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"Introduzione allo speciale "Indagini forensi sul massacro di Racak"'"
| Data: 19-05-2002 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Autori vari |
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N.E. BALCANI #550 (1) - KOSOVO
19 maggio 2002
SPECIALE: LE INDAGINI FORENSI SUL MASSACRO DI RACAK - 1
INTRODUZIONE
di Andrea Ferrario
Il massacro di Racak, compiuto dalle forze serbe il 15 gennaio 1999, è tornato nuovamente alla ribalta nei giorni scorsi durante il processo a Milosevic presso il Tribunale dell'Aia. Cogliamo l'occasione per pubblicare, in parallelo alla presente introduzione, due materiali: la traduzione integrale del resoconto personale della Ranta, reso pubblico il 17 marzo 1999 dopo che il rapporto del suo Team sul massacro di Racak era stato secretato dall'UE, e il testo integrale di un interessante resoconto di Helena Ranta e di Kari T. Takamaa sull'operato del Team di esperti forensi finlandesi in Kosovo, uscito poco meno di un anno fa sulla stampa serba. Inoltre, abbiamo inserito sul sito web il testo integrale del lungo e dettagliato articolo di alcuni membri del team della Ranta, uscito su "Forensic Science International" nel febbraio 2001: http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/forensic.txt . Poiché le parole della Ranta sono state spesso travisate, se non addirittura completamente distorte con citazioni parziali, ci sembra che la pubblicazione per intero di quanto da reso pubblico da lei e dai suoi colleghi costituisca una documentazione di grande importanza.
IL PARTICOLARE PIU' IMPORTANTE
Le tesi "negazioniste" sul massacro di Racak (che chi scrive non esita a definire direttamente "disinformazioni", volontarie o involontarie che siano) possono essere divise in due correnti: quella di origine francese, diffusasi immediatamente dopo il massacro stesso, in particolare sulle pagine di "Figaro" "Le Monde", e quella tedesco-italiana venuta alla ribalta nel 2000-2001, che ha trovato eco negli articoli pubblicati dalla "Berliner Zeitung" e dal "Manifesto". Ci riserviamo di tornare più nei particolari su queste due "correnti" con un lavoro di analisi, d'altronde già avviato in passato (si vedano i link più sotto). Per quanto riguarda la seconda corrente, vale tuttavia la pena di sottolineare immediatamente un particolare fondamentale che non ci risulta nessuno abbia finora rilevato, nonostante sia riportato a chiare lettere proprio nei due testi della Ranta che qui pubblichiamo e documentato da numerose altre fonti. Una delle tesi fondamentali dei "negazionisti" tedeschi e italiani, ripresa comunque da moltissimi altri, è che il rapporto della Ranta sia stato secretato dalla Germania perché dimostrerebbe che le vittime sarebbero state uccise in uno scontro a fuoco e che quindi non ci sarebbe stato alcun massacro. Si tratta della stessa tesi sempre sostenuta dalle autorità serbe, sia quelle del regime di Milosevic che quelle attuali (e ribadita dallo stesso Milosevic in questi giorni, chiamando a testimone la "stampa occidentale"). Ebbene, chi ha diffuso in Occidente questa tesi non si è nemmeno preoccupato di verificare i fatti: in realtà, tutta la documentazione sul massacro di Racak è stata consegnata fin da subito in due copie anche alle autorità serbe! Non solo, è stata sempre nelle loro mani, in almeno una copia, e lo è di sicuro ancora oggi. Nel suo rapporto pubblico del 17 marzo 1999, Ranta scrive infatti che: "in conformità alla legge jugoslava, i rapporti per le autopsie dovranno pertanto essere consegnati al Tribunale Distrettuale di Pristina. Una copia dei rapporti sulle autopsie verrà inoltre fatta pervenire al Dipartimento di Medicina Forense dell'Università di Pristina". Di questa consegna si ha conferma da diverse fonti che vengono citate più sotto, nonché dallo scritto della stessa Ranta e di Takamaa del luglio scorso, quando si scrive più precisamente che: "Per essere più chiari, va menzionato il fatto che esistevano solo sei copie dei reperti delle autopsie. Due copie sono state consegnate allo svolgente la funzione di presidente dell'UE (Germania), delle quali una è stata successivamente consegnata al Tribunale dell'Aia. Altre due copie sono state consegnate al Tribunale distrettuale di Pristina e all'Istituto di Medicina Legale [di Pristina]. Successivamente, nell'autunno del 2000, una copia è stata consegnata all'ambasciatore della Jugoslavia a Helsinki, in risposta alla richiesta di sostituire una copia che era stata precedentemente consegnata e che successivamente era stata distrutta dai bombardamenti della NATO. L'ultima copia è stata depositata presso il capo dell'archivio dell'Università di Helsinki". Il Tribunale distrettuale di Pristina, guidato da una fedelissima di Milosevic, il giudice-aguzzino Danica Marinkovic, così come l'Istituto di Medicina Legale, erano ai tempi due istituzioni sotto lo strettissimo controllo del regime di Belgrado, che ha senz'altro potuto disporre immediatamente di tutta la documentazione integrale, in ben due copie. Nel secondo scritto della Ranta, si riporta che l'ambasciatore jugoslavo a Helsinki ha chiesto successivamente una copia aggiuntiva, poiché **una** delle due copie originali era andata distrutta dai bombardamenti della NATO. Pertanto, almeno una copia è sempre stata comunque nelle mani delle autorità di Belgrado. Ma non è tutto. Infatti appare poco credibile che una copia sia andata distrutta in uno dei bombardamenti della NATO: un documento di tale importanza politica è stato conservato senz'altro in luoghi ben protetti dai bombardamenti, i cui obiettivi erano pressoché sempre prevedibili, se non addirittura comunicati in anticipo (si veda il caso della televisione di stato serba RTS). Questo dubbio viene rafforzato da un particolare essenziale: la richiesta di una copia aggiuntiva è stata avanzata "nell'autunno del 2000", cioè proprio nel periodo del passaggio dal regime di Milosevic a quello della DOS. E' pertanto ipotizzabile che il nuovo regime abbia fatto richiedere una copia semplicemente per mettere le mani su un documento comunque scottante che non gli era stato "trasmesso" dalle strutture del vecchio regime di Milosevic. Una cosa comunque è certa: il rapporto integrale del team finlandese è sempre stato nelle mani di Belgrado che avrebbe potuto renderlo pubblico in ogni momento per difendere le proprie tesi, propugnate a gran voce, secondo cui a Racak ci sarebbe stato solo uno scontro a fuoco. Belgrado non lo ha mai fatto, né ai tempi di Milosevic, né oggi ai tempi di Djindjic-Kostunica (il partito di quest'ultimo, DSS, ha emesso comunicati su Racak che ricalcano pari passo le spiegazioni del regime di Milosevic). Sicuramente, quindi, la tesi secondo cui il documento è stato secretato perché confermerebbe che a Racak vi è stato solo uno scontro a fuoco è un mero castello di carte, o meglio direttamente una bugia.
IL LAVORO DEL TEAM FINLANDESE
Il Team di esperti forensi finlandesi guidato da Helena Ranta ha operato in Kosovo a partire dall'autunno 1998, e più precisamente dall'accordo Holbrooke-Milosevic dell'ottobre di quell'anno. Il Team, patrocinato dall'UE, è stato allora invitato dal governo di Belgrado a condurre indagini su tre presunti crimini commessi dall'UCK. I patologi finlandesi, tuttavia, hanno accettato la missione unicamente alla condizione di potere condurre indagini in altrettanti luoghi in cui erano stati commessi presunti crimini da parte delle forze serbe. Successivamente, come racconta la Ranta nel resoconto che pubblichiamo a lato, nel 1998 il team è riuscito a svolgere indagini esclusivamente sulla scena di due presunti crimini commessi dall'UCK, mentre gli è stato impedito dalle forze serbe di cominciare il lavoro relativo a crimini che si presupponeva commessi da queste ultime. A quel punto il Team ha ritenuto di non potere svolgere correttamente il proprio lavoro e ha fatto ritorno in Finlandia (Human Rights Watch, "Humanitarian Law Violations in Kosovo", capitolo "The Work of Forensic Teams in Kosovo", http://www.hrw.org/reports/1999/kosovo/Obrinje6-05.htm#P932_157241; si vedano anche: Besim Abazi, "Neistrazeni zlocini", AIM Podgorica, 6 gennaio 1999 e "Finns Turn Back From Kosovo Massacre Site", Reuters, 11 dicembre 1998). In seguito al massacro di Racak, sono state esercitate pressioni internazionali sul governo di Belgrado affinché accettasse una missione di indagine del Tribunale Internazionale dell'Aja, ma le autorità serbe hanno opposto il loro rifiuto. E' stato l'allora sottosegretario agli esteri italiano Umberto Ranieri a trovare il 18 gennaio una soluzione di compromesso, ottenendo il via libera di Belgrado allo svolgimento di un'indagine da parte del Team finlandese, guidato sempre dalla Ranta ("Il Sole 24 Ore", 19 gennaio 1999). Il giorno stesso, le forze serbe, dopo avere scacciato gli abitanti rimasti a Racak con un bombardamento a distanza iniziato il 17 gennaio, penetravano nel villaggio sequestrando 40 corpi delle vittime del massacro per portarli all'obitorio dell'ospedale di Pristina (5 corpi erano di vittime provenienti dal vicino villaggio di Malopoljce, attaccato appena prima di Racak e fuggite in quest'ultimo villaggio - i loro cadaveri erano già stati portati a Malopoljce) ("Dnevni Telegraf", 19 gennaio 1999; "Le Monde", 20 gennaio 1999). Un'équipe serba, coadiuvata da un'altra équipe bielorussa, ha cominciato subito a effettuare le autopsie, completandone 14 prima dell'arrivo del Team finlandese, il 22 gennaio. Tra il 22 e il 27 gennaio sono state effettuate le rimanenti autopsie: 10 da parte del team serbo, sotto osservazione di quello finlandese, e 16 da parte di quello finlandese, sotto osservazione di quello serbo. Inoltre, il team finlandese ha effettuato una verifica sommaria (cioè solo esterna) delle 14 autopsie precedentemente effettuate dal team serbo. Gli indumenti delle vittime, le pallottole e i frammenti di pallottole rinvenuti nei corpi delle vittime, sono stati fotografati, così come sono state videofilmate le operazioni di autopsia, materiali successivamente consegnati alle autorità serbe (J. Rainio, K. Lalu, A. Penttila, "Independent forensic autopsies in an armed conflict: investigation of the victims from Racak, Kosovo", in "Forensic Science International", n. 116, gennaio 2001 - http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/forensic.txt). All'inizio di febbraio il team finlandese ha lasciato il Kosovo per fare ritorno a Helsinki e condurre le ultime verifiche a livello di analisi di laboratorio. In quell'occasione Helena Ranta aveva affermato che i risultati del lavoro del team sarebbero stati resi noti a metà febbraio o, più probabilmente, verso la fine dello stesso mese, mediante un suo resoconto. Il 25 febbraio il portavoce del team finlandese, Juha Ottman, annunciava che i risultati sarebbero stati presto resi pubblici, "nel giro di pochi giorni", con un viaggio a Belgrado della Ranta, precisando, si noti bene, che la definizione di una data esatta "rimaneva aperta" perché nel frattempo avevano preso il via le trattative di Rambouillet (durate dal 6 al 23 febbraio e seguite poi dalla Conferenza di Parigi, iniziata il 15 marzo e terminata il 19 marzo senza successo), accennando quindi a un nesso tra le due cose (Sanja Cosic, "Istina o Racku kroz nekoliko dana", in "Danas", 26 febbraio 1999). Il 10 marzo il quotidiano serbo "Danas" contattava telefonicamente Helena Ranta, per chiederle conferma delle voci su un suo imminente viaggio a Belgrado al fine di rendere pubblici i risultati del lavoro del team. La Ranta rispondeva che il viaggio era sì previsto, ma che era stato rimandato a una data indefinita "a causa di determinate circostanze" (Sanja Cosic, "Dr. Helena Ranta odlozila dolazak u Beograd", in "Danas", 11 marzo 2001). Il 17 marzo, infine, Helena Ranta ha dato una conferenza stampa a Pristina, presso la sede della Missione di Verifica dell'OSCE, decidendo di dare un proprio resoconto personale sul lavoro svolto, dopo che il rapporto del team finlandese era stato secretato dalla Germania, che allora aveva la presidenza di turno dell'UE. Particolare importante, il rapporto è stato consegnato il giorno stesso anche al giudice per le indagini di Pristina, Danica Marinkovic, uno dei più importanti rappresentanti del regime di Belgrado in Kosovo, e al Reparto di Medicina Forense dell'Università di Pristina, allora controllata dal governo serbo (Radio B-92, 16 marzo 1999; Tanjug, 17 marzo 1999; Rrahman Pacarizi, "Ranta: 'zlocin protiv covecanstva'", AIM Podgorica, 25 marzo 1999; Rapporto Ranta). Tra le comunicazioni più importanti vanno citate quella secondo cui non vi sono indicazioni che le vittime fossero altro che civili disarmati, che le vittime sono state con ogni probabilità uccise nei luoghi in cui sono state ritrovate e la conferma che, in base a indagini radioscopiche condotte in conformità ai metodi più sicuri e recenti, nulla indica che le vittime fossero morte in combattimento (resoconto Ranta; Jovana Gec, "40 Kosovo Dead Said to Be Civilians", AP, 17 marzo 20019). La conferenza stampa della Ranta ha suscitato numerosi commenti e reazioni. I media serbi, che fino a quel momento avevano avuto un atteggiamento moderatamente conciliante nei confronti della Ranta, hanno scatenato immediatamente una campagna contro di lei ("Danas", 19 marzo 1999). Contemporaneamente, alcuni giornali ipotizzavano che la Germania avesse secretato il rapporto su Racak al fine evitare di polarizzare la situazione delle trattative di Parigi e di causare così un ostacolo all'accettazione da parte dei serbi di un accordo di pace (R. Jeffrey Smith, "Kosovo Attack Called a Massacre", in "Washington Post", 17 marzo 1999; Chris Bird, "Recak report finds Serbs guilty", in "The Guardian", 18 marzo 1999; si veda anche Paul Watson, "Serbs Close In on Key Site in Kosovo as Talks Deadlock", in "Los Angeles Times", 18 marzo 1999). Dopo la fine della guerra in Kosovo, Helena Ranta e il team finlandese si sono recati due volte sul posto a Racak, nel novembre del 1999 e nel marzo del 2000, al fine di esaminare per la prima volta la scena del massacro, cosa che non avevano potuto fare all'inizio del 1999, perché il loro mandato era stato conferito dal Ministero della Giustizia serbo e riguardava unicamente l'effettuazione delle autopsie (Joshua Hammer, "The bottom line on a controversial Serb Attack", in "Newsweek", 24 aprile 2000; per il mandato conferito al team si vedano "Danas", 26 febbraio 2001 e il resoconto di Helena Ranta del 17 marzo 1999).
Indipendentemente dai giudizi che si possono dare sull'operato di Helena Ranta e del team finlandese, va loro riconosciuto il merito di avere ripetuto costantemente (il più delle volte inascoltati) che il tipo di indagini da essi svolte ha dei limiti impliciti. Le indagini del team riguardavano esclusivamente le autopsie e non comprendevano sopralluoghi di verifica sulla scena del massacro (solo in un secondo tempo, dopo la guerra, il team ha avuto tale possibilità). Inoltre, nel caso specifico, le autopsie sono state effettuate dai finlandesi una settimana dopo l'eccidio e senza che il team avesse avuto alcun modo di controllare cosa fosse avvenuto ai corpi nel frattempo e altro ancora (si vedano i resoconti della Ranta). Ma, soprattutto, anche se queste condizioni fossero state rispettate, il lavoro di un team di anatomopatologi non può esaurire da solo le indagini, che richiedono invece la raccolta e la verifica di altre prove, come per esempio le dichiarazioni dei testimoni. Il lavoro degli anatomopatologi è fondamentale perché consente di escludere su basi scientifiche alcune ipotesi. Si tratta di cose scontate, ma spesso superficialmente ignorate, come quando il fatto che la Ranta abbia rifiutato di definire quanto avvenuto a Racak come un massacro è stato interpretato come un suo mettere in dubbio tale versione sulla base delle proprie indagini, mentre l'esperta finlandese ha spiegato chiaramente che ciò semplicemente non rientrava nelle competenze di un perito che aveva effettuato esclusivamente delle autopsie.
LINKS AI PRECEDENTI MATERIALI SU RACAK
"Speciale" in sei puntate del gennaio 1999:
http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovo04.htm
http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovo05.htm
http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovo06.htm
http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovo07.htm
http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovo08.htm
http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovo09.htm
| Data: 19-05-2002 | | Fonte: "Notizie Est" |
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