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"Montenegro: il potere presidenziale"

Data: 05-07-2000 Fonte: AIM
Autore: Dragoljub Vukovic

NOTIZIE EST #340 - SERBIA/MONTENEGRO
5 luglio 2000


MONTENEGRO: IL POTERE PRESIDENZIALE
di Dragoljub Vukovic - (AIM Podgorica, 21 giugno 2000)


**A differenza dei primi leader anti-Milosevic e del movimento per un Montenegro sovrano, Djukanovic ha con sé un gruppo di persone che hanno operato dei voltafaccia politici e, cosa ancora più importante, i suoi uomini controllano le istituzioni e le finanze dello stato**

"E' triste che non abbiate raccolto il nostro invito a votare per noi. Per questo non possiamo più rivolgerci a voi come a dei cittadini rispettabili. Siete peggio di loro, visto che, nonostante tutto, avete votato per loro con un voto segreto". Con queste parole, pronunciate di fronte ai media statali montenegrini, il portavoce dell'Unione Liberale (LSCG), Vesna Perovic, si è rivolta ai cittadini montenegrini, esprimendo la propria rabbia per l'insuccesso del partito in occasione delle recenti elezioni locali anticipate a Podgorica e a Herceg Novi. Le conseguenze di tutto questo ricadranno non sulle spalle della dirigenza della LSCG, bensì sui cittadini, perché la portavoce dei liberali ha dichiarato che i deputati di tale partito in futuro non si faranno vedere in Parlamento. Più precisamente, lo abbandoneranno. L'ultimo insuccesso elettorale dell'Unione Liberale, che un tempo era la forza principale del movimento per l'indipendenza statale del Montenegro, ha dimostrato ancora una volta che nel corso degli ultimi due anni le tessere del mosaico politico del settore filomontenegrino si sono disposte in maniera completamente diversa. I liberali non sono più quello che erano un tempo, né i loro leader possono aspirare a una posizione di leadership nel blocco indipendentista montenegrino. Lo spazio che, per natura delle cose, avrebbe dovuto appartenere a loro, è stato riempito dalle forze politiche raggruppate intorno al presidente Milo Djukanovic.

L'alleanza politica di Djukanovic, composta, oltre che dal Partito Democratico dei Socialisti (DPS), anche dal Partito Socialdemocratico (SDP) e dal Partito Popolare (NS) filoserbo, si è imposta come unico contrappeso effettivo al regime di Slobodan Milosevic e agli interpreti della sua politica in Montenegro. Lo stesso Djukanovic, che è anche presidente del DPS, è riuscito con il tempo a strappare dall'ex leader politico dell'Unione Liberale, Slavko Perovic, l'aureola di combattente incrollabile per la difesa del diritto statale e nazionale del Montenegro e addirittura del suo diritto all'indipendenza, qualora dovessero fallire i tentativi di democratizzazione e decentralizzazione dello stato comune serbo-montenegrino.

La popolarità di Djukanovic tra coloro che si definiscono nazionalmente come montenegrini viene indicata non solo dai risultati delle elezioni degli ultimi due o tre anni, ma anche dalle indagini d'opinione. Egli supera per popolarità addirittura il leader dei socialdemocratici Zarko Rakcevic sul suo stesso terreno, cioè tra i sostenitori del SDP. Secondo l'indagine svolta per conto del Centro per la democrazia e i diritti umani (CEDEM) di Podgorica dall'agenzia privata "Damar", sempre di Podgorica, presso i sostenitori del SDP Djukanovic ha un rating migliore di quello di Rakcevic. Secondo la stessa indagine, anche un significativo numero di sostenitori dell'Unione Liberale non nasconde il proprio favore per l'attuale presidente del Montenegro. Il 23,4% dei sostenitori della LSCG ha dato a Djukanovic il voto più alto (cinque) e anche la valutazione media che ha avuto da essi è notevole, 3,24. Se inoltre si raffrontano le valutazioni che i cittadini di nazionalità montenegrina danno rispetto a Milo Djukanovic, con quelle ottenuta dai leader della LSCG, Miodrag Zivkovic e Slavko Perovic, nonché da quello dei socialdemocratici, Zarko Rakcevic, si riscontra che essi sono nettamente più favorevoli a Djukanovic.

Come è potuto accadere che Milos Djukanovic, un tempo accanito sostenitore di Milosevic e uno dei più duri critici del movimento montenegrino per l'indipendenza, sia diventato la personalità più importante di tale movimento, emarginando i suoi fondatori? Cosa ha fatto sì che in Montenegro si rinnovasse la leggenda biblica di Saulo, persecutore dei cristiani, che diventa Paolo, l'acceso promotore della nuova religione? La soluzione dell'enigma va ricercata in due direzioni. La prima porta agli inizi della creazione del blocco indipendentista montenegrino, e la seconda al momento della spaccatura all'interno del Partito Democratico dei Socialisti, erede della Lega dei Comunisti del Montenegro, divisosi in una frazione filo-Milosevic e in una anti-Milosevic.

Il movimento di resistenza a Slobodan Milosevic e al progetto grande serbo di ristrutturazione della ex Jugoslavia era in principio frammentato, ma con un ruolo chiaramente dirigente dell'Unione Liberale, un partito che si pronunciava a chiare lettere a favore di un Montenegro sovrano. Quando si è presentata per la prima volta da sola alle elezioni per il parlamento montenegrino (dicembre 1992), l'Unione Liberale, guidata da Slavko Perovic, ha ottenuto, nonostante la concorrenza che partiva da basi assolutamente migliori, 35.564 voti (12,4%). Il risultato era quasi identico a quello conseguito due anni prima, insieme ai liberali, da quasi tutte le forze anti-Milosevic del Montenegro raggruppate nell'Unione delle Forze Riformatrici della Jugoslavia, alla cui guida si trovava l'ultimo premier della Jugoslavia federale socialista, Ante Markovic. Che la forza del movimento per l'indipendenza del Montenegro stesse crescendo lo ha dimostrato, alla fine del 1992, anche il risultato elettorale di due partiti di orientamento socialdemocratico: il Partito Socialdemocratico dei Riformisti ha ottenuto circa 13.000 voti e il Partito Socialista più di 8.000 voti.

Dopo i segni di una tale espansione, era logico attendersi che le forze politiche degli indipendentisti montenegrini avrebbero cominciato a collaborare strettamente al progetto di un Montenegro sovrano e democratico. Tuttavia, ciò non è avvenuto. Si sono uniti i due partiti di orientamento socialdemocratico, ma in tal modo si è solo rafforzata la rivalità tra il Partito Socialdemocratico di nuova creazione e l'Unione Liberale. I liberali, più forti e combattivi, hanno sempre visto i socialdemocratici come un'eccedenza politica superflua nel settore filomontenegrino della scena politica della repubblica, che non faceva che rovinare loro il lavoro. Per questo hanno dato la preferenza al Partito Popolare filoserbo di Novak Kilibarda piuttosto che al Partito Socialdemocratico. I liberali e i popolari hanno tentato insieme di detronizzare il DPS, allora ancora unito, in occasione delle elezioni del 1996, ma non sono riusciti nel loro intento.

Quando all'inizio del 1997 si è verificato uno scontro tra le fila dei socialisti al potere, la frazione di Djukanovic ha fatto intendere con sufficiente chiarezza non solo di volere un maggiore spazio di quello coperto a suo tempo dal DPS ancora unito, ma anche di volere invadere il terreno dei partiti indipendentisti. Nel timore del prevalere delle forze filo-Milosevic in Montenegro, gli indipendentisti hanno salutato con favore queste intenzioni di Djukanovic. Anche se non intenzionalmente, a causa dei summenzionati timori, la dirigenza dell'Unione Liberale ha addirittura apertamente sostenuto Djukanovic in occasione della seconda e decisiva tornata di voto nella quale quest'ultimo concorreva con Momir Bulatovic per la funzione di presidente del Montenegro. In tal modo, nei fatti, i liberali hanno volontariamente trasferito a Djukanovic la leadership del nuovo blocco politico venuto a formarsi in Montenegro, valutando correttamente la drammaticità del momento e la forza di Djukanovic.

A differenza dei primi leader anti-Milosevic e del movimento per un Montenegro sovrano, Djukanovic aveva con sé un gruppo di persone che hanno operato dei voltafaccia politici e, cosa ancora più importante, i suoi uomini controllavano le istituzioni e le finanze dello stato. Nella persona di Djukanovic gli indipendentisti montenegrini hanno visto colui che aveva più potere di altri per realizzare le loro intenzioni. Le circostanze hanno portato Djukanovic a continuare ad alimentare tali speranze, ma egli si è mostrato anche decisamente abile nell'incanalare le energie politiche dei sostenitori dell'indipendenza statale del Montenegro.

Djukanovic è quindi ora, volente o nolente, vincolato alle speranze degli indipendentisti e sarebbe per lui molto rischioso tradirle completamente, sopratutto perché anche tra i sostenitori del Partito Democratico dei Socialisti, di cui è presidente, sono più numerosi coloro che hanno a cuore un Montenegro indipendente e internazionalmente riconosciuto rispetto a quelli che accettano una formula di unione confederale con la Serbia.



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Data: 05-07-2000 Fonte: AIM
Autore: Dragoljub Vukovic





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