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La seconda stagione dei camion-frigoriferi
| Data: 20-11-2002 | | Fonte: "Vreme" |
| Autore: Aleksandar Ciric |
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N.E. BALCANI #595 - SERBIA/KOSOVO
20 novembre 2002
LA SECONDA STAGIONE DEI CAMION-FRIGORIFERI
di Aleksandar Ciric - ("Vreme" [Belgrado], 7 novembre 2002)
[Nella primavera del 2001 alcune inchieste giornalistiche, seguite da indagini della polizia serba e dal ritrovamento di svariate fosse comuni, avevano portato alla luce in Serbia il cosiddetto scandalo dei "camion-frigoriferi": un'operazione con la quale centinaia di corpi di persone uccise in Kosovo erano stati trasportati e occultati in Serbia da strutture del ministero degli interni di Belgrado. Alcune fonti giornalistiche italiane avevano messo in dubbio la veridicita' della vicenda, o ne avevano relativizzato la portata (con un conseguente strascico polemico anche sulle pagine di "Notizie Est - Balcani"). L'esistenza delle fosse e l'operazione di occultamento sono state con il tempo pienamente confermate, anche se rimane ancora da chiarire il perche' di questa strana e agghiacciante operazione, che non ha precedenti nella storia dei recenti conflitti balcanici. Continuiamo e continueremo a seguire la vicenda: segue qui sotto un breve speciale tratto dal settimanale "Vreme", composto dal sunto degli sviluppi fino a oggi e da un articolo sulle fosse rinvenute a Batajnica. In fondo potete trovare i link agli articoli finora pubblicati da "Notizie Est - Balcani" sul medesimo argomento]
I PRECEDENTI
Secondo le ricostruzioni effettuate sulla base di numerose testimonianze incrociate, il trasporto di cadaveri dal Kosovo in zone lontane della Serbia e' cominciato nella notte tra il 20 e il 21 marzo 1999, tre giorni prima dell'inizio dei bombardamenti NATO. Successivamente, il 5 aprile, in piena guerra, un camion pieno di cadaveri e' stato rispescato per caso dal Danubio. Le autorita' hanno sequestrato il camion, ponendo sull'intera vicenda il vincolo del "segreto di guerra". Nei primi giorni del maggio 2001 le dichiarazioni rese da alcuni protagonisti dei fatti fanno scoppiare il caso sulla stampa serba: ancora prima dell'inizio della guerra del 1999 i massimi vertici serbi avevano organizzato e messo in atto un'operazione per trasportare i corpi di centinaia di vittime kosovare in Serbia, gettandoli nei fiumi o occultandoli in fosse comuni. Le testimonianze si sono dimostrate veritiere: a inizio giugno del 2001 sono state rinvenute le prime fosse presso centri del ministero degli interni serbo e si e' cominciato a parlare di un numero complessivo di "800, forse anche 1.000" cadaveri occultati in fosse comuni presso diverse localita' della Serbia. Nel settembre 2001 e' stata portata alla luce quella che finora e' la piu' grande di queste fosse: la "Batajnica 5". Alla fine del 2001 erano stati esumati i resti di almeno 427 persone, soprattutto uomini, a parte una decina di donne, otto bambini e un feto. I lavori di scavo e di esame, ancora in corso, vengono effettuati da un team degli Istituti di Medicina Legale di Belgrado e Nis, nonche' della Accademia di Medicina Militare serba, con la presenza, nel ruolo di osservatori, di rappresentanti del Tribunale dell'Aia, della ICMP, del Fondo per il Diritto Umanitario e di altre organizzazioni. A tutt'oggi sono stati esumati i resti di almeno 716 persone. Devono ancora essere indagate e portate alla luce due fosse, di cui si teme che possano essere grandi: la settima fossa di Batajnica e quella sotto l'autostrada nei pressi di Vranje. Il giornalista di "Vreme" si chiede, con una punta di amarezza, se alla "scoperta" di quest'ultima si arrivera' prima o dopo l'inizio dei lavori previsti per la costruzione del Corridoio 10. Fino a oggi nulla e' stato ancora fatto per cercare di scoprire il perche' di questa macabra operazione e per individuarne gli autori e i mandanti.
(riassunto a cura di A. Ferrario)
Con l'inclusione di archeologi nelle procedure medico-legali di esumazione e analisi in corso presso il Centro di addestramento delle SAJ [Unita' Speciali Antiterrorismo del ministero degli interni della Serbia - N.d.T.], a Batajnica, e' stato creato l'anno scorso una specie di precedente. In linea generale, questa decisione e' stata accolta con favore da parte dei giudici d'indagine che hanno ottenuto "dati seri e rilevanti per la raccolta di prove giuridiche sull'intero crimine", nonche' dagli antropologi e dai medici. In breve, la prima fossa portata alla luce a Batajnica e' collocata presso il tiro a segno del poligono delle SAJ [unita' speciali del ministero degli interni serbo - N.d.T.], in un terreno solido, a circa 300 metri dalla riva del Danubio. Secondo le valutazioni dei medici forensi che vi hanno lavorato l'anno scorso, rimane l'impressione di una certa "accidentalita'", come se fosse stata scavata in seguito a un ordine improvviso. Per esempio, dopo che con l'aiuto di un bulldozer e' stata scavata la fossa, lunga circa sette metri e profonda piu' di due metri e mezzo, a venti centimetri circa dal suo fondo e' stata realizzata una "graticola" di traversine ferroviarie in legno, disposte parallelamente a una trentina di centimetri di distanza l'una dall'altra. Di traversine d'altronde nel poligono ve ne sono molte, perche' e' con tale materiale che e' stata realizzata la recinzione di delimitazione. Sotto alla "graticola" approntata in tale modo sono state gettate alcune gomme di automobili (sul sito ve ne sono a migliaia, perche' anch'esse vengono utilizzate per la recinzione di delimitazione) e sopra a tutto e' stato posto un telone di nylon, sul quale poi un camion ha scaricato i cadaveri. I corpi sono stati cosparsi di una grande quantita' di benzina e quindi bruciati. Tutto questo tentativo di distruggere prove, tuttavia, non e' riuscito: mentre erano rimasti in acqua i corpi si erano saponificati (i grassi del corpo si trasformano in sapone e successivamente si induriscono, rendendo il corpo simile a una figura di gesso) e non sono pressoche' bruciati. Per quanto riguarda gli archeologi, sono riusciti a ricostruire quasi completamente detta "procedura" di sepoltura almeno per una parte del carico umano dei camion frigoriferi. Per questo sorprende ancora di piu' il fatto che tali archeologi non siano stati coinvolti nei lavori di esumazione svoltisi l'anno scorso per la fossa denominata Batajnica 2, dalla quale sono stati estratti i resti di almeno 269 persone. Sono tornati su questo sito per loro inusuale solo quest'anno, quando ai lavori di esumazione a Batajnica ha cominciato a lavorare attivamente anche la Commissione Internazionale per le Persone Scomparse (ICMP). Gli archeologi, quelli serbi e quelli stranieri, ritengono che la procedura medico-legale (nel gergo professionale interno, la "estrazione" dei corpi) sia incompleta perche', a parte i corpi e i resti anatomici, viene trascurato tutto quello che di diverso la sepoltura puo' contenere. Il problema si fa in particolare evidente nelle grandi fosse comuni, che vengono scavate con bulldozer e picconi, lavoro durante il quale si puo' produrre un danneggiamento dei resti e la conseguente moltiplicazione dei "pezzi" umani, con l'esito di un'impossibilita' di valutare con precisione il numero di persone sepolte.
COSA E' STATO SCOPERTO
Nonostante il coinvolgimento dell'ICMP, in termini di risorse umane e, non meno importante, di risorse finanziarie, anche durante i lavori di scavo condotti quest'anno si e' svolta una guerra silenziosa tra i medici legali e gli archeologi, o almeno dispute sul fatto che gli archeologi si trovassero sul posto per motivi di "pura scienza" e per polemizzare sui lavori di esumazione, oppure per svolgere un lavoro di eccezionale importanza per il giudice.
L'impressione generale dopo due stagioni di esumazione a Batajnica puo' essere descritta come quella di uno "scenario" noto. Tutte le fosse, da quella denominata "Batajnica 2" fino alla "Batajnica 6", sono state portate alla luce una vicina all'altra, sono disposte in modo piu' o meno regolare e, a quanto appare, la loro dimensione non e' casuale. Cominciamo dalla posizione: tutti i sei siti di recente scoperta sono concentrati sullo stesso fondo, cioe' ai margini di un tiro a segno lungo circa 300 m., circondato da un alto "bent", cioe' da un terrapieno sul quale vi e' una solida recinzione di legno. Il tutto si trova distante dalla linea di fuoco, e quindi su un terreno "morto", come se qualcuno avesse pensato che nessuno le avrebbe mai trovate. Il terreno e' boschivo, molto soffice, tutto argilla sabbiosa, molto facile da scavare, particolare che ha reso piu' facile il lavoro degli archeologi: "E' tutto come a Vinci, molto facile per un lavoro archeologico". La fossa "Batajnica 2" era lunga circa 20 metri. Al suo interno e' stato scoperto anche il telaio di un grande rimorchio che, si ritiene, e' finito qui durante le operazioni di scarico. Quest'anno sono cominciati i lavori di esumazione anche per la fossa "Batajnica 3", lunga 17 metri (insieme alla struttura della rampa d'accesso) e profonda circa due metri e mezzo. Tutti i cadaveri, complessivamente 39, si trovavano in regolari sacchi di plastica (body bags), alcuni addirittura contrassegnati da numeri - particolare che potrebbe stare a indicare che qualcuno durante il trasporto ha effettuato un'ispezione di routine. Sono tutti uomini di eta' compresa tra 20 e 50 anni. Come nelle altre fosse vicine, sono tutte persone in abiti civili; molti hanno evidenti tracce di proiettili sugli indumenti. Lo stesso caso si ripete anche nella fossa "Batajnica 2": quasi tutte le vittime sono vestite con due paia di mutandoni, con pantaloni e poi una canottiera, due camice, un golf ecc. Irrilevante per il tribunale, ma sono state confermate alcune precedenti impressioni di alcuni membri dell'equipe di esumazione secondo cui si tratterebbe di un "esercito in abiti civili". Nella fossa "Batajnica 3" e' stato trovato anche l'intero ripiano di un rimorchio di camion.
IMMAGINI D'INFERNO
La fossa "Batajnica 4" si e' rivelata non essere una fossa, bensi' solo un buco irregolare poco profondo nel quale sono stati gettati alcuni indumenti e oggetti. Solo portando alla luce la fossa "Batajnica 5", nelle immediate vicinanze, gli archeologi si sono resi conto che la "Batajnica 4" non era altro che un mucchio temporaneo di terra con la quale successivamente e' stata ricoperta la "Batajnica 5". I lavori per portare alla luce la "Batajnica 5" durano ormai da piu' di tre mesi. Finora sono stati estratti 250 corpi (tra di essi una decina sono donne) e alla fine dei lavori tale numero, sulla base delle stime rese possibili dalle esumazioni finora condotte, potrebbe aumentare anche fino a 300. La fossa e' lunga 24 metri ed e' stracolma. Grazie ai metodi archeologici e' stato confermato che esistono dieci strati di scavo e si ritiene che "Batajnica 5" per un certo periodo di tempo, stimabile come compreso tra alcune ore e alcuni giorni, sia rimasta aperta, mentre i corpi vi sono stati gettati con diverse modalita': con un bulldozer da un lato, riversandoli da un grande camion, collocandoli manualmente "a frittata", secondo le parole di uno degli archeologi stranieri, bruciati e poi gettati, bruciati quando erano nella fossa, schiacciati da un camion, schiacciati da un bulldozer, lacerati dai "denti" della parte frontale di un bulldozer ecc. ... Chiarire questi metodi ha richiesto il lavoro attento e incredibilmente lungo di archeologi forensi provenienti da Canada, Gran Bretagna e USA, con esperienze in lavori simili in Bosnia, in Kosovo e in altre parti del mondo, nonche' di quattro archeologi e studenti serbi, i quali non hanno potuto evitare di invidiare ai loro colleghi stranieri l'attrezzatura di cui dispongono per lavorare.
Di "Batajnica 6" e' stato stabilito relativamente presto che non e' una fossa per sepoltura, bensi' un'area di terreno utilizzata per... bruciare. Qui, su un luogo lontano appena una ventina di metri da "Batajnica 5", e' stata ritrovata una grande quantita' di gomme bruciate, di pezzi di indumenti, di ossa umane, di legno... Un'analisi precisa di quanto rinvenuto dovrebbe confermare il numero minimo di persone i cui resti sono finiti nel rogo di Batajnica.
UNA SOTTILE LINEA ROSSA
Prima che terminassero i lavori relativi a "Batajnica 5" e "Batajnica 6" e' stato scoperto che esiste ancora una fossa. Dopo avere asportato uno strato di superficie del terreno, all'esperto occhio degli archeologi non e' sfuggita una sottile linea rossa che formava sulla superficie i contorni di un rettangolo. Le sue dimensioni equivalevano piu' o meno a quelle della grande fossa "Batajnica 5". Il colore rosso mattone di quella linea e' la conseguenza del tentativo di bruciare dei cadaveri all'interno della stessa fossa, e' cioe' un sottile strato di terra bruciata; le dimensioni del rettangolo che indicano con esattezza la sua grandezza fanno temere che anche la "Batajnica 7" contenga un grande numero di corpi, nonostante le informazioni di senso contrario degli "informatori" (di "Batajnica 2" si era affermato che "contiene poco piu' di 60 corpi", mentre il numero ha gia' superato i 250).
Secondo informazioni non confermate, una decina di giorni fa e' stato deciso di avviare i lavori di scavo anche per la fossa "Batajnica 7", nonostante il peggioramento del tempo e l'incertezza sul numero di corpi che vi sarebbero sepolti. Come motivo per il proseguimento dei lavori e' stato citato, sembra, anche il fatto che vi siano state "pressioni della comunita' internazionale", sebbene tali pressioni, dopo che e' stata portata alla luce "Batajnica 1", la prima e unica in cui sono stati ritrovati i resti di un numero consistente di donne e bambini, non siano piu' cosi' evidenti come quando l'anno scorso le fosse sono state visitate da Carla Del Ponte, che si e' fatta anche fotografare in compagnia degli esperti forensi. La risposta alla domanda di quale sia il motivo dell'attuale fretta la si potrebbe trovare, ma bisognera' attendere ancora un po', nel cambiamento delle modalita' di finanziamento dei lavori di scavo a Batajnica. Piu' precisamente, le spese vengono pagate dal Tribunale distrettuale di Belgrado, ma i fondi quest'anno vengono messi a disposizione dall'ICMP, attraverso il Centro di coordinazione per il Kosovo diretto da Nebojsa Covic. I medici legali di Belgrado non vedono perche' vi debba essere tanta fretta, soprattutto in presenza della possibilita' che il terreno si trasformi in un acquitrino, cosa che e' gia' avvenuta durante i lavori di scavo dell'anno scorso.
I PRECEDENTI ARTICOLI DI N.E. BALCANI SULL'ARGOMENTO:
http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=610
http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=448
http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=582
http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=234
| Data: 20-11-2002 | | Fonte: "Vreme" |
| Autore: Aleksandar Ciric |
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