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"Il vicolo cieco della Macedonia"

Data: 17-01-2002 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Andrea Ferrario

NOTIZIE EST #519 - MACEDONIA
17 gennaio 2002


IL VICOLO CIECO DELLA MACEDONIA
a cura di Andrea Ferrario


Dietro l'apparente tranquillità della situazione in Macedonia, soprattutto dal punto di vista della cessazione pressoché totale degli scontri armati, si nasconde un processo di lento, ma costante, deteriorarsi della vita politica ed economica che sembra sempre più portare verso un vicolo cieco, tanto che tornano a farsi sentire con insistenza le voci su un possibile riaprirsi del conflitto armato con l'inizio della primavera. L'impressione è che gli accordi di Ohrid dell'agosto scorso non siano stati affatto una svolta, bensì solo una pausa della quale tutte le parti in gioco, dai vertici macedoni, alla "comunità internazionale" e all'élite politico-militare albanese, stanno approfittando per un rimescolamento delle carte. Riportiamo qui di seguito, in ordine un po' sparso, una serie di brevi aggiornamenti sui principali aspetti dell'attuale situazione.

L'11 gennaio l'agenzia statunitense AP ha ricevuto il comunicato di un comandante anonimo dell'UCK macedone, che si firma solo "rappresentante per la stampa", nel quale si affermava che, in considerazione del mancato rispetto degli accordi di Ohrid da parte del governo di Skopje, la formazione armata albanese ha deciso di ricostituirsi e riattivizzarsi. L'autenticità di tale comunicato è stata immediatamente smentita da due fonti dell'UCK: prima dall'ex comandante Dreni e poi dall'ex capo della guerriglia albanese, Ali Ahmeti. In effetti vi sono ampi motivi per ritenere che il comunicato sia un falso, vista l'atipicità della firma generica e anonima (l'aspetto del comunicato inviato a un'agenzia stampa estera da un "rappresentante" senza credenziali ricorda molto da vicino tutta la faccenda del "giallo Rugova"). Due giorni dopo è stato invece reso pubblico un altro comunicato, decisamente più credibile, emesso questa volta dalla formazione armata albanese più radicale, l'AKSh (Esercito Nazionale Albanese). In tale comunicato si afferma che il governo macedone (o più precisamente gli "slavo-macedoni", come razzisticamente li definisce l'AKSh) sta preparando un'offensiva per la prossima primavera e che l'AKSh si sta preparando a una risposta militare. Nel frattempo, il rientro graduale delle pattuglie "etnicamente miste" delle forze di sicurezza macedoni in alcuni villaggi precedentemente coinvolti nel conflitto armato è stato in parte sospeso per i blocchi organizzati contro di esse da parte della popolazione albanese (ma in alcuni singoli casi anche da quella macedone). Da parte sua, il ministero degli interni di Skopje non ha rispettato la condizione, concordata in precedenza, di rimuovere tutti i posti di blocco che rendevano particolarmente insicura, o addirittura impedivano, la circolazione della popolazione albanese.

Negli stessi giorni i "falchi" di Skopje hanno inscenato tutta una serie di provocazioni, che hanno visto schierarsi esplicitamente al loro fianco i vertici della chiesa ortodossa macedone. La campagna era cominciata la settimana scorsa con una serie di pesanti accuse lanciate dai vertici della chiesa ortodossa macedone nei confronti del presidente Trajkovski, del quale veniva messa in dubbio l'affidabilità a motivo della sua fede religiosa (Trajkovski è un pastore evangelico-metodista). Il vescovo Petar è arrivato a dire apertamente in pubblico che "Trajkovski non è presidente dello stato, bensì di una setta". Un'altra iniziativa, che ha visto fianco a fianco il ministro degli interni Boskovski e il capo della chiesa ortodossa macedone, patriarca Stefan, ha causato grande scandalo nel paese. Il 9 gennaio, in occasione della promozione di alcuni membri delle unità speciali "Tigri" e "Leoni", il ministro degli interni è comparso a fianco del patriarca Stefan. Il primo ha pronunciato un discorso in cui ha detto ai membri delle unità, tra le altre cose: "Voi metterete in atto le decisioni dei vertici dello stato e non permetterete che la Macedonia cada in ginocchio", mentre il secondo, nel suo discorso, ha affermato: "La Macedonia è un paese di santi, ma anche di eroi. A questa generazione spetta il compito più difficile, il difficile onere di conservare e difendere la Macedonia. Preparatevi a difendere la Macedonia". Dopo il suo discorso, Stefan ha consegnato ai membri delle unità speciali delle targhette religiose contenenti alcuni versi di una preghiera, che verranno indossate dai membri delle unità speciali sulle loro divise. Il fatto è stato interpretato da molte fonti come un gesto che fa delle unità speciali delle formazioni di "combattenti per la cristianità", oltre che come un aperto schierarsi del capo della chiesa ortodossa con un fautore della guerra totale come Boskovski. Questo legame tra chiesa e "falchi" è stato ulteriormente confermato con le cerimonie per il Natale ortodosso, in occasione delle quali Georgievski e Boskovski sono comparsi con le loro consorti a fianco del patriarca Stefan, mentre il "traditore" Trajkovski non è stato nemmeno invitato a prendere parte alla cerimonia. Negli stessi giorni, infine, è stata annunciata la costruzione di un'altra enorme croce ortodossa, questa volta all'entrata della città di Ohrid: sarà alta 150 metri e intorno a essa verranno costruiti altri edifici religiosi su una superficie complessiva di 100.000 metri quadri.

Il 10 gennaio si è aperto un nuovo capitolo della crisi ai massimi vertici dello stato, che si sono spaccati in due in occasione di una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale. Lo scontro si è aperto quando il premier Georgievski ha chiesto che il ministro degli interni Boskovski venga nominato comandante supremo di tutte le unità speciali d'élite nel paese. Tale richiesta ha incontrato un netto rifiuto da parte del presidente della repubblica Trajkovski, nonché del ministro della difesa Popovski. Se la richiesta venisse accettata, infatti, sotto il comando del ministro degli interni passerebbero tutte le unità speciali, anche quelle che fanno parte dell'esercito, come per esempio i "Lupi". E' ovvio che in tale caso, qualora il conflitto dovesse riaprirsi, Boskovski e il suo ministero avrebbero completamente mano libera. Nell'estate scorsa era stata decretata la costituzione di una Unità mista antiterrorismo formata da membri delle "Tigri" (ministero degli interni) e dei "Lupi" (ministero della difesa), alla cui guida doveva essere nominato un uomo dell'esercito, il generale d'armata Miroslav Stojanovski. Tuttavia l'unità non è mai stata definitivamente formata, perché il ministero degli interni non ha mai messo a disposizione membri delle "Tigri" e per giunta nel frattempo ha creato una nuova unità speciale di pronto intervento, quella dei "Leoni". Nel corso della seduta del Consiglio di sicurezza si è aperto un altro scontro quando il ministro degli interni Boskovski ha affermato che il piano di rientro delle forze macedoni nei villaggi teatro di guerra nella primavera e nell'estate scorsa deve essere completamente rivisto e che i posti di blocco della polizia macedone non solo non devono essere tolti, come era previsto, ma devono addirittura essere rafforzati. Pochi giorni dopo è stato annunciato che il ministro della difesa Popovski verrà estromesso dal Consiglio di sicurezza e sostituito da Gjuner Ismail, direttore del bisettimanale "Forum" ed ex ministro del governo del socialdemocratico Crvenkovski.

Il 15 gennaio è stato annunciato che l'Ucraina ha ripreso le forniture militari alla Macedonia. Nel corso della visita del capo di stato maggiore macedone Stamboliski a Kiev, è stato infatti reso pubblico che l'Ucraina ha fornito altri due elicotteri da guerra "Mi-24". Attualmente, quindi, l'aviazione macedone possiede 12 elicotteri "Mi-24", 4 "Mi-8" e 3 "Mi-17". Secondo il quotidiano "Dnevnik", anche il ministero degli interni starebbe trattando per l'acquisto da Kiev di quattro "Mi-24", mentre il ministero della difesa, oltre ai due elicotteri, starebbe per acquistare dall'Ucraina altri due aerei di attacco a terra "Suhoi" (l'esercito ne ha già quattro), un aereo militare da trasporto "Antonov" e grandi quantità di armi convenzionali e munizioni. Secondo "Dnevnik", inoltre, l'Ucraina costruirà in Macedonia una fabbrica di armamenti. E' stato inoltre comunicato, questa volta ufficialmente, che Skopje e Kiev hanno firmato un accordo per una sostanziale modernizzazione dei carri armati, degli elicotteri e degli aerei macedoni.

Se nel campo macedone proseguono le lotte intestine, in quello albanese continua il silenzio di fatto sul mancato rispetto, da parte del governo di Skopje, degli accordi di Ohrid. Mentre Arben Xhaferi è sempre meno presente sulla scena, l'ex capo dell'UCK, Ali Ahmeti, è diventato la "star" del momento. Negli ultimi mesi si sono rincorse le voci più disparate su una sua entrata in politica, che lo stesso Ahmeti non ha per nulla smentito, anche se con formulazioni alquanto sibilline. Nei giorni scorsi, comunque, è stato formato un Consiglio coordinativo dei tre maggiori partiti politici albanesi (DPA, PDP, NDP), del quale tuttavia farà parte anche lo stesso Ahmeti. Tale novità sembra confermare in parte le ultime voci che erano corse, secondo cui Ahmeti avrebbe deciso di non fondare un proprio partito, almeno per il momento, e di non entrare a fare parte di alcun partito esistente, per diventare invece il "leader super partes" di una coalizione di "unità nazionale" dei partiti albanesi. Per il momento, ufficialmente, il Consiglio coordinativo si pone l'obiettivo limitato di spingere per il rispetto degli accordi di Ohrid e per controllarne nel tempo la messa in atto.

Negli scorsi numeri di "Notizie Est" che riguardavano la Macedonia abbiamo parlato a più riprese della drammatica situazione economica in cui versa il paese. Nelle ultime due settimane vi è stato un ulteriore, grave sviluppo engativo. Due delle principali aziende del paese, il complesso tessile Makedonka e quello metallurgico Jugohrom, dopo lunghe traversie, tentativi di risanamento o di privatizzazione, sono entrate in liquidazione. Si tratta di un durissimo colpo per l'economia macedone, che rischia di lasciare senza lavoro i 2.650 lavoratori della Makedonka e i 1.900 della Jugohrom.

(tutte le notizie hanno come fonte i quotidiani macedoni "Utrinski Vesnik" e "Dnevnik" dal 9 al 16 gennaio 2002)


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Data: 17-01-2002 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Andrea Ferrario





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