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"Per l'onore di un sindacato"
| Data: 27-12-2001 | | Fonte: "Sega" |
| Autore: Teodora Peeva |
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NOTIZIE EST #511 - BULGARIA
27 dicembre 2001
PER L'ONORE DI UN SINDACATO
di Teodora Peeva - ("Sega" [Sofia], 19 dicembre 2001)
[NOTA: La Bulgaria, come altri paesi balcanici, versa in condizioni economiche estremamente difficili, ha in corso vasti programmi di privatizzazione, nonché processi di revisione delle normative sul lavoro volti a limitare i diritti dei lavoratori. Tuttavia, a differenza di altri paesi della regione, come la Romania, la Croazia o la Serbia, in Bulgaria sono rare le manifestazioni di protesta e quasi altrettanto rari gli scioperi, nonostante la vivace vita politica che caratterizza il paese. L'articolo che segue illustra alcuni motivi di tale situazione (anche se da un punto di vista liberista che non è il nostro) analizzando in particolare il ruolo del principale sindacato del paese, il KNSB, che è l'erede dei sindacati "di stato" del regime comunista]
Il KNSB [Confederazione dei Sindacati Indipendenti della Bulgaria] è riuscito ad adattarsi con successo a ogni situazione politica o economica. Per alcuni ciò è un segno di debolezza di carattere, per altri si tratta invece di una rara capacità di essere flessibili. Il risultato, comunque, è indubbio: sebbene abbia subito una significativa perdita di aderenti, il KNSB continua a essere il maggiore sindacato del paese. E nonostante questo, nel momento in cui si avvia il suo congresso, il KNSB si trova di fronte a una scelta drammatica. Non vi è stata praticamente un'assemblea durante la quale non si siano svolte scene altamente emotive incentrate sul tema della leadership e del futuro del sindacato, o non si siano lavati panni sporchi e non siano state lanciate pesanti accuse. Il congresso del KNSB che inizia oggi non farà eccezione. Alcuni giorni prima di esso, il presidente onorario del KNSB, Krastju Petkov, che ne è stato per lunghi anni il leader [ora è a capo dell'OBT, un partito socialdemocratico ultra-moderato vicino ai socialisti - N.d.T.], si è pronunciato pubblicamente contro il suo successore alla guida del sindacato, Zeljazko Hristov. Lo ha accusato di avere privato di identità il sindacato e di averlo trasformato in una creatura della SDS [Unione delle Forze Democratiche, partito di destra dell'ex premier Ivan Kostov]. Zeljazko Hristov non è stato da meno. Secondo quest'ultimo, Petkov è in realtà insoddisfatto perché non è riuscito a sfruttare il sindacato per obiettivi di partito. I due incroceranno le spade in occasione dello stesso congresso, dove si capirà in quale misura Petkov è riuscito a conservare la sua influenza all'interno del sindacato e in quale misura Hristov, da parte sua, è riuscito ad assumere il controllo delle strutture nel corso degli ultimi 4 anni. Lo scambio di repliche, tuttavia, ha messo in evidenza i problemi del KNSB, tenuti accuratamente nascosti finora e che hanno fatto contrarre il numero dei suoi aderenti. Il principale di tale problemi consiste nel fatto che il KNSB da lungo tempo non è più un sindacato nel senso classico della parola. In generale, un sindacato deve difendere i propri membri, organizzare le loro proteste e partecipare attivamente all'elaborazione delle leggi di carattere sociale. Caratteristiche che lo pongono a priori in opposizione rispetto alle autorità e ai datori di lavoro, che difendono obiettivi diversi, spesso diametralmente opposti. Nei fatti, invece, il KNSB il più delle volte non si è trovato dalla "propria" parte della barricata. Al contrario - ha agito a livello locale in sospettosa sincronia con le autorità e i datori di lavoro, un fatto che secondo la logica è in contraddizione con gli interessi delle persone che è chiamato a difendere.
Come si è potuti arrivare alla trasformazione del maggiore sindacato della Bulgaria da un opponente a un megafono delle autorità? Zeljazko Hristov ha preso le redini del KNSB nel 1997 e il suo mandato è coinciso quasi per intero con il governo della SDS guidato da Kostov. In tale governo, la funzione di ministro per le questioni sociali era stata assegnata a Ivan Nejkov, che per lunghi anni era stato vicepresidente del sindacato. Questo fatto ha neutralizzato in gran parte il KNSB come serio correttivo delle autorità. Il sindacato si è trovato in una situazione delicata - non poteva attaccare direttamente il proprio uomo nel governo Kostov, ma non poteva nemmeno trascurare l'insoddisfazione dei propri membri, i quali sono tra coloro che più hanno sofferto per le riforme strutturali ed economiche avviate. Questa ipocrisia ha aperto un enorme abisso tra la dirigenza e i membri della base del KNSB. E' sufficiente, a titolo d'esempio, ricordare una delle poche manifestazioni organizzate dal KNSB ai tempi di Kostov. In tale occasione si erano radunati migliaia di manifestanti per protestare contro i miseri stipendi che ricevevano, oltretutto in ritardo, così come contro i contratti a termine, contro la disoccupazione e il mancato versamento della liquidazione al momento dell'interruzione del rapporto di lavoro. Sul palco ufficiale della manifestazione, tuttavia, oltre ai leader del sindacato vi erano anche rappresentanti delle autorità - il ministro per le questioni sociali Ivan Nejkov e il capo della commissione parlamentare per gli aspetti sociali, Svetlana Djankova. Un fatto che ha trasformato la manifestazione da antigovernativa in progovernativa. E non si poteva evitare di osservare come dal basso scandissero "Dimissioni", mentre dall'alto i leader sindacali traducevano con "Non vogliamo nessuna dimissione". Il gioco della dirigenza del KNSB con i governanti della SDS ha seguito alcune linee. La prima è quella della commedia "diamo-riceviamo". Il soggetto era il seguente: il KNSB periodicamente avanzava qualche rivendicazione, il governo la accettava e le due parti firmavano solennemente l'ennesimo accordo. Poi veniva fuori che le rivendicazioni del KNSB erano state da lungo tempo pianificate dalle autorità e che non c'era stata nessuna "conquista". E allo stesso tempo nulla di quanto era scritto in tali documenti veniva messo effettivamente in atto. Per questo ogni successivo documento non faceva altro che ripetere quello precedente con alcune correzioni di scarsa rilevanza (il più delle volte si trattava della scadenza per il rispetto degli impegni presi). Così, per esempio, il KNSB ha appoggiato incondizionatamente l'accordo triennale con il FMI, nonostante fosse chiaro che il governo non aveva assolutamente idea di come ammorbidire il prezzo sociale delle riforme che esso prevedeva. Nel corso del 1997, i sindacati, il governo e i datori di lavoro hanno firmato una carta sociale, nella quale venivano formulati gli indirizzi fondamentali della reciproca collaborazione. Dopo un anno, Podkrepa [il secondo sindacato del paese - N.d.T.] ha ritirato la sua firma, affermando di non volere rendersi compartecipe della scellerata politica governativa. Il KNSB, invece, ha dichiarato l'intenzione di "continuare ad assumersi la propria responsabilità in questo periodo difficile", nonostante avesse alcune riserve. Tre mesi dopo, il KNSB e il BSK hanno consegnato al governo il proprio "Piano di azione". In esso venivano elencate le misure che l'esecutivo avrebbe dovuto adottare quanto prima. Il governo ha immediatamente accettato. E' stato firmato l'ennesimo accordo, dopo il quale il premier si è nuovamente eclissato nelle sue stanze e il documento è rimasto solo un pezzo di carta. Successivamente Zeljazko Hristov ha annunciato che il KNSB richiedeva la creazione di 250.000 nuovi posti di lavoro. I governanti hanno accettato con entusiasmo l'offerta, che è stata integrata nella nuova variante del "Programma 2001" dell'esecutivo. A tutt'oggi non è chiaro quanti posti di lavori siano stati effettivamente creati.
La sincronia tra le due controparti, fino a poco tempo prima in conflitto, è facilmente spiegabile e non ha nulla a che fare con la condivisione della responsabilità per le riforme. Il KNSB e il governo della SDS avevano semplicemente bisogno l'uno dell'altro. I sindacati in Bulgaria hanno avuto il loro momento migliore quando la proprietà statale era dominante. Le organizzazioni sindacali non ottengono un gran successo quando vi è un investitore privato serio, deciso a trarre profitto dall'impresa che ha acquistato. Un tale investitore non è disposto ad accettare né le loro tradizionali minacce, né i dispendiosi contratti di lavoro collettivi che hanno trasformato molti leader sindacali in feudatari locali. Non stiamo parlando delle società off-shore o di altre società sospette, che si pongono come unico fine quello di risucchiare i fondi dell'azienda e che trovano rapidamente un linguaggio comune con i sindacati, per non attrarre troppa attenzione su di sé. Quando invece la maggior parte delle proprietà si trova ormai in mani private, un sindacato ha bisogno di qualcosa che mantenga l'illusione della sua importanza. Il governo di Kostov si è rivelato lo strumento ideale per un tale obiettivo: gli incontri con il premier e le trattative drammatiche facevano indubbiamente crescere l'autorevolezza. Quanto invece ciò sia stato positivo per il sindacato stesso è un'altra questione. Il governo, comunque, da parte sua ne ha tratto profitto: ha sfruttato attivamente il KNSB per soffocare le tensioni sociali. Sia ai governanti sia ai sindacalisti è chiaro che quando l'insoddisfazione della gente raggiunge il punto di ebollizione, la cosa migliore è canalizzarla e indirizzarla dove si vuole, invece che lasciarla evolversi liberamente senza poterne controllare le conseguenze.
Un esempio tipico di tutto ciò è stato quello dell'ultimo sciopero dei ferrovieri. In tale occasione l'intera rete ferroviaria del paese è rimasta bloccata per alcune settimane. Il KNSB, al quale aderiscono due delle maggiori federazioni di tale settore, non solo non le ha appoggiate, ma ha addirittura preso pubblicamente le distanze da esse. La protesta è fallita e il ministro dei trasporti Wilhelm Kraus si è guadagnato la fama di ministro di ferro. Ancora più indicativo, tuttavia, è stato il comportamento del KNSB in occasione dello sciopero dei minatori della Gorubso, che si sono chiusi nelle gallerie per protestare contro i propri bassi stipendi e per il ritardo di mesi con cui venivano pagati. Zeljazko Hristov per prima cosa si è incontrato con le autorità, cioè con i ministri Evgenij Bakardziev, Muravej Radev, Ivan Nejkov, e poi si è recato dai lavoratori per riportare loro le condizioni dei ministri, adottando infine una posizione molto più vicina all'opinione del governo che a quella dei minatori. Il ministro delle finanze Muravej Radev ne è uscito come "l'uomo giusto al posto giusto" e oggi i minatori della Gorubso non vogliono più nemmeno sentire parlare del KNSB. In pratica, il maggiore sindacato non ha appoggiato nemmeno una delle più grandi proteste degli ultimi quattro anni. L'unica occasione in cui Zeljazko Hristov è intervenuto con decisione è quando si è preso a pugni con un datore di lavoro greco in una piccola fabbrica tessile. Ma in tale occasione, va notato, il governo non era parte in causa. Sembra paradossale, ma il KNSB ha speso più energie per soffocare scioperi che per organizzarne. E' indubbio che molte proteste non siano frutto di una riflessione adeguata e che le richieste avanzate siano spesseo irreali. Ma il ruolo di un sindacato, in tale caso, non è quello di prendere pubblicamente le distanze dai propri membri, bensì quello di assicurare loro come minimo una difesa giuridica (molti dei lavoratori in sciopero alla fine sono stati licenziati, perché non conoscevano la legge sui conflitti di lavoro) o di convincerli fino a dove possono fare dei compromessi nelle trattative. Tutto questo deve però avvenire dietro porte chiuse, e non attraverso i media.
Il fatto che il KNSB non desidera interessarsi di tali proteste ha comunque un'altra causa. Si tratta di un classico conflitto di interessi. In molte aziende il KNSB svolge direttamente il ruolo di datore di lavoro attraverso il proprio fondo di privatizzazione "Trud i kapital" ("Lavoro e capitale"). Molti hanno riposto la loro fiducia in esso e "Trud i kapital" si è così classificato tra i primi cinque fondi per capitale raccolto nel corso del processo di privatizzazione. Ciò gli ha consentito di acquistare consistenti pacchetti di azioni in alcune aziende appettibili. In altre aziende il sindacato è riuscito a entrare nel ruolo di datore di lavoro attraverso il meccanismo delle RMD, cioè le "società operaio-manageriali" [metodo di privatizzazione in base al quale le azioni di un'azienda vengono intestate in via preferenziale ai dipendenti e ai dirigenti dell'azienda stessa, il cui esito regolare è stato quello di "regalare" intere imprese ai dirigenti, gli unici in possesso delle competenze per gestirle o, più spesso, per prosciugarne i fondi a proprio vantaggio - N.d.T.], o attraverso la gestione delle azioni preferenziali che spettano di diritto ai lavoratori. Lo schema tuttavia ha un difetto fondamentale: garantisce la proprietà, ma non l'afflusso di capitali di investimento freschi. Per questo la maggior parte delle aziende privatizzate in tal modo si è trovata in breve tempo in coma, e i lavoratori sono rimasti presi in una trappola: è impossibile organizzare proteste contro se stessi. (Sorvoliamo qui sui conflitti interni allo stesso fondo "Trud i kapital", dal quale il KNSB ha estromesso in maniera scorretta il proprio partner della Repubblica Ceca, che aveva messo a disposizione il capitale iniziale per avviare il fondo). Non è casuale che alcune organizzazioni regionali abbiano avviato una raccolta di firme per chiedere che al congresso venga presentato un resoconto sulla situazione finanziaria, sull'operato e sui futuri orientamenti del fondo "Trud i kapital".
La natura spettacolare del presidente del KSNB Zeljazko Hristov ha anch'essa lasciato la propria impronta sul sindacato. Negli ultimi anni egli ha rinunciato a ogni seria azione sociale, puntando tutto sugli "show". Una delle cose che gli piace di più è fare reagli esotici. Così, per esempio, Hristov ha nominato l'ex capo della Agenzia per le Privatizzazioni (AP), Zahari Zeljazkov, il miglior partner sociale e gli ha regalato una spada (e questo nonostante il fatto che l'AP, ai sensi della legge, non abbia alcun rapporto con i sindacati). Dopo di che sono stati compiuti alcuni esorcismi per scacciare gli spiriti maligni con una manifestazione contro la povertà nelle strade di Sofia. Nemmeno lo zar è riuscito a salvarsi: ha ricevuto in dono un calendario degli 800 giorni [il periodo entro il quale l'ex-zar Simeon ha promesso di mettere in atto il proprio programma politico - N.d.T.] e altri cinque regali. Naturalmente, a tale proposito, non si può non notare il radicale cambiamento di comportamento del KSNB dopo che il movimento di Simeon, il NDSV, ha conquistato il potere. Il sindacato all'improvviso si è ricordato dei lavoratori e ha cominciato a difendere attivamente i loro interessi: ha dato il proprio appoggio a tutte le proteste svoltesi negli ultimi mesi, ha ottenuto in tribunale una rettifica dei prezzi dell'energia elettrica, ha chiesto che venga posto il veto a ogni cambiamento della legge sulle privatizzazioni che possa danneggiare i lavoratori, così come a ogni modifica delle leggi fiscali che possa colpire i più poveri... Ma questo attivismo (che fa davvero effetto, ma non è efficace) ha una spiegazione del tutto semplice. Non si tratta solo del fatto che si sta avvicinando il congresso del KSNB, nel quale Zeljazko Hristov dovrà rendere conto del suo operato se vuole essere rieletto. Semplicemente, a differenza di altri sindacati come Podkrepa e Promjana, il KNSB non è mai stato particolarmente vicino allo zar. Pertanto la tattica applicata con il governo di Ivan Kostov non può risultare efficace adesso e il KNSB non può contare più sul fatto di essere il bambino viziato dei governanti. Non a caso le proteste del sindacato sono cominciate ancora prima che fossero passati i primi 100 giorni del governo di Simeon. Da parte sua, il nuovo governo ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di accettare le richieste dei sindacati e di volere addirittura limitare le loro competenze, modificando un Codice del lavoro molto liberale. Durante il congresso del KNSB tutti questi problemi saranno oggetto di un'accesa discussione. E' tuttavia molto difficile prevedere se si arriverà a un rivolgimento. Perché la questione non è solo se Zeljazko Hristov sarà sostituito o meno, ma chi lo sostituirà. E se il nuovo leader avrà forze sufficienti per tirare fuori il sindacato dal fango in cui sta affondando.
| Data: 27-12-2001 | | Fonte: "Sega" |
| Autore: Teodora Peeva |
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