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"Un test per il rating o per la salvezza"
| Data: 14-03-2002 | | Fonte: AIM, "Utrinski Vesnik" |
| Autore: Branka Nanevska |
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N.E. BALCANI #540 - MACEDONIA
14 marzo 2002
UN TEST PER IL RATING O PER LA SALVEZZA
di Branka Nanevska - (AIM Skopje, 11 marzo 2002)
[Il seguente articolo sulla Conferenza dei donatori per la Macedonia è stato scritto prima che la conferenza stessa si tenesse; segue più sotto un breve aggiornamento di oggi]
La nuova conferenza dei donatori per la Macedonia, la quinta della serie dall'indipendenza del paese, viene attesa con grandi incognite, mentre le opinioni degli esperti di economia sono divergenti. Da una parte vi è la speranza e il moderato ottimismo del governo che la comunità internazionale assicuri i 256 milioni di euro necessari per la stabilizzazione economica, la ricostruzione delle strutture distrutte dalla guerra e la messa in atto degli accordi di Ohrid. Dall'altra, vi è il timore degli esperti indipendenti macedoni e di quelli internazionali che la conferenza possa arrecare più danni che vantaggi. Richiamano alla prudenza, perché durante tali incontri i fondi non vengono approvati, ma solo promessi. Consigliano alla delegazione governativa, che, detto per inciso, non è mai stato così numerosa come questa volta, di fare maggiore attenzione alla realtà e ricordano le posizioni che svariati funzionari occidentali hanno espresso pubblicamente nel corso della preparazione della Conferenza. Si ritiene, in particolare, che i vertici dello stato abbiano già abilmente sfruttato in passato lo schema degli "aiuti caritatevoli", riuscendo a ottenere dalle istituzioni finanziarie mondiali e da quelle dei paesi sviluppati molti soldi che sono stati spesi in maniera non trasparente e disonesta. Per questo ora è venuto il momento di tirare un po' la cinghia e che i politici comincino a imparare a sbrigarsela da soli. Rimane un grande punto di domanda riguardo a come una tale tattica possa essere fruttuosa nella situazione data, ed è questo che più di altro suscita nell'opinione pubblica diffidenza e apprensione.
L'atmosfera nel paese è in fase di incandescenza a causa dell'economia devastata dalla guerra e dell'enorme povertà che pesa soprattutto sul "popolo" comune. I più minacciati, cioè i lavoratori dei collettivi delle aziende in passivo, che secondo il FMI devono essere luiqidate, hanno deciso di fare una protesta di massa a Skopje nel giorno in cui si terrà la conferenza, convinti che in tal modo la voce della loro disperazione giungerà fino a Bruxelles. Nella capitale belga sono già giunti i rappresentanti di una quarantina di paesi donatori che hanno formulato la loro disponibilità a stanziare fondi e ad aiutare la stabilizzazione economica e politica della Macedonia. E' ormai sicuro che la quinta conferenza dei donatori sarà un grande test per il rating internazionale della Macedonia e che il periodo fino all'approvazione di quanto promesso sfocerà nella salvezza, o in un nuovo incubo per tutti i suoi cittadini.
Si prevede che ogni aiuto annunciato sarà vincolato a determinate condizioni. Lo ha ammesso personalmente anche il ministro delle finanze Nikola Gruevski, appena prima di partire per la capitale del Belgio. Anche questo non è nulla di nuovo. La Macedonia, lo ricordiamo, affinché questa conferenza si potesse tenere (è stata rimandata ben quattro volte) ha dovuto innanzitutto modificare la costituzione, poi approvare una nuova legge sull'autogoverno locale con la quale si dà una grande autonomia effettiva ai rappresentanti comunali e, infine, sotto forti pressioni dei mentori internazionali, ha dovuto accettare un'amnistia incondizionata dei membri albanesi dell'Esercito di Liberazione Nazionale (UCK).
Il premier Ljubco Georgievski, che guida la delegazione macedone, ha portato con sé una voluminosa serie di materiali analitici elaborati in collaborazione con esperti della Banca Mondiale e dell'Unione Europea, gli organizzatori della conferenza. Dovrà utilizzarli per dimostrare e spiegare per cosa vuole ottenere fondi e dove intende collocarli.
La Macedonia ha subito danni di guerra che sono stati valutati come pari a circa 700 milioni di euro. Per mettere in moto la spirale dello sviluppo, oltre alle donazioni in forma di grant, o almeno a una quantità di crediti sufficiente, così come vengono promessi, il paese avrebbe bisogno, secondo quanto afferma il governo, anche di 500 milioni di euro in investimenti esteri diretti.
Per riuscire nel 2002 a ripristinare un ritmo di vita simile a quello precedente allo scoppio degli scontri armati, la Macedonia ha bisogno come minimo di 256 milioni di euro. I calcoli preventivi dimostrano che la maggiore quantità di denaro è necessaria per risanare la bilancia dei pagamenti esteri e il deficit di bilancio - 185 milioni di euro. E' necessario mantenere la stabilità macroeconomica, il corso della valuta nazionale, riempire la cassa delle riserve in valuta e rimborsare i debiti esteri secondo i termini previsti.
Per la ricostruzione delle 5.200 case danneggiate dalla guerra in 15 comunità locali nelle aree di crisi è stato concordato che verranno chiesti 45 milioni di euro, sebbene ne siano necessari almeno venti di più. E' stato calcolato che il rinnovo dei sistemi di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica interrotti costerà una decina di milioni di euro, il risanamento delle scuole circa due, quello delle linee ferroviarie un milione, mentre le riparazioni alle strutture di assistenza sanitaria costerà circa 400.000 euro, e così via. L'elenco dei fabbisogni è dettagliato e lungo.
Affinché nell'anno in corso sia possibile mettere in atto le attività previste dall'accordo di pace di Ohrdi è necessario assicurare come minimo 25 milioni di euro. Tale somma servirebbe per coprire le spese legate all'impiego della lingua delle minoranze nazionali in Parlamento, quelle dei tribunali e delle altre istituzioni pubbliche, le spese per la stampa di nuovi documenti di identità in due lingue, l'effettuazione del censimento e la messa in atto di molte altre misure per il ripristino della fiducia tra le diverse etnie. Per gli stessi scopi, nel 2003 dovranno essere assicurati circa 26 milioni di euro e per il 2004 una ventina di milioni di euro. La singola voce più consistente, pari a circa 10 milioni di euro, è necessaria per finanziare le nuove attività delle unità di autogoverno locale.
I potenziali donatori sono stati piuttosto silenziosi nel corso del periodo di preparazione della quinta conferenza per la Macedonia. Oltre a quelli dell'Unione Europea, sono arrivati annunci concreti, ma secondo quanto si ritiene qui, molto limitati, da parte degli USA, dell'Olanda, della Germania, della Francia e del Giappone. L'unico a rilasciare dichiarazioni ottimistiche è stato il coordinatore della Banca Mondiale per l'Europa Sudorientale, Christian Portman, il quale ha annunciato che la Macedonia riceverà comunque tutti i mezzi necessari, ma ha anche ricordato che per un loro utilizzo senza ostacoli il paese dovrà prima di tutto garantire un minimo di stabilità politica.
Le esperienze fatte finora dalla Macedonia con le conferenze per i donatori sono state per la maggior parte negative. Delle quattre tenutesi, solo una ha avuto successo e ha visto arrivare in tempo i fondi approvati, utilizzati poi come si deve. E' avvenuto nel 1996 a Bruxelles, quando sono stati ottenuti per intero i 160 milioni di dollari richiesti. Le due conferenze che hanno preceduto quella del 1996 si sono tenute a Parigi appena dopo il conseguimento dell'indipendenza e in ciascuna di esse sono stati ottenuti trenta milioni di dollari. L'ultima, tenutasi dopo la crisi kosovara del 1999, è stata la peggiore. Dei 252 milioni di dollari promessi, ne sono affluiti nelle casse dello stato solo una ventina.
Tutto ciò dà ragione ai critici e agli esperti economici indipendenti, i quali continuano a ripetere insistentemente che la Macedonia non ha bisogno di raccogliere denaro in questo modo. Possono esserle di aiuto soltanto dei grant e questi ultimi, di norma, sono tra i più rari a vedersi nelle conferenze di donatori. "Ogni centesimo donato, che rende più leggere al governo le attuali difficoltà economiche e di altro tipo, porta in realtà con sé una nuova minaccia, perché allo stesso tempo limita la sua autonomia e l'indipendenza politica del paese", osserva il dr. Sam Vaknin, ex consigliere economico del vertice macedone. Egli dubita apertamente della sincerità dei rappresentanti della comunità internazionale che, come afferma, cadono rapidamente da un errore nell'altro, abusando dell'ignoranza, dell'incapacità e del disaccordo che regnano tra i politici del paese, facendo tutto il possibile affinché la Macedonia, insieme alla Bosnia e al Kosovo, diventi il terzo protettorato nei Balcani. Egli è convinto che dopo la quinta conferenza dei donatori l'indipendenza della Macedonia rimarrà solo una "pietosa illusione". Purtroppo, non è l'unico a pensarlo!
UN RISULTATO AL DI SOPRA DELLE ASPETTATIVE
a cura di A. Ferrario
La Conferenza dei donatori per la Macedonia si è conclusa ieri con un risultato di gran lunga superiore alle aspettative del governo di Skopje. Al paese, infatti, sono stati promessi complessivamente 578 milioni di euro. Di questa cifra complessiva, 307 milioni di euro sono donazioni pure e crediti ultra-agevolati destinati al supporto macrofinanziario, nonché alla ricostruzione e all'implementazione degli accordi di Ohrid, mentre 271 milioni di euro saranno destinati allo sviluppo economico generale e verranno messi a disposizione mediante accordi bilaterali con i paesi donatori. I maggiori finanziatori sono stati l'UE (104 milioni di euro) e gli USA (116 milioni di dollari) mentre tra i singoli paesi europei (che hanno stanziato complessivamente 103 milioni di euro) si sono distinti in particolare la Grecia (14 milioni di euro) e l'Italia (7 milioni di euro di grant e 10 milioni di euro di credito). I contributi destinati all'economia superano di gran lunga quelli per la ricostruzione e l'applicazione degli accordi di Ohrid (per esempio, della cifra complessiva stanziata dagli USA, circa 40 milioni di dollari soddisferanno le richieste dei ministeri macedoni, 55 milioni saranno aiuti per lo sviluppo economico, 11,5milioni saranno destinati all'applicazione degli accordi di Ohrid e 10 milioni consisteranno in aiuti umanitari).
(fonte: "Utrinski Vesnik", 13 e 14 marzo 2002)
| Data: 14-03-2002 | | Fonte: AIM, "Utrinski Vesnik" |
| Autore: Branka Nanevska |
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