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Rivoluzionari per un benefit

Data: 23-12-2003 Fonte: "D" di "Repubblica"
Autore: Nando Sigona

N.E. BALCANI #735 - ROMANIA
23 dicembre 2003


RIVOLUZIONARI PER UN BENEFIT
di Nando Sigona - ("D di Repubblica", n.378 novembre 2003)

Come ottenere un certificato di rivoluzionario e vivere felici: in Romania sono 30.000 i "rivoluzionari patentati", 8.000 dei quali già denunciati dalla stampa come falsi ex combattenti


La sede dell'associazione “21 dicembre” è uno di quei palazzi che guadagnarono a Bucarest il nome di "piccola Parigi". Stucchi, grandi specchi, colonne con capitelli dorati e tappeti su cui languono alcuni cani randagi. La bandiera romena con il buco al centro, simbolo della rivoluzione di dicembre, sventola all'esterno. Poco distante c'è la piazza dell'Università, dove alcune croci ricordano i caduti dell'89. Doru Maries, il presidente dell'associazione, ricostruisce con precisione le ore e i minuti che portarono alla prima manifestazione pubblica contro il regime di Bucarest. Era il 21 dicembre 1989. Il giorno dopo Ceausescu parlò in piazza per recuperare il controllo della situazione, ma fallì. Il 22 dicembre per molti non fu solo la fine di Ceausescu, ma anche la fine della rivoluzione. Il comunista Iliescu e i suoi sostenitori, riunitisi nel Fronte di Salvezza Nazionale (Fsn), presero il controllo del Paese, marginalizzando i tanti gruppi spontanei. L'organizzazione del partito riuscì a riconquistare le posizioni chiave prima che nascesse una vera alternativa. Fu nei mesi successivi che nacquero le prime associazioni di ex-rivoluzionari, gruppi che rappresentavano una minaccia per il nuovo potere che cercò di attrarli nella sua orbita. E in molti casi ci riuscì. Uno degli strumenti più efficaci fu la legge 42 del 1990: chi fosse stato ufficialmente riconosciuto come "rivoluzionario" avrebbe avuto tassi agevolati sui prestiti bancari, facilitazioni per le concessioni commerciali, sussidi economici e un ettaro di terra gratis. Benefici che sollecitarono le voglie di molti. Anche di chi i moti del dicembre '89 li aveva visti in televisione o dall'altra parte delle barricate. Oggi i "rivoluzionari patentati" in Romania sono circa 30 mila, riuniti in centinaia di associazioni. Il loro ruolo nella vita politica e civile del Paese è marginale. Alcuni sono veri truffatori e i privilegi concessi loro dalla legge hanno intaccato il supporto popolare che i rivoluzionari "veri" avevano agli inizi degli anni '90. E infatti sono almeno ottomila i casi di falsi rivoluzionari denunciati in questi anni dai media indipendenti. Il certificato è disponibile in due versioni: rivoluzionario-combattente e rivoluzionario-partecipante. Ottenerlo non è difficile, bastano tre testimoni che giurino di averti visto sfilare o combattere per le strade di Bucarest o Timisoara nei giorni della cacciata di Ceausescu. "Dopo il 1944 accadde una cosa simile", racconta un esponente della maggioranza, "la polizia segreta diede il titolo di combattenti per il comunismo a molte più persone di quante parteciparono alle lotte". Ora il governo cerca di correre ai ripari con una nuova legge. La proposta prevede una verifica delle credenziali di tutti i rivoluzionari e l'assegnazione di sussidi e altre forme di sostegno (tra cui anche dodici biglietti ferroviari di prima classe) per gli invalidi della rivoluzione e i loro discendenti. L'accoglienza del progetto è stata fredda. Iliescu deve barcamenarsi tra le pressioni internazionali, che lo spingono a intervenire contro i casi più plateali di corruzione, e la volontà di non perdere l'appoggio di chi gli ha consentito di trasformarsi da gerarca comunista in novello rivoluzionario. La soluzione sarà un difficile compromesso tra queste due esigenze.

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Data: 23-12-2003 Fonte: "D" di "Repubblica"
Autore: Nando Sigona





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