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"Le manifestazioni dei lavoratori croati"
NOTIZIE EST #197 - CROAZIA LE MANIFESTAZIONI DEI LAVORATORI CROATI [Pubblichiamo un pezzo non recentissimo, ma sempre attuale, sulle mobilitazioni dei lavoratori croati. E' indubbio che, nel decidere come muoversi in questi giorni nel Kosovo, le grandi potenze tengono presente anche situazioni come quella croata. Va segnalato in particolare che corrono da giorni insistenti voci su un drastico peggioramento delle condizioni di salute di Tudjman, alcuni parlano addirittura di una sua possibile morte - a.f.] Il 15 febbraio, delle imponenti forze di polizia del Ministero degli interni hanno subito una grossa sconfitta quando 2.000 lavoratori della "Diona" (una catena di grandi magazzini di proprietà del magnate dell'industria, ormai decaduto, Miroslav Kutle) sono scesi nelle vie di Zagabria. Protestavano contro la politica imprenditoriale irrazionale condotta per anni dal "terminator" di Sirok Brijeg, che ha portato alla rovina un'azienda che un tempo si faceva onore ed era redditizia. Poco dopo mezzogiorno, i lavoratori si sono riuniti nei pressi della piazza Marko (sede del parlamento e del governo croato) dove le forze dell'ordine le attendevano, con l'ordine di non lasciare passare alcun manifestante attraverso le "porte di pietra" per raggiungere Gornji Grad. Sono seguiti scontri con la polizia e circa 500 lavoratori sono riusciti a passare attraverso lo sbarramento della polizia per raggiungere gli uffici del premier Zlatko Matesa e dei suoi ministri. E' la prima volta nella storia delle manifestazioni sindacali in Croazia che dei manifestanti riescono a forzare uno sbarramento di polizia. La sera stessa, il telegiornale più seguito della televisione croata riferiva che "un gruppo di uomini ubriachi e incontrollabili ha gravemente ferito un poliziotto" e un quotidiano pro-governativo scriveva nel sottotitolo della sua cronaca della rivolta della Diona che "l'agitazione sociale ha fatto la sua prima vittima". Questi media non si sono presi la briga di precisare che il poliziotto in questione non aveva riportato che delle ferite superficiali e che è rimasto in ospedale solo un'ora. In occasione delle repressioni dell'anno scorso sulla piazza Ban Jelacic questi media non si erano nemmeno degnati di informare che una dozzina di civili aveva riportato delle ferite come minimo altrettanto inquietanti di quelle del "poliziotto gravemente ferito". Secondo ogni evidenza, dopo anni d'oppressione e di umiliazione, i lavoratori croati hanno infine optato per una forma di resistenza più radicale al regime di Tudjman. L'unico successo ottenuto da questo regime, dopo tutti questi anni, si riassume in un progetto pianificato e poi messo in atto nei suoi minimi dettagli sotto il nome in codice "riforme e privatizzazioni": ha saccheggiato senza vergogna tutte le ricchezze nazionali. La classe operaia di questo paese rovinato ormai da lungo tempo ha risposto a questo saccheggio mantenendo il silenzio per vari anni e le scarse manifestazioni pubbliche organizzate scandivano il più delle volte degli slogan inoffensivi e generici contro i miliardari, accompagnandoli con canti patriottici. Ma poi la situazione si è fatta disperata: aziende un tempo prosperose sguazzano nella melma e gli operai che hanno ricevuto i salari del mese di agosto 1998 nel febbraio 1999 possono considerarsi fortunati. Centinaia di migliaia di lavoratori si sono resi conto di non avere più nulla da perdere, e gli sbarramenti di polizia non sono più sembrati impenetrabili come in passato, come era stato invece il 20 febbraio 1998, quando 10.000 mercenari di Penic erano riusciti a difendere la piazza centrale di Zagabria contro un numero pari di manifestanti dei sindacati. Non rimangono più dubbi: presto questa rivolta dei lavoratori della Diona sarà seguita dallo sbarco di un'armata di dipendenti delle aziende che stanno subendo in questo momento un saccheggio finanziario che sta rovinando totalmente l'impero conosciuto con il nome di "Globus". I "quartieri di difesa operaia" delle industrie casearie di Karlovac hanno annunciato che bloccheranno le strate di Karlovac questa settimana se il governo di Matesa non troverà alcuna soluzione ai problemi dell'azienda. Il suo ex proprietario, Kutle, ha infatti contratto dei debiti giganteschi, emettendo inoltre delle decine di milioni di obbligazioni di credito. Ma il disfacimento dell'impero di Kutle non è il solo motivo dell'ondata di rivolta che sta attraversando il paese di Tudjman: non bisogna dimenticare la situazione commerciale del magnate dell'industria di Janjevo, Josip Gucic, che non è migliore. In una recente intervista Gucic ha esposta la sua ultima idea geniale: egli renderà volentieri le sue trenta imprese allo stato, se lo stato gli rimborserà i soldi che egli ha speso per acquistarle. Forse si dimentica di essere stato il responsabile del prosciugamento dei fondi di queste imprese? Annunciando numerose manifestazioni nel corso della settimana prossima, i Sindacati Liberi dei Lavoratori della "Ferimport" hanno presentato la settimana scorsa il loro rapporto sul regno di Gucic (che d'altronde non è ancora terminato): 110 milioni di kune sono stati sottratti all'impresa, mentre quasi tutte le proprietà immobiliari sono state ipotecate e le entrate di una catena commerciale un tempo fiorente sono state utilizzate per tappare i buchi finanziari di altre aziende dell'impero Gucic. I sindacati della "Ferimport" hanno organizzato già in passato manifestazioni contro Gucic, me sempre senza risultati ed è con l'aiuto generoso del "servizio d'ordine" di Tutin che il ricco uomo d'affari di Janjevo ha conquistato l'azienda in questione e, soprattutto, ha ripreso il controllo dei suoi begli uffici nel centro di Zagabria. Non bisogna tuttavia credere che il solo problema dell'economia croata sia solo la disintegrazione degli imperi industriali. In tutti i rami possibili e immaginabili dell'economia croata i lavoratori sono ai limiti della sopportazione e minacciano di farsi sentire. I quartieri generali dei sindacati degli operai metallurgici stanno trattando ormai da mesi con il governo senza successo e annunciano degli scioperi di grandi dimensioni se la situazione di una decine di aziende i questo settore non verrà risolta prima della fine del mese di febbraio. In caso contrario, gli operai bloccherano l'accesso ai luoghi di lavoro dei loro padroni e degli altri membri della direzione. Ci si attendono scioperi anche nell'impresa petrolifera nazionale, l'INA, dove sono attualmente in corso delle trattative riguardo all'ammontare dei prossimi salari, e anche in questo caso non è in vista alcun accordo a causa dell'aggressività della direzione. I lavoratori della "Elektroprivreda" (azienda elettrica) minacciano di entrare in sciopero e di lasciare tutta la Croazia letteralmente al buio. I lavoratori del settore edile si trovano nella stessa situazione a causa di una riduzione degli investimenti pari al 30% e potrebbero presto essere oggetto di vasti licenziamenti. I professori e i lavoratori delle ferrovie croate fanno anch'essi parte della partita - negli ultimi anni i lavoratori delle ferrovie hanno più volte infastidito le autorità di Tudjman con scioperi e manifestazioni a più riprese con i quali, inutile dirlo, non sono mai riusciti a ottenere soddisfazione. Queste manifestazioni di scontento di intere masse di lavoratori e la creazione di "quartieri generali" per la difesa delle aziende in rovina dovrebbero saldarsi con dei comunicati di sostegno provenienti dai sei partiti di opposizione: i sei leader dell'opposizione hanno reso pubblico il loro progetto di invitare i cittadini a esprimere senza aspettare oltre nelle strade di Zagabria la loro insoddisfazione nei confronti del regime di Tudjman. Le agitazioni della base stanno d'altronde poco a poco raggiungendo i quartieri presidenziali di Pantovcak: alcuni delegati politici del partito al potere non perdono negli ultimi tempi occasione per condannare i "metodi rivoluzionari" dei sei leader dell'opposizione e dei sindacati. Questo panico dell'élite governativa è assolutamente comprensibile, dato che Franjo Tudjman e i suoi colleghi sanno perfettamente che l'unica carta di cui dispongono, se le manifestazioni dovessere moltiplicarsi, è la repressione poliziesca, che in Croazia è particolarmente bene organizzata. Tudjman non ha altra via d'uscita: a meno che non vada a "prendere un po' d'aria" in direzione di Buenos Aires. (AIM Zagreb, 21 febbraio 1999 - traduzione di A. Ferrario) [top]
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