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Legija: biografia e circostanze della sua consegna

Data: 05-05-2004 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Luka Zanoni

N.E. BALCANI #794 - SERBIA-MONTENEGRO
5 maggio 2004


LEGIJA: BIOGRAFIA E CIRCOSTANZE DELLA SUA CONSEGNA
di Luka Zanoni

Un profilo di Legija e le tante domande ancora aperte sui motivi che lo hanno portato alla decisione di costituirsi



IL FATTO

Principale ricercato per l’omicidio del premier serbo Zoran Djindjic (12 marzo 2003), Milorad Lukovic detto Legija la sera del 2 maggio si è consegnato da solo alle forze di polizia.

CHI È LEGIJA

Vero nome Milorad Ulemek, nato il 15 marzo 1968 a Belgrado, la famiglia è originaria di un villaggio della Croazia. Negli anni ’80 fa il suo ingresso nella malavita serba, ma fugge in Francia verso la metà degli anni ’80, dopo uno scontro con la polizia a seguito di una rapina in un negozio di articoli sportivi. Si arruola nella Legione straniera e vi rimane per 7 anni, da qui il nome di Legija (legione, appunto). Con la Legione straniera combatte in tutto il mondo: Angola, Libia, Ruanda, Djibuti, ecc., diventando esperto in combattimento e uccisioni. Nel 1991-92, con lo scoppio della guerra nella ex Jugoslavia, decide di ritornare in patria. Ha combattuto in Croazia e in Bosnia Erzegovina. Il primo impegno militare lo ebbe nella primavera del 1992. Si unì alle Tigri di Arkan, banda paramilitare del noto (morto in agguato nel gennaio 2001) comandante e boss della malavita serba (Zeljko Raznatovic detto Arkan).

Quando la banda di Arkan viene sciolta passa nell’Unità per le operazioni speciali (JSO) meglio nota come i “berretti rossi” dal colore del basco che portano (la JSO venne formata nel 1991 e sciolta a seguito dell’omicidio Djindjic nel 2003). Impegnato con la JSO anche in Kosovo, stringe ottime relazioni con Jovica Stanisic, capo della pubblica sicurezza del MUP serbo (ora all’Aja per crimini di guerra).

Nel 1999 diventa comandante dei berretti rossi, sostituendo l’allora comandante Franko Simatovic detto Frenki (anch’egli all’Aja per crimini di guerra), quasi nello stesso tempo cambia cognome da Ulemek, nome del padre, prende il nome della moglie Lukovic.

La storia vuole che abbia avuto un ruolo molto importante negli eventi del 5 ottobre 2000, giorno della caduta di Milosevic, ruolo consistito nel non fare nulla, ossia nella decisione di non intervenire contro la folla nelle strade. Pare che il 4 ottobre ci sia stato un accordo tra Djindjic e Lukovic, avvenuto in una jeep, all’ombra da sguardi indiscreti.

All’inizio del maggio 2001 Legija causa un incidente nella discoteca “Fortezza” a Kula. Legija estrae la pistola e spara, appiccando successivamente un incendio che distrugge completamente la discoteca del valore di circa un milione di dollari. Dopo questo fatto viene sospeso dal suo incarico e gli viene tolta la pistola di ordinanza, ma solo un mese più tardi. Dopo questo incidente Legija ha scatenato una sparatoria nel club di Belgrado “Stupica” durante la festa di compleanno di Svetlana Ceca Raznatovic. Immediatamente dopo l’ingresso della polizia nel locale, Legija disarma i poliziotti e urla “Io sono Legija, io sono dio”. E’ stato trattenuto per aver impedito ai pubblici ufficiali di svolgere le funzioni di loro competenza.

DI COSA È ACCUSATO

Milorad Lukovic Legija è il principale incriminato nell’accusa relativa all’omicidio del premier Zoran Djinjdic, avvenuto il 12 marzo 2003 davanti all’ingresso del palazzo del governo della Serbia. A questa accusa contro il membro del “clan di Zemun” se ne sono aggiunte, a seguito dell’omicidio del premier, altre relative a 13 omicidi a Belgrado e uno a Novi Sad, a tre rapimenti, ai reati di terrorismo, associazione a delinquere e associazione a fini di attività nemiche. L’ex comandante dei “berretti rossi” Legija è incolpato di essere l’organizzatore dell’omicidio di Djindjic insieme a Dusan Spasojevic Siptar, ucciso successivamente durante l’azione “Sciabola”.

Legija è il principale incriminato anche nell’accusa generale per l’omicidio di Ivan Stambolic e per il tentato omicidio di Vuk Draskovic a Budva.

Alla metà dello scorso anno, su richiesta del procuratore Milun Dragutinovic, l’indagine sull’omicidio dei quattro funzionari dell’SPO [Movimento per il Rinnovamento Serbo, il partito di Draskovic] avvenuto il 3 ottobre 1999 sulla statale di Ibar si è allargata a Milorad Lukovic Legija,

Legija è accusato inoltre del rapimento di Milija Babovic, proprietario della “Verano Motors”, avvenuto nel marzo 2002 e per il quale era stato chiesto alla famiglia un riscatto 10.000.000 di euro.

CIRCOSTANZE

La consegna di Legija non capita in un momento casuale. Già da almeno un mese a Belgrado sembrava che fosse rinata la JSO. Il 20 aprile, durante il processo Djindjic, tra il pubblico presente in tribunale compare una squadra di sei uomini con indosso le magliette della JSO. In gioco la testimonianza della ex guardia del corpo del premier Djindjic Milan Veruovic, il quale si sente minacciato. Secondo la portavoce del tribunale speciale Maja Kovacevic Tomic, ognuno ha il diritto di presenziare a un processo pubblico e di vestirsi come meglio crede!

Il 23 aprile, tre giorni dopo la prima comparsa dei berretti in tribunale, si verifica un nuovo incidente, ancora in relazione alla deposizione di Veruovic. Un funzionario non identificato invita Veruovic a non guardare in modo corrucciato l’accusato Zvezdan Jovanovic, durante la testimonianza. Ancora una volta la portavoce del tribunale smentisce qualsiasi minaccia contro il testimone.

L’ultimo incidente si è verificato il 27 aprile. Il quotidiano scandalistico “Kurir”, pubblica un’intervista con un fantomatico “Capitano Joe” (Kapetan Džo), con fotografie che lo ritraggono insieme a Arkan durante la guerra degli anni ’90. Si tratterebbe di un volontario della guardia di Arkan non bene identificato. Le dichiarazioni rilasciate dal misterioso capitano Joe riportano a galla la questione dei motivi dell’omicidio del premier serbo, il quale sarebbe stato ucciso seguendo un movente politico.

Sono in molti a domandarsi perché Legija si sia consegnato proprio adesso. Secondo alcuni ciò andrebbe messo in relazione con il cambio di potere a Belgrado. Il nuovo esecutivo potrebbe essere in grado di garantire un processo equo al “nemico numero uno” della Serbia. Se in genere la notizia della consegna volontaria di Legija è stata accolta con favore, rimangono parecchi dubbi su dove si sia nascosto fino ad oggi e sulle inadempienze delle forze di polizia. Ciò mostrerebbe che non solo i berretti rossi non sono scomparsi di scena, ma che mantengono una loro zona di influenza anche nella politica. Si parla di un accordo, smentito dallo stesso Kostunica, secondo il quale Legija potrebbe assumere lo status di testimone collaboratore nel processo per l’omicidio del premier. Una eventualità rigettata dall’avvocato della famiglia Djindjic, il quale ricorda che la legge non prevede collaborazioni per i criminali di tale fatta.

Secondo il suo avvocato, Slobodan Milivojevic, Milorad Lukovic fino ad oggi si sarebbe nascosto in casa sua! Altri parlano di frequenti viaggi tra la Macedonia, dove avrebbe buone relazioni con la destra di opposizione, e in Bosnia. Il balletto delle informazioni circola sui quotidiani. Secondo l’ex membro della polizia segreta e proprietario di un’agenzia investigativa privata, Bozidar Spasic, Legija si sarebbe nascosto tra la Macedonia e la Republika Srpska, fino a circa un mese fa, quando avrebbe finito il denaro a sua disposizione.

Mancano tutt’ora spiegazioni ufficiali delle forze dell’ordine, le quali sembra si siano trincerate in una sorta di silenzio stampa. Dai membri del governo giungono smentite su un possibile accordo col ricercato numero uno. Da Kostunica a Labus, tutti concordano sul fatto che la decisione di Legija sia avvenuta di sua libera iniziativa.

Tuttavia la campagna elettorale per le presidenziali è già iniziata e i sospetti che la consegna volontaria di Legija capiti in un momento delicato e capitalizzabile a fini elettorali rimangono forti.

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Data: 05-05-2004 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Luka Zanoni





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