma delle autorità giudiziarie basata su una procedura accurata. In tribunale Fiuljanin potrebbe essere dichiarato completamente innocente, una possibilità che i rappresentanti della SFOR, evidentemente, non prendono nemmeno in considerazione. Dopo la bordata di domande da parte dei giornalisti, il portavoce ha modificato una posizione molto importante alla quale finora la SFOR si era rigorosamente attenuta. Più in particolare, fino a oggi nelle dichiarazioni ufficiali si diceva che la SFOR aveva le "prove" dei collegamenti tra Fiuljanin e Al Qaeda. Di tali prove i rappresentanti della SFOR non hanno mai voluto parlare. La nuova tesi, inaugurata questa settimana dai funzionari della SFOR, è che le forze internazionali possiedono "informazioni" sulla base delle quali "ritengono" che Fiuljanin sia legato ad Al Qaeda. Tutto questo sembra un modo decisamente irresponsabile di giocare con accuse gravi, per le quali una persona si trova in prigione da quasi due mesi.
Sembra che la SFOR da lungo tempo non sappia in realtà cosa fare con Fiuljanin. (E' chiaro in particolare che le prove accumulate finora sono troppo carenti per giungere a un'accusa che possa essere confermata. Con il procedere delle indagini, comunque, sono state acquisite informazioni sempre più importanti, alcune delle quali potrebbero portare a un'incriminazione di Fiuljanin). Nella prima fase delle indagini la SFOR intendeva consegnare Fiuljanin al Ministero degli Interni federale, ma poi ha cambiato idea. E' così proseguita un'indagine che ha portato ad alcune prove effettivamente preoccupanti (un testamento o un messaggio di suicidio, alcuni passaporti e così via). Ma anche a quel punto la SFOR non aveva un'idea chiara di come portare avanti il "caso Fiuljanin". Sembra quasi incredibile il fatto che le informazioni sui suoi collegamenti con Al Qaeda non siano state comunicate come la notizia più importante, bensì solo per inciso, in risposta ad alcune domande di routine poste dai giornalisti. Le conferenze stampa delle organizzazioni internazionali vengono organizzate iniziando da un'esposizione, da parte dei funzionari, delle notizie più importanti, alle quali seguono le domande dei giornalisti. Nel giorno in cui la SFOR ha affermato che Fiuljanin sarebbe legato ad Al Qaeda, il portavoce delle forze militari nel suo discorso introduttivo non ha accennato minimamente al fatto. Solo quando uno dei giornalisti ha chiesto genericamente se vi era qualcosa di nuovo riguardo a Fiuljanin il portavoce della SFOR gli ha risposto di sfuggita: "Sì, abbiamo accertato che è legato ad Al Qaeda". !?!
I LEGAMI CON L'AFGHANISTAN
Il giorno prima di questa conferenza stampa il comandante della SFOR, William Ward, ha informato il premier della Federazione, Alija Behmen, e il ministro degli interni, Rama Maslesa, dei legami tra Fiuljanin e Al Qaeda. Alla polizia federale sono stati consegnati in tale occasioni i passaporti e il supposto messaggio suicida scritto da Fiuljanin. Ai funzionari della Federazione, tuttavia, non è stata consegnata nessuna prova dei presunti legami con Al Qaeda. Il modo in cui il comandante della SFOR ha comunicato la notizia sull'esistenza di prove sui collegamenti con Al Qaeda non ha lasciato comunque alcun dubbio sul fatto che la SFOR stia affrontando questo caso con la massima serietà. Una persona che ha partecipato a questi colloqui ha raccontato a "Slobodna Bosna" che il comandante della SFOR ha menzionato contatti di Fiuljanin con persone provenienti dall'Afghanistan e armi successivamente ritrovati con le quali l'accusato intendeva attaccare le truppe della SFOR.
Per quanto queste affermazioni siano imprecise, non si può dire che fino a oggi la SFOR non abbia raccolto alcun elemento che rimandi a responsabilità di Fiuljanin. In particolare, i materiali finora raccolti con le indagini e trasmessi dalla SFOR al Ministero degli Interni federale non sono del tutto inconsistenti e potrebbero sfociare in un'incriminazione contro Fiuljanin. Si ritiene, in particolare, che Fiuljanin abbia ottenuto il passaporto della Bosnia-Erzegovina con l'inganno. Nei documenti per il rilascio del passaporto, a quanto pare, egli ha indicato un indirizzo falso e inoltre il passaporto gli è stato procurato da una persona terza. La stampa quotidiana ha già riferito delle incredibili dissimiglianze tra la fotografia di Fiuljanin nei due passaporti che si è procurato nel giro di tre settimane. Fiuljanin ha ottenuto il passaporto jugoslavo il 7 maggio 2001. Nella fotografia contenuta in tale passaporto è una persona corpulenta e di carnagione scura con una lunga barba del cosiddetto tipo "wahabi". Nel passaporto bosniaco, emesso il 15 giugno 2001, è una persone decisamente più magra, sempre di carnagione scura e dai capelli lisci, ma quasi senza barba sul volto.
Tuttavia, l'elemento che più ha generato sospetti riguardo a Fiuljanin è la lettera rinvenuta durante la perquisizione della sua abitazione, lettera che alcuni hanno interpretato come un normalissimo testamento, mentre altri la hanno letta come una lettera suicida. Nella lettera, che è stata fatta visionare al nostro giornale da una fonte vicina alle indagini, viene riportata chiaramente la parola "vasijet", che indica il testamento islamico redatto dalle persone che viaggiano di frequente o si occupano di lavori che mettono a repentaglio la vita. E' un po' strano che un testamento così serio venga lasciato da una persona che ha solo 32 anni. La lettera è datata 9 novembre 2001. Nella lettera l'autore lascia diversi oggetti in eredità ai membri più stretti della sua famiglia, raccomandando loro di salvaguardarsi e di osservare le norme islamiche. Nella sezione introduttiva della lettera, dopo avere citato versetti del Corano sulle bellezze del paradiso e su chi può attendersi di vederle, l'autore della lettera, che si ritiene sia stata scritta da Fiuljanin, scrive il passo più controverso. Secondo le annotazioni e il ricordo non del tutto preciso che ne ho, tale passo suona come segue: "Per questo miei cari, quando questa lettera giungerà nelle vostre mani, non siate tristi e non diapiacetevi. Siate felici, perché questa promessa e stata fatta da Colui che sicuramente la manterrà. Una melagrana può essere acquistata o guadagnata, ma il paradiso è una merce costosa e il suo prezzo è grande. Io non avevo soldi, ma mi sono comunque dedicato a questo commercio e penso che Allah mi aiuterà a riscattarlo con la mia vita, inshallah".
NESSUN LEGAME CON LA TWRA
La domanda è se in questa lettera Fiuljanin abbia parlato metaforicamente di commercio, intendendo un eventuale atto terroristico che avrebbe dovuto compiere e con il quale avrebbe "messo in vendita" la sua vita in cambio di un'entrata in paradiso (come sono convinti quelli che ritengono tale lettera un messaggio suicida), oppure se si tratti effettivamente di commercio, dell'intenzione di aprire un'attività commerciale e di effettuare a tale fine di un lungo viaggio all'estero per procurarsi merce (come affermano coloro che ritengono la lettera un normalissimo testamento come quelli che vengono scritti prima di un viaggio).
La famiglia di Fiuljanin si occupa di commercio, suo padre è proprietario di due esercizi commerciali nel Sangiaccato e lo stesso Fiuljanin ha presentato domanda di licenza per aprire uno stand nel mercato Arizona a nome di suo zio. Fiuljanin, secondo le dichiarazioni che ha reso in occasione dell'ultimo colloquio con il suo avvocato, ha viaggiato almeno una volta in Turchia al fine di procurarsi merci per l'esercizio di suo padre. Tuttavia Fiuljanin non si è occupato mai in prima persona di commercio e ha lavorato finora solo come muratore, viaggiando spesso in Austria per lavori stagionali.
"Forse non si tratta di un messaggio suicida, ma in combinazione con le armi rinvenute nella sua abitazione [un lanciarazzi e una pistola regolarmente registrata - N.d.T.] e con il fatto che la SFOR è convinta che Fiuljanin stesse tenendo sotto osservazione suoi edifici, questa lettera potrebbe essere un motivo sufficiente per incarcerarlo e interrogarlo a lungo", ha detto a "Slobodna Bosna" una fonte vicina alle indagini.
Nelle indagini finora condotte, i funzionari della SFOR hanno interrogato Fiuljanin soprattutto riguardo al sospetto che tenesse sotto osservazione edifici e personale delle forze internazionali. Fiuljanin viene interrogato in merito a un fatto accaduto il 13 ottobre di quest'anno, quando un combi, che la SFOR ritiene fosse guidato da Fiuljanin nei pressi del centro abitato di Tinja, vicino a Srebrenika, ha seguito per lungo tempo vetture della SFOR. Fiuljanin nella sua difesa ha già allegato il contratto di acquisto di tale combi, nel quale è riportato a chiare lettere che tale vettura è diventata di sua proprietà solo il 19 ottobre.
Fiuljanin è stato interrogato anche sui suoi piani di viaggio in Iran, paese per il quale aveva richiesto e ottenuto il visto. A tale proposito egli ha affermato che in Iran desiderava visitare una mesdzid wahabita e pregare Dio perché gli perdonasse i suoi peccati. Fiuljanin non ha spiegato quali siano tali peccati, che pesano tanto sulla sua coscienza da spingerlo a viaggiare in Iran al fine di ottenere un perdono pregando.
Nel colloquio avuto la settimana scorsa con il suo avvocato, Fiuljanin ha smentito le informazioni pubblicate in precedenza su un suo legame con l'organizzazione TWRA a Vienna. Ha solo ripetuto ancora una volta di avere lavorato per breve tempo volontariamente come addetto alla sicurezza dell'ambasciata della Bosnia-Erzegovina, ma di non avere mai lavorato per la TWRA.
Fiuljanin collabora nelle indagini e risponde a tutte le domande degli ispettori. Gli interrogatori non lo lasciano esausto, si svolgono in un'atmosfera corretta e non vengono effettuati ogni giorno.
Indipendentemente da quale sia la verità riguardo alle pesanti accuse rivolte contro Fiuljanin, l'unica uscita logica dal vuoto legale nel quale fin dall'inizio si svolge questo caso, è l'apertura di una procedura giudiziaria legale. Poiché le accuse, oramai rese pubbliche dalla SFOR, riguardano legami con un'organizzazione terroristica, sembrerebbe logico che di questo caso si interessi la Corte Suprema della Federazione, che è competente per tali reati. Ma a quanto sembra le autorità federali non sembrano troppo interessate a prendere parte alle indagini. Il giudice federale Marinko Jurcevic non era in servizio la settimana scorsa, e il suo sostituto, Jevrosima Obradovic, non ha desiderato fare alcuna dichiarazione su questo caso in sua assenza.
"Dopo l'esperienza del gruppo di algerini, gli organi statali ora evitano di prendere nelle loro mani casi del genere in assenza di prove", afferma l'avvocato Mulahalilovic. "Tutto quello che chiedo è che questo caso venga trasmesso al tribunale competente".
| Data: 30-12-2002 | | Fonte: "Slobodna Bosna" |
| Autore: Senad Slatina |
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