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La berlusconizzazione della Serbia

Data: 25-06-2004 Fonte: "Vreme"
Autore: Nenad Lj. Stefanovic

N.E. BALCANI #820 - SERBIA-MONTENEGRO
25 giugno 2004


LA BERLUSCONIZZAZIONE DELLA SERBIA
di Nenad Lj. Stefanovic - ("Vreme" [Belgrado], 17 giugno 2004)

Ovvero come è stato possibile che Bogoljub Karic, il "Berlusconi serbo" arricchitosi ai tempi di Milosevic mentre la maggior parte dei suoi concittadini faceva la fame, ora riesca a ottenere voti presentandosi come paladino dei poveri


[NOTA: Ricordiamo che domenica si terrà il ballottaggio tra Tomislav Nikolic (radicale) e Boris Tadic (DS) per eleggere il presidente della Serbia. Al primo turno Nikolic aveva ottenuto il 30%, Tadic il 27%, Karic il 18% e Marsicanin, candidato della DSS, solo poco più del 13%. Su Bogoljub Karic e il suo partito "Forza Serbia" si veda anche "Bogoljub Karic si candiderà a presidente", in Notizie Est #787 del 29 aprile scorso.]

Nella fatidica notte del settembre 2000 in cui è diventato chiaro che Slobodan Milosevic avrebbe perso le elezioni e che queste ultime sarebbero state vinte dal candidato della DOS, Vojislav Kostunica, qualcuno della televisione BK ha a quanto pare chiamato Bogoljub Karic e gli ha domandato: "Capo, Milosevic sta perdendo, come dobbiamo andare avanti con le notizie?". Dall'altra parte del filo, continua lo stesso aneddoto, in un primo tempo è giunto un lungo silenzio e poi si è sentita una direttiva breve e chiara: "Sostenete il vincitore".

Che sia vero oppure no, questo aneddoto è tra tutti quello che con il tempo più si è attaccato all'immagine di un uomo che, meglio di chiunque altro in Serbia, ha compreso la relazione tra soldi e politica, che ha fatto completamente sua la tecnologia dell'arricchimento e che in ogni occasione ha dato prova di una capacità incredibile di adattarsi alle situazioni e ai tempi in cui vive. Questa storia, d'altronde, convive perfettamente con quella di un Bogoljub Karic che ha illustrato la propria filosofia di vita e d'affari mediante un'affermazione che, recentemente, è stata menzionata in un testo giornalistico dal biografo non autorizzato di Karic, il giornalista Slavoljub Djukic: "Se non hai il potere, o non sei al suo fianco, sei l'ultimo servo. Il potere può piegare chiunque come carne di maiale in una conserva per poi cuocerlo al forno".

SIA SOLDI CHE POLITICA

Meno di quattro anni dopo, lo stesso Bogoljub Karic è diventato nel giro di una notte elettorale un quasi "vincitore" delle elezioni presidenziali. Non sufficientemente vincitore da fare sì che i direttori delle varie televisioni, dopo una breve riflessione, ordinassero ai loro redattori di turno di "sostenere Bogoljub", ma sufficientemente vincitore perché di lui e delle sue ambizioni politiche si cominci a parlare del tutto seriamente e perché tutti i media si occupino di quel "fenomeno" che è il più giovane dei quattro fratelli Karic. E quello che Bogoljub Karic è riuscito a ottenere al primo turno delle elezioni presidenziali della settimana scorsa è davvero impressionante e costituisce un fenomeno - dopo solo alcune settimane di campagna elettorale e di viaggi in giro per la Serbia, dalle stime iniziali secondo cui avrebbe potuto contare su un sostegno di solo il 3-4% degli elettori, in assenza di un partito serio che lo sostenesse, è riuscito a piazzarsi terzo con il 18% dei voti, in numeri assoluti circa 600.000 (vale a dire, voti come insalata). Così quest'uomo, noto soprattutto per il fatto che ha molto denaro, ha accumulato nel giro di una notte anche un notevole capitale politico, che in futuro potrà essere fecondato e potrà riprodursi in modi svariati.

Il "fenomeno Bogoljub" si può riassumere direttamente con la domanda di come un uomo che si è arricchito in Serbia durante un periodo in cui la maggior parte dei suoi abitanti affondava nella povertà, nel giro di sole alcune settimane sia diventato per molti dei cittadini dello stesso stato quasi il più affidabile e più convincente difensore dei poveri. E si tratta dello stesso uomo che oggi ammonisce e accusa duramente il governo attuale perché ben un terzo della popolazione sopravvive a malapena con un dollaro o due al giorno, mentre nella ricca Europa "solo per un cagnolino" si spendono almeno cinque dollari al giorno. Così questo plurivincitore della transizione si è insignito del diritto di parlare direttamente come avvocato di tutti i perdenti della transizione, lanciando strali durante le sue visite nei cortili di fabbriche abbandonate, e allo stesso tempo è riuscito a dirottare la storia dei privilegi di cui ha goduto nell'accumulare le sue ricchezze sulla storia della propria abilità nel fare soldi, all'insegna del motto: se riesco ad aiutarmi da solo, potrò aiutare anche voi.

Alcuni analisti ritengono che sia errato spiegare il successo elettorale di Bogoljub Karic solo sulla base del molto denaro di cui dispone, oppure con il fatto che possiede una TV potente e ha un'influenza su molti giornali, oppure ancora con il particolare che disponeva dei migliori consiglieri e che grazie a loro ha condotto una campagna decisamente chiara e accesa. Karic a quanto pare è riuscito a svegliare quella Serbia rassegnata e stanca non solo della cattiva qualità della sua vita, ma anche di quello che offre la mensa politica. Questa fetta della Serbia è delusa dall'attuale offerta politica e non individua tra gli attuali partiti e i loro leader nessuno che possa portarla in tempi non troppo lontani a un futuro migliore.

Hanno votato per Karic soprattutto coloro che guardano alla realtà più o meno in questo modo: il paese in cui vivono appare loro come un bambino gravemente ammalato al quale ogni giorno bisogna comprare una medicina che è possibile ottenere solo in alcune farmacie della città. Il padre (i politici) quando va a cercare la medicina incontra lungo la strada un suo amico, va con lui a bersi un paio di birre e a chiacchierare e all'improvviso i due cominciano a litigare su chi di loro sia migliore, più intelligente, più rispettato o più devoto al proprio popolo, per poi finire a discutere di calcio, Severina e chissà quant'altro. E solo intorno a mezzanotte si accorgono entrambi che la farmacia è chiusa e che il bambino è rimasto senza medicina. Bogoljub Karic, nella campagna che ha condotto, ha cercato di dimostrare come presso di lui ci siano sempre medicine, e nessun fannullone, nonché come con un'insalata e una salsiccia avvolti nella bandiera dell'Unione Europea si possa arrivare sufficientemente lontano in un periodo abbastanza breve. Ha detto che la "Serbia ha forza", che non deve piegarsi ("dove in questo paese è possibile ancora trovare quattro fratelli che vivono in armonia e nell'amore reciproco?"), ha insistito sul patriottismo economico, e non ha dimenticato nemmeno la causa serba in Kosovo... Il suoi elettori, dicono le indagini, sono venuti innanzitutto dalle fila della DSS di Kostunica e dalla NS di Ilic, in parte anche dai radicali e dai socialisti. Nell'ultimo numero della rivista "Nova srpska politicka misao", Aleksandra Kostic afferma che la campagna di Karic ha risposto direttamente alla domanda eterna che ha causato tanti mal di stomaco a molte persone che vivono nel nostro paese: "perché su migliaia di potenziali businessmen, non disposti a darsi alla piena criminalità, ma comunque pronti a non disdegnarla, ambiziosi e desiderosi di ricchezza e di successo, capaci di adattarsi e per nulla schizzinosi, perché, dunque, tra tutti questi è riuscito ad avere successo e a restare solo Bogoljub Karic?". Perché, così l'autrice di questo testo risponde alla propria domanda, (in tutto questo) è migliore degli altri.

JUL, E' QUESTO IL FUTURO

Chissà se è perché hanno sottovalutato le chances elettorali di Karic, oppure per il fatto che quest'ultimo è in grado di adattarsi a ogni situazione, ma i suoi concorrenti durante la campagna non si sono pressoché interessati di quella parte della biografia di Bogoljub sulla quale egli stesso negli ultimi anni ha smesso di insistere. Nelle brochure lussuose che durante la campagna sono state distribuite per promuovere Bogoljub Karic si potevano trovare, per esempio, anche sue fotografie con Clinton e Putin, ma mai con Slobodan Milosevic e sua moglie, sebbene di queste ultime ne esistano di gran lunga di più. Nessuno dei concorrenti di Karic ha tentato di metterlo in imbarazzo con la "patata bollente" delle affermazioni fatte da Bogoljub ai tempi in cui "sosteneva" personalmente l'uomo che oggi è il più noto prigioniero dell'Aja. In tempi poi non così lontani, cioè nel luglio 1998, Karic in occasione del congresso della JUL aveva inviato un saluto a Mirjana Markovic nel quale il futuro appariva del tutto diverso da come lo dipinge oggi: "La politica e i principi per i quali Tu personalmente e la JUL nel suo complesso vi impegnate sono quelli che hanno un futuro". Nessuna parola sull'Europa, ma anche nessuna parola sui catenacci che allora si cominciavano a mettere sulle porte delle fabbriche, così come nessuna parola sul fatto che allora in Serbia si sopravviveva con meno di un dollaro al giorno, mentre i noti cagnolini europei già allora mangiavano per cinque dollari.

Il telegramma, comunque, è stato scritto in quello che forse è stato il momento più difficile per Bogoljub Karic. In un testo recentemente pubblicato dal settimanale "NIN" con il titolo "Forza Srbija", Slavoljub Djukic ricorda che le prime ambizioni presidenziali di Bogoljub risalgono all'autunno del 1997, quando nel momento della rivolta che dilagava in tutto il paese si era convinto che fosse giunto il momento per una propria promozione politica. Tutto questo in un primo momento, secondo quanto scrive Djukic, ha divertito Milosevic, ma in tempi abbastanza brevi quest'ultimo ha cominciato a essere infastidito quando il suo "primo vicino" nella via Tolstoj, Bogoljub Karic, ha cominciato a parlare anche pubblicamente delle sue ambizioni politiche. Nel momento stesso in cui ha dimostrato di essere interessato al potere, Karic ha ricevuto un messaggio molto chiaro: il regime se l'è presa con la sua televisione e ha messo in questione la sua sopravvivenza.

Nell'aprile del 1997 pressoché tutta la stampa di regime ha ripreso dalla rivista "Ekspres politike" un testo dal titolo "Il rebus (ir)risolvibile Bogoljub Karic". In questo testo i fratelli venivano accusati di tutto quello che fino al giorno prima negli stessi media veniva glorificato come un vero modello di orgoglio serbo. Sono stati accusati di possedere enormi somme di denaro, una televisione, un'università, banche private e operatori di telefonia mobile. In quella occasione Karic è stato accusato anche di essersi avvicinato all'opposizione e di comportarsi secondo il principio "buon giorno a te, quartiere, e a tutti i tuoi quattro lati". Precedentemente, Bogoljub in un'intervista aveva lodato Vuk Draskovic come "primo combattente del pluripartitismo serbo", di Seselj aveva lodato invece l'energia, la forza e l'abilità, mentre di Kostunica la saggezza e la coerenza. Ha trovato buone parole anche per Djindjic, che ha definito un moderno manager politico e che vedeva come il futuro primo ministro. Alcuni anni prima, invece, Karic aveva addirittura minacciato di sporgere causa a Djindjic. Il defunto premier infatti in un'intervista a "Vreme" aveva parlato in modo beffardo dei businessmen di Milosevic e aveva invitato tutti i cittadini a ricordarsi che i fratelli Karic nella loro vita non si erano occupati di altro se non della produzione di vanghe e gualdrappe, quando ancora vivevano a Pec.

Resosi conto di cosa gli stava preparando Milosevic, Karich ha fatto di tutto per salvaguardare i suoi interessi affaristici. E' entrato nel governo di Mirko Marjanovic come ministro dalla funzione del tutto insignificante, la sua televisione allora ha cominciato ad assomigliare a quella di regime, è tornato ai tempi in cui si sperticava nelle lodi per il suo "primo vicino" di casa, ha aiutato la sua "prima vicina" a viaggiare per il mondo come accademica e a pubblicare le proprie opere scelte in svariate lingue, mentre al piccolo Marko [figlio di Milosevic - N.d.T.] ha riconosciuto il talento del business perché "pensa e reagisce rapidamente", schierandosi contro "la denigrazione del figlio del presidente", e ha aiutato Marija, un po' più grande, a giocare alla radio con la Kosava...

Anche se il governo post-Milosevic lo ha atteso subito al varco con uno scontrino da 67,8 milioni di marchi, un'ammenda prevista dalla legge sui "profitti extra" realizzati durante l'era Milosevic, Karic è riuscito lo stesso ad ampliare gli spazi per nuovi affari. Bogoljub, in particolare, ha capito da lungo tempo che nella politica serba esistono quattro modi di finanziare i partiti politici: il racket (se sei al governo), la vendita ambulante, scroccare e, in alcuni casi, per via legale attingendo al bilancio dello stato. E si è adeguato per l'ennesima volta, come un pinguino al ghiaccio. "In una Serbia impoverita, dove tutti hanno esaurito le loro riserve, molti sono stati disponibili a baciare la mano di Karic. Puntando sulla carta della proverbiale reciproca gelosia degli uomini di partito e dei loro attriti nella lotta per il potere, ha dato il proprio sostegno ora a uno, ora all'altro, anche se sarebbe stato più contento che il vento se li portasse via tutti", scrive Slavoljub Djukic.

LA BERLUSCONIZZAZIONE DELLA SERBIA

La candidatura a presidente della Serbia è stata, forse, un tentativo di Karic per dare un po' più forza a tale vento, o per farlo soffiare alle sue spalle. A Belgrado in questi giorni correva voce che molti abbiano domandato a Bogoljub, alcune settimane fa: "Va bene, ma perché ci tenevi così tanto a candidarti?" e lui ha risposto del tutto candidamente: "Perché nessuno mi ha invitato a farlo". E' più probabile tuttavia che lo stesso Karic si sia stufato dei propri calcoli secondo cui è meglio avere "uova in ogni pollaio". Molti di coloro che fino a oggi hanno cercato di arrivare alle alte sfere politiche hanno fatto affidamento anche sui suoi soldi. Ha dato il suo aiuto a molti politici e a numerose campagne, ora forse ha valutato che è giunto il tempo di investire anche in una propria campagna elettorale. Circa un anno fa, il leader del GSS, Goran Svilanovic, aveva espresso pubblicamente la sua opinione secondo cui Karic controllava almeno quaranta deputati nel precedente parlamento della Serbia. Ora evidentemente Bogoljub ha deciso di avere in parlamento i suoi deputati, membri del suo partito.

Il politologo Dusan Pavlovic ritiene che Karic si sia lanciato nella competizione per le presidenziali con motivazioni "usa e getta", ma che nel frattempo le cose siano cambiate molto. E' partito con l'ambizione di conquistare il 5-6% dei voti, una percentuale sufficiente affinché lo stato e Dinkic lo lasciassero in pace e per accumulare un patrimonio tale da poterlo in seguito scambiare con i dovuti interessi. La posta in gioco tuttavia nel frattempo è notevolmente salita e le ambizioni di Karic sono aumentate. Dopo queste elezioni è diventato una figura politica chiaramente affermatasi e ciò non potrà che aiutarlo a garantire ancora meglio in futuro i propri affari e il proprio patrimonio.

Bogoljub Karic è allo stesso tempo anche il primo magnate che si è fatto le ossa ai tempi di Milosevic e che oggi si dà alla politica, forse anche con l'ambizione di "lavare" progressivamente la sua passata biografia, uno dei possibili motivi latenti della sua candidatura. Alcuni analisti ritengono che si tratti forse anche dell'inizio della "berlusconizzazione" della politica serba. Zoran Lutovac ritiene che molti portatori del potere finanziario cercheranno in futuro di influire legalmente sulla vita politica e tenteranno di formare propri partiti. Alla vigilia di queste elezioni si diceva per esempio che anche Filip Cepter pensasse di candidarsi a presidente, mentre alcuni neoricchi serbi hanno avanzato la tesi secondo cui è giunto per loro il tempo, dopo avere accumulato soldi, di accettare anche mansioni politiche.

DOVE ANDRANNO I VOTI

Secondo l'opinione di alcuni, questi quasi 600.000 voti sul conto politico di Bogoljub Karic non sono probabilmente nemmeno il massimo da lui raggiungibile. Gli esperti di marketing affermano che se avesse avuto a disposizione ancora alcuni giorni di campagna, condotta con gli stessi messaggi in grado di mobilitare l'elettorato, forse sarebbe giunto al secondo posto e quindi al ballottaggio. Ma rimane pur sempre la domanda di cosa sarebbe successo se gli altri candidati non lo avessero ritenuto fin dal principio solo un outsider e lo avessero quindi costretto a giustificarsi, a rispondere ad accuse al quale anche in passato aveva dovuto rispondere - "è facile essere ricco e di successo quando ti aiuta lo stato", dài anche a me dei soldi per "ricostruire il Danubio" e vedrai cosa sono capace di fare, e altre osservazioni simili.

Alla fine, naturalmente, rimane anche la domanda chiave di queste elezioni, cioè dove andranno a finire i voti di Bogoljub Karic quando si terrà il ballottaggio e se coloro che gli hanno dato fiducia, e che non rappresentano assolutamente un corpo elettorale compatto e disciplinato, ascolteranno le sue indicazioni. Lo stesso Karic nella notte successiva alle elezioni ha assunto prima una posizione attendista e poi ha detto che darà il suo sostegno al candidato (Nikolic o Tadic) che è pronto a firmare il suo programma. In quel programma tuttavia non ci sarà scritto "insalata", ma qualcosa di simile alla parola "mobtel" [nome dell'operatore di telefonia mobile di proprietà di Karic - N.d.T.].

Un altro aneddoto, anch'esso non del tutto confermato, dice che Bogoljub un po' di tempo dopo il 5 ottobre del 2000, giorno della caduta di Milosevic, abbia dato un'intervista a una radio affermando che, a differenza della maggior parte di coloro che hanno fatto soldi qui in Serbia, lui durante il periodo della guerra e delle sanzioni non ha "portato il culo" fuori dal paese. Successivamente ha chiamato la stessa redazione, pregandola di cancellare la parola "culo" dall'intervista, perché non fa parte del vocabolario di un uomo serio. Hanno cercato di convincerlo del fatto che si tratta di un vocabolo in realtà pieno di charme e lui infine ha accettato, chiedendo tuttavia ai redattori, nel caso in cui l'intervista avesse dovuto essere tagliata per motivi di spazio, di "non togliere dal contesto quel culo".

L'esito della seconda tornata delle presidenziali ora dipende in massima misura dal contesto in cui Karic cercherà di collocare i "suoi" 600.000 voti. Il culo, quindi, è sicuramente nel contesto di noi tutti.

(traduzione dal serbo di Andrea Ferrario; titolo di "Notizie Est")

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Data: 25-06-2004 Fonte: "Vreme"
Autore: Nenad Lj. Stefanovic





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