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"Fine della rivolta, ma la storia continua"
| Data: 04-12-2001 | | Fonte: "Danas", "Reporter", "B92" |
| Autore: Riccardo Chelleri |
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NOTIZIE EST #503 - SERBIA/MONTENEGRO
4 dicembre 2001
FINE DELLA RIVOLTA, MA LA STORIA CONTINUA
di Riccardo Chelleri
Come predetto nel precedente articolo sul medesimo argomento ("Notizie Est" #497 - Serbia/Montenegro, del 18 novembre 2001), la complessa e preoccupante vicenda legata alla protesta delle unita' speciali della polizia non si e' affatto esaurita, anzi si e' ulteriormente sviluppata in diverse direzioni.
Dopo l'intervento del premier Djindjic e del Ministro degli Interni Mihajlovic, l'Unita' per le Operazioni Speciali (JSO, Jedinica za Specijalne Operacije) ha deciso d'interrompere i blocchi stradali che avavano bloccato una delle maggiori autostrade jugoslave per piu' di un'intera settimana. Il governo ha inoltre dichiarato che l'Unita' sara' trasferita al Dipartimento di Sicurezza Pubblica, sotto la personale supervisione del Ministro degli Interni. Nessuna misura disciplinare e' stata presa nei confronti dei membri della JSO, anzi, come commentato laconicamente da Djindic: "Visto cha abbiamo potuto perdonare i minatori di Kolubara, che con il loro sciopero non autorizzato ci hanno recato un danno di piu di 20 milioni di marchi, non vedo perche non potremmo perdonare anche la JSO".
Cosi', tutto sembrava riappacificato, rimanendo il trasferimento della JSO lettera morta e avendo avuto quest'ultima assicurazioni (non ufficiali) dal governo che non si sarebbe proceduto ad ulteriori arresti collegati al Tribunale dell'Aia fino a che il Parlamento Federale non avesse passato la relativa legge (che mai come adesso e' stata in altissimo mare.)
A questo riguardo si e' assistito ad uno scambio di battute tra i maggiori protagonisti della scena politica serba, naturalemnte divisi tra il campo di Djindjic e quello del presidente Kostunica. "Il fatto che una proposta di legge per la cooperazione con il Tribunale dell'Aia sia stata presentata al Parlamento Federale gia' a marzo e che poi non abbia fatto un solo passo in avanti a causa dell'opposizione del Partito Popolare Montenegrino (SNP, in coalizione con la DOS al Parlamento Federale, NDR), dimostra chiaramente che gli organismi federali non funzionano, ha dichiarato il Ministro della Giustizia", Vladan Batic. Anche il Presidente Kostunica si e' detto impotente ed ha suggerito che una simile legge sia invece approvata separatamente a livello repubblicano.
Il dibattito era quindi ritornato su dei livelli normali, fino a giovedi' 21, quando il settimanale "Reporter" ha pubblicato un documento che ha creato scompiglio. Si tratta di una lista che secondo il settimanale e' stata redatta dal Tribunale dell'Aia e contiene 362 nomi di poliziotti, dei quali 17 sarebbero attualmente sotto inchiesta per crimini contro l'umanita' commessi in Kosovo, mentre i rimanenti 345 sono indicati come "potenziali testimoni, sospettati o sicuri autori di crimini in Kosovo" (una categoria, quest'ultima, molto generale ed aperta a disparate interpretazioni). Naturalmente, il documento ha scatenato una valanga di reazioni critiche, a partire dai vertici del governo che immediatamente hanno iniziato un'inchiesta contro il settimanale per "divulgazione di informazioni false e tenedenziose". Secondo il governo, cha immediatamente dichiarato la lista assolutamente falsa, quest'ultima non e' altro che un'ennesima strumentalizzazione dei media mirata a rivoltare la polizia contro le istituzioni serbe.
Gia' domenica 25 quindi, il redattore di "Reporter", Vladimir Radomirovic e quello del quotidiano "Blic" (che aveva anche pubblicato la lista passata da Reporter) sono stati a lungo interrogati dalla polizia per identificare l'origine della lista e per appurare se ci fossero dei secondi fini sottostanti la sua pubblicazione. Da notare, fatto questo che a molti e' sfuggito anche in Serbia, e' che il governo in questo caso e' ricorso al famigerato Art. 138 del Codice Penale Serbo (la cosiddetta "legge Seselj"), che era stata l'arma principale del regime di Milosevic per imprigionare i giornalisti dissidenti. Solo l'ANEM (network di giornalisti indipendenti) ha aspramente criticato il governo per essere ricorso a strumenti che si pensava fossero solo un ricordo del passato.
Un'ulteriore smentita della veridicita' del documento e' giunta da Florence Hartman, protavoce del Tribunale dell'Aia, mentre "Reporter" continua a confermarne l'attendibilita', a sua volta coadiuvato da una propria fonte all'interno del Tribunale. "Reporter" inoltre afferma che il documento sarabbe finito nelle sue mani grazie ad un non meglio precisato "alto funzionario del Governo Federale", dando l'impressione di volere asserire l'esistenza di un disegno del presidente federale per screditare il presidente serbo Djindjic.
E' interessante notare come ieri, 28 novembre, una fonte altolocata del Tribunale abbia dichiarato che anche il capo dello Stato Maggiore Serbo Nebojsa Pavkovic (fino ad ora un "intoccabile") ed il capo della polizia Serba, Sreten Lukic, sarebbero sotto inchiesta per crimini commessi in Kosovo. Queste dichiarazioni sconnesse ed a volte estemporanee del Tribunale non aiutano certo a favorire la chiarezza su chi sia da considerare un criminale certo o almeno potenziale, e si prestano facilamente a strumentalizzazioni politiche. In generale, l'uso di liste segrete di criminali da parte del Tribunale non aiuta la certezza del diritto nei paesi dell'ex Yugoslavia. Molti arrivano a sospettare che la segretezza sia solo un modo per tenere alta la pressione sul governo Serbo, e per mercanteggiare eventualmente i nomi presenti nelle liste in cambio di cooperazione e favori politici (io ti do un Mladic, ma tu mi lasci Pavkovic). Allo stesso modo, e' opinione comune che lo stesso governo zerbo abbia fatto promesse d'incolumita' a diversi personaggi sospetti, in cambio del loro appoggio nel corso delle proteste che il 5 Ottobre 2000 portarono alla sconfitta di Milosevic.
Ad oggi, la situazione e' a poco dire caotica, con un susseguirsi di comunicati, smentite e contro-smentite, liste di sospetti, indagini di polizia, "gole profonde" e talpe, insomma una storia che sembra venire da un film di Dusan Kovacevic ("Balkanski Spijun" 1984) e che presenta delle notevoli similitudini con le attuali vicende in Croazia, cioe' con i processi Norac e Gotovina. Oltretutto, l'intera vicenda getta ancora un'ulteriore ombra sull'operato della coalizione DOS che, dopo piu' di un'anno dalla vittoria non e' riuscita a mettersi d'accordo su leggi fondamentali (Legge sui Media, Legge sulla Cooperazione con il Tribunale dell'Aia, Legge sul Lavoro, etc.) mantenendo un clima d'insicurezza e creando crescente malcontento nella popolazione. Il dualismo Djindjic-Kostunica era stato previsto gia' da tempo (i due sono politicamente rivali gia' dalle elezioni del 1992
), ma sta portando la Serbia in una palude molto pericolosa che facilmente potrebbe presto portare a nuove elezioni.
(fonti: "Danas", articoli dal 17 al 27 novembre; "Reporter" del 21 e 28 novembre; notiziari "B92" dal 17 al 28 novembre)
| Data: 04-12-2001 | | Fonte: "Danas", "Reporter", "B92" |
| Autore: Riccardo Chelleri |
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