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Uno stato al limite dell'isolamento?
| Data: 14-05-2004 | | Fonte: "Dani" |
| Autore: Emir Suljagic |
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N.E. BALCANI #801 - BOSNIA-ERZEGOVINA
13 maggio 2004
UNO STATO AL LIMITE DELL’ISOLAMENTO?
di Emir Suljagic ("Dani" [Sarajevo] 30 aprile 2004)
Bosnia Erzegovina e Unione Europea - riusciranno le autorità bosniache a implementare le riforme indispensabili per l’integrazione europea?
Tecnicamente parlando, la Bosnia Erzegovina entro la fine di giugno deve adottare 46 provvedimenti , 44 leggi e fondare 25 nuove istituzioni al livello dello stato che sarebbero cruciali per potersi candidare ad avviare il processo di integrazione europea e di stabilizzazione. Se non dovesse accedere, la Bosnia rimarrà isolata, sempre in compagnia di Serbia e Montenegro.
Se e quando la Bosnia riuscirà a soddisfare tutte le condizioni necessarie lo si potrà sapere soltanto quando cominceranno i negoziati che riguardano l’integrazione e la stabilizzazione. La Bosnia Erzegovina, al momento, è l’unico paese della regione, esclusi Serbia e Montenegro, che non ha raggiunto l’Accordo di associazione e stabilizzazione (SAA); la Croazia è riuscita ad ottenere lo status di candidato la settimana scorsa, la Macedonia ha firmato l’Accordo (SAA) da tempo, mentre l'Albania si trova agli inizi del processo di integrazione.
Se si esamina il rapporto sui progressi compiuti, pubblicato di recente, risulta chiaro che l’ostacolo più grosso alle riforme e allo sviluppo della Bosnia... é la Bosnia stessa. In altre parole, fino a questo momento le riforme sono state fatte malgrado le autorità bosniache e malgrado la complessa struttura interna del paese. Una sostanziosa parte delle difficoltà, secondo le autorità internazionali che osservano questo processo, sta ne fatto che le autorità locali non dispongono di personale sufficientemente esperto per implementare un processo assai complicato.
Anche se questa analisi sostiene apertamente che è necessario diminuire il ruolo dell’Ufficio dell’alto rappresentante (OHR) nei processi politici del paese, rimane il fatto che senza pressioni da parte dell’OHR non sarebbe stato possibile realizzare alcune delle riforme di importanza chiave.
Secondo Julian Braithwait, portavoce dell’OHR, la coalizione che sta al governo continua a non funzionare. “Per i partiti che ne fanno parte, la coalizione rappresenta la possibilità di non essere d’accordo e di dividere il potere in modo da non aver a che fare uni con gli altri. E, paradossalmente, si tratta di una strategia assolutamente ragionevole quando non si sa come governare un paese”, dichiara Braithwait. Tuttavia questa strategia suona strana se si considera che i partiti al governo sostengono le riforme, ma davanti ai propri elettori negano perfino di essere coalizzati tra di loro.
“La Bosnia Erzegovina potrebbe anche firmare l’Accordo (SAA) in presenza dell’Alto Rappresentante, tuttavia non può muoversi in direzione dell'adesione all’UE, finché non si assume la responsabilità di emanare e implementare le leggi”, dice Frano Maorevic, portavoce della delegazione della Commissione Europea in Bosnia.
In ogni caso, se si fa un paragone tra la situazione attuale e quella passata, appare evidente che la Bosnia comincia ad assumere i contorni di uno stato funzionante. “Nessuno si aspetta l’implementazione di tutti i provvedimenti. E’impossibile applicare tutte le leggi, creare le istituzioni… E’ impossibile realizzare tutto, tuttavia è possibile fare degli importanti passi in avanti”, sostiene Emir Hadzikadunic, portavoce della Direzione per l’integrazione europea.
In ogni caso in un paese come la Bosnia l’implementazione delle riforme dipende in grande misura dalla situazione sulla scena politica interna. I rapporti tra i partner nella coalizione e i loro rapporti con la comunità internazionale sono fondamentali per la velocità con la quale proseguiranno le riforme. Anche perché, contemporaneamente alle riforme si sta svolgendo il processo riguardante l'apporto di modifiche agli Accordi di pace di Dayton. Proprio per questo motivo la maggiore resistenza nei confronti delle riforme arriva dalla Republika Srpska (RS). “La Republika Srpska ha due opzioni: cooperare oppure non farlo. Nel caso in cui decidesse di non cooperare, verrà esaminata la possibilità di ampliare le facoltà dello stato al fine di potere implementare i suoi obblighi internazionali.”, sostiene un funzionario della comunità internazionale che ha voluto rimanere anonimo, e aggiunge: “L’SDS (il partito nazionale serbo - n.d.r.) crede ancora nella necessità di aspettare che la comunità internazionale abbandoni la Bosnia. Il fatto è che la comunità internazionale non lascerà mai la Bosnia Erzegovina”.
Perfino un’analisi di base sull’implementazione delle riforme ci porta alla conclusione che, se si considerano le condizioni politiche e i diritti umani, la Bosnia Erzegovina ha fatto importanti passi avanti. Il problema più grave, fino a oggi, rimane quello delle riforme economiche: gli imprenditori della Federazione dovrebbero avere la possibilità di operare in Republika Srpska e viceversa, bisognerebbe accorciare i tempi necessari per avviare un'impresa, proteggere i consumatori…
Gli standard europei hanno un significato molto concreto: in questo caso proteggerebbero il mercato e gli imprenditori locali dai prodotti di dubbie caratteristiche, importati dalla regione, e dall’altra parte renderebbero possibile agli imprenditori locali esportare i loro prodotti nei paesi vicini. Per avviare un'impresa nella Federazione sono necessari più di due mesi (63 giorni), mentre nella Republika Srpska sono necessari 30 giorni, e lo scopo di riuscire a farlo in 5 giorni sembra ancora irraggiungibile. La Bosnia non ha ancora un’agenzia per le statistiche e non verrà presa in considerazione come un mercato serio finche non sarà in grado di offrire ad un potenziale investitore i dati principali che riguardano la situazione nel paese.
La maggior parte delle riforme che riguardano la costituzione di un unico territorio economico è di competenza del Ministero del commercio estero e dei rapporti economici. Tuttavia i dati della Direzione per l’integrazione europea dimostrano che proprio questo Ministero ritarda più di altri nel processo dell’implementazione delle riforme. Il Consiglio della concorrenza non è ancora stato formato, anche se le entità hanno nominato i membri, mentre i termini per la formazione degli istituti di misurazione, per la proprietà intellettuale e per gli standard sono scaduti da più di un mese.
La Bosnia Erzegovina, quindi, si trova soltanto all’inizio della strada verso l’Unione Europea. I termini attuali, che prevedono l’associazione entro il 2009, sembrano troppo ottimistici, ma se entro tale data Bosnia riuscirà ad implementare tutte le riforme necessarie, diventare un membro della UE non sarà neanche così importante. Le riforme in questione sono talmente radicali che la Bosnia Erzegovina alla fine dovrebbe assumere un aspetto completamente diverso. Come stato.
(traduzione dal bosniaco e redazione di Jasenka Kratovic)
| Data: 14-05-2004 | | Fonte: "Dani" |
| Autore: Emir Suljagic |
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