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"Rapimenti e scomparse di non albanesi in Kosovo"
| Data: 23-04-2001 | | Fonte: Notizie Est Archive |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #432 - KOSOVO
23 aprile 2001
RAPIMENTI E SCOMPARSE DI NON ALBANESI IN KOSOVO
dal 24 marzo 1999 al 31 dicembre 2000
(introduzione dell'omonimo rapporto del Centro per il Diritto Umanitario [HLC] di Belgrado, aprile 2001)
[Il Centro per il Diritto Umanitario di Belgrado, che svolge da anni un ottimo lavoro di documentazione sui crimini commessi nei Balcani, ha pubblicato negli ultimi giorni un rapporto dettagliato sui non albanesi scomparsi o rapiti in Kosovo, di cui pubblichiamo qui di seguito il capitolo introduttivo. Seguono più sotto due brevi aggiornamenti sul massacro di Ljubenic e sulle vittime della guerra in Kosovo]
** Il testo completo in inglese del rapporto, di 227 pagine, può essere scaricato in formato Word 97 da: http://www.hlc.org.yu/english/reports/Abductions.doc **
Almeno 932 non albanesi sono scomparsi [1] o sono stati rapiti [2] nel periodo che va dal dispiegamento della forza internazionale di mantenimento della pace (KFOR) in Kosovo il 12 giugno 1999 fino al 31 dicembre 2000. Ricerche condotte sul campo dal Centro per il Diritto Umanitario (HLC) hanno portato alla luce che serbi, roma, montenegrini e bosgnacchi sono scomparsi quotidianamente dal 12 giugno al 1 settembre 1999, periodo nel quale 835 non albanesi sono stati rapiti o sono scomparsi. Il destino di 593 di essi rimane ignoto. L'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) ha liberato 141 persone, 24 sono riuscite a scappare da prigioni dell'UCK, 13 sono state liberate dalla KFOR e 62 sono state uccise dopo essere state rapite. Le persone scomparse sono per la maggior parte civili. Dei 593 non albanesi scomparsi registrati dal HLC, 257 sono stati presi da membri dell'UCK o da persone che agivano a suo nome e di essi è stata successivamente persa ogni traccia, mentre 336 sono scomparsi in circostanze non chiare. Il maggior numero di scomparse è stato registrato in città e centri abitati in cui non vi sono state violenze su larga scala da parte delle forze serbe nei confronti degli albanesi nel corso dei bombardamenti NATO. Nel periodo dal 12 giugno al 1 settembre 1999, 121 non albanesi sono scomparsi a Prizren: 51 sono stati presi da membri dell'UCK e il loro destino rimane ignoto; 42 sono scomparsi in circostanze non chiare; cinque sono stati uccisi dopo essere stati presi; e 23 sono stati rilasciati dall'UCK o tramite l'intervento della KFOR. A Pristina, nello stesso periodo, 142 non albanesi sono scomparsi, 27 dei quali sono stati rilasciati dall'UCK alcuni giorni dopo. Fino al 1 settembre, alcune famiglie o la KFOR hanno trovato i corpi di sette degli scomparsi di Pristina. A Gnjilane sono scomparse 120 persone: 47 sono state liberate dell'UCK dopo essere state interrogate e otto sono state liberate dalla KFOR. Sono stati trovati i corpi di 10 non albanesi uccisi dopo essere stati presi. Secondo informazioni raccolte dal HLC, 63 serbi e Roma [3] sono scomparsi a Djakovica in un periodo di due mesi e mezzo. Quattordici sono stati libreati dall'UCK dopo essere stati interrogati per alcune ore durante svariati giorni, due sono riusciti a scappare, sono stati ritrovati i resti di altri quattro prelevati dalle loro case, mentre i destini di 41 sono ignoti. Le ricerche effettuate dal HLC indicano che svariate decine di membri dell'Esercito e della Polizia della Jugoslavia sono scomparsi nel corso dei bombardamenti della NATO e dei combattimenti con l'UCK e che il loro destino rimane ignoto. Nello stesso periodo, oltre 1.500 albensi sono scomparsi dopo essere stati arrestati, nella maggior parte dei casi dopo che gli uomini sono stati separati da colonne di rifugiati. Anche il loro destino rimane ignoto. Dopo il 1 settembre 1999, i sequestri e le scomparse si sono verificati come incidenti isolati. Ciò è stato in primo luogo il risultato del fatto che i serbi sono scappati dal Kosovo, oppure hanno cercato rifugio in enclave protette dalla KFOR. I dati del HLC indicano che 97 non albanesi sono scomparsi dal 1 settembre 1999 fino alla fine del dicembre 2000 e che non si sa nulla di 72 di essi. In Kosovo continuano tuttavia a verificarsi scomparse involontarie. Oltre 300 albanesi sono scomparsi nella seconda metà del 1999 e nel corso del 2000 e vi sono indicazioni che il loro rapimento sia dovuto a motivi politici. I destini della maggior parte di essi rimane non chiarito. Le voci sull'esistenza di prigioni dell'UCK sono state confermate da numerosi testimoni intervistati dal HLC. Non vi è dubbio che l'UCK abbia tenuto prigionieri in molti edifici pubblici, case private e all'aperto. Le informazioni raccolte hanno portato alla luce che l'UCK aveva più di 100 prigioni fino al 1 settembre 1999, un fatto che è direttamente connesso con il numero di scomparse e di rapimenti di non albanesi. Nessuna conferma indipendente è stata ottenibile in merito alle voci secondo cui prigioni dell'UCK esistevano anche nel corso del 2000. E' certo che l'UCK ha adottato la pratica di spostare frequentemente i prigionieri da un luogo all'altro, al fine di impedire la scoperta delle prigioni segrete da parte della KFOR. Testimoni e vittime hanno affermato che l'ubicazione di un certo numero di prigioni dell'UCK è stata segnalata alla KFOR nel giugno 1999, ma che la KFOR ha mancato di intraprendere qualsiasi azione. Il HLC è venuto a sapere che dopo il rapimento di cinque serbi a Orahovac, il 29 ottobre 1999, la KFOR di Pec ha verificato le voci relative a prigioni segrete dell'UCK nell'edificio del Centro Culturale dell'Esercito jugoslavo e in un impianto industriale abbandonato nel quartiere Piskote di Djakovica, ma non vi ha trovato alcun prigioniero. Tra i rapiti vi erano due serbi di Orahovac riguardo ai quali il pubblico procuratore di Prizren aveva richiesto un'indagine per il sospetto che avessero commesso crimini di guerra contro la popolazione civile. E' certo che l'UCK avesse delle prigioni nella cantina dell'Hotel Pastrik, nella scuola guida Start, nell'edificio dell'ex Centro Culturale dell'Esercito jugoslavo e nello stabilimento abbandonato del quartiere Piskote a Djakovica; nel pensionato sutedentesco, nella cantina del supermarket nella via Bojanina, nel quartiere Cenar Cesma e nello stadio Starti di Gnjilane; negli edifici della prigione distrettuale e della ex stazione di polizia, nella scuola per sordomuti, nelle cantine del compesso di appartamenti del Programma Jugoslavo, nell'ex Centro Culturale dell'Esercito jugoslavo e nella casa abbandonata di un serbo, Dragan Spasic, a Prizren; in case private nei villaggi di Zlatare e Maticevo, nei distretti di Dragodan, Taslidze e Ulpijana e nella scuola elementare Meto Barjaktari di Pristina. Tutti tali luoghi sono stati utilizzati dall'UCK nella seconda metà di giuno, luglio e agosto 1999, quando non albanesi sono scomparsi o sono stati rapiti su base quotidiana. Il HLC è stato in grado di condurre indagini su scomparse che si sono verficate dopo il dispiegamento della KFOR in Kosovo grazie all'assistenza e al supporto di padre Sava e dei preti e dei monaci dei Monasteri di Gracanica e Visoki Decani. Il rapporto che presentiamo non è un resoconto completo e accurato dei serbi, roma, bosniaci, montenegrini, membri dell'Esercito e della polizia jugoslavi scomparsi, poiché non include le scomparse e i rapimenti verificatisi nel 1998 o i casi successivi all'arrivo della KFOR che il HCL non è stato in grado di indagare indipendentemente, per la mancanza di dati sufficienti o perché non erano disponibili testimoni.
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[1] Il termine indica persone che sono scomparse in circostanze non chiare, senza testimoni dell'evento.
[2] Il termine indica persone che sono state illegalmente private della loro libertà, da parte dell'UCK o di persone che agivano a suo nome.
[3] Vi sono indicazione che il numero dei Roma scomparsi sia maggiore di quello registrato dal HLC. I Roma fuggiti dal Kosovo spesso cambiano il loro luogo di residenza in Serbia e in Montenegro, e in conseguenza di ciò il HLC non è stato in grado di individuare i testimoni di rapimenti e di verificare le affermazioni sulla scomparsa di oltre 150 roma a Djakovica dopo il dispiegamento della KFOR.
[Quasi contemporaneamente al rapporto del HLC sui non albanesi scomparsi o rapiti in Kosovo nel 1999-2000, di cui qui sopra, è uscito anche il "Libro delle persone scomparse" in Kosovo, pubblicato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa - ICRC (consultabile in linea a: http://www.familylinks.icrc.org/kosovo), che si riferisce al periodo dal gennaio 1998 al 5 aprile scorso. L'elenco comprende esclusivamente i nomi di persone i cui destini sono ignoti e la cui scomparsa è stata denunciata da stretti famigliari. Nella conferenza stampa di presentazione del libro, Elizabeth Twinch, capo della missione dell'ICRC a Pristina, ha affermato che nell'elenco compaiono come scomparse 3.525 persone, di cui 2.746 albanesi (a una verifica dell'elenco, circa 2.350 risultano scomparsi durante il periodo dei bombardamenti NATO, e circa 400 prima e dopo di essi), 516 serbi, 137 roma e 126 persone di altre nazionalità, quali gorani, bosgnacchi, turchi e montenegrini. Nella precedente versione del giugno 2000 l'elenco riportava 3.368 persone scomparse. Da allora, secondo Twinch, 484 casi sono stati chiariti, ma sono stati registrati 646 nuovi nomi (AFP, 10 aprile 2001)]
AGGIORNAMENTI: LJUBENIC / VITTIME DELLA GUERRA IN KOSOVO
[Gli aggiornamenti che seguono fanno riferimento all'articolo sulle manipolazioni relative al massacro di Ljubenic del 1 aprile 1999 e dei giorni successivi, pubblicato in "Notizie Est" #385 del 10 gennaio 2001 (http://www.ecn.org/est/balcani/kosovo/kosovoc132.htm), e a quelli sulla campagna di disinformazione relativa alle vittime della guerra in Kosovo ("Notizie Est" #282, 283, 284, novembre 1999 (reperibili a: http://www.ecn.org/est/balcani/notest.htm)]
Nel summenzionato rapporto dell'ICRC compaiono i nomi di 54 albanesi scomparsi a Ljubenic. Di tale numero, 44 risultano scomparsi il 1 aprile (data del massacro), 6 sono scomparsi il 7 aprile, 2 il 3 aprile e uno ciascuno il 2 e l'11 aprile (nei giorni successivi al massacro, secondo le testimonianze raccolte, le forze serbe erano tornate nel villaggio e nell'area circostante). Solo due delle persone scomparse sono di sesso femminile (3 e 7 aprile rispettivamente). Le età delle persone scomparse, tutte verosimilmente uccise dalle forze serbe, sono comprese tra i 15 e gli 87 anni. La cifra delle persone scomparse, insieme a quella dei 7 corpi ritrovati (dato dell'estate '99) e dei resti di corpi bruciati, conferma la veridicità delle testimonianze date dagli abitanti (e delle indagini condotte in parallelo) sull'entità del massacro compiuto nel villaggio, e la falsità della versione dei grandi media occidentali, secondo cui nel villaggio sarebbero state uccise solo cinque o sette persone
Un breve aggiornamento, in ritardo, anche sulla questione del numero delle vittime della guerra in Kosovo. Il Tribunale dell'Aia ha interrotto definitivamente lo scorso autunno la ricerca di resti delle vittime della guerra in Kosovo, avendo raccolto prove relative a singoli casi sufficienti per emettere atti di incriminazione. Anche se deve essere ancora effettuato molto lavoro per la ricerca delle vittime (e tale lavoro andrà condotto da soggetti diversi dal Tribunale), i dati di cui si dispone attualmente sono sufficienti a confermare che le stime di circa 11.000 uccisi in due mesi e mezzo di guerra cono nella loro sostanza verosimili. Il Tribunale ha infatti ha comunicato a novembre, per voce di Carla Del Ponte, di avere rinvenuto i resti di circa 4.000 persone uccise (per l'esattezza 3.685 cadaveri interi e resti parziali di 258 corpi, per un totale di 3.943). Non è tuttavia un dato definitivo, perché molti team forensi, secondo quanto affermava Del Ponte a novembre, non avevano ancora consegnato i loro rapporti. A fine settembre, il portavoce del Tribunale Blewitt, aveva valutato la cifra definitiva dei corpi ricuperati dal Tribunale come compresa tra 4.000 e 5.000, ipotizzando come quantificabile in migliaia il numero dei corpi che non possono essere ritrovati perché inceneriti od occultati. Blewitt ha affermato che vi sarebbero informazioni affidabili secondo cui molti corpi sarebbero stati trasferiti in Serbia per essere inceneriti (fonti: "Boston Globe", 24 settembre 2000; AFP, 22 novembre 2000; relazione di Carla Del Ponte del 24 novembre 2000 - http://www.un.org/icty). Inoltre, in un articolo dello "Observer" pubblicato ieri, 22 aprile, si informa che si è chiusa con una sentenza di condanna un processo presso la corte marziale di Nis che vedeva coinvolti, tra gli altri, alcuni soldati di unità speciali serbe incaricate di occultare e incenerire corpi di albanesi uccisi, unità la cui esistenza è stata quindi confermata (di tali particolari avevamo già informato quando il processo era ancora in corso in "Notizie Est" #364 del 7 novembre 2000 - http://www.ecn.org/est/balcani/serbiamont/sermon31.htm, segnalando anche il comunicato del HLC in merito). Se ai 4.000 corpi ritrovati e registrati si aggiungono i circa 2.350 albanesi scomparsi durante i bombardamenti e ormai sicuramente annoverabili tra le vittime, i cadaveri non ancora registrati perché i team forensi non hanno fatto avere i loro rapporti in tempo, le vittime denunciate come uccise, ma i cui i resti non possono essere ritrovati perché inceneriti od occultati, le uccisioni di singole persone e i cadaveri ricuperati da soggetti diversi dal Tribunale, il totale, purtroppo, è senz'altro calcolabile come vicino alle 11.000 vittime stimate. Ci domandiamo a questo punto che fine abbia fatto il "perito" spagnolo Pujol, le cui dichiarazioni sono state nell'autunno del 1999 uno dei principali "motori" della campagna di disinformazione sul numero dei morti in Kosovo e che nell'ottobre di quell'anno aveva affermato perentoriamente che il numero finale delle vittime sarebbe stato "al massimo di 2.500" ("Sunday Times" e Reuters, 31 ottobre 1999).
| Data: 23-04-2001 | | Fonte: Notizie Est Archive |
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