default.asp default.asp
Notizie Est
1997-2004

Archivio ospitato da
Bulgaria-Italia
News e analisi sulla penisola balcanica
BALCANI ECONOMIA CHI SIAMO ARCHIVIO LINKS RICERCA
Albania
Bosnia-Erzegovina
Bulgaria
Croazia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Romania
Serbia-Montenegro
Slovenia
 
Balcani società
L'Italia e i Balcani
La regione balcanica
  Stampa printer friendly

"Affari balcanici"

Data: 22-11-2000 Fonte: "Vreme", "Kapital"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #371 - BALCANI
22 novembre 2000


AFFARI BALCANICI
(da "Vreme" e "Kapital")



[Seguono, nell'ordine, quattro brevi pezzi tutti riguardanti il mondo economico e finanziario dei Balcani: 1) le prospettive del capitale greco in Jugoslavia; 2) i grossi interessi della russa Lukoil nei Balcani; 3) il mercato balcanico dell'elettricità e il ruolo della Bulgaria; 4) l'interesse prevalente del Patto di Stabilità per i progetti infrastrutturali]

1) CAPITALE GRECO E JUGOSLAVIA


In un articolo pubblicato nel suo numero del 9 novembre scorso, il settimanale di Belgrado "Vreme" riferisce dei preparativi per l'imminente visita in Jugoslavia del ministro greco dell'economia e delle finanze, Ianos Papandoniou, che porterà con sé un folto seguito di imprenditori greci. La visita di Papandoniou è stata preceduta da una riunione della "Associazione Imprenditoriale Greco-Jugoslavia", della quale fanno parte numerose imprese greche con interessi in Jugoslavia, tra le quali "Vreme" cita l'azienda alimentare Delta, la Etniki Trapeza tis Elados, che è la maggiore banca greca, la Intrakom, maggiore fornitore greco di attrezzature per telecomunicazioni (il direttore è un ex agente della STASI), e la OTE, la società di telecomunicazioni a controllo statale. I settori in cui operano tali aziende sono anche, in generale, quelli di maggiore interesse per gli investimenti in Jugoslavia da parte del capitale greco. "Vreme" descrive più nei particolari le prospettive degli interessi greci in Jugoslavia: "La maggior parte delle aziende che formeranno il nucleo del seguito di Papandoniou nella sua visita a Belgrado ha realizzato già negli anni '90 redditizi accordi con le autorità della Serbia e della Jugoslavia, o con le dirigenze di imprese vicine a queste ultime. Esse detengono la fetta più importante dei circa 1,2 miliardi di dollari finora investiti, mentre le rimanenti 200-250 aziende greche che operano in Jugoslavia si occupano di commercio e di servizi. Si preparano tra gli altri a recarsi a Belgrado insieme a Papandiou anche i rappresentanti del porto di Salonicco, per realizzare accordi relativi al trasporto di merci da e verso la Jugoslavia, nonché l'azienda statale per la lavorazione del petrolio Elinika Petrelea (EP - denominazione inglese: Hellenic Petroleum), che intende rifornire di derivati il mercato jugoslavo tramite la raffineria OKTA a Skopje, da essa acquistata nel 1998. Fino a quando non sarà completato l'oleodotto Salonicco-Skopje, la EP e la OKTA si limiteranno a rifornire la Serbia meridionale fino a Nis con derivati i cui prezzi, si promette, saranno pari a quelli dei concorrenti già attivi in Jugoslavia: la Lukoil, che ha una raffineria in Bulgaria, la Jugopetrol e le greche Jet Oil e Aegean Oila. L'azienda di Salonicco Tefil ha già formato con la Naftna Industrija Srbije (NIS) la società mista Tefil Galax DOO, nel quale il partner greco ha una partecipazione del 40%. La Tefil opererà sui mercati di Serbia, Montenegro e Macedonia in collaborazione con la Exxon - Mobil Europe. Nel medesimo settore, una consociata della EP, la Asprofos, ha avviato la lavorazione di un progetto di ricostruzione della raffineria di Pancevo, con la quale la società greca si attende una collaborazione d'affari di lunga durata. Si prevede che questi affari verranno stimolati anche dallo scongelmaneto delle garanzie di credito greche per gli affari con la Jugoslavia in seguito alla cancellazione delle sanzioni; tali garanzie ammontano a 100 milioni di dollari e sono state congelate fin dal 1996. Tuttavia, il maggiore asso nella manica che Papandoniou porterà con sé a Belgrado saranno i circa 450 milioni di dollari, di cui una parte verrà direttamente destinata al bilancio della Serbia, mentre un terzo verrà destinato alle esportazioni greche, e un terzo ancora ad aiuti umanitari sotto forma di alimenti, medicine e materiali da costruzione. [...] Un altro interessante tema avviato già da Simitis e dal presidente jugoslavo Kostunica, e del quale si occuperò Papandoniou a Belgrado, è quello dei futuri impieghi del fondo di circa mezzo miliardo di dollari che lo stato greco ha creato insieme a sei banche al fine degli investimenti nei paesi dei Balcani (il 50% del fondo sarà destinato alla Serbia) nel periodo 2000-2004. Il fondo agirà attraverso "le banche greche nei Balcani", che gestiranno i fondi e supervisioneranno la realizzazione dei progetti. Il problema è che (per ora) in Serbia, Montenegro e Kosovo non vi sono banche greche". Tra i fondatori della "Associazione Imprenditoriale Greco-Jugoslavia" vi è anche il noto uomo d'affari Mitilineos, dell'omonima azienda, che, scrive "Vreme", si recherà anch'egli a Belgrado al seguito di Papandoniou. L'uomo d'affari greco ha vinto le due cause aperte in Grecia e in Jugoslavia e ora sta pensando, a quanto pare, di chiedere il sequestro, a suo favore, delle proprietà del complesso minerario-metallurgico Trepca (in Kosovo), delle miniere-fonderie Bor (RTB), della Jugobanka e della Genex. Mitilineos ha dichiarato di non avere ancora deciso se cercare di ottenere l'applicazione delle sentenze dalle autorità serbe oppure dalle autorità greche.


2) LA LUKOIL PREVEDE DI COMPERARE UNA RAFFINERIA IN JUGOSLAVIA
di Pavlina Kusalieva - ("Kapital", n. 42, ottobre 2000)


Nel pieno dello shock sui mercati petroliferi, la dirigenza della compagnia petrolifera russa Lukoil ha dichiarato che amplierà la propria presenza nei Balcani attraverso l'acquisto della raffineria di Novi Sad, in Jugoslavia. Con ogni probabilità ciò avverrà mediante la sua ricostruzione, dopo i danni causati dai bombardamenti della NATO durante la crisi del Kosovo e l'offerta di acquisto che vi ha fatto seguito. Il gigante russo è ottimista per quanto riguarda la regolarità delle forniture di materie prime dopo la cancellazione dell'embargo alla Jugoslavia. Finora la Lukoil era presente sul mercato serbo attraverso la fornitura di prodotti petroliferi a clienti privati mediante la maggiore raffineria bulgara Neftohim, di Burgas, comprata dalla Lukoil alla fine del 1999. E' intenzione della società russa entrare anche nel mercato croato tramite la creazione di una società mista con la INA Naftna Industria, ha comunicato durante il Forum economico per l'Europa sud-orientale Valentin Zlatev, direttore generale della Lukoil-Nefthohim Burgas. Oltre alla raffineria Neftohim di Burgas, la società russa possiede anche una raffineria a Ploest, in Romania, nella quale ha investito 11 milioni di dollari, mentre gli investimenti pianificati fino al 2003 ammontano a 200 milioni di dollari. Le ambizioni del gigante russo sono quelle di avviare trattative con le autorità romene per l'eventuale trasporto del petrolio lavorato in Europa Occidentale attraverso il fiume Danubio. La Lukoil possiede alcune raffinerie anche in Montenegro, nonché una a Odessa, in Ucraina. I dirigenti della società non nascondono le proprie ambizioni di partecipare attivamente anche ai mercati di Grecia, Turchia e Macedonia [...].


3) ELETTRICITA': IL RUOLO DELLA BULGARIA E LA LIBERALIZZAZIONE DEI MERCATI

Sono cominciati questo mese i rifornimenti di elettricità dalla Bulgaria alla Jugoslavia che, come anticipato dal settimanale di Sofia "Kapital" nel suo n. 42 di ottobre, ammonteranno a 1 miliardo di kW/h all'anno. Nell'articolo si scrive che la Bulgaria è favorita nell'esportazione verso la Jugoslavia perché i sistemi bulgari lavorano già in parallelo con quelli del paese confinate. Poiché il miliardo di kW/h è insufficiente a coprire il grande deficit della Jugoslavia (per una copertura "minima" di questo deficit sono necessari 3 miliardi di kW/h), la Bulgaria potrebbe diventare il "nodo di smistamento" per forniture provenienti dalla Russia, dall'Ucraina e dalla Germania. La Bulgaria è già una grande esportatrice di energia elettrica verso la Turchia, la Grecia e la Macedonia. "Kapital" segnala tuttavia che anche la Romania sembra avere ambizioni di grande fornitrice della Jugoslavia, sia con le proprie risorse interne, sia mediante approvvigionamenti dalla Russia. La "torta" delle forniture elettriche alla Jugoslavia sembra essere molto appetitosa perché, secondo quanto scrive il settimanale bulgaro, rientra nel nutrito pacchetto di acquisti di risorse energetiche da parte della Jugoslava per un totale di 600 milioni di dollari, cifra che dovrebbe essere coperta con aiuti esteri. "Kapital" parla anche della possibilità che entro il 2006 si arrivi a un "mercato unico" liberalizzato dell'elettricità nei Balcani, con finanziamenti provenienti dall'UE e dal Patto di Stabilità, che vedrebbe la creazione di un sistema ricalcato sul modello di quello dell'UE. La liberalizzazione dovrebbe essere graduale e portare infine alla creazione di un centro di inoltro (dispatch-center) comune a tutti i Balcani, che regolerà i flussi all'interno della regione. "Kapital" riporta anche i dati relativi alle capacità massime di transito dell'elettricità in importazione ed esportazione per alcuni paesi balcanici: Romania, imp. 1.500 - esp. 1.240; Bulgaria, imp. 1.000/1.500 - esp. 1.000/1.500; Albania, imp. 600 - esp. 600; Macedonia, imp. 1.200 - esp. 1.200; Grecia, imp. 750 - esp. 750; Bosnia-Erzegovina, imp. 3.450 - esp. 3.450.


PATTO DI STABILITA': VOGLIAMO LE INFRASTRUTTURE

Sempre nel suo n. 42 dell'ottobre scorso, "Kapital" riferisce anche del tavolo di lavoro del Patto di Stabilità svoltosi a Istanbul in quei giorni: "L'idea imperante nelle alte sfere, secondo cui la caratteristica fondamentale del patto è che le iniziative devono venire dagli stessi paesi balcanici, si incarna con grandi difficoltà nei contatti d'affari tra i rappresentanti dell'Occidente e quelli dell'Europa sud-orientale. E' passato ormai più di un anno dalla prima riunione del patto. Gli occidentali continuano a meravigliarsi quando si imbattono in casi di consapevolezza e normali successi commerciali da parte di aziende ed economie dei Balcani. I balcanici continuano a studiare lingua e gesti. I primi credono tacitamente che saranno loro stessi a elaborare le idee per la collaborazione, mentre i locali le metteranno in atto. I secondo parlano ancora di aiuti. Il risultato di questi rapporti è che l'attenzione riservata ai nuovi arrivati, vale a dire i cosiddetti paesi dei Balcani Occidentali, è più finalizzata. I rappresentanti di questi ultimi sono quelli che hanno più posti nelle commissioni e nei gruppi di lavoro, e le loro idee vengono citate più frequentemente nei documenti ufficiali. Le importazioni dell'UE dai Balcani sono circa l'1,4% delle importazioni complessive dell'Unione (solo il commercio della Slovenia con l'Unione è sensibilmente al di sopra dello scambio con tutti gli altri paesi dell'Europa sud-orientale). Per i Balcani, tuttavia, il 60% degli scambi commerciali complessivi è con l'UE. [...] Dall'elenco che riportiamo più sotto, riguardante i fondi per progetti del patto, risulta chiaro che viene data la preferenza alle infrastrutture e vengono evidentemente trascurate le esigenze dei fattori più complessi per lo sviluppo. Dei progetti infrastrutturali è più facile rendere conto, vengono realizzati dalle grandi aziende, consentono di determinare più facilmente la destinazione dei fondi e sono più facili da giustificare agli occhi dei contribuenti. In questo contesto, la Repubblica Ceca ha stanziato circa 1 milione di euro per lo sviluppo del programma energetico dell'Europa sud-orientale, che dovrà coordinare le riforme in tale campo e gestire la logistica per le forniture. La Russia ritiene che progetti come il corridoio Costanza-Trieste, che mettono insieme infrastrutture per il gas e il petrolio, "meritino una particolare attenzione", mentre le aziende russe sono pronte a effettuare investimenti. [...]

Settore Fondi richiesti Fondi promessi
Commercio n.d. n.d.
Infrastrutture 1.131 1.075,68
Riforme econom.
e sviluppo delle
imprese 292 182
Addestramento
professionale 6,53 1,94
Ambiente 19,55 18,95
Benessere
sociale 3,36 3,89
TOTALE 1.452,44 1.197,7





[top]

Data: 22-11-2000 Fonte: "Vreme", "Kapital"
Autore: Autori vari





Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati