default.asp default.asp
Notizie Est
1997-2004

Archivio ospitato da
Bulgaria-Italia
News e analisi sulla penisola balcanica
BALCANI ECONOMIA CHI SIAMO ARCHIVIO LINKS RICERCA
Albania
Bosnia-Erzegovina
Bulgaria
Croazia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Romania
Serbia-Montenegro
Slovenia
 
Balcani società
L'Italia e i Balcani
La regione balcanica
  Stampa printer friendly

"NATO e Macedonia: come si appalta una guerra"

Data: 22-03-2001 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #419 - MACEDONIA
22 marzo 2001


NATO E MACEDONIA: COME SI APPALTA UNA GUERRA

[Seguono quattro pezzi: 1) una rassegna stampa su come la NATO sta armando e assistendo l'esercito macedone; 2) un'intervista al comandante "Sokol" dll'Esercito di Liberazione Nazionale - tratta da "Fakti", quotidiano albanese di Skopje; 3) un'intervista al leader del DPA, Arben Xhaferri - tratta da "Koha Jone", quotidiano albanese di Tirana; 4) una breve intervista al numero due del DPA, Menduh Thaqi - tratta da "Koha Ditore", quotidiano albanese di Pristina. Le interviste risalgono ai giorni della "crisi di Tanusevci" e vengono pubblicate a titolo informativo - a.f.]


1) UN'AZIONE MILITARE MACEDONE, COORDINATA DALLA NATO?
a cura di Andrea Ferrario


Nel momento in cui scriviamo la situazione in Macedonia è molto confusa, soprattutto dopo la dichiarazione di tregua unilaterale da parte dell'UCK - il presidente macedone Trajkovski ha comunque dato ordine all'esercito, allo scadere questa notte dell'ultimatum del governo macedone, di procedere alla "eliminazione dei terroristi", come ha confermato oggi il portavoce del governo Milosovski, ma finora viene segnalato unicamente il proseguire di intensi bombardamenti dell'artiglieria macedone contro i colli al di sopra di Tetovo. Si è aperto tuttavia contemporaneamente anche il "fronte" di Skopje dove due poliziotti macedoni sono stati uccisi ieri, mentre oggi nella capitale sono stati uccisi dalla polizia due albanesi. Le notizie d'agenzia e di altre fonti diffuse nella giornata di ieri lasciano comunque chiaramente intendere che i paesi occidentali, europei in testa, ma anche gli USA, hanno non solo dato il via libera a un'azione militare dell'esercito macedone, chiedendogli di non trattare con i "terroristi", ma hanno anche organizzato un'ampia opera di fornitura d'armi, di consulenza e di coordinazione con le forze armate di Skopje ai fini della conduzione di tale azione. Riassumiamo più sotto nei dettagli tali notizie, segnalando per completezza che tra ieri e questa mattina ci sono stati dei timidi segni di un possibile parziale ripensamento, come per esempio le ultime dichiarazioni di Solana, più moderate rispetto a quelle durissime pronunciate l'altroieri, e la dichiarazione del presidente di turno dell'UE, lo svedese Persson che, dopo avere comunque ribadito l'appoggio europeo al governo di Skopje, ha affermato che nei Balcani "non ci saranno soluzioni basate sulla legge delle armi, ma solo su soluzioni politiche" (ANSA, 22 marzo). Riteniamo che ciò sia un segno di come vi siano tra gli occidentali ancora timori riguardo alla capacità dell'esercito macedone di risolvere con la mano dura la situazione, nonostante gli ingenti sostegni ottenuti. Ai timidissimi accenni a un'eventuale soluzione politica si affiancano contemporaneamente accenni un po' meno timidi relativi al fatto che un'azione diretta della NATO non è ancora del tutto esclusa (si vedano per esempio più sotto la notizia della firma dell'accordo tra Bulgaria e NATO per il transito di truppe di quest'ultima e le dichiarazioni di un funzionario atlantico anonimo raccolte dall'AFP).

L'APPALTO DELLA GUERRA
Innanzitutto, la commissione esteri dell'Europarlamento aveva adottato l'altroieri, 20 marzo, una risoluzione in cui si condannano gli estremisti albanesi e si chiede un "ultimatum per la consegna delle armi", affermando che se tale ultimatum non verrà rispettato dovranno essere prese "misure militari" - la paternità dell'ultimatum lanciato successivamente la sera stessa dal governo macedone è quindi chiaramente dell'UE (ANSA, 20 marzo). Sul piano militare, sempre l'altroieri, l'AFP segnalava l'arrivo a Tetovo di 400 soldati tedeschi. La Germania aveva appena ritirato 900 dei suoi 1000 uomini nella città, tutti addetti alla logistica di sostegno alla KFOR in Kosovo. Con ogni probabilità i 400 soldati arrivati l'altroieri sono destinati a sostituire in parte gli addetti alla logistica con un potenziale più preparato a eventuali combattimenti. Il quotidiano scandalistico tedesco "Bild" ha scritto sempre l'altroieri, che la Germania si stava preparando a inviare a Tetovo un battaglione di paracadutisti, notizia che il ministero della difesa di Berlino non ha né confermato né smentito. Nella giornata di ieri, inoltre, truppe tedesche hanno avuto uno scontro a fuoco con gruppi armati albanesi al confine tra Kosovo e Macedonia, nel corso di un sequestro di rifornimenti destinati alla Macedonia. Un ingente sequestro è stato effettuato anche dalle truppe USA in Kosovo. Il presidente degli Stati Uniti Bush ha dichiarato l'altroieri, mentre si trovava in visita alla sede della CIA, che gli USA collaboreranno con la NATO e il governo macedone al fine di aiutare quest'ultimo a proteggersi (AP, 20 marzo). Gli Stati Uniti, inoltre, stanno studiando l'aumento del programma di aiuti militari alla Macedonia già in corso e nell'ambito del quale Washington aveva già stanziato per quest'anno 13,5 milioni di dollari (Reuters, 21 marzo). Il "Washington Post" ha pubblicato ieri un articolo in cui si citano dichiarazioni di fonti anonime del governo macedone secondo cui gli Stati Uniti stanno aiutando Skopje "non solo con fotografie, ma anche con dati da altre fonti, sulle strade che i guerriglieri seguono, sui loro rinforzi e sui rifornimenti di munizioni - ci sono scambi di informazioni quotidiani con gli americani'' per preparare l'offensiva militare contro i "terroristi". Un portavoce del Pentagono ha indirettamente confermato la notizia, affermando che non vi è una collaborazione diretta tra esercito USA ed esercito macedone, bensì "probabilmente" tra ufficiali USA all'interno della catena di comando della NATO e ufficiali macedoni ("Washington Post", 21 marzo). La France Presse scrive inoltre che il governo degli Stati Uniti paga la società di consulenza militare MPRI, con sede in Virginia e formata da ufficiali in pensione, per "aiutare la Macedonia a impedire aggressioni armate e, qualora tale deterrenza non dovesse bastare, a difendere il proprio territorio". La MPRI è impegnata in programmai analoghi in Croazia e in Bosnia (AFP, 21 marzo). La Gran Bretagna, da parte sua, ha annunciato l'invio di altri due consulenti militari a Skopje per assistere il ministero della difesa macedone. Nel corso di questa settimana Londra invierà altri 10 ufficiali per studiare ulteriori forme di aiuto ai militari macedoni. Un generale britannico era già arrivato in precedenza a Skopje per aiutare l'esercito macedone a riorganizzarsi e ad "adattarsi al controllo dei civili". Gli ufficiali che giungeranno in questi giorni, infatti, daranno all'esercito di Skopje una consulenza di "portata molto maggiore", basandosi sulla loro esperienza di "controinsorgenza, maturata nell'Irlanda del Nord" (BBC, 20 marzo). Il segretario generale della NATO Robertson, da parte sua, dopo avere ribadito il pieno appoggio dell'alleanza "al governo multietnico" della Macedonia, ha dichiarato che è in atto un rafforzamento della cooperazione militare fra l'alleanza atlantica e la Macedonia. "Abbiamo sviluppato il coordinamento militare e lo scambio di informazioni militari'' ha detto. Robertson ha confermato l'invio di un team di collegamento militare alleato a Skopje, che opererà in seno al ministero della difesa macedone (ANSA, 21 marzo). Il ministro degli esteri britannico Cook ha confermato anch'egli tali intense collaborazioni, concordate con il segretario alla difesa USA Powell e altri paesi europei "al fine di garantire che insieme respingeremo i tentativi dei terroristi di spostarsi attraverso il confine". Cook ha dato il proprio sostegno a "un'energica risposta militare di Skopje", aggiungendo: "vogliamo essere partner del governo democratico macedone nello sconfiggere i terroristi" (AFP, 21 marzo). Oggi è stato reso ufficialmente pubblico che anche la Francia fornirà materiale bellico all'esercito macedone. Inoltre, è stato ufficialmente confermato che Parigi installerà una batteria di piccoli aerei telecomandati per la sorveglianza della frontiera tra il Kosovo e la Macedonia per controllare i tentativi di infiltrazione da parte dei ribelli albanesi e che la Francia distaccherà un proprio ufficiale presso lo stato maggiore macedone (ANSA, 22 marzo). Rimangono comunque i timori della NATO riguardo alle conseguenze di un'eventuale inefficacia dell'azione militare macedone: la France Presse ha raccolto ieri dichiarazioni di un funzionario anonimo della NATO secondo cui l'alleanza sarebbe preoccupata della scarsa preparazione dell'esercito macedone a condurre un'operazione in grado di sconfiggere la guerriglia e starebbe pertanto prendendo in considerazione un intervento diretto. Tra i molti problemi di una tale soluzione vi sarebbe, secondo tale funzionario, la necessità di avere una risoluzione dell'ONU che lo autorizzasse - in tale caso, sarebbe possibile un veto da parte della Cina, visto che la Macedonia è l'unico paese europeo, insieme al Vaticano, che ha riconosciuto ufficialmente Taiwan (AFP, 21 marzo). Altri segnali che confermano sia il massiccio sostegno militare al governo macedone sia, allo stesso tempo, il fatto che la NATO non esclude del tutto un intervento diretto arrivano dai paesi confinanti con la Macedonia. Ieri sera il ministro della difesa bulgaro Noev ha firmato a Bruxelles con il segretario della NATO Robertson l'accordo, già preannunciato nei giorni scorsi, che consente permanentemente alle truppe del patto atlantico di transitare attraverso il territorio della Bulgaria. Alla vigilia della firma, il viceministro della difesa di Sofia, Salamanov aveva dichiarato che l'accordo verrà firmato, tra le altre cose, "nel quadro di una collaborazione ancora più intensa per prevenire le situazioni di crisi" nella regione ("Mediapoolbg", 20 e 21 marzo). La Macedonia ha acquistato in questi giorni svariati elicotteri militari dall'Ucraina e dalla Grecia. Dall'Ucraina sono stati rilevati 4 elicotteri per il trasporto modello Mi-8: tali elicotteri erano già a Skopje nell'ambito della missione ucraina all'interno della KFOR. Altri 4 elicotteri giungeranno fra breve. Dalla Grecia arriveranno invece presto quattro elicotteri Mi-24 hind - il quotidiano macedone "Dnevnik" di oggi defnisce tali elicotteri "tra i più potenti del mondo, dotati di mitragliatrici 12,7 mm. e due cannoni 30 mm., in grado di trasportare ciascuno 4 bombe da 250 kg. e di sparare missili aria-terra fino a 80 mm. con una precisione fino a 10 km. dal bersaglio", grazie alla tecnologia laser ("Mediapoolbg", 21 marzo; "Dnevnik", 22 marzo). Va notata, riguardo all'Ucraina, la notizia riportata il 16 marzo scorso dal quotidiano bulgaro "Dnevnik", secondo cui il parlamento si Sofia aveva approvato in quella data il transito sul territorio bulgaro di un contingente ucraino facente parte della KFOR e diretto verso la Macedonia, dove l'Ucraina ha già 150 tra piloti e soldati addetti al servizio degli elicotteri in questione.

ALCUNI SIGNIFICATIVI SVILUPPI POLITICI
Sul piano più strettamente politico vanno registrati alcuni altri fatti rilevanti. In primo luogo, proprio ieri Carla Del Ponte, di ritorno da una visita a Belgrado, ha annunciato che il Tribunale dell'Aia sta indagando su crimini che si presume siano stati commessi da albanesi in Kosovo e nella Serbia meridionale - in entrambi i casi, è stato specificato che sono oggetto d'indagine fatti verificatisi dopo il novembre 1999 (AFP, 21 marzo). Il commissario dell'OSCE per i diritti delle minoranze, Max van der Stoel, padrino insieme a Georgievski e Xhaferri del progetto di college privato, i cui corsi di management dovrebbero chiudere ogni discorso sulla legalizzazione dell'università albanese "parallela" di Tetovo, ha lanciato un duro attacco contro quest'ultima istituzione: "gli albanesi radicali che gestiscono l'università non riconosciuta di Tetovo danno il loro sostegno ai ribelli nelle colline e alcuni studenti si sono uniti ai combattenti". Stoel sostiene che il problema degli studi in albanese stava per essere risolto [su questo argomento torneremo prossimamente], "ma i radicali, guidati da Sulejmani [...] hanno aperto una spirale di lotta per maggiori diritti". Il commissario ha aggiunto che Sulejmani, rettore dell'università "parallela" di Tetovo ed ex prigioniero politico per questo motivo, "è noto per le sue posizioni estremiste e per la sua avversione nei confronti della Macedonia" (Reuters, 21 marzo). Oggi il "ministro degli esteri" dell'UE, Chris Patten, ha avvertito apertamente il Kosovo della possibilità che gli aiuti economici vengano sospesi nel caso in cui i leader kosovari non dovessero prendere nettamente le distanze dai ribelli albanesi in Macedonia (ANSA, 22 marzo). A Pristina, infine, ieri si è svolta una manifestazione organizzata dall'unione indipendente degli studenti dell'Università di Pristina a sostegno del "nuovo" UCK. Sono scesi in piazza 5.000 studenti, secondo l'UNMIK, e 10.000 secondo gli organizzatori. I manifestanti hanno scandito "UCK! UCK!" e portavano cartelli con scritte come "Stop al terrore in Macedonia". Il leader degli studenti, Afrim Hoti, ha dichiarato: "Vogliamo che Skopje sappia che l'UCK non è solo e che siamo pronti a rispondere a ogni appello che (la guerriglia) ci farà" (AFP, 21 marzo).


2) RICONOSCIAMO L'INTEGRITA' TERRITORIALE DELLA MACEDONIA COME FEDERAZIONE ALBANESE-MACEDONE
intervista al comandante "Sokol" dell'Esercito di Liberazione Nazionale (UCK) - a cura di Ismail Sinani ("Fakti", 12 marzo 2001)


D: Può esprimere i suoi commenti sul Comunicato n. 6 dell'UCK?

R: Poiché il Comunicato è stato emesso da un'altra sede, dai nostri rappresentanti politici che attualmente non sono qui, e noi siamo solo un comando militare, non posso dire molto su ciò che è contenuto nel comunicato. Tuttavia, posso dire che manteniamo contatti regolari con la nostra ala politica.

D: Godete di un forte supporto tra i fattori politici interni?

R: Tutti gli albanesi ci sostengono, poiché il nostro obiettivo è quello di garantire che i diritti degli albanesi nella Repubblica di Macedonia vengano applicati, e non quello di illudere la gente come hanno fatto fino a oggi vari partiti politici. Abbiamo il supporto di tutti i fattori politici albanesi che hanno idee appropriate sulla causa nazionale albanese. Ciò significa che non mi sto riferendo solo a partiti in Macedonia, ma a tutti i partiti politici degli albanesi nei Balcani.

D: Se voi state già lanciando una propaganda secondo cui state proteggendo il vostro popolo e vi state rafforzando militarmente, si impone una domanda: da chi proteggete il popolo e chi è il nemico?

R: Siamo albanesi e non abbiamo nulla contro né contro gli albanesi né contro i macedoni. Ma siamo assolutamente contro ogni governo che viola i diritti di una nazione, in particolare qui in Macedonia, dove i diritti degli albanesi vengono drasticamente violati. Per dieci anni la Macedonia non ha fatto nulla, nemmeno un passo concreto per risolvere il problema albanese in Macedonia. Più di 300.000 albanesi vengono lasciati senza lo status di cittadini della Repubblica di Macedonia. Ma il nostro compito non è quello di dire quanti albanesi non hanno la cittadinanza, quanti di loro sono stati espulsi dalle istituzioni - il nostro compito è invece quello di garantire che gli albanesi godano dello status di nazione costituente, poiché sono il 45% della popolazione complessiva [il dato ufficiale del 1991 è di circa il 25%; se è certamente vero che sono molti gli albanesi che si sono stabiliti in Macedonia dopo il 1991 senza ottenere la cittadinanza, la percentuale del 45% citata da "Sokol" appare spropositata - N.d.T.]. Il 55% sono macedoni, cifra che comprende anche i macedoni dalla Grecia, i bulgari, i musulmani, i rom, i serbi e le altre nazionalità.

D: Voi riconoscete gli attuali confini della Macedonia?

R: Non abbiamo alcuna intenzione di modificare i confini. Perché dovremmo modificare i confini? Noi intendiamo a garantire che gli albanesi ottengano lo status di nazione costituente.

D: Quanti soldati avete?

R: L'UCK ha più di 4.000 soldati sul territorio della Macedonia. Siamo in grado di distruggere ogni forza che mira a distruggere i nostri interessi nazionali. Sappiamo chi sono tali forze. Se il mondo è interessato a lanciare una nuova guerra nei Balcani, siamo pronti.

D: Cosa ci possiamo aspettare in futuro e come ritenete che si concluderà la crisi?

R: Se il governo macedone non intraprende alcun passo verso il sedersi al tavolo delle trattative per risolvere il problema albanese in Macedonia, siamo in grado di avere gente in uniforme in tutte le città nel giro di una settimana.

D: Quali sono state le vostre perdite fino a oggi?

R: Finora abbiamo avuto tre soldati uccisi e uno ferito. Sulla base delle nostre informazioni la parte macedone ha avuto 33 soldati uccisi.

D: Qual è la sua opinione riguardo al Kosova?

R: Non abbiamo niente in comune con l'immagine del Kosova, poiché il Kosova ha i suoi confini ed è sotto l'amministrazione della NATO e dell'ONU. Siamo sul territorio della Macedonia e agiamo unicamente qui. I nostri obiettivi sono chiari, il che significa che la nostra intenzione non è né quella di distruggere la Macedonia come stato né quella di modificarne i confini. Siamo interessati unicamente a garantire che gli albanesi di qui abbiano quello a cui hanno diritto.

D: Ci può dire qualcosa di più su Fazli Veliu ed Emrush Xhemaili? Si dice che queste due persone siano direttamente coinvolte negli eventi di Tanusha [Tanusevci in macedone - N.d.T.]?

R: Non conosciamo tutte le persone e riteniamo che questo non sia il momento appropriato per venirsene fuori con conferme e dire chi è chi e chi non lo è. Un giorno il pubblico locale e quello internazionale verranno a sapere chi sono i rappresentanti politici dell'UCK.

D: L'UCK è pronto a sedersi al tavolo dei negoziati, se la situazione lo dovesse richiedere?

A: Dal momento in cui abbiamo lanciato le nostre azioni, abbiamo avuto molte possibilità di intraprendere azioni di tale tipo che avrebbero potuto causare danni considerevoli all'Esercito macedone e alle forze di polizia, sia nel potenziale umano che in quello tecnico, danni del 100% superiori a quelli che hanno subito finora. Tuttavia, abbiamo sempre assicurato che utilizzeremo una forza inferiore, ma allo scopo sempre di sederci intorno a un tavolo, perché non siamo interessati ad avere pesanti spargimenti di sangue. Vogliamo evitarlo, ma il problema sta nel fatto che i partiti politici non hanno dimostrato alcuna buona volontà, oppure ci hanno completamente voltato le spalle. Tuttavia, abbiamo più di 4.000 soldati che arrivano fino al territorio interno della Macedonia. Basta solo un ordine ed espanderanno le loro attività in tutto il paese. E allora loro dovranno sedersi e parlare, ma mi domando se non sarà troppo tardi.

D: Qual è la sua opinione rispetto ai passi intrapresi dal governo, dalla diplomazia, dal presidente e dai fattori politici albanesi della Macedonia per superare la presente situazione?

R: Il governo della Macedonia continua a usare Tanusha come un pretesto, ma mantiene il silenzio sugli altri luoghi vicini nel nord della Macedonia, come Malina, Goshinca, Breza, Llukara. Vi sono molte altri luoghi in cui abbiamo dispiegato i nostri soldati. Ma nonostante questo continuano a usare solo Tanusha, perché puntano a guadagnare un po' di punti presso la comunità internazionale. Tutto questo significa che non hanno intrapreso un singolo passo per risolvere il problema attraverso negoziati.

D: I media macedoni riportano la voce secondo cui ci potrebbe essere qualche nuovo "Tanusha" altrove...

R: Tanusha è rimasto il simbolo della prima comparsa dell'UCK. Ho già detto che l'UCK è attivo su tutto il territorio della Macedonia. Se [i nostri uomini] non sono venuti fuori vestiti in unforme, stanno comunque agendo nell'illegalità e sono molto forti.

D: Cosa ne sa dell'esplosione di una mina a Ramno e della morte di due soldati dell'ARM [Esercito macedone - N.d.T.]?

R: E' un fatto noto a tutti che durante la guerra in Kosova, le forze serbe hanno minato l'intera regione del confine fino all'interno dei territori di confine con la Macedonia e l'Albania. La mina non è stata un nostro atto, indipendentemente dalle speculazioni dei media.

D: E la mina a Breza?

R: Si tratta di qualcosa di differente. Siamo stati noi a impiantarla.

D: Si dice che vi siano state scaramucce a Breza.

R: Non vi è stata alcuna scaramuccia a Breza, l'UCK non ha combattuto in tale località. Avevamo solo alcune unità di osservatori. Una cosa è sicura: la polizia macedone ha preso uomini, donne e bambini come ostaggi e li ha messi nella mosche e nelle scuole locali, poiché avevano paura di passare la notte nel villaggio. Mentre si ritiravano nelle prime ore del mattino, hanno aperto il fuoco senza nessun motivo. Non abbiamo sparato loro, per salvaguardare i civili. Tanusha, Malina, Breza, Goshinca e Llukara sono sotto il nostro controllo.


3) NON TUTTE LE FORMAZIONI SONO UN ESERCITO
intervista ad Arben Xhaferri ("Koha Jone", 12 marzo 2001)


[...]

D: Come pensa che possa migliorare la situazione?

R: Ritengo che la situazione migliorerà solo quando verranno condotte delle azioni complessive da parte del soggetto che ha una legittimazione politica, guadagnata in occasione di elezioni libere e democratiche.

D: La situazione a Tanusha si può aggravare, fino a coinvolgere anche i confini vicini?

R: La situazione si può aggravare se il governo macedone non si muove rapidamente per prevenire i combattimenti in regioni che non stanno ancora minacciando la Macedonia.

D: Che tipo di riforme ha intrapreso la Macedonia in questa zona?

R: Le riforme esistono e sono state accelerate dal partito di governo. Non siamo certamente soddisfatti della quantità e della qualità delle riforme, ma non possiamo abbandonare l'opzione istituzionale per modificare la posizione degli albanesi in Macedonia.

D: Come valuta la posizione del governo macedone, in particolare dopo le osservazioni rivolte al presidente Trajkovski per la sua posizione nei confronti degli albanesi?

R: Attualmente si parla molto delle dichiarazioni del presidente Trajkovski. Tuttavia, il presidente non ha poteri esecutivi. Il potere esecutivo è nelle mani del governo, di cui è membro anche il DPA.

D: Lei sembra soddisfatto del modo di governare fino ad adesso.

R: Non siamo soddisfatti delle posizioni di molti altri fattori, ma questa situazione è stata ereditata e non può essere modificata in modo diretto. Bisogna seguire un processo, con tutti i fattori che concordino su di esso, sia i fattori albanesi, che quelli macedoni e internazionali.

D: Quali sono i fattori di cui lei non è soddisfatto?

R: Non siamo soddisfatti della posizione degli albanesi all'interno del sistema. Lo stato multietnico nei fatti viene attualmente visto come uno stato egocentrico dei macedoni e noi puntiamo a modificare questo concetto. E non desisteremo. Ritengo che otterremo un successo in questo obiettivo, che è anche la piattaforma del nostro partito.

D: Cosa pensa della soluzione federativa, proposta dal nuovo partito politico (NDP)?

R: Penso che l'idea della federazione, da loro proposta, non farebbe altro che danneggiare gli albanesi in questo momento, poiché gli albanesi non vivono [solo] in tre o quattro stati dominatori, ma vivono anche a Skopje, Kumanova ecc. Dobbiamo pensare appropriatamente agli interessi degli albanesi nel loro complesso, e non solo a quelli di una parte di essi. Come partito (DPA) abbiamo scelto l'opzione di una democrazia consensuale, che è un meccanismo in grado di proteggere i diritti degli albanesi ovunque si trovino.

[...] D: I rappresentanti dei partiti politici hanno visitato la regione di Tanusha? E lei crede alle rivendicazioni degli albanesi impegnati in atti di violenza?

R: Gli albanesi hanno ideali altamente patriottici. Ma il progetto scelto è quello sbagliato, perché ci porta in una posizione di confronto contro i fattori che adottano le decisioni, come la comunità internazionale e gli USA.

D: E' a conoscenza dell'Esercito di Liberazione Nazionale?

R: Sì. Stiamo usando il termine Esercito, ma è un concetto altamente complicato. Non tutte le formazioni sono degli eserciti.


4) IMPIEGHEREMO TUTTI I MEZZI POLITICI POSSIBILI PER RISOLVERE IL PROBLEMA
intervista a Menduh Thaqi, a cura di Nebi Murseli - ("Koha Ditore", marzo 2001)


Martedì Menduh Thaqi ha detto che dietro agli incidenti di Tanushec non vi è alcuna questione politica. Rispondendo alla domanda se l'incidente di Tanushec è stato una reazione alla firma di un accordo tra la Macedonia e la Serbia per stabilire i confini tra i due paesi, Menduh Thaqi ha risposto: "Non è affare loro [dei guerriglieri] occuparsi di questo".

"Si tratta di un tema politico e vi sono determinate persone che hanno la competenza per affrontare tali temi". Secondo Menduh Thaqi, il DPA è stato favorevole alla risoluzione del problema del confine tra la Macedonia e la Jugoslavia.

Il vicepresidente del DPA ha detto che il suo partito ha contatti con i politici kosovari e che né Haradinaj né [Hashim] Thaqi sostengono tali azioni [dei guerriglieri].

Menduh Thaqi non è d'accordo con le affermazioni secondo cui queste persone si identificano con l'Esercito di Liberazione del Kosova. Secondo le sue informazioni si tratta solo di alcuni gruppi e lui come albanese non consentirà loro di identificarsi con l'Esercito di Liberazione del Kosova.

"Utilizzeremo tutti i metodi possibili per risolvere i problemi lungo il confine. D'altra parte, il governo deve reagire nel modo in cui ogni governo del mondo reagirebbe in tali casi", ha detto Menduh Thaqi in occasione di una conferenza stampa dopo il suo incontro con diversi ambasciatori dell'europa occidentale presso l'ambasciata britannica a Skopje.

"Esistono ancora mezzi politici per risolvere il problema dello status degli albanesi in Macedonia. Tuttavia, gli atti violenti sono inaccettabili per gli albanesi", ha detto Thaqi, aggiungendo che il suo partito ha l'appoggio della comunità internazionale per la sua posizione costruttiva. Egli ha detto che il DPA, quale parte del governo, si è impegnato per diminuire le tensioni a Tanushec. "Ci siamo impegnati al massimo, ma i risultati sono stati minimi", ha detto Thaqi, aggiungendo che le tensioni non si possono diffondere e che il caso di Tanushec è stata una reazione di panico.

"La situazione non è così cattiva come sembra. Non vi è nulla di cui preoccuparsi", ha detto Thaqi.


[top]

Data: 22-03-2001 Fonte: fonti varie
Autore: Autori vari





Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati