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"La federazione al bivio"
| Data: 18-01-2002 | | Fonte: Notizie Est Archive |
| Autore: Riccardo Chelleri |
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NOTIZIE EST #520 - SERBIA/MONTENEGRO/ITALIA
18 gennaio 2002
[Seguono tre pezzi: 1) un articolo di Riccardo Chelleri sui negoziati per la ridefinizione dei rapporti tra Serbia e Montenegro; 2) un breve resoconto della visita di Ciampi a Belgrado e del suo sostegno all'opzione federale, da "Danas" di oggi; 3) una nota sull'interesse di Berlusconi per l'acquisto della TV Ju Info, sempre da "Danas" di oggi]
LA FEDERAZIONE AL BIVIO
di Riccardo Chelleri
**I negoziati per la ridefinizione dell'asssetto costituzionale tra Serbia, Montenegro e la Federazione continuano sotto l'occhio vigile dell'UE e con lo scetticismo generale dei politici locali. Finora il lavoro delle apposite commissioni di esperti non ha dato i risultati sperati e la palla ritorna nelle mani dei politici, mentre il tempo stringe sempre più**
NEGOZIATI E MEDIAZIONE EUROPEA
Nonostante la prima proposta ufficiale per una ridefinizione costituzionale fosse già stata avanzata dal governo montenegrino dopo la vittoria elettorale dell'opposizione Serba nel 2001, i negoziati veri e propri sono iniziati appena questo ottobre, in seguito a pressioni esercitate dall'Unione Europea.
Come suggerito dal "signor PESC", Javier Solana, sono stati nominati tre appositi gruppi di esperti per discutere gli aspetti "puramente tecnici" nel campo delle politiche sociali, economiche e finanziarie, nel campo della politica estera e della difesa e degli aspetti legali e costituzionali. Tali gruppi di esperti avrebbero dovuto redigere, dopo uno studio approfondito di tutte le possibili conseguenze di eventuali modifiche costituzionali a livello federale, dei documenti comuni con relative raccomandazioni indirizzate all'esecutivo serbo e montenegrino.
Sinora, sotto l'auspicio dell'UE, ma in un contesto di generale scetticismo, i gruppi si sono incontrati tre volte nell'arco di tre mesi, senza produrre alcun risultato di rilievo. Anzi, il gruppo di lavoro sugli aspetti costituzionali e legali non è nemmeno riuscito a redigere un documento unico, rimanendo gli esperti serbi e montenegrini barricati sulle rispettive posizioni di partenza.
L'atteggiamento dell'UE è stato definito costruttivo dalla maggioranza dei politici jugoslavi, ma ha ondeggiato a più riprese tra incoraggiamento e velate minaccie al governo montenegrino, dando quindi una chiara impressione di essere favorevole alla sopravvivenza della federazione.
Le posizioni dei due campi sono, come evidente, diametricalmente opposte. Il governo montenegrino, nonostante tentennamenti periodici dovuti alla difficile posizione interna del presidente Djukanovic, continua con il suo progetto di referendum sull'autonomia che dovrebbe tenersi in primavera. Dopo il referendum, che nell'intenzione degli autonomisti montenegrini dovrebbe risolversi con la proclamazione di un Montenegro indipendente (presunzione alquanto discutibile, si veda sotto), il Montenegro sarebbe intenzionato a ristabilire una nuova relazione "debole" con la Serbia sotto la forma di un'Unione di stati sovrani (sul modello dell'attuale Unione Europea), che comporterebbe la formazione di poche istituzioni comuni alle quali sarebbero comunque delegati solo compiti di coordinazione politica.
Il governo serbo invece punta ad una Federazione vera e propria, analoga a quella attuale, ma con nuovi meccanismi che assicurino la parità di diritti tra i due membri costitutivi. Ciò ad assicurare che il Montenegro abbia lo stesso peso della Serbia in seno alle istituzioni nonostante l'evidente divario sia demografico (1:16) che economico tra i due paesi.
PRIORITA E POSTA IN GIOCO
Le parti coinvolte nei negoziati non solo hanno differenti soluzioni e visioni del futuro della Federazione, ma hanno anche differenti priorità e scadenze politiche che ne dettano il comportamento.
Dal punto di vista dell'UE, nonostante si affermi con enfasi la posizione supra partes, è evidente che lo sfaldamento della Federazione comporterebbe delle conseguenze non facilmente prevedibili nei Balcani. Prima di tutto, la famosa Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, che fin'ora è stata usata per negare categoricamnete ogni possibilità d'indipendenza del Kosovo, verrebbe a perdere forza se la Federazione cessasse di esistere come soggetto del diritto internazionale. Ciò con conseguenze destabilizzanti nel Sud dei Balcani (Macedonia e Bosnia incluse). Inoltre, un'ulteriore frammentazione con nuovi confini non gioverebbero alla ripresa economica ed alla transizione dei mercati verso standard europei. Queste considerazioni sono sufficenti a giustificare l'atteggiamento dell'Unione, formalmente supra partes, ma di volta in volta critico nei confronti del referendum montenegrino.
La Serbia, a sua volta, deve urgentemente approvare una nuova costituzione, sia per risolvere il problema della decentralizzazione amministrativa (assieme ai casi dell'autonomia della Vojvodina e del Sandjak), sia per offrire uno stabile quadro legislativo a possibili investitori stranieri. L'attuale Costituzione serba, disegnata da Milosevic nel 1990, non prevede però alcuno strumento per la ridefinizione dello status all'interno della Federazione e il nuovo disegno costituzionale proposto dal DOS vede ancora la Serbia come membro della Federazione Yugoslava.
Il Montenegro infine è già passato nel 1992 attraverso un referendum per l'indipendenza, ma a quel tempo Djukanovic e Bulatovic erano ancora buoni amici e fedeli collaboratori di Milosevic. Le sorti della guerra sembravano ancora sorridere all'armata jugoslava e la popolazione montenegrina votò per la Federazione. Dal 1997, con il voltafaccia di Djukanovic, molte cose sono cambiate ed il campo indipendentista ha conquistato terreno, fino a rappresentare quasi il 50% della popolazione. Un incoraggiamento non ufficiale per l'indipendenza era stato dato anche dalla comunità internazionale, quando sembrava che nulla potesse scalzare Milosevic dal suo trono e Djukanovic era l'unico che potesse tenergli testa.
Anche all'interno della coalizione di governo, Djukanovic è stato da sempre il bersaglio degli attacchi portati dal principale partito indipendentista, il Partito Liberale. L'accusa principale è di non aver serie intenzioni di organizzare il referendum sull'indipendenza (già annunciato nel 1998), ma di voler solo conservare il potere alle spese delle aspirazioni del popolo. Allo stesso modo, l'opposizione ha di recente intensificato le accuse di corruzione, ed in particolare ha accusato Djukanovic di essere a capo di un vasto traffico di sigarette nei Balcani, con la complicità della mafia sia balcanica che italiana.
OSTACOLI
Il principale ostacolo alla soluzione del problema, in questo momento sta nella politica interna jugoslava. I politici infatti non sembrano troppo entusiasti di voler trovare una soluzione, pochi hanno qualcosa da guadagnare nell'esporsi e trovare una soluzione ad un problema così complesso.
Da un lato, sia Kostunica che Djindjic hanno espresso il loro scetticismo sull'utilità degli incontri facilitati dall'UE. Djindjic si è spinto oltre, dichiarando che "se il Montenegro si stacca dalla Serbia non sarà sicuramente la fine del mondo." Il campo che sostiene la sopravvivenza della Federazione ha comunque ricevuto un'iniezione di fiducia dal sostegno dell'Unione Europea.
Dall'altra parte, il campo indipendentista, anche se si dovesse arrivare all'agognato referendum, non ha nessuna garanzia di vittoria. L'opinione pubblica montenegrina è infatti esattamente spaccata in due tra indipendentisti e federalisti, questi ultimi presenti maggiormente nelle aree montagnose del nord del paese, ed i primi gravitanti attorno alla capitale storica di Cetinje. Una simile spaccatura verticale della società montenegrina non solo quindi non garantisce la vittoria di Djukanovic, ma offre inoltre dei possibli scenari di risoluzione violenta del conflitto politico. Ne fanno testimonianza i recenti incidenti accaduti a Berane durante la celebrazione del Natale ortodosso, quando militanti della chiesa ortodossa serba (e, a detta della polizia montenegrina, simpatizzanti dell'opposizione) si sono scontrati con i militanti della discussa ( in quanto si è autoproclamata chiesa autocefala indipendente dalla chiesa ortodossa Serba) chiesa ortodossa montenegrina. Diversi feriti, qualche arresto, ma soprattutto un improvviso impennarsi della tensione politica in Montenegro.
La palla ora ritorna nel campo dei politici, avendo gli "esperti" fallito il loro compito di appianare la differenze tra le due parti. L'UE però continua ad insistere su ulteriori incontri di esperti, in quanto non tutti gli aspetti importanti sono stati discussi a sufficienza. Sembra che Solana voglia allungare i tempi, forse per rimandare la data del referendum previsto in primavera. Il Montenegro , a questo proposito ha dichiarato che, dovessero gli incontri finire a fine febbraio, il referendum si terrà probabilmente alla fine di aprile o a maggio.
KOSTUNICA: L'ITALIA HA FATTO UNA DISTINZIONE TRA IL REGIME AUTORITARIO E IL POPOLO
di M. Miloradovic - ("Danas" [Belgrado], 18 gennaio 2002)
Il vicepresidente del governo federale Miroljub Labus e il vicesegretario agli esteri italiano Roberto Antonione hanno firmato ieri un accordo finanziario per il valore di 12,9 milioni di euro. La donazione è parte dei fondi che l'Italia ha promesso in occasione della Conferenza dei donatori tenutasi a Bruxelles. Dopo la firma dell'accordo, il presidente Kostunica ha affermato che "fino a oggi l'Italia ha offerto un sostegno deciso e chiaro all'integrità territoriale e alla sovranità del nostro stato, sia per quanto riguarda il processo di riforma della federazione jugoslava, e quindi dei rapporti serbo-montenegrini, sia per quanto riguarda il Kosovo", esprimendo l'opinione che l'Italia ha una posizione ancora più chiara degli altri stati europei a favore dell'integrità territoriale e della sovranità" della Jugoslavia. Kostunica ha aggiunto inoltre che "sarebbe bello" se l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra la Jugoslavia e l'UE venisse firmato nella seconda metà del 2003.
"L'Italia è rimasta un fedele amico della Serbia e lo ha dimostrata nel momento più difficile per noi, quando ha saputo fare una distinzione tra un regime autoritario e il popolo. Ci ha dato un grande sostegno in occasione delle trattative con il club di Parigi e speriamo che lo farà anche in occasione delle trattative con il club di Londra", ha detto il presidente Kostuncia, ricordando di avere chiesto a Ciampi che la Jugoslavia venga inserita tra i paesi che verranno cancellati dalla lista nera dell'UE, come è stato fatto recentemente con la Romania. Il presidente italiano Ciampi ha affermato che "l'Italia ha fiducia in una nuova, rinnovata Federazione Jugoslava", e come prova della continuità dei buoni rapporti tra la Jugoslavia e l'Italia ha aggiunto che nel giro di un anno è la terza volta che i presidenti dei due stati si incontrano: "Ho detto al presidente Kostunica quanto apprezzo i principi di cui è portatore e che hanno reso possibile che la Jugoslavia entrasse a fare parte delle Nazioni Unite, dell'OSCE... Belgrado ha dato il suo contributo a uno svolgimento pacifico delle elezioni in Kosovo e oggi ho avuto l'assicurazione del presidente jugoslavo che egli si impegnerà per un rinnovo della Jugoslavia nell'ambito del quadro costituzionale. Ci troviamo di fronte al primo obiettivo concreto, cioè l'entrata della Jugoslavia nel Consiglio d'Europa, e la consolidazione democratica non farà che acelerare tale processo. Sono soddisfatto dei grandi progressi nella stabilizzazione economica, che sono stati posti in rilievo dai rappresentanti delle istituzioni finanziarie". Il presidente italiano ha aggiunto che l'impegno dell'Italia è concreto, "sia sul piano finanziario che su quello politico, e l'Italia è il secondo partner commerciale della Jugoslavia; è chiaro il nostro impegno per lo sviluppo dell'economia di mercato e desideriamo che venga rafforzata la presenza delle piccole e medie imprese". I presidenti della Jugoslavia e dell'Italia, Vojislav Kostunica e Carlo Azeglio Ciampi hanno firmato ieri a Belgrado un accordo finanziario del valore di 12,9 milioni di euro. Ciami successivamente si è incontrato presso il Palazzo della Federazione con il premier federale Dragisa Pesic e con il presidente della Camera del Parlamento federale Dragoljub Micunovic. Verso mezzogiorno il presidente italiano ha avuto incontri separati con i premier della Serbia e del Montenegro, Zoran Djindjic e Filip Vujanovic, nonché un incontro con il patriarca Pavle. Nel corso di una promozione della collaborazione universitaria Ciampi ha visitato il rettorato dell'Università di Belgrado.
SILVIO BERLUSCONI INTERESSATO ALLA TELEVISIONE JU INFO
("Danas" [Belgrado], 18 gennaio 2002)
Il premier e magnate dei media italiano Silvio Berlusconi è interessato all'acquisto della televisione Ju Info, ha dichiarato il direttore generale dell'Azienda pubblica federale RTV (Radio-Televisione) Jugoslavija, Zoran Predic. In una dichiarazione rilasciata al quotidiano "Glas Javnosti", Predic ha aggiunto che all'acquisto della Ju Info sono interessate anche "note banche locale ed estere", la televisione lussemburghese RTL, la Bloomberg e la greca TV Antena. Il governo federale ha deciso di scorporare e rendere indipendenti le tre case mediatiche che facevano parte della SJU. Predic ha affermato che si tratta della prima fase della trasformazione dell'impresa federale e che la Ju info dovrebbe essere privatizzata nel giro di qualche mese, al massimo entro la fine dell'anno. "Saremmo più soddisfatti se la Ju Info venisse acquistata da qualche azienda jugoslava e se venisse fusa con TV Politika, per fare poi due canali che trasmettono 24 ore su 24. Il primo sarebbe informativo, mentre il secondo sarebbe commerciale e di intrattenimento", ha dichiarato Predic, aggiungendo di avere già discusso di ciò con l'UO e con il direttore generale di Politika, ma che vi è un problema per il debito della Ju Info, che ammonta a 2,5 milioni di marchi (Beta).
| Data: 18-01-2002 | | Fonte: Notizie Est Archive |
| Autore: Riccardo Chelleri |
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