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"Il ritorno del fascismo"
| Data: 22-06-1997 | | Fonte: Notizie Est Archive |
| Autore: Autori vari |
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IL RITORNO DEL FASCISMORiportiamo qui sotto alcuni brevi brani tratti dal libro di G.P. Tozzoli, "Il caso Albania", FrancoAngeli, 1989, nei quali si descrive la penetrazione economica del fascismo italiano inAlbania. Le analogie con la situazione dei nostri anni sono in alcuni casi sorprendenti:"[...] Secondo gli storici di Tirana, le premesse della dominazione erano già cominciate ametà degli anni Venti con la conclusione degli accordi per la creazione della BancaNazionale d'Albania, accompagnati da un "prestito" di cento milioni di franchi oro e altreprovvidenze creditizie nel settore agricolo e finanziario. Così, quando sopravvennel'occupazione, lo "sfruttamento" sarebbe diventato subito "intensivo" mediante una serie dimisure per l'estrazione di materie prime da destinare all'industria italiana, per trasformarel'Albania in un mercato complementare di assorbimento di prodotti provenienti dall'Italia, perlegare i due paesi attraverso l'unione economica, doganale e monetaria stipulata nell'apriledel '39. I danni provocati dalla politica fascista vengono quindi costantemente indicati nellaperdita da parte albanese dei dazi non sufficientemente compensati da un indennizzoannuale di 15 milioni di franchi oro; nell'invasione di merci italiane; nell'adeguamento delletariffe doganali, che causarono l'aumento dei prezzi di beni di largo consumo. Altreconseguenze negative: l'allineamento del franco albanese alla lira secondo la parità fissa di 1a 6,26, con il risultato che la stabilità della moneta albanese venne a dipendere da quelladella moneta italiana; la sopravvalutazione di quest'ultima e la riduzione per il francoalbanese della copertura in oro e divise straniere per effetto dell'unione economica; ilmonopolio da parte italiana di quasi tutto il commercio estero albanese; l'investimento digran parte delle risorse monetarie della Banca Nazionale in Buoni del Tesoro o in altri titoli distato e la destinazione preferenziale del credito verso le imprese italiane operanti nelterritorio annesso alla Corona". Tozzoli prosegue nella sua descrizione, affermando che "[...] furono decine le ditte che sitrasferirono in Albania o che vi sorsero [...]. Vi figurano le Aziende di stato per le ricerchepetrolifere, l'estrazione mineraria, la lavorazione dei metalli, la chimica, lo sfruttamentodell'energia elettrica, la bonifica agraria e l'accorpamento di fondi rurali; numerosissime leimprese private che si dedicarono alle più svariate attività, come la fabbrica dei materiali dicostruzione, l'industria del legno, le distillerie, la commercializzazione dell'olio d'oliva, glizuccherifici, le prime fabbriche tessili, la costruzione di strade, l'attività edilizia e dei trasporti.Un elenco davvero impressionante [...], accanto al quale c'era naturalmente anche unprogramma di installazioni militari, come caserme, ponti, porti, aeroporti, edifici per gerarchie manutengoli". Secondo l'autore, tra gli albanesi hanno beneficiato di tale politica solo ilatifondisti e la borghesia dei commercianti. "Danneggiata fu viceversa la categoria deipiccoli imprenditori industriali, le cui attività non poterono reggere la concorrenza delle ditteitaliane e delle importazioni provenienti dall'Italia, date le favorevoli condizioni dell'accordodoganale e perché di migliore qualità e a prezzi più convenienti. In analoghe difficoltà vennea trovarsi l'artigianato locale nel cui settore furono molti i sarti, i calzolai, i falegnami, iciabattini, i ramai, i fabbri, gli orefici, a dover chiudere le loro botteghe [...] gà a partire dalprimo anno. Ma gli effetti più gravi dell'"oppressione" sarebbero ricaduti sulla classe deilavoratori: operai e contadini. I primi furono destinati, si afferma, ai lavori pesanti, in quantonon qualificati; la discriminazione si estese oltre che agli orari di lavoro alle paghe (fino asette franchi agli italiani, poco più di un franco e mezzo agli albanesi)".
| Data: 22-06-1997 | | Fonte: Notizie Est Archive |
| Autore: Autori vari |
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