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"Milosevic, gli USA e la Gran Bretagna"

Data: 21-06-2000 Fonte: "New York Times", "The Times", "The Guardian"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #336 - SERBIA/MONTENEGRO
21 giugno 2000


MILOSEVIC, GLI USA E LA GRAN BRETAGNA


[Seguono un pezzo del "New York Times" e uno del "Times" di Londra sulle voci relative a trattative segrete per una fuga in esilio di Milosevic, con una breve scheda del "Guardian" sugli altri serbi incriminati dal Tribunale dell'Aja. I due articoli si basano interamente su dichiarazioni di funzionari anonimi e vanno quindi presi con la dovuta cautela, anche se vi è un'eloquente dichiarazione ufficiale del portavoce del Tribunale dell'Aja, che sembrerebbe confermare la sostanza delle notizie. L'autore de primo articolo, Erlanger, è una delle più note casse di risonanza delle "gole profonde" dell'amministrazione USA. In generale le voci sembrano inquadrarsi perfettamente nel quadro generale delle manovre statunitensi che abbiamo seguito a partire da un anno a questa parte, ivi incluse le divergenze tra USA e Gran Bretagna riguardo all'incriminazione di Milosevic. Ricordiamo che in un articolo della "Jane's Intelligence Review", ripreso da "Notizie Est" [# 320, 8 aprile 2000], Zoran Kusovac, uno degli osservatori più attenti e meglio informati sui Balcani, segnalava che già tra Natale e febbraio ci sono stati ripetuti contatti tra emissari occidentali e Milosevic, mentre negli stessi mesi i media greci riferivano a più riprese di trattative sotterranee e indirette tra Washington e Belgrado. Inoltre, ieri la Associated Press riferiva che l'ambasciatore USA all'ONU, Richard Holbrooke ha affermato che "gli Stati Uniti sono determinati a garantire che i sospetti di crimini di guerra nella ex Jugoslavia vengano portati a giudizio", citando subito dopo i nomi Radovan Karadzic e di Ratko Mladic. La stessa Associated Press ha notato a tale proposito che Holbrooke non ha menzionato Milosevic, nonostante proprio in questi giorni la sua incriminazione sia al centro dell'attenzione generale. Infine, un particolare secondario, ma curioso: il quotidiano "Il Manifesto" ha a suo modo anticipato di due giorni il "New York Times" riprendendo e facendo proprie il 17 giugno, in un articolo di Tommaso Di Francesco, le esortazioni di Dragoslav Avramovic rivolte all'occidente per "garantire [a Milosevic] un'immunità nei confronti dell'incriminazione voluta dal Tribunale dell'Aja", un pronunciamento e una scelta dei tempi significativi, soprattutto se si tiene conto degli importanti contatti istituzionali esibiti negli ultimi mesi dalla testata, a partire dalle collaborazioni degli editorialisti di "Limes" fino alla successiva sponsorizzazione da parte di Finmeccanica, il maggiore gruppo dell'industria bellica italiana - Andrea Ferrario]

VOCI DI TRATTATIVE SUI TERMINI DI UNA VIA DI USCITA PER MILOSEVIC
di Steven Erlanger - ("New York Times", 19 giugno 2000)


PRAGA, 18 giugno - L'amministrazione Clinton sta esplorando presso alcuni suoi alleati NATO e la Russia la possibilità che al presidente jugoslavo Slobodan Milosevic venga consentito di lasciare la propria carica con garanzie per la sua sicurezza e per i suoi risparmi, affermano alti funzionari americani e NATO.

Le discussioni sono delicate e di natura informale, sottolineano i funzionari, ponendo l'accento sul fatto che l'amministrazione non sta preparando alcuna offerta a Milosevic - che è stato messo sotto accusa da un tribunale internazionale per i crimini di guerra - e non ne farà in futuro.

Tuttavia, "se ci fosse presentata un'offerta concreta e rapida che possa rimuovere Milosevic dal potere, dovremmo pensarci molto bene prima di dire 'no' ", ha affermato un alto funzionario dell'amministrazione.

Un altro alto funzionario ha affermato che gli Stati Uniti condannerebbero ogni proposta che dovesse consentire a Milosevic di andare in qualsiasi posto che non sia il tribunale per i crimini di guerra dell'Aja. "E' questa la linea politica", ha detto il funzionario. "Ma la domanda se in un tal caso agiremmo per fermarlo oppure acconsentiremmo tacitamente è tutta un'altra questione", ha affermato il funzionario, aggiungendo quindi con prudenza: "Non ci sono state discussioni formali su questo argomento -- di cui io sia a conoscenza".

Milosevic ha sollevato la questione del suo futuro l'estate scorsa, dopo che la guerra per il Kosovo è finita, affermano funzionari. Ma Washington ha respinto ogni discussione di un accordo.

Nelle ultime settimane sono state fatte varie proposte a Washington e Atene da parte di emissari che affermavano di venire da parte di Milosevic, hanno affermato i funzionari. Ma quello che è meno chiaro è se essi sono pienamente autorizzati, e se Milosevic pensa seriamente ad arrivare a un accordo, oppure sta solo cercando di "tastare il terreno", ha affermato un funzionario americano. "Quello che non faremo mai è fargli un'offerta, perché non farebbe che incassarla".

Ogni accordo, anche senza chiare impronte digitali americane, metterebbe inoltre in una posizione difficile il vicepresidente Al Gore nel corso della campagna presidenziale e potrebbe minare il tribunale internazionale che ha messo sotto accusa Milosevic.

Un altro punto che non è chiaro è perché Milosevic dovrebbe scegliere di abbandonare il potere proprio adesso, osservano con prudenza i funzionari. Anche se la sua posizione si sta lentamente disintegrando, insieme all'economia della Jugoslavia, la sua attuale poltrona è probabilmente il posto più sicuro per lui. "Sarebbe difficile per lui fidarsi delle garanzie di chiunque, all'interno o all'esterno del paese", ha affermato un funzionario.

All'interno del suo partito di governo, Milosevic ha detto che è importante attendere il termine dell'amministrazione Clinton e che un'eventuale presidenza di George W. Bush sarebbe più "realistica" nei confronti della Serbia, essendo gravata da una minore animosità per la guerra del Kosovo.

Nonostante questo, il presidente Clinton ha sollevato il problema del futuro di Milosevic con il presidente russo, Vladimir V. Putin, in occasione del loro recentre incontro ai vertici, hanno riferito funzionari russi ad alcuni funzionari di un paese NATO. Secondo i russi, Putin ha detto a Clinton che Miami sembrerebbe un posto altrettanto buono di Mosca per Milosevic, hanno affermato i funzionari.

L'amministrazione Clinton ha fatto della rimozione di Milosevic uno dei suoi maggiori obiettivi politici e lo considera come l'ostacolo centrale alla democratizzazione e alla stabilità nell'Europa sud-orientale. Il segretario di stato Madeleine K. Albright ha detto ai suoi più alti collaboratori di volere che Milosevic non sia più in carica prima di abbandonare l'amministrazione, ma Milosevic ha frustrato Washington, avendo allo stesso tempo la meglio sull'opposizione.

"A Washington vi è un forte interesse per queste proposte", ha affermato il funzionario di un paese NATO. "Non possono farsi vedere mentre 'fanno la spesa'. Ma stanno mandando segnali per fare capire che, se dovesse venire una proposta chiara, essa verrebbe seriamente presa in considerazione. E ciò indica che fanno sul serio. Se lei ne scrive, ci saranno delle smentite complete. Ma si tratta della migliore soluzione per tutti, e potrebbero rigirarla come una vittoria, come la sua testa messa su un piatto. Molti affermano con vigore che la democrazia dovrebbe venire prima della persona".

La Grecia è uno dei paesi che stanno attivamente esplorando la possibilità di un accordo per la rimozione di Milosevic, che potrebbe comportare un esilio all'estero per lui e per la sua famiglia o, meno probabilmente, impegni per la sua sicurezza all'interno della Serbia da parte di un eventuale governo successore che prometta di non estradarlo.

La Grecia, paese ortodosso, ha fornito aiuti umanitari alla Serbia e al Kosovo anche durante la campagna aerea e ha agito come ponte tra la NATO e Belgrado in passato.

Il mese scorso, Milosevic si è incontrato con l'ex ministro degli esteri greco Karolos Papoulias e alcuni importanti uomini d'affari greci, ivi inclusi alcuni che hanno stretti legami con gli Stati Uniti. Voci affermano che Milosevic avrebbe chiesto di incontrare l'ex primo ministro Constantine Mitsotakis, del quale si fida, ma funzionari affermano di essere alla ricerca di ulteriori segnali sulla serietà delle intenzioni di Belgrado prima che Mitsotakis possa essere autorizzato a muoversi.

Anche se Milosevic è assediato e impopolare, e il paese sta avendo gravi problemi economici, l'opposizione serba è debole e non vi sono segni di potenziali insurrezioni. L'esercito e la polizia non si sono spaccati. La Russia e la Cina, che si sono opposte all'uso della forza da parte della NATO in Kosovo e hanno interessi in Serbia, sono state disponibili nell'aiutare Milosevic e il suo governo con crediti, prestiti e forniture energetiche.

Tuttavia, affermano i funzionari, Milosevic sta dando segni di nervosismo. Non si incontra con un giro vasto di persone, né viaggia intensamente nel paese; vi sono segni di una carenza di grano che potrebbe fare aumentare i prezzi degli alimentari; e vi è stata tutta una serie di assassini di alti ufficiali e capi criminali, nessuno dei quali è stato risolto, che sono indice di instabilità.

L'opposizione si sta facendo sempre più un movimento diffuso all'interno della Serbia, mentre le indagini di opinione rilevano un desiderio crescente di cambiamento e di fine dell'isolamento internazionale, anche se gli attuali leader dell'opposizione di per se stessi non sono popolari.

Inoltre, le sanzioni internazionali contro la Jugoslavia si stanno facendo meglio coordinate e sembrano mettere alle strette coloro che sono vicini al governo. Proprio la settimana scorsa, affermano i funzionari, Cipro, un "paradiso" per i capitali e il lavaggio di denaro serbi, ha finalmente accettato di chiudere la sede della Beogradska Banka per motivi tecnici.

Si ritiene che Milosevic e la sua famiglia abbiano grandi quantità di denaro nelle banche estere, anche se l'ammontare e l'ubicazione del loro patrimonio sono ignoti.

Milosevic sembra stanco e irritabile, affermano i funzionari, che notano come i suoi discorsi siano segnati da una specie di furia ideologica che ricorda in particolare le opinioni della sua influente moglie, Mirjana Markovic, un professore di sociologia che ha fondato il partito Sinistra Jugoslava Unita (JUL).

Si dice inoltre che alcuni esponenti del suo stesso partito comincino a guardare oltre di lui e che la sicurezza della sua famiglia, in particolare quella di suo figlio, Marko, che è impegnato in un'ampia gamma di attività di affari, sia fonte di preoccupazione.

Marko Milosevic, sebbene si trovi nella lista delle persone cui è vietato viaggiare nei paesi dell'Unione Europea, è stato di recente in Grecia con un passaporto diplomatico falso, ha detto un funzionario, e si ritiene che attualmente si trovi in Giappone, probabilmente sulla via della Cina.

Per quanto riguarda il convincimento di Milosevic che un'amministrazione Bush sarebbe più realistica e meno emotiva nei suoi confronti, un consulente di politica estera di Bush ha sottolineato che non vi è stata alcuna politica concordata e che la situazione in Serbia potrebbe cambiare di molto in sei mesi.

"Ma Milosevic non dovrebbe arrischiarsi a sentirsi a proprio agio nella prospettiva di un'amminsitrazione Bush", ha detto il consulente. "Non avrebbe senso metterci una pietra sopra. La strategia può cambiare in diversi modi, e verrà messa a punto con gli europei. Ma l'idea che un gruppo di adepti della realpolitik alla Kissinger dirotterà le energie altrove e lo lascerà occuparsi degli affari suoi è qualcosa su cui non dovrebbe fare affidamento".


CLINTON STA CONSIDERANDO OPZIONI PER L'ESILIO DI MILOSEVIC
di Richard Beeston - ("The Times", 20 giugno 2000)


L'amministrazione Clinton sta rivedendo la sua politica nei confronti del regime di Milosevic e potrebbe essere pronta a consentire al leader serbo di recarsi in esilio in cambio di un abbandono del potere a Belgrado.

Secondo diplomatici occidentali che osservano l'evoluzione della politica balcanica, sembra che Washington stia rendendo più morbida la propria posizione nella speranza di garantire un importante passo avanti prima che il mandato del presidente Clinton scada alla fine dell'anno.

"Abbiamo rilevato una folata di cambiamento. Stanno rivedendo le loro opzioni", ha affermato un diplomatico fortemente coinvolto nella regione. "Non direi che abbiano fatto una svolta a 180 gradi - più probabilmente si tratta di uno spostamento di 90 gradi".

La mossa potrebbe causare una seria spaccatura con la Gran Bretagna, che si è continuamente opposta a ogni compromesso con il regime di Belgrado. Essa potrebbe minacciare anche le sue relazioni con la Russia, visto che è questo il paese di destinazione più probabile per il leader serbo, nel caso dovesse scegliere di andare in esilio.

Durante e dopo il conflitto in Kosovo, gli Stati Uniti e gli alleati della NATO hanno insistito affinché Milosevic, che è stato incriminato per crimini di guerra in relazione alle azioni delle sue forze nella provincia secessionista, venisse messo sotto processo presso il Tribunale di Giustizia Internazionale dell'Aja.

Un portavoce della NATO ha insistito ieri che questa rimane la posizione dell'Alleanza, ma in privato vi è la crescente sensazione che ci potrebbero volere anni prima che il dittatore serbo venga rimosso dal potere. Vi sono timori che più a lungo egli rimarrà a Belgrado, più aumenterà al destabilizzazione per l'intera regione, che è controllata da migliaia di soldati NATO in una missione senza termine prestabilito.

Di fronte a un'opposizione debole e divisa vi sono sempre maggiori timori che si giunga a una replica della politica relativa all'Iraq, che, nonostante le sanzioni e una campagna di bombardamenti continua, ha lasciato il presidente Saddam Hussein saldamente in controllo della situazione da più di un decennio.

"L'attuale politica ha portato gli americani in un vicolo chiuso", ha detto un diplomatico europeo. "Hanno bisogno di una strategia di uscita, preferibilmente prima che la presidenza Clinton sia terminata".

Uno dei segnali più chiari che vi è uno spostamento è apparso nel "New York Times" di ieri, che citava funzionari USA secondo cui potrebbero prendere in considerazione un accordo che consentirebbe a Milosevic di " lasciare la propria carica con garanzie per la sua sicurezza e per i suoi risparmi". Secondo fonti vicine a Belgrado, l'articolo potrebbe essere mirato a inviare un messaggio a Belgrado.

Sebbene la sua presa sul potere sia solida al momento, il presidente Milosevic è conscio del fatto che il suo regime non durerà per sempre e che egli potrebbe avere una maggiore possibilità di sopravvivenza se tratterà da una posizione di forza.

Potrebbe, per esempio, negoziare il suo abbandono, magari tramite intermediari greci. Lui e la sua famiglia potrebbero quindi lasciare Belgrado e trasferirsi in un paese terzo per vivervi in esilio.

La destinazione più probabile sarebbe la Russia, dove il leader serbo gode di considerevoli favori ufficiali e del sostegno dell'opinione pubblica.

Ieri, Igor Ivanov, il ministro degli esteri russo, ha descritto le notizie secondo cui Mosca sarebbe impegnata in trattative segrete come il prodotto di una "fertile immaginazione", ma solo un mese fa il generale Dragoljub Ojdanic, ministro della difesa serbo incriminato per crimini di guerra, ha effettuato una visita ufficiale di cinque giorni a Mosca, dove è stato ricevuto da ministri russi e da alti ufficiali dell'esercito.

In nessun caso gli Stati Uniti o qualsiasi altro paese della NATO sarebbe direttamente coinvolto nell'abbandono di Belgrado da parte di Milosevic, ma vi sarebbe semplicemente un tacito accordo di non cercare di catturarlo quando è in esilio.

Ieri un portavoce del tribunale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia ha affermato che è impossibile cancellare le accuse contro una persona sospettata di crimini di guerra.

Tuttavia, egli non ha escluso la possibilità che, nell'interesse della stabilità regionale, sarebbe possibile concordare una soluzione diplomatica con le parti in questione.

"[Il tribunale] non consentirebbe mai una garanzia di immunità per nessuna persona incriminata dal tribunale", ha affermato Paul Risley, un portavoce di Carla Del Ponte, il Procuratore Capo. "Detto questo, il tribunale riconosce l'importante ruolo della diplomazia nel portare stabilità nella regione". L'ostacolo più alto a un compromesso sarebbe rappresentato dal governo britannico, che è stato costantemente il falco più coerente tra tutti gli alleati NATO nella propria posizione dura nei confronti di Belgrado.

Il Foreign Office ha affermato ieri di non essere a conoscenza di alcun compromesso in corso di discussione, ma che si opporrebbe a ogni cambiamento che dovesse consentire al leader serbo di sfuggire alla giustizia. "Non siamo impegnati nell'attività di prendere accordi con Milosevic", ha detto un portavoce del Foreign Office. "E' stato incriminato per crimini di guerra e dovrà consegnarsi all'Aja per essere processato".

[In un altro articolo del "Times" di Londra (18 giugno 2000) viene raccolta la testimonianza dell'ex comandante NATO in Kosovo, Michael Jackson, sugli accordi di Kumanovo del giugno '99. Jackson afferma di avere personalmente omesso dagli accordi sul tavolo a Kumanovo la condizione della liberazione dei prigionieri kosovari albanesi, che in quegli stessi giorni venivano deportati in Serbia, e precisa di averlo fatto in conseguenza di "una decisione fondamentale presa dai G-8. E' stata questa decisione a formare la base di tutto ciò che è seguito". Il "Times" cita poi l'opinione di esperti dell'International Crisis Group secondo cui la decisione di non includere l'argomento negli accordi di Kumanovo è stata presa a causa delle "pressioni del presidente Bill Clinton per porre fine alla guerra". Le ondate successive di dure condanne e assoluzioni nei confronti di tali prigionieri, nei fatti ostaggi, susseguitesi dall'autunno scorso fino a oggi danno adito, visto il contesto degli ultimi mesi, ad ampi sospetti che i destini di tali persone vengano in larga parte utilizzati come merce di scambio in trattative sotterranee - a.f.]


GLI ALTRI SERBI INCRIMINATI DAL TRIBUNALE DELL'AJA
(da "The Guardian", 20 giugno 2000)


[...]

* Radovan Karadzic - Il leader dei serbi di Bosnia durante la guerra, accusato di crimini contro l'umanità e di genocidio, vive ancora in reclusione nella sua casa di Pale. Le truppe della forza di pace della SFOR che sorvegliano l'area sono state sempre riluttanti a irrompere nella sua casa per timore di vittime.

* Ratko Mladic - Il generale di più alto grado dei serbi di Bosnia, che vive in pensione nella capitale jugoslava, è anch'egli ricercato per genocidio. Ha ordinato il bombardamento costante di Sarajevo e il massacro di più di 7.000 musulmani di Srebrenica. Il suo indirizzo completo è: 119 Blagoja Parovica, Banovo Brdo, Belgrado. Ama recarsi alle corse di cavallo e alle partite di calcio, e continua a incassare una pensione mensile dal governo jugoslavo.

* Zeljko Raznjatovic, noto come Arkan - Leader del gruppo paramilitare delle Tigri, è stato accusato l'anno scorso con un'incriminazione segreta, che si ritiene includesse il suo ruolo nei massacri in Croazia nel 1991, in Bosnia nel 1992 e forse in Kosovo l'anno scorso. E' stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in un hotel di Belgrado poco dopo che l'incriminazione era stata emessa. Al momento del suo omicidio stava sondando le proprie possibilità, alla ricerca di almeno un paese occidentale che gli offrisse asilo.

* Momcilo Krajisnik - Il braccio destro di Karadzic, e il più importante sospetto di crimini di guerra a essere catturato da soldati della NATO e consegnato all'Aja, nell'aprile di quest'anno. Egli viene accusato di genocidio e di crimini contro l'umanità per il suo ruolo nella messa in atto della politica di pulizia etnica in tutta la Bosnia dal 1991 al 1995.

* Dusan Tadic - Condannato per 11 crimini di guerra da parte del tribunale dell'Aja nel 1997 per il suo ruolo nella gestione del terribile campo di Omarska, nella Repubblica Serba di Bosnia, dove i prigionieri, in massima parte musulmani, venivano torturati, violentati e uccisi. Attualmente sta ricorrendo in appello contro la sua sentenza.


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Data: 21-06-2000 Fonte: "New York Times", "The Times", "The Guardian"
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