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"Aggiornamento sulle vittime della guerra in Kosovo"
| Data: 19-09-2000 | | Fonte: "The Guardian", "Danas", "Zeri", "Bota Sot" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #345 - KOSOVO
19 settembre 2000
AGGIORNAMENTO SULLE VITTIME DELLA GUERRA IN KOSOVO
a cura di Andrea Ferrario
[Nel dossier sulla campagna di disinformazione relativa alle vittime della guerra in Kosovo, pubblicato nell'inverno dell'anno scorso, ci eravamo impegnati a seguire nel tempo i nuovi sviluppi. Continuiamo a farlo prendendo in esame un articolo che ha avuto ampia risonanza, uscito sul "Guardian" in agosto, durante il periodo di sospensione delle pubblicazioni di "Notizie Est". Il nostro dossier era uscito in "Notizie Est" #282, #283 e #284 e i successivi aggiornamenti in "Notizie Est" #324, #335 e #339, tutti archiviati su web all'indirizzo: http://www.ecn.org/est/balcani/notest.htm. Più sotto riportiamo due notizie in breve sulla partecipazione di esponenti del Consiglio Nazionale Serbo di Mitrovica alle elezioni federali jugoslave e sul recente soggiorno negli USA dell'ex comandante UCK Ramush Haradinaj - (A. Ferrario)]
Alla lunghissima serie di articoli contenenti speculazioni fuorvianti riguardo alla ricerca dei resti delle vittime della guerra per il Kosovo si è aggiunto il pezzo di Jonathan Steele intitolato "Le uccisioni a opera dei serbi 'esagerate' dall'occidente", pubblicato dal "Guardian" 18 agosto scorso (il testo originale integrale dell'articolo può essere reperito a http://www. ecn.org/est/balcani/kosovo/guardiansteele.txt). Come è ormai la regola in questi articoli, i fatti sono sempre pochissimi e vengono nascosti in mezzo a una marea di frasi allusive o di resoconti distorti. Nell'articolo di Steele il fatto intorno a cui si costruisce un castello di carta è addirittura solo uno, e non è nemmeno un fatto, bensì solo una dichiarazione del portavoce del Tribunale dell'Aja Paul Risley. Sulla base di questa sola dichiarazione, condita con la citazione delle opinioni di alcuni funzionari, tutti direttamente o indirettamente legati alla NATO, Steele scrive un lungo pezzo in cui si lascia intendere che le vittime della guerra per il Kosovo siano state poco meno di 3.000 e infatti così è stato interpretato da molti giornali in tutto il mondo, che nei giorni successivi hanno riportato tale supposta nuova rivelazione. In realtà, l'articolo, come vedremo confuso e pieno di lampanti contraddizioni, contiene numerose smentite a sé stesso. La frase di Risley che, secondo l'autore, sarebbe la prova della non veridicità delle stime secondo cui le vittime della guerra sarebbero state circa 10.000, è la seguente: "Il numero finale dei corpi portati alla luce sarà inferiore a 10.000 e per essere più precisi verrà probabilmente determinato come compreso tra due e tremila" ("The final number o bodies uncovered will be less than 10.000 and probably more accurately determined as between two and three thousands"), dichiarazione che viene immediatamente seguita dalle congetture di Steele cui abbiamo accennato sopra, che però non trovano assolutamente nessuna conferma in quanto detto da Risley. Innanzitutto, Risley parla di "corpi portati alla luce" ("bodies uncovered", che in inglese sta a indicare l'atto di estrarre fisicamente qualcosa da un posto in cui era nascosto - d'altronde più avanti lo stesso Steele parla di conteggio finale dei corpi esumati ["dug up"]) e non di conteggio complessivo delle vittime confermate. Ma Risley non si è limitato a dire solo questo. Perché il conteggio dei corpi esumati sarà di "solo" 3.000? Lo spiegano altre dichiarazioni di Risley riportate (in maniera fuorviantemente sparsa e senza criteri di successione logica) più avanti: "Prevediamo di avere sufficienti prove, entro ottobre, per porre termine alle esumazioni da parte dei team esteri, ed esse non saranno più necessarie l'anno prossimo", aggiungendo, scrive Steele "che vi sono altri 350 sospetti siti di fosse comuni, ma che [il Tribunale] ritiene che i costi e gli sforzi necessari per scoprirli non sono giustificati". Il giornalista del "Guardian" aggiunge subito dopo che alcuni sospetti siti hanno visto portare alla luce solo stracci e ossa di animali, ma è solo una sua affermazione non confermata da nulla, e non una dichiarazione di Risley. La vera spiegazione in realtà è semplice (sono cose che avevamo ampiamente riferito già in tempi non sospetti nell'inverno scorso) - come leggiamo molto più avanti in una dichiarazione di funzionari del Tribunale dell'Aja, secondo cui quest'ultimo "si rifiuta di dare un numero dei civili uccisi [perché] non è suo compito giungere a una tale cifra", infatti, leggiamo tornando a gambero più sopra, la Del Ponte già a suo tempo aveva affermato: "Il nostro compito non è quello di mettere a punto una lista completa delle vittime della guerra. Il nostro compito primario è quello di raccogliere prove relative a incriminazioni penali" e più sotto vi è una dichiarazione ancora più esplicita di Risley, secondo cui "le esumazioni hanno lo scopo di raccogliere prove giudiziarie per le accuse di strage. La loro utilità è quella di stabilire un nesso tra prove giudiziarie e determinate unità della polizia e dell'esercito che operavano in aree particolari del Kosovo". Quindi in realtà l'articolo smentisce se stesso: il Tribunale dell'Aja smetterà fra breve le opere di ricerca delle fosse comuni nonostante vi siano ben altre 350 (!) sospette fosse comuni. Il Tribunale non ha mai lavorato a stilare un elenco delle vittime o a scoprire tutte le fosse comuni, bensì solo a trovare prove per accusare "determinate unità della polizia e dell'esercito" e solo "in aree particolari del Kosovo", tutte cose, tra l'altro, già ampiamente note da lunghi mesi. Noi aggiungiamo, come avevamo già riportato negli ultimi due aggiornamenti sull'argomento nella primavera scorsa, che sicuramente ci sono anche motivazioni politiche che portano la NATO, in questo momento delicato in Serbia e in Kosovo, e soprattutto per togliere argomentazioni per l'indipendenza di quest'ultimo, a non impegnarsi nella ricerca dei resti delle vittime. Perché se no, visto l'alto numero di fosse sospette ancora da verificare, invece dei 14-15 team dell'anno scorso, solo 3-4 hanno lavorato quest'anno, con la vistosa assensa, alla riapertura delle ricerche, degli Stati Uniti e dell'Italia, cioè dei due paesi che più hanno alimentato la campagna revisionista di disinformazione sui giornali? In realtà, le testimonianze dei profughi, che pure sono stati testimoni di stragi, hanno subito deportazioni e sono stati sottoposto a ogni possibile shock, si sono rivelate in massima parte affidabili. Vedremo tra l'altro nei prossimi giorni, in un articolo a parte su uno dei casi più noti, come a un attento esame risultino chiare prove del fatto che la campagna sulle fosse "semivuote o inesistenti" è stata montata ad arte.
Dell'articolo di Steele, oltre a quanto sopra osservato, vanno rilevati altri due particolari che sono un indice della sua confusione e della sua contradditorietà involontaria. Steele scrive che "nessun governo NATO ha cercato di produrre un totale definitivo dei civili albanesi uccisi a partire dalle offensive serbe iniziate nel 1998. [...] La NATO non vuole ammettere che il danno non è stato così ampio come era stato detto" - ma immediatamente più sotto smentisce se stesso e scrive che "funzionari NATO hanno amesso ieri sera che le stime da loro formulate durante la guerra in merito al numero di civili albanesi del Kosovo massacrati dalle forze serbe potrebbero essere state troppo alte". Infine, nelle ultimissime righe dell'articolo, il giornalista del "Guardian" menziona il fatto che ai più di 2.800 corpi ritrovati, ai 199 casi di persone scomparse di cui è stato accertato che sono state uccise, nel conteggio delle vittime vanno messi anche i circa 3.000 "desaparecidos" albanesi registrati dalla Croce Rossa Internazionale, che a un anno e mezzo quasi di distanza vanno purtroppo sicuramente considerati morti, e cita egli stesso un'ipotesi "massima" di 6.000 vittime. Steele si dimentica tuttavia di inserire nel conteggio le 350 fosse comuni denunciate, che il Tribunale dell'Aja non cercherà perché non è interessato a un conteggio, ma solo a reperire prove sufficienti. Si dimentica che il fatto che il Tribunale cerchi solo "prove sufficienti relative a unità determinate in aree particolari" comporta anche che il conteggio dei resti ritrovati nelle fosse già indagate potrebbe essere decisamente maggiore se vi fosse una ricerca mirata a ritrovarli tutti (in numerosissimi casi i cadaveri sono stati asportati e occultati in altro luogo e/o dispersi in aree molto vaste in un secondo tempo). Steele si dimentica anche del fatto che il Tribunale indaga solo sulle fosse comuni (secondo la definizione dell'ONU, luoghi in cui sia denunciato il sotterramento di almeno 12 persone) e non sulle uccisioni singole o di gruppi limitati di persone, che sono stati sicuramente numerosi. Mettendo insieme tutto ciò la stima di 10.000 vittime appare più che realistica e potrebbe anche venire superata.
[RIQUADRO:] IL CASO BOSNIACO
Già nei vari articoli pubblicati in passato sul tema avevamo segnalato come in Bosnia la ricerca delle fosse comuni prosegua ancora oggi a cinque anni dalla fine della guerra (il Tribunale ha da tempo smesso le ricerche, ora sono altre organizzazioni bosniache ad occuparsene) con ritrovamenti continui, soprattutto in primavera ed estate, quando le condizioni sono più favorevoli. Confermiamo ancora questo fatto citando l'esempio di soli due tra i più recenti ritrovamenti. L'8 settembre scorso a Sokolac, cinquanta chilometri a est di Sarajevo, è stata esumata una fossa comune contenente i resti di 44 musulmani uccisi nel 1992, dopo che nella stessa area una settimana prima era stata rinvenuta un'altra fossa (AFP, 8 settembre 2000). Il 16 settembre nei pressi di Manjaca, dove nel 1992-1995 vi era un campo di detenzione allestito dai serbi di Bosnia, sono stati ritrovati in una fossa i resti di 22 persone. Secondo la Commissione Bosniaca per le Persone Scomparse nella stessa regione sono stati esumati nell'ultimo mese 201 cadaveri (AFP, 16 settembre).
I CANDIDATI SERBI DEL KOSOVO ALLE ELEZIONI FEDERALI JUGOSLAVE
Il quotidiano di Belgrado "Danas" ha pubblicato nei giorni scorsi una lista completa dei candidati alle elezioni federali jugoslave nella lista dell'Opposizione Democratica unita serba (DOS). Nella Camera delle Repubbliche la lista sarà unica per tutto il paese (e guidata da Zoran Djndjic) - nell'elenco, al n.11, compare il nome di Momcilo Trajkovic, leader del Movimento di Resistenza Serbo (SPO) del Kosovo, già amministratore della provincia sotto Milosevic, recentemente fuoriuscito dal gruppo dei moderati di Gracanica. Per la Camera dei Cittadini ci saranno liste diverse per ogni distretto. Il Kosovo settentrionale è stato accorpato all'area della Serbia che ha al suo centro Prokuplje, mentre il Kosovo meridionale è stato accorpato all'area di Vranje, sempre in Serbia. I due distretti risultano così essere i maggiori a livello federale ed eleggeranno molti più candidati degli altri. Nella lista del DOS per il distretto di Prokuplje si incontra tra i primi nomi quello di Vuko Antonijevic, presidente del Consiglio Nazionale Serbo di Mitrovica, del quale si precisa che fa parte del DSS, cioè del partito di Kostunica. Antonijevic nel febbraio scorso si era complimentato pubblicamente in una manifestazione a Mitrovica con le bande che avevano compiuto in quei giorni il pogrom che aveva lasciato 11 tra albanesi e turchi uccisi. Dietro di lui si incontra il nome di Jovica Filipovic, di Pristina, dello SPO di Momcilo Trajkovic. Due altri esponenti dello SPO di Pristina, Slavisa Kostic e Sladjan Nedeljkovic, figurano nella lista per il distretto di Vranje. Da parte sua, Oliver Ivanovic, il leader dei serbi di Mitrovica e dei "ragazzi del ponte", dopo avere in principio affermato che le elezioni jugoslave andavano boicottate, ha dichiarato pubblicamente il 12 settembre scorso la propria intenzione personale di votare per Kostunica, aggiungendo che "il Consiglio Nazionale Serbo (SNV) non si presenterà alle elezioni, ma ciò non significa che noi non andremo votare. Voteremo sicuramente. Voteremo per Kostunica perché siamo membri a pieno titolo dell'opposizione unita" (AFP, 12 settembre). Ricordiamo che già il 22 aprile scorso, in occasione del vertice dell'opposizione svoltosi ad Atene, Djindjic si era pronunciato a favore di un'entrata del SNV di Mitrovica, e di Ivanovic personalmente, nella coalizione di opposizione.
IL RITORNO DI HARADINAJ
Ieri, 18 settembre, svariati giornali kosovari hanno riferito del ritorno in Kosovo da una visita negli Stati Uniti di Ramush Haradinaj, l'ex comandante UCK che ora guida una formazione politica, l'AAK, alternativa a quella di Thaci. Negli Stati Uniti Haradinaj ha avuto un incontro con John Menzes del Dipartimento di Stato, un personaggio poco noto al pubblico, ma che svolge un grande ruolo nella determinazione delle politiche statunitensi nei Balcani (era stato tra i partecipanti alla riunione tra serbi del Kosovo/di Belgrado e amministrazione USA a Sofia nel dicembre dell'anno scorso). In questo suo secondo viaggio negli USA, Haradinaj è stato ospite ancora una volta della Albanian-American League (AAL), un'organizzazione della diaspora albanese legata al senatore Joseph Dioguardi e che è stata tradizionalmente legata a Rugova e a Berisha. La AAL tuttavia nel maggio '99 ha promosso raccolte di fondi per la "Patria Chiama", l'organizzazione dell'UCK per la raccolta di finanziamenti, mentre in tutto il periodo dalle stragi del febbraio '98 fino a Rambouillet era rimasta invece su posizioni filo-Rugova. E' interessante a tale proposito notare che il quotidiano "Bota Sot", schieratissimo con Rugova, cita con evidenza una dichiarazione rilasciata da Haradinaj negli USA secondo cui "se vogliamo che il Kosovo sia uno stato, non potrà mai essere tale senza la LDK. Pertanto non possiamo negare i dieci anni di lavoro di Ibrahim Rugova". E' significativo che proprio questo quotidiano riporti una tale citazione, soprattutto nel momento in cui le elezioni amministrative sono vicine e bisogna già pensare a future alleanze.
(da "Zeri" e "Bota Sot", così come riportati in "OSCE Media Monitoring Daily Report" del 18 gennaio 2000)
| Data: 19-09-2000 | | Fonte: "The Guardian", "Danas", "Zeri", "Bota Sot" |
| Autore: Autori vari |
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