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"Dopo il Montenegro, la Macedonia"

Data: 07-06-2002 Fonte: "Nacional", "Kapital"
Autore: Autori vari

N.E. BALCANI #561 - MACEDONIA
7 giugno 2002


SPECIALE TRAFFICO SIGARETTE / 3


DOPO IL MONTENEGRO, LA MACEDONIA

[Seguono due articoli: 1) un sunto delle rivelazioni del settimanale croato "Nacional" sulla mafia del tabacco in Macedonia e sui legami che quest'ultima avrebbe con il premier Georgievski - il sunto è seguito da un breve commento; 2) un articolo del settimanale macedone "Kapital" sul contrabbando di sigarette nei Balcani e in Macedonia, sui suoi risvolti politici e sulle recenti accuse a Djukanovic]


1) "NACIONAL": ANCHE TU, LJUBCO...
a cura di Andrea Ferrario

Nel suo ultimo numero (5 giugno), il settimanale croato "Nacional" tenta il bis del successo ottenuto con l'ormai famoso articolo del maggio del 2001, nel quale venivano denunciati legami tra la mafia del tabacco balcanica, Djukanovic e Djindjic. Questa volta, nel mirino della testata del discusso giornalista Ivo Pukanic ci sono la Macedonia e il suo premier, Ljubco Georgievski. L'articolo verte sulla figura Kosta Jankovski, miliardario di Skopje, proprietario di svariate società che importano e distribuiscono in Macedonia sigarette e alcolici. Jankovski, come il boss serbo Stanko Subotic-Cane, ha la cittadinanza croata, ottenuta nella primavera del 1999 "come persona di eccezionale importanza per la Repubblica di Croazia". Secondo "Nacional", Jankovski avrebbe "ereditato" l'impero del boss Danco Suturkov, "il vero padrone della Macedonia e il personaggio più influente nel traffico di sigarette nell'intero spazio della ex Jugoslavia", morto nel 2001. Il settimanale croato scrive che il "cartello del tabacco" guidato da Stanko Subotic e Srecko Kestner ha cominciato la propria ascesa proprio a Skopje, sotto la supervisione di Suturkov, che ufficialmente era a capo della holding Makedonija Tabak. Jankovski, sempre secondo quanto si scrive nell'articolo, sarebbe entrato nelle grazie di Suturkov nel 1993, tramite il genero di quest'ultimo. Il settimanale scrive che le sigarette importate legalmente da Jankovski venivano poi smerciate secondo due modalità. Una parte veniva distribuita attraverso canali legali nei duty-free macedoni, ma evadendo le tasse. Un'altra parte, invece, veniva inviata illegalmente nella Jugoslavia allora sotto embargo, attraverso il Kosovo, permettendo in tal modo alle grandi aziende produttrici di tabacco statunitensi e giapponesi di essere presenti su tale mercato. Parte di tali sigarette finivano poi, a quanto si scrive, sul mercato dell'Unione Europea. Jankovski, secondo "Nacional", ha sempre goduto della protezione delle autorità macedoni, e in particolare degli ex direttori delle dogane Buzlevski e Iljoski. Secondo il settimanale, il business dei duty-free è durato fino all'estate del 1998. In quel periodo, infatti, l'allora premier socialdemocratico Crvenkovski, temendo che nelle imminenti elezioni il suo partito potesse perdere la maggioranza, come è poi successo, per la propria immagine rovinata dalla corruzione, ha fatto chiudere tutti i duty-free del paese. Qui "Nacional" cita nuovamente il nome di Suturkov, affermando che finanziava tutti i partiti macedoni in proporzione alle percentuali ottenute alle elezioni. Poi si passa nuovamente a Jankovski, che, si scrive, sarebbe riuscito in breve tempo a ottenere i favori del partito che aveva conquistato il governo, la VMRO-DPMNE (ma "Nacional" non spiega come Jankovski poteva essere il boss del "tabacco" in Macedonia quando Suturkov, che lo stesso settimanale definisce il "vero padrone" della Macedonia e il boss supremo del tabacco nell'ex Jugoslavia, era ancora in vita). A tale "successo" Jankovski sarebbe giunto grazie a Vlatko Stefanovski detto Ramce, allora guardia del corpo personale del premier Ljubco Georgievski. Forte della protezione delle autorità macedoni, secondo quanto afferma "Nacional", Jankovski avrebbe organizzato una nuova fitta rete di contrabbando di sigarette verso la Jugoslavia, attraverso il Kosovo. L'unico fatto confermato che il settimanale di Zagabria menziona, e che stabilisce un nesso con il premier Georgievski, è l'acquisto da parte di Kosta Jankovski, per la somma di 2,7 milioni di euro, di una villa di proprietà di Sonja Takovska, sorella di Snezana Georgievska, moglie del premier macedone. Poiché Sonja Takovska non può giustificare il possesso di un tale immobile, lavorando come semplice bibliotecaria, e visto che nemmeno il premier o sua moglie dispongono di redditi tali da consentire di possedere una villa così lussuosa, sono legittimi i sospetti che essa sia stata acquistata dalla "coppia di governo" con fondi illegali e sotto il falso nome di Sonja Takovska, scrive "Nacional". Il settimanale conclude affermando che su Jankovski starebbero indagando sia gli stessi team di indagine italiani che hanno messo sotto inchiesta Djukanovic, sia le autorità croate, senza tuttavia fornire ulteriori particolari.

COMMENTO:
Qual è il punto debole dell'articolo di "Nacional"? Tratta interamente di (presunti) fatti, ma tutto si basa su: "fonti di 'Nacional' dicono che", "a quanto pare", "si dice", "sembrerebbe che", fatta eccezione esclusivamente per il particolare, comunque non irrilevante, della vendita della villa. L'articolo è molto ben confezionato e ad effetto, zeppo di nomi di ogni nazionalità citati per esteso, di indirizzi, tanto precisi quanto irrilevanti, di uffici in località svizzere e macedoni (si giunge perfino, in un caso, a citare il numero esatto del piano e della stanza di una società che opera alla luce del sole!). E non solo, tutto è assolutamente credibile, visti i personaggi al centro della vicenda, come il miliardario Jankovski o il premier Georgievski, a capo di un governo ultra-corrotto e criminale. Non bisogna però nemmeno dimenticare che Ivo Pukanic, il proprietario di "Nacional", è noto come personaggio dai legami, peraltro pubblicamente rivendicati, con influenti centri di potere croati ed esteri (gli ex settori "riformisti" della HDZ guidati da Mate Granic, il presidente Stipe Mesic e, soprattutto, il suo intimo amico William Montgomery, ex ambasciatore USA in Croazia e attuale ambasciatore a Belgrado). Basandosi l'articolo per intero su fatti assolutamente non verificati e non documentati, è impossibile distinguere cosa in esso potrebbe essere semplicemente una "velina" e cosa invece potrebbe corrispondere a fatti reali. Ogni ipotesi è quindi possibile: i fatti raccontati potrebbero essere interamente frutto della fantasia dell'autore, oppure potrebbero essere solo parzialmente veri, ma conditi con particolari inventati, oppure ancora potrebbero essere del tutto veri. In questo ultimo caso rimarrebbe comunque la domanda: come ha fatto un settimanale croato ad accumulare una tale quantità di informazioni delicatissime e più che scottanti?

Per Georgievski, infine, la pubblicazione di questo articolo rappresenta sicuramente una pesante ipoteca politica, vista la "autorevolezza" che, meritatamente o meno, "Nacional" si è guadagnato in materia di mafie balcaniche, e visto anche che a livello internazionale il premier macedone era già percepito da tempo come uno scomodo ostacolo. Certo che a noi le accuse di connivenza con i contrabbandieri sembrano poca cosa di fronte alle responsabilità ben più pesanti che egli ha accumulato in questi anni a livello politico e anche ad altri, peggiori, livelli con la recente guerra. Speriamo che le prime non servano ad annacquare le seconde, più imbarazzanti per chi ha "protetto" politicamente Georgievski dall'estero per anni...

Nello stesso numero "Nacional" ha pubblicato anche un articolo di autocelebrativo commento. Vi compaiono paragoni che appaiono un po' spropositati, come quando si afferma che "lo scandalo Subotic-Djukanovic è stato per 'Nacional' lo stesso che il Watergate per il 'Washington Post'", anche perché, oltre al fatto che Djukanovic non è Nixon, nell'attuale caso del contrabbando di sigarette nessuna inchiesta si è ancora conclusa, così come nessuno ha (ancora) dato le dimissioni. Ma soprattutto, fin dalle prime righe dell'articolo, che dovrebbe essere un commento sui media croati e il modo in cui hanno affrontato lo "scandalo delle sigarette", l'autore punta il dito contro i tentativi di "secessionismo" del "pretenzioso" leader montenegrino, notando con soddisfazione che la comunità internazionale "ha deciso di mettergli i bastoni tra le ruote". Un'apertura tutta politica, che rischia di scoprire un po' troppo le carte del settimanale in tutta questa faccenda.


2) L'ITALIA ACCUSA DJUKANOVIC DI CONTRABBANDO?
di Dragan Gjorgovski - ("Kapital" [Skopje], 6 giugno 2002)


"L'impero restituisce il colpo", è il titolo che si trova nei giornali di Podgorica che sostengono Milo Djukanovic e il blocco di partiti sovranistici, riguardo alle recenti accuse e all'apertura di un indagine in Italia per il coinvolgimento di Djukanovic in un'attività di contrabbando di dimensioni enormi. In un modo o nell'altro, il contrabbando di sigarette è sempre in primo piano. In questo business, come è stato recentemente ricordato durante l'incontro regionale di Pristina, in un solo giorno si realizza un giro d'affari pari né più né meno alla somma fantastica di due milioni di euro con le sigarette vendute al nero sulle strade della sola Serbia! In quella occasione, il ministro delle finanze della Serbia Bozidar Djelic aveva dichiarato che "anche a coloro che meno se ne intendono di questo business è chiaro che si tratta di criminalità organizzata che non può esistere senza il sostegno dei vertici dello stato". In questa sua dichiarazione si potevano riconoscere molte delle autorità dei paesi vicini. Questi giorni è giunta addirittura la notizia che la magistratura italiana, a quanto pare, incriminerà Djukanovic. Quest'ultimo, da parte sua, ha respinto energicamente le accuse attraverso i media di stato del Montenegro, dichiarando di non avere nulla da temere e che la sua coscienza è pulita.

LA MACEDONIA: IL DESTINATARIO INEVITABILE
E da noi!? Si ricorda qualcuno del fatto che una ventina di giorni fa a Nis è stato intercettato un camion con sigarette di contrabbando dal valore di più di 250.000 euro? Il camion, secondo i documenti, avrebbe dovuto trasportare torte e caramelle. Ma sotto tali prodotti si trovavano 20 tonnellate di sigarette delle marche "Walter Wolf", "Ronhill" e una piccola quantità di "Partner". Dall'altra parte della Serbia, al confine con il Kosovo, nelle vicinanze di Kursumlija, nel giro di due tre giorni sono state sequestrate alcune tonnellate di "Partner". Nostre fonti a Belgrado affermano che queste sigarette provengono dal Kosovo, dove giungono per vie illegali-legali dalla Macedonia, attraverso contatti doganali molto bene organizzati presso i punti di confine di Jaznice e Blace. Sicuramente il metodo è quello di sostituire il normale turno di doganieri-poliziotti, in modo tale che le sigarette possano arrivare tranquillamente alla destinazione desiderata.

Da quando in Croazia, Serbia e Montenegro è scoppiato lo scandalo delle sigarette, diventa sempre più evidente che parte del traffico si estende alla Macedonia. In questo contesto diventa sempre più chiaro perché le autorità macedoni insistono per sostituire i membri del Consiglio di amministrazione del Tutunski Kombinat (Complesso per la lavorazione del tabacco) di Prilep con persone più "fidate". Infatti, i dirigenti del Complesso di Prilep già da tempo (anche se si sa che sono tutti vicini alla VMRO-DPMNE) hanno denunciato in pubblico più volte il fatto che il Complesso per la lavorazione del tabacco di Kumanovo falsifica sigarette, il più delle volte di marca "Partner". In tal modo sottrae il pane di bocca ai loro dipendenti. Ma nonostante tutto questo, il governo, la direzione delle dogane, il ministero degli interni e i ministri rimangono inamovibili. Si comportano come se nulla stesse accadendo o come se, addirittura, il contrabbando di sigarette fosse un'attività di massimo interesse nazionale! In una recente intervista pubblicata dal settimanale "Start", il premier della Repubblica Serba di Bosnia, Mladen Ivanic, ha affermato che il maggior problema nel suo paese è quello del commercio al nero, inparticolare il contrabbando di sigarette. E di passaggio, tanto per farci sapere, ha ricordato che grandi quantità di sigarette arrivano a Banja Luka attraverso canali di contrabbando proprio dalla Macedonia.

L'AFFARE "SERBO-MONTENEGRINO"
E' chiaro che la guerra del tabacco nel triangolo Croazia-Serbia-Montenegro ha una dimensione sporca e implicazioni di tipo esclusivamente politico. Da una parte c'è il cartello, come sostiene Ratko Knezevic, del contrabbando di sigarette controllato dal famigerato Cane Subotic (che ha sia la cittadinanza serba che quella croata). Secondo Knezevic, con i soldi guadagnati con tali attività viene finanziato addirittura Djindjic. Le accuse mosse dall'Italia a Djukanovic sono molto gravi. Alcuni osservatori le considerano come un modo di effettuare pressioni su di lui per accettare le proposte dell'Unione Europea e della comunità internazionale per ridefinire nei tempi più brevi possibili la nuova unione tra Serbia e Montenegro e per ammortizzare i sostenitori del blocco sovranista, che sono a favore di un Montenegro indipendente. E' la vecchia tecnica del bastone e della carota. Djukanovic, durante la trasmissione di una televisione serba, alla domanda da dove avesse tanti soldi ha risposto di essere ricco non da ieri e che ha vissuto sempre in buone condizioni materiali. Djukanovic per ora si comporta in modo sicuro e autorevole. Conoscendolo, l'autore di queste righe ritiene che Djukanovic sia un politico sufficientemente abile da non permettere di essere coinvolto facilmente nel contrabbando di sigarette. E' più probabile che tutto giri intorno alla cerchia dei suoi collaboratori. E' più che chiaro che a nome suo, a nome di un presunto interesse montenegrino, alcuni singoli abbiano sfruttato la situazione per una propria attività personale di contrabbando. E' tipico dell'ambiente e della mentalità montenegrina rispettare i legami di lunga data, quelli di famiglia, quelli di amicizia e, soprattutto, i "kum" [il termine indica sia i testimoni di nozze che i padrini di battesimo]. Se si dovesse cercare un motivo del suo coinvolgimento nel commercio illegale, si giungerebbe a una responsabilità indiretta, dovuta al fatto che ha consentito che entrassero a fare parte della sua cerchia diversi amici e, in particolare, dei "kum". A Podgorica è un segreto di pulcinella che uno dei più ricchi montenegrini sia Dragan Brkovic, proprietario del complesso Vektra nel centro della città, che a quanto pare è stato costruito da una ditta macedone. D'altra parte, tra le persone che vengono citate come pesci grossi c'è anche Vesko Barovic, amico e "kum" di Djukanovic, proprietario del nuovo quotidiano "Publika" e primo uomo della squadra di pallacanestro Buducnost, che per alcuni anni di seguito è stata campione della Jugoslavia. Per comprare il giocatore Tomasevic, come scrivono i giornali belgradesi, Barovic ha pagato più di un milione di marchi, una cifra che per le condizioni locali è da capogiro. Una storia a parte è l'ex vitaiolo e playboy dei circoli mondani belgradesi di una ventina di anni fa nonché, successivamente, di quelli delle più note metropoli mondiali - Ratko Knezevic, ex intimo amico di Milo. Knezevic è riuscito a convincere quest'ultimo che il Montenegro aveva bisogno di una rappresentanza negli Stati Uniti. Nel 1997, quando l'idea di un Montenegro indipendente era ancora in embrione, Knezevic è partito per Washington al fine di aprire una rappresentanza commerciale e, a quanto si asserisce, per fare opera di lobby a favore del Montenegro. L'amore per Milo è finito all'incirca alla fine dello stesso anno, quando si è scoperto che questo intelligente uomo di mondo (che ha studiato scienze politiche a Belgrado) aveva comprato una casa per tre milioni di dollari, asserendo che serviva alla rappresentanza commerciale. Dopo che lo scandalo è stato scoperto, fatto che per settimane è stato sfruttato dalla stampa di opposizione di Podgorica, Knezevic è caduto in disgrazia presso Djukanovic e si è orientato verso l'opposizione. Ratko Knezevic è conosciuto anche per la sua promozione del turismo montenegrino, ha portato a Sveti Stefan perfino Claudia Schiffer, che per due-tre giorni si è fatta fotografare con i paesaggi montenegrini sullo sfondo, ricevendo in cambio quattro milioni di marchi. In quell'occasione ha cenato con lei a Milocer tutto il jet-set politico del Montenegro.

Dopo che Djukanovic è stato accusato dalle autorità italiane, Knezevic è comparso sui media per smentire i propri legami con il cartello del tabacco in Croazia e con il mondo della delinquenza di quel paese che, a quanto asserisce, sarebbe all'origine delle accuse contro Djukanovic, nell'ambito dei tentativi di conquistare fette del mercato serbo-montenegrino delle sigarette, messi in atto cercando di infiltrare la fabbrica di sigarette di Rovigno, le cui marche Ronhill e Walter Wolf sono tra le più ricercate su tale mercato. In questo garbuglio avrebbero difficoltà a orientarsi anche gli attori commerciali e politici più esperti, nel senso: chi lavora, esercita pressioni o contrabbanda per chi? Quando l'autore di queste righe recentemente ha visitato Novi Sad, ha ottenuto informazioni da alti circoli politici ed economici della Vojvodina secondo cui l'acquisto del Dukons (Complesso di Novi Sad per la lavorazione del tabacco) è cosa ormai fatta. Naturalmente, a tutto ciò si oppone la fabbrica di sigarette di Nis, che preferirebbe vedere entrare nella propria società la seconda società produttrice di tabacco del mondo, la BAT (British Tobacco). In questa guerra del tabacco c'è anche un terzo competitore - uno dei politici serbi più popolari, il noto "guidatore di bulldozer" Velimir Ilic. Ha già posato la prima pietra della nuova fabbrica di sigarette nella sua città, Cacak. Ilic è noto anche perché recentemente, dopo essersi recato a Cipro, ha scoperto che vi si trovano più di 150 milioni di dollari su conti segreti della famiglia Milosevic, ma per potere incassare i soldi sarebbe necessario pagare una commissione alle persone che hanno denunciato il fatto.

Lo scandalo del contrabbando di sigarette ha già fatto tremare il Montenegro l'anno scorso, soprattutto dopo la pubblicazione del noto articolo del settimanale di Zagabria "Nacional". Il parlamento montenegrino ha dato vita a una commissione di inchiesta. Secondo il settimanale "Monitor" di Podgorica, il parlamento montenegrino possiederebbe ormai documenti secondo cui di traffici illegali di sigarette si occupavano le società Zeta trans, Montenegro tobacco, nonché addirittura l'esercito e la polizia jugoslava. Come afferma il giornale, a ogni angolo delle strade del Montenegro si può vedere come il contrabbando non sia mai cessato. Nel contesto di questo articolo, va ricordata anche la confessione del cittadino macedone Petrit Ame, attualmente scomparso, secondo il quale egli stesso sarebbe stato il collegamento per i pagamenti effettuati dalla Zeta trans, per le sigarette che quest'ultima si procurava in Macedonia. In questi giorni il premier serbo Zoran Djindjic ha fatto personalmente incenerire nella centrale termoelettrica di Obrenovac alcune tonnellate di sigarette sequestrate. Tuttavia, non sono cessate le informazioni secondo cui la Serbia, e Nis in particolare, stanno diventando una vera mecca per il contrabbando di sigarette. Secondo il Fondo jugoslavo per il tabacco, dove c'è fumo c'è fuoco. Solo nel primo trimestre dell'anno atraverso Nis sono state contrabbandate circa 2.350 tonnellate di sigarette. Gli esperti di questi tipi di traffici sanno cosa rappresenti questa quantità e a quale somma corrisponda sul mercato del contrabbando.

Il caso Djukanovic ha tuttavia anche una dimensione politico-criminale. E' evidente che si tratta di un intreccio di interessi politici e finanziari. Secondo il "Nedelnji Telegraf" di Belgrado è chiaro che Zagabria sta diventando il centro della criminalità e del contrabbando nei Balcani. In tale paese sono strettamente coinvolti nel mondo del contrabbando sia la politica, che i media e la mafia. Si parla di Stipe Mesic, di Hrvoje Petrac (commerciante) e dei giornalisti Ratko Knezevic e Ivo Pukanic (di "Nacional") che spingono per fare cadere i vertici politici di Serbia e Montenegro al fine di preservare i propri business illegali - il contrabbando di armi, di droga e di tabacco. La seconda dimensione di questo scandalo, o guerra, del tabacco è la rivelazione proveniente dall'altra sponda del mare, cioè dall'Italia, secondo cui Djukanovic è coinvolto in affari illegali. In questo caso si tratta con ogni probabilità di un tentativo di "mettere in riga" le autorità del Montenegro, che non hanno molte alternative: o il bastone, o la carota!

(traduzione di Andrea Ferrario)


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Data: 07-06-2002 Fonte: "Nacional", "Kapital"
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