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"Bosnia: un porto franco per i terroristi?"
| Data: 04-10-2001 | | Fonte: "Balkan Reconstruction Report" |
| Autore: Esad Hecimovic |
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NOTIZIE EST #479 - BOSNIA
4 ottobre 2001
BOSNIA: UN PORTO FRANCO PER I TERRORISTI?
di Esad Hecimovic - ("Balkan Reconstruction Report", 25 settembre 2001)
ZENICA, Bosnia - Come gran parte del mondo, la Bosnia ha assistito con orrore e incredulità alle immagini degli attacchi terroristici su New York e Washington. Non appena il dito del sospetto è stato puntato contro i fondamentalisti islamici, sono tornati alla memoria gli incontri della Bosnia stessa con gli islamisti durante e dopo la guerra del 1992-1995. Naturalmente, sono tornati in primo piano i presunti legami tra i volontari islamici che avevano combattuto in Bosnia e Osama Bin Laden, il dissidente saudita che le autorità statunitensi sospettano di essere dietro gli attacchi. Il pubblico si è ricordato molto rapidamente anche degli articoli usciti sulla stampa bosniaca dopo la guerra, secondo i quali Bin Laden avrebbe ricevuto la cittadinanza bosniaca. Muhamed Besic, il ministro degli interni della Federazione Bosgnacco-Croata, ha negato formalmente che ciò sia vero.
Gli accordi di Dayton del novembre 1995 che hanno posto fine alla guerra del 1992-1995 stipulavano lo smantellamento delle unità di volontari stranieri e l'abbandono della Bosnia da parte degli istruttori stranieri. Tradotto nella lingua della realtà bosniaca del tempo, queste disposizioni significavano in primo luogo che i mujahedin islamici esteri volontari dovevano lasciare il paese. L'obbligo era un prerequisito per l'entrata delle truppe NATO in Bosnia e successivamente è stato usato di tanto in tanto come condizione per la fornitura di assistenza economica e di intelligence da parte degli Stati Uniti. Janet Bogue, la vice-assistente del segretario di stato per gli affari europei ed euroasiatici, ha affermato nel corso della sua visita a Sarajevo il 15 settembre che le autorità bosniache non avevano ancora adempiuto gli obblighi che derivavano loro dagli accordi di Dayton.
La maggior parte dei volontari islamici che rimangono in Bosnia ha nel frattempo ottenuto la cittadinanza bosniaca sposando donne locali o in conformità alla precedente Legge sulla cittadinanza, che rendeva possibile l'ottenimento della cittadinanza per i membri stranieri dell'Esercito di Bosnia ed Erzegovina (ABiH). Il ministro degli interni Besic ha promesso che tutti tali casi, dei quali si ritiene che ammontino a svariate centinaia, verranno esaminati da un'apposita commissione governativa.
La migliore esemplificazione della misura delle pressioni esercitate dagli Stati Uniti sulle autorità bosniache la dà forse la dichiarazione rilasciata il 20 settembre da Besic, nella quale egli si è impegnato a consegnare entro breve tempo un certo numero di sospetti terroristi in possesso della cittadinanza bosniaca agli stati che ne hanno chiesto l'estradizione. "Tre egiziani in possesso della cittadinanza bosniaca sono in prigione [e] verranno presto estradati, con ogni probabilità in Egitto, mentre la loro cittadinanza bosniaca è stata annullata", ha affermato Besic, aggiungendo che due persone titolari di passaporti bosniaci sono già state estradate in Francia come sospetti terroristi. Egli ha negato le voci secondo le quali in Bosnia vi sarebbero campi di addestramento di terroristi.
La linea dura del governo nei confronti dei sospetti terroristi islamici è tutto fuorché controversa. Un certo numero di legali ha messo in dubbio il diritto del ministro degli interni di invalidare i certificati di cittadinanza dei combattenti islamici che sono stati membri dell'ABiH, con l'eccezione dei casi in cui essi hanno fraudolentemente asserito la loro passata partecipazione all'ABiH. Ancora più preoccupanti sono forse le minacce formulate dai gruppi islamici in Bosnia di vendicarsi se il governo procederà con i propri piani di estradizione.
CRISI DI IDENTITA'
I problemi originati da documenti di identità rubati o falsificati sono stati finora il principale ostacolo alle indagini. Quando Said Hodzic, un residente a Han Bila, presso Travnik, è stato arrestato il 27 aprile, il pubblico non ne è stato informato. Hodzic è stato arrestato sulla base di un mandato di cattura "rosso" emesso dall'Interpol nell'agosto del 2000. Egli è stato processato in contumacia a Parigi e condannato a cinque anni di prigione il 6 aprile di quest'anno per traffico di passaporti e altri documenti falsi per militanti islamici in Canada, Europa e Turchia. Le autorità bosniache hanno provveduto a estradarlo in Francia questa estate, nonostante le proteste e le minacce da parte di gruppi islamici. Solo allora il ministero degli interni federale ha ammesso l'arresto di un certo numero di ex membri dell'unità El Mujahid, su mandati di cattura emessi da Francia, Egitto e Croazia, dove essi sono ricercati sulla base di varie accuse relative a terrorismo. Creata da gruppi islamisti esteri e con base nella Bosnia centrale, l'unità El Mujahid ha combattuto dalla parte dei musulmani bosgnacchi nell'ambito dell'ABiH.
Al momento del suo arresto, Said Hodzic deteneva la cittadinanza bosniaca, concessagli ai sensi della Legge sulla cittadinanza. Dopo avere sposato una bosniaca, egli ha preso il suo cognome - il nome reale è Karim Said Atmani. Secondo fonti militari degli Stati Uniti in Bosnia, egli è "un esperto in contraffazione di documenti per il Gruppo Armato Islamico algerino", meglio noto sotto l'abbreviazione francese GIA. Oltre che dalla Francia, Said Atmani è stato ricercato fin dal dicembre 1999 anche da magistrati statunitensi e canadesi. La polizia bosniaca ha affermato che egli non risiedeva in Bosnia, ma secondo "Stars and Stripes", un quotidiano delle truppe USA in Bosnia, "il contingente di pace degli Stati Uniti ha emesso un bollettino, intorno all'Anno Nuovo 2000, chiedendo ai soldati di stare all'erta in relazione ad Atmani".
Insieme ad Atmani il 6 aprile a Parigi è stato incriminato anche Ahmed Ressam, con accuse relative a terrorismo, violenza e distruzione di proprietà. Lo stesso giorno, il tribunale federale di Los Angeles ha trovato Ressam colpevole di tentati attacchi terroristici in occasione delle celebrazioni del millennio negli Stati Uniti. Il giudice per le indagini francese Jean-Louis Bruguiere è comparso come testimone perito in occasione del processo a Ressam tenutosi a Los Angeles. Il giudice Bruguiere ha identificato Ressam come membro dei "vertici più alti" della GIA e come persona collegata a Osama bin Laden.
Il giudice Bruguiere ha confermato il collegamento tra Ressam e Atmani, che erano stati compagni di stanza a Montreal, in Canada. La sua dichiarazione è stata una prova chiave nello stabilire il collegamento tra la cosiddetta fazione di Roubaix del movimento mujahedin franco-algerino che ha combattuto in Bosnia, e bin Laden. Non vi sono notizie secondo cui bin Laden sia mai stato nei Balcani. Casi come quello di Atmani danno credibilità alle affermazioni secondo cui terroristi incriminati abbiano frequentemente trovato riparo in Bosnia.
Nel corso delle sue indagini, il giudice Bruguiere ha passato un po' di tempo a Zenica, nella Bosnia centrale, nel 1997. Su sua richiesta, il tribunale e la polizia del cantone hanno svolto una serie di verifiche e di interrogatori. Oltre a tale indagine, vi è stata anche un'indagine locale. Due membri della fazione di Roubaix sono stati processati e condannati a 20 anni di prigione per banditismo. Una delle persone incriminate, Mouloud Boughelane, è stata estradata in Francia il 1 giugno 1999. L'altra persona incriminata, Lione Dumont, è scappata dalla prigione di Sarajevo cinque giorni prima della prevista estradizione. Dumont ha trovato riparo in Bosnia dopo essere sfuggito alla sparatoria successiva a un raid armato della polizia francese contro una casa sicura della fazione a Roubaix. La fazione di Roubaix dei mujahedin franco-algerini è il solo gruppo che ha combattuto in Bosnia relativamente al quale funzionari internazionali hanno asserito collegamenti diretti con bin Laden.
Vi sono due altri racconti di testimoni relativi al sostegno di bin Laden per i combattenti mujahedin in Bosnia. Entrambi scaturiscono dai testimoni che hanno accettato di testimoniare in conformità al programma di protezione dei testimoni del governo degli Stati Uniti, in occasione del processo che ha fatto seguito agli attacchi contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania nell'agosto del 1998.
L'anno 1994 è stato probabilmente cruciale per l'estensione della rete di bin Laden nei Balcani. I crimini di genocidio e di pulizia etnica commessi contro i musulmani di Bosnia "hanno provocato la rabbia del mondo musulmano nel 1994", secondo David Ruhnke, il legale che ha rappresentato Khalfana Mohamed in occasione del processo per gli attacchi contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania. Il mondo musulmano ha risposto inviando aiuti umanitari, finanziari e militari -- e volontari. Si ritiene che parti di questo movimento abbiano successivamente cercato di istigare e organizzare la Jihad, tradotta approssimativamente come "lotta" o "guerra santa", nelle aree abitate da albanesi in Kosovo, Macedonia e Albania.
L'atteggiamento largamente passivo dell'Occidente nei confronti del genocidio compiuto contro i musulmani bosgnacchi è diventato uno dei leitmotif della "Dichiarazione di guerra contro gli americani, gli ebrei e i crociati" di bin Laden. Già nelle prime righe di questo scritto, che è stato pubblicato nell'agosto 1996, bin Laden si richiama alla tragedia bosniaca: "Il mondo è testimone di tutto questo e non solo essi non hanno reagito a questi eventi maligni e crudeli, ma hanno anche negato al popolo disperato il diritto di ottenere le armi necessarie per difendersi. Tutto ciò è una cospirazione pubblica tra gli Stati Uniti e i loro alleati, protetta e giustificata dalle infedeli Nazioni Unite". Bin Laden ricorda in questa dichiarazione alla "gioventù dell'Islam, che ha combattuto in Afghanistan e in Bosnia-Erzegovina" che "la lotta non è ancora finita".
"Questa non è pace, questa è umiliazione. Questa non è pace, questa è una cospirazione per abbattere l'Islam e distruggere i musulmani". La dichiarazione è tratta dal primo opuscolo del dopoguerra scritto da Imad el-Misri, uno dei leader religiosi di importanza chiave dell'unità El Mujahid. "Dove sono stati negli ultimi tre anni, quando i musulmani venivano massacrati e le città cadevano una dopo l'altra? Il vero obiettivo di questa pace è quello di fermare le conquiste e le vittorie musulmane e di estinguere la luce della sahva (risveglio) islamica che ha cominciato a diffondersi in tutto il mondo. Musulmani, non fidatevi di questa pace e degli obiettivi dell'Occidente e dell'America. Questa nuova pace è, nei fatti, una nuova occupazione", ha scritto el-Misri nel 1996 nell'introduzione al suo opuscolo "La trama per schiacciare l'Islam e per distruggere i musulmani nei tempi più recenti".
Imad el-Misri è stato arrestato in Bosnia il 18 luglio di quest'anno su un mandato di cattura egiziano. L'ambasciata egiziana a Sarajevo ha rifiutato tutte le richieste di rivelare la natura delle accuse nei suoi confronti. El-Misri possiede documenti bosniaci a nome di Eslam Durmo, detto Imad, figlio di Ahmed e di Hayam Hassan, nato il 18 ottobre 1964 al Cairo. Dopo il suo matrimonio con una donna bosniaca, egli ha adottato il cognome di quest'ultima, al posto del suo precedente, Eslam Ahmed Ahmed Farragala. El-Misri è diventato padre di tre figli. Nonostante i suoi documenti bosniaci, l'ufficio del procuratore distrettuale e il Secondo Tribunale Distrettuale di Sarajevo sono giunti alla conclusione, sulla base di informazioni fornite dall'ambasciata egiziana a Sarajevo, che sia stato dimostrato, "al di là di ogni ragionevole dubbio, che il vero nome del sospetto è Al Husseiny Helmy Arman Ahmed, che egli è nato il 14 gennaio 1960 nella città di Kene e che egli è un cittadino dell'Egitto". Pertanto, el-Misri è stato sospettato del delitto di "dichiarazione di dati falsi".
I SEGUACI BOSNIACI
Dopo otto anni di attività costante nella Bosnia centrale e nella regione di Sarajevo, il numero dei seguaci di el-Misri viene stimato nell'ordine delle centinaia, forse addirittura migliaia. Tra il 1992 e il 1995, più di duemila bosgnacchi sono passati attraverso un addestramento religioso di quaranta giorni condotto da el-Misri, un prerequisito per l'ammissione nella brigata El-Mujahid. Secondo i suoi sostenitori, el-Misri ha supervisionato 19 sessioni di addestramento nel corso della guerra e sei dopo la guerra. Egli ha inoltre tenuto numerose lezioni per conto della Gioventù Islamica Attiva, un'organizzazione che recluta giovani musulmani bosgnacchi. Finora, nessuno ha affermato che el-Misri appartiene a gruppi islamici internazionali. I sostenitori della Gioventù Islamica Attiva stanno conducendo una campagna per la sua liberazione dalla prigione.
Il caso di Said Atmani è diverso. Egli era noto come Hisham nei circoli islamici bosniaci. Vi sono affermazioni persistenti secondo cui egli sarebbe collegato alla GIA e alla fazione di Roubaix, collegata a bin Laden. Un gruppo di sostenitori bosniaci dello sceicco Abu Hamza el-Misri, residente a Londra, ha minacciato di vendicarsi dopo il suo arresto. Dopo che "il governo Bosniaco ha consegnato un mujahedin alla Francia affinché venisse processato dalla Francia in conformità a leggi secolari" un gruppo bosniaco denominato Sostenitori della Shariah (SOS) ha dichiarato sui propri siti web (http://www.geocities.com/valabara e http://www.geocities.com/sos-bosna) che "preghiamo Allah l'Onnipotente di punire tutti coloro che hanno preso parte all'imprigionamento del mujahedin, sia attraverso le nostre mani che attraverso qualche altra punizione. Amen! Noi affermiamo pubblicamente che tutti coloro che stanno partecipando all'imprigionamento del mujahedin sentiranno la nostra punizione sulla propria pelle e sulle proprie spalle. Il sangue e il martirio, così come l'imprigionamento di qualsiasi mujahedin, verranno vendicati -- Inshallah! Ogni e ciascuna azione per liberare il mujahedin è consentita". La fazione bosniaca dei SOS è stata l'unica a pubblicare la traduzione della Dichiarazione di Guerra di bin Laden in bosniaco.
E' impossibile capire i legami balcanici di bin Laden se si cercano semplicemente le cellule della sua organizzazione Al Qaida. Questa parola araba, che significa "la base", è stata usata per la prima volta in Afghanistan negli anni ottanta. Si riferisce essenzialmente ai campi di addestramento di bin Laden per i volontari islamici in Afghanista. Secondo il capo di accusa emesso a New York contro bin Laden per gli attacchi contro le ambasciate USA in Tanzania e in Kenya, Al Qaida funziona in due modi. E' un'organizzazione indipendente, ma opera anche in collaborazione con altre organizzazioni terroristiche. Le organizzazioni egiziane Jihad Islamica e El Gamaa Islamia (Gruppo Islamico), nonché molte altre fazioni Jihad, vengono menzionate come gruppi che funzionano sotto l'ombrello di Al Qaida. Ma anche gruppi pachistani, che molti ritengono siano stati inviati in Bosnia da bin Laden, hanno utilizzato i loro nomi in Bosnia.
I paesi islamici non sono stati risparmiati dagli attacchi terroristici islamici. Il più noto tra di essi è forse l'esplosione di un'autobomba nel porto croato di Rijeka. Quando Tala'at Fuad Qassem è stato arrestato a Zagabria verso la metà del settembre 1995, El Gamaa Islamia ha emesso una minaccia nei confronti della Croazia. Un'autobomba è esplosa di fronte alla sede centrale della polizia a Rijeka il 20 ottobre 1995. L'esplosione ha distrutto la maggior parte dell'edificio, uccidendo una persona e ferendone 29. El Gamaa Islamia ha rivendicato la responsabilità il giorno successivo, annunciando che avrebbe continuato a punire la Croazia se Qassem fosse stato estradato in Egitto, dove era già stato condannato a morte da parte della corte marziale di Alessandria nel 1992. Egli ha risieduto come richiedente asilo in Danimarca, sotto uno pseudonimo. Ha poi raggiunto Zagabria sulla strada verso la Bosnia, con l'intenzione di scrivere un libro sulla Bosnia. Sei anni dopo, Abdullah Essindar, anch'egli un cittadino della Bosnia, è stato arrestato a Zenica. Il procuratore distrettuale di Zenica ha affermato che egli in realtà era Al Sharif Hassan Mahmud Saad, un cittadino egiziano. Essindar ha affermato che vi è stato un malinteso, perché il suo soprannome era Sahar, mentre la Croazia e l'Egitto chiedevano l'estradizione di un uomo il cui soprannome era Sahr, in relazione all'attentato con un'autobomba compiuto a Rijeka nel settembre del 1995. Il 20 settembre il ministro degli interni Besic ha affermato che una persona sospetta di essesre coinvolta nell'attentato di Rijeka era stata arrestata e sarebbe stata estradata entro breve tempo in Croazia. Il sospetto è in possesso della cittadinanza bosniaca.
Il tribunale per i crimini di guerra dell'Aia non affronterà probabilmente il problema delle sfuggenti identità dei sospetti. Il pubblico accusatore dell'Aia non prevede di portare in tribunale alcun mujahedin, secondo una fonte anonima del tribunale citata dal "New York Times" il 2 settembre 2001. Sono stati invece incriminati tre alti ufficiali dell'ABiH, trasferiti quindi all'Aia per crimini di guerra compiuti contro prigionieri e civili croati e serbi nella Bosnia centrale, crimini che tali indagini attribuiscono a membri dell'unità El Mujahid. Gli ufficiali avevano responsabilità di comando per l'unità El Mujahid.
Nelle menti dei sostenitori dei mujahedin, "l'arresto compiuto in luglio di Sheikh el-Misri, e le incriminazioni dell'Aia una settimana dopo" sono la conseguenza di "un'operazione segreta dell'America e della polizia bosniaca, attualmente sotto controllo comunista", secondo quanto ha affermato Abu Hamza, un mujahedin veterano della guerra in Bosnia. Gli islamisti hanno frequentemente giurato di vendicarsi. Bin Laden potrebbe essere collegato, così come potrebbe anche non essere collegato ai gruppi islamici locali. Vi sono pochi dubbi, tuttavia, che il suo messaggio sia nei cuori dei fondamentalisti islamici nei Balcani.
[Esad Hecimovic è giornalista del settimanale di Sarajevo "Dani"]
| Data: 04-10-2001 | | Fonte: "Balkan Reconstruction Report" |
| Autore: Esad Hecimovic |
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