default.asp default.asp
Notizie Est
1997-2004

Archivio ospitato da
Bulgaria-Italia
News e analisi sulla penisola balcanica
BALCANI ECONOMIA CHI SIAMO ARCHIVIO LINKS RICERCA
Albania
Bosnia-Erzegovina
Bulgaria
Croazia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Romania
Serbia-Montenegro
Slovenia
 
Balcani società
L'Italia e i Balcani
La regione balcanica
  Stampa printer friendly

"Il groviglio di Skopje"

Data: 13-06-2001 Fonte: "NIN", "Danas", "Dnevnik" [Skopje]
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #447 - MACEDONIA
13 giugno 2001


IL GROVIGLIO DI SKOPJE

[Seguono quattro pezzi sulla Macedonia: 1) un articolo del settimanale serbo "NIN" sui retroscena del fallimento della missione Frowick; 2) aggiornamenti sulla situazione politica a Skopje scritti dal corrispondente del quotidiano belgradese "Danas"; 3) il "piano" del presidente Trajkovski, così come riportato dal quotidiano macedone "Dnevnik", seguito da un commento; 4) un breve aggiornamento sulla crisi sociale nel paese]


1) IL "FALLIMENTO" DEL PIANO FROWICK
di Roberto Belicanec - ("NIN", 7 giugno 2001)


Mentre un elicottero dell'esercito macedone compie lenti cerchi, sempre più stretti, sull'aeroporto di Skopje, la Volvo bianca dell'ambasciatore Robert Frowick accende le luci e si dirige verso l'uscita dei VIP seguendo David Foley, l'assistente personale di Frowick. E' domenica 3 giugno, sono passate quasi due setimane da quando il governo macedone ha "gentilmente pregato" Frowick di abbandonare il paese. Foley è arrivato da Zagabria su un aereo della "Avioimpex" con un unico compito: chiudere tecnicamente la missione di Frowick. L'insuccesso della missione Frowick e del suo piano di pace è sotto tutti gli aspetti una storia tipica della diplomazia americana. Non solo il suo piano non è definitivamente morto, ma tutti i suoi elementi sono ancora in gioco. Il piano di Frowick, riassumendo, era composto da quanto segue: 1. Amnistia per i cittadini della Macedonia che combattono a fianco dei paramilitari albanesi. 2. Creazione di un corridoio sicuro e protetto per il ritiro verso il Kosovo dei cittadini stranieri (per la maggior parte albanesi del Kosovo). 3. Integrazione dei ribelli nella società. 4. Supervisione internazionale sulla messa in atto dei primi tre punti. 5. Proseguimento del dialogo etnico al fine di farlo muovere dal punto morto a cui è arrivato. Il governo macedone, che pure continua a tenere in serbo come possibile opzione questi punti quali modalità per risolvere la crisi, ha immediatamente respinto il piano e ha chiesto a Frowick di abbandonare il paese. Tutto questo lascia pensare che ciò che è successo non sia dovuto in realtà all'inaccettabilità del piano, bensì ad alcuni altri fattori in gioco. Mentre a livello ufficiale, nei colloqui con il governo e i partiti politici degli albanesi, si alternavano il segretario generale della NATO Robertson e il segretario europeo Solana, che hanno esercitato pressioni affinché venisse formato un governo di unità politica, sul terreno, in diretto contatto con il presidente macedone Trajkovski, con i leader albanesi di Macedonia e Kosovo, e con i comandanti dell'UCK nella regione di Kumanovo, Frowick "holbrookava". La missione di Frowick, anche se si svolgeva sotto la copertura formale dell'OSCE, è stata nella sostanza un "diplomatic effort" americano di basso profilo. La reazione del corpo diplomatico a Skopje alla sua partenza è stata uguale a zero. In ogni caso, egli si è buttato nel fuoco con un'unica idea. Se avesse avuto successo - l'intera comunità internazionale la avrebbe fatta propria. In caso di insuccesso, invece, tutti se ne sarebbero lavati le mani.

TRAJKOVSKI
Anche se erano sotto il medesimo "marchio", la missione regolare dell'OSCE a Skopje e quella di Frowick non avevano pressoché nulla in comune, oltre al fatto di condividere lo stesso ufficio. Le risorse che erano state messe a disposizione di Frowick erano: il suo aiutante personale Foley, il suo autista e la Volvo che si è portato dietro dalla Bosnia. La mancanza di un aperto sostegno e l'insufficienza delle risorse gli sono tate fatali. Già queste sarebbero state delle cause oggettive per un fallimento. Tuttavia, il fallimento definitivo è venuto dopo tutta una serie di errori dell'ambasciatore e del suo assistente. Forse il maggiore di essi è stato il giocare con il presidente della Macedonia, Boris Trajkovski. Gli americani cercano ormai da molto tempo di spostare il fulcro degli sforzi diplomatici dal governo al presidente e di rafforzare la credibilità di quest'ultimo. Vi sono molti motivi per tutto questo. Trajkovski, innanzitutto, è un metodista che ha passato parte della propria vita in America e, a differenza di Georgievski, è privo di cinismo politico - anzi, dà prova di un'invidiabile dose di ingenuità. Oltre a ciò, i governi di Georgievski durano sempre meno e il suo rating tra l'opinione pubblica continua costantemente a cadere. Gli americani hanno probabilmente visto in Trajkovsi un uomo che occuperà una carica relativamente stabile, per la quale vi sarà una rielezione che egli, a differenza di Georgievski, potrebbe anche ottenere. Il presidente della Macedonia Trajkovski rappresenta sicuramente un buon investimento per il futuro. Non ha una forte immagine negativa (e non ne ha nemmeno una positiva), può ottenere altri cinque anni di mandato, è desideroso di uscire dalla grande ombra di Georgievski e ha bisogno di una forte promozione agli occhi dell'opinione pubblica al fine di potere ottenere il successivo mandato e liberarsi in tal modo dai sospetti di irregolarità delle ultime elezioni presidenziali. Oltre a tutte queste cose, egli è anche il comandante supremo delle forze armate.

"HOLBROOKING"
Tuttavia, Frowick e il suo assistente sono andati un passo oltre. Hanno legato a Trajkovski tutte le proprie opzioni sul lato macedone. Si è trattato di un errore catastrofico che ha distrutto la missione. Frowick e Foley hanno cominciato con le valutazioni a freddo e gli orientamenti strategici della diplomazia americana, mirati a puntare su Trajkovski, e hanno finito con un'amicizia personale, e con la stima (Frowick) e il fascino per il potere che la funzione di presidente offre (Foley). Legandosi a Trajkovski si sono legati al centro immaginario del potere nel blocco macedone, ignorando completamente il fatto che il potere reale nel governo e nella VMRO è in sostanza nelle mani di Georgievski. La parte più importante e più utile della loro missione è stata quella dello "holbrooking". E' stato questo, nella sostenza, il maggiore successo della missione. Mantenendo un basso profilo, sono riusciti in un certo periodo di tempo a creare un flusso di informazioni tra l'UCK, i leader politici albanesi e il governo macedone. In pratica, con la loro missione sono in qualche modo iniziate trattative per individuare una soluzione diplomatica del problema. Sono riusciti a ottenere la fiducia dei terroristi, mentre la comunicazione tra questi ultimi e il vertice statale macedone, lungo la linea UCK - missione - Trajkovski, è diventata quotidiana. Il loro basso profilo ha reso possibile alla parte macedone di continuare a mantenere di fronte all'opinione pubblica la propria posizione dura di rifiuto di ogni trattativa con i terroristi, aprendo alla comunità internazionale uno spazio per effettuare pressioni per la formazione di un "governo di unità politica" e per un isolamento politico dei terroristi. Nella ricerca di una soluzione, Frowick e Foley sono entrati in contatto con quasi tutti i fattori politici degli albanesi in Macedonia e in Kosovo, e hanno cominciato lentamente a rendere pubblico un piano che appariva come una soluzione reale alla crisi. Tutto andava per il meglio ed erano ormai alla soglia di una soluzione quando tutto ha cominciato ad andare a rotoli! E' cominciata una serie di errori grossolani che li ha portati al fallimento. Fiduciosi di avere trovato un'uscita dalla crisi, sono all'improvviso usciti dall'ombra e hanno reso pubblico il loro piano in una conferenza stampa. Nel farlo, non hanno spiegato a fondo l'elemento dell'integrazione dell'UCK nella società, e sui media è risultato che i terroristi in qualche modo avrebbero formato un partito. Dopo essersene venuti fuori in pubblico con un piano, non sono riusciti, presi come erano dal loro lavoro quotidiano, a rispondere adeguatamente al fuoco di fila dei media. La mancanza di risorse umane è stata cruciale. Dopo la conferenza stampa sono rimasti praticamente isolati e nessuno li ha sostenuti sul piano diplomatico, perché ormai erano usciti dall'ambito del basso profilo.

GLI ERRORI
Non solo non si sono dati da fare affinché il nuovo governo macedone desse garanzie definite o facesse almeno delle dichiarazioni di sostegno al piano, ma hanno continuato a lavorare sul terreno appoggiandosi a Trajkovski. La loro principale preoccupazione era come aiutare Trajkovski a mantenere il comando sull'esercito, del quale ritenevano che fosse in preda a umori fortemente militanti e nazionalisti. In mezzo al chiasso suscitato dal loro lavoro relativo al piano si sono concentrati sulla liberazione di un soldato preso in ostaggio a Kumanovo, ritenendo che in tal modo avrebbero aumentato la popolarità, salvando così il salvabile. I fatti si sono succeduti come in una pellicola cinematografica. Il portavoce del governo macedone ha dichiarato che non è assolutamente chiaro chi rappresentasse il signor Frowick, visto che non era né sotto il mantello della missione ufficiale dell'OSCE, né aveva un mandato degli USA o dell'ONU. Il giorno successivo, il nuovo ministro macedone degli esteri, Ilinka Mitreva, dichiarava che la Macedonia non avrebbe dato il proprio assenso a un ampliamento della missione OSCE. All'improvviso tutti hanno finto di avere perso la testa, di non sapere chi ha fatto cosa, chi ha rappresentato chi e cosa nei fatti era avvenuto. L'avere reso pubblico il piano Frowick senza garanzie salde ha dato a Georgievski l'occasione di attendere Frowick dietro l'angolo, di espellerlo dal paese, di ridurre al minimo il ruolo di Trajkovski e di fare a capire a tutti di essere il fattore essenziale in tutte le combinazioni e di non potere essere ignorato. Il corpo diplomatico ha mandato giù questo boccone e Frowick è stato dimenticato. Ma non il suo piano. Se si guardano realmente i risultati della sua missione, si può dire che, in fin dei conti, è stata una missione che ha avuto successo. Gli errori compiuti da Frowick sono stati in parte errori nel sistema (il vincolarsi a Trajkovski), in parte conseguenza di eccessiva sicurezza di sé (l'uscita in pubblico con il piano prima di essersi garantito un sostegno politico a livello locale) e in parte frutto di una sottovalutazione dell'opinione pubblica locale. In ogni caso, visto da un punto formale, l'insuccesso di Frowick è un insuccesso dell'OSCE, mentre il fatto che il suo piano continui a essere in vita è un successo della diplomazia USA.


2) LA MACEDONIA STA SCIVOLANDO VERSO LA GUERRA CIVILE?
di Dragan Nikolic - ("Danas", 9-10 giugno 2001)


[...] [Secondo le] prime interpretazione la VMRO-DPMNE al governo ritiene che il presidente Trajkosvki stia pericolosamente tendendo verso i socialdemocratici e voltando le spalle al suo partito, ormai perdente, che lo aveva portato nella posizione di capo dello stato. In via non ufficiale si afferma che questo potrebbe essere un segno di come la VRMO-DPMNE non si rassegni a una sicura sconfitta elettorale e, cosa che potrebbe essere ancora più pericolosa, non sia pronta ad accettare tale eventuale sconfitta e ad abbandonare pacificamente il potere. In questo contesto rientra anche la dichiarazione del portavoce del governo, Antonio Milososki, data mercoledì, dopo i luttuosi eventi sulla Sar Planina, secondo cui il premier Georgieskvi starebbe nuovamente cercando di ottenere la dichiarazione dello stato di guerra al fine di potere concentrare nelle sue mani tutto il potere nel paese. Nonostante la retorica guerresca-patriottica del premier, il gruppo parlamentare del suo partito continua a disgregarsi a favore di altri gruppi parlamentari, mentre il ministro degli interni, Ljube Boskovski, che è stato portato a tale funzione da Georgievski come proprio "soldato di partito" fidato, ha dichiarato che lo stato di guerra non è necessario. Non ha ottenuto una buona accoglienza neanche la precedente dichiarazione del premier, secondo cui le elezioni anticipate dovrebbero tenersi in settembre. Questa dichiarazione è stata letta come dettata dal "panico perdente di un uomo che è sempre meno in grado di controllarsi". Da Bruxelles si è fatto sentire mercoledì anche l'eurocommissario Solana, il quale, annunciando un suo nuovo viaggio a Skopje, ha ribadito la sua precedente opposizione all'introduzione dello stato di guerra. Il quotidiano indipendente di Skopje "Dnevnik" ha pubblicato in prima pagina, richiamandosi a fonti diplomatiche a Skopje e Bruxelles, che il premier Georgievski è "il principale colpevole dello stallo nel dialogo politico e dell'aggravarsi della crisi nel paese" e che si sta esaminando la possibilità di rimuoverlo dal potere.

IL PREMIER BOICOTTA IL PRESIDENTE
Georgievski non comunica con i leader albanesi, partner di coalizione nel governo di unità politica e, a quanto pare, boicotta le iniziative di pace del capo dello stato Boris Trajkovski. Ai vertici dello stato si stanno scontrando in maniera irreconciliabile le posizioni politiche e strategiche estreme dei partner di coalizione, nel contesto di una campagna elettorale già cominciata. Il vertice dello stato è "amorfo" e quindi non si sa se sarà possibile definire e formulare in tempi brevi un qualche piano per la soluzione della crisi. I leader albanesi sono a favore di un cessate il fuoco e di un dialogo vero, non simulato, sui futuri assetti del paese, mentre i leader macedoni sono divisi. Una parte di essi è a favore di una lotta contro i terroristi mediante la dichiarazione dello stato di guerra, mentre l'altra parte è a favore di una lotta contro i terroristi, ma senza lo stato di guerra. In Parlamento si sono potute ascoltare accuse secondo cui i massacri di soldati sulla Sar planina sono stati in realtà "sistemati" in modo tale da essere funzionali all'opzione di guerra. I rappresentanti delle forze di sicurezza macedoni spiegano i propri insuccessi nella lotta contro i terroristi, e il fatto che finora siano stati uccisi una ventina di loro uomini e feriti una cinquantina, con le divergenze ai vertici del potere. Essi affermano che il comando dell'esercito e della polizia è intempestivo, non armonizzato e spesso contraddittorio. Le forze macedoni hanno abbandonato martedì il villaggio di Matejce, perdendo anche un carro armato, e i villaggi di Vaksince e di Lojane, che erano stati liberati, consentendo così ai terroristi di conquistarli nuovamente senza combattere. Dopo di che, a quanto pare, i ministri degli interni e della difesa, Ljube Boskovski e Vlado Buckovski, "hanno sotterrato l'ascia di guerra" e hanno solennemente comunicato al pubblico, mercoledì scorso, che colpiranno i terroristi con una nuova strategia unitaria. Diventa sempre più chiaro a tutti che le forze di sicurezza macedoni non si scontrano solo con i "rivoltosi locali", ma anche con membri addestrati dell'UCK e che le risorse umane dell'aggressione sono troppo ampie per potere porre termine alla guerra rapidamente. Oltre a questo, i "rivoltosi" si stanno guadagnando sempre più le simpatie della popolazione locale, come "i figli e le figlie migliori", e così sono sempre di più coloro che di giorno sono "civili" e di notte "terroristi". Solo Vlado Buckovski, annunciando una "nuova strategia", ha riconosciuto che la guerra non può finire rapidamente. Ciò che suscita particolare preoccupazione è il rapido esaurimento dei mezzi finanziari macedoni (è stato dichiarato che finora la guerra è costata circa 350 milioni di marchi, cioè un milione di marchi al giorno). Si dichiara che, se la guerra durerà più a lungo, si giungerà a una drastica diminuzione degli stipendi e delle pensioni, e già a partire dal prossimo mese anche a una crescita dell'inflazione. I mezzi di comunicazione macedoni hanno annunciato che il governo spenderà ingenti mezzi per l'acquisto di armi dall'Ucraina e dalla Jugoslavia, informando allo stesso tempo che per l'acquisto di armi dalla Jugoslavia si sta prendendo in considerazione anche la possibilità di attingere ai fondi provenienti dalla successione [cioè i fondi della ex Jugoslavia socialista - N.d.T.].

LA RICETTA DI COVIC
Sono sempre meno oggetto di polemiche le riforme costituzionali e politiche, mentre diventa sempre più controverso se esse debbano essere messe in atto prima della fine della guerra, contemporaneamente alla guerra, oppure dopo la fine della guerra. Rimane ancora un'eresia anche il solo menzionare qualsivoglia forma di comunicazione con i terroristi, mentre i partiti albanesi, nonostante questo, insistono sempre più sul fatto che tale comunicazione è indispensabile se si vuole un'amnistia parziale, la smilitarizzazione e il corridoio, come propone Boris Trajkovski. La rivista "Fakti", che esce a Skopje in lingua albanese, ha pubblicato un'intervista con il vicepremier [serbo] Nebojsa Covic, il quale ha dichiarato che in qualche modo, in una guerra, ci devono essere delle trattative con la parte avversa e che è meglio che ciò accada, piuttosto che cadano teste. Questa opinione è stata ripresa da alcune televisioni indipendenti di Skopje, mercoledì sera, quando l'intervista è stata pubblicata. E' stato comunicato anche che il presidente macedone Boris Trajkovski ha inviato una lettera a George Robertson nella quale si chiedono informazioni sul processo di pace nella Valle di Presevo, un fatto che è stato interpretato come una conferma che egli sta pensando all'applicazione di tale esperienza anche in Macedonia, sebbene sia noto che, a causa della situazione politica senza prospettive, è lontano il momento in cui egli potrà eventualmente rendere pubblica una tale idea. Per ora ha annunciato solamente un'amnistia parziale e la smilitarizzazione, ma senza i dettagli tecnici su come tutto questo si potrebbe realizzare. [...]


3) IL "PIANO" TRAJKOVSKI

Nei giorni scorsi il presidente macedone Trajkovski ha illustrato il suo piano per uscire dalla crisi in Macedonia, che successivamente è stato approvato dal parlamento di Skopje e ha ottenuto il sostegno esplicito e incondizionato di USA, UE e OSCE. In un articolo del 9 giugno, il quotidiano "Dnevnik" [Skopje] ha illustrato tale piano. Innanzitutto, scrive "Dnevnik", il piano viene visto da Trajkovski come composto "da tre segmenti reciprocamente legati - il rafforzamento delle forze di sicurezza, con la formazione di forze miste dell'esercito e della polizia sotto un unico comando, il rafforzamento del dialogo politico, che porterà a una soluzione politica della crisi e all'eliminazione dei leader dei terroristi e la concessione dell'amnistia a coloro che sono stati costretti, o sono stati spinti, a prendere in mano le armi". Più nei dettagli, il piano è "diviso in quattro fasi che non dovranno durare più a lungo di un mese e mezzo. La prima fase è preparatoria e prevede l'impedimento delle attività terroristiche, l'invio da parte del presidente di un appello a deporre le armi, con la relativa garanzia che a coloro i quali non hanno compiuto alcun atto criminale e che deporranno volontariamente le armi non verranno incriminati. La seconda fase prevede l'isolamento degli estremisti, seguito da una campagna con la quale verranno promosse misure per costruire una fiducia interetnica. 'Le forze di sicurezza compiranno operazioni per isolare i terroristi al fine di porre fine al loro desiderio di continuare le attività terroristiche e di infrangere la loro coesione', ha affermato il ministro Buckovski nella sua esposizione fatta ieri a Bruxelles ai paesi della NATO. In tale fase verrebbe proposto il coinvolgimento della KFOR. La terza fase viene definita quella del disarmo. Parallelamente alla messa in atto di misure per costruire la fiducia, si provvederà a disarmare i terroristi e si metterà in atto un ritiro limitato delle forze di sicurezza macedoni, con il coinvolgimento di osservatori dell'OSCE e dell'UE. Tutte le attività di questa fase si svolgeranno in stretta collaborazione con la KFOR. La quarta fase consisterà nel ritorno alle normali condizioni di vita pacifica dell'intero territorio. Questa parte prevede il ritorno dei profughi e un ritiro a tappe dell'esercito, al termine del quale le funzioni di ordine pubblico passerebbero nelle mani della polizia. Questa quarta e ultima fase significa che la Macedonia si preoccuperà di ripristinire le infrastrutture che hanno subito danni nei combattimenti e metteranno in atto anche programmi sociali per la popolazione. In questa parte del lavoro probabilmente verranno richiesti aiuti all'UE e dai suoi paesi membri. Il piano ha anche un allegato politico, nel quale rientrano una rappresentanza proporzionale degli albanesi nell'amministrazione, l'approvazione di una nuova legge per l'autogoverno locale, la lotta contro la criminalità organizzata, l'impiego delle lingue e il rafforzamento di una concezione civile dello stato che non favorisca la chiesa ortodossa".

COMMENTO
Il "piano" di Trajkovski sembra più un pietoso velo per coprire la mancanza di prospettive dei vertici del potere macedone, che un documento in grado di fornire una base, anche solo generica, per una soluzione della crisi nel paese. Innanzitutto, si basa prima di ogni altra cosa sull'azione militare, con la creazione di nuove forze di sicurezza e la conduzione di azioni per "eliminare" i quadri militari dell'UCK. La "amnistia parziale" riguarderebbe solo i combattenti "comuni" e inoltre i suoi termini sono vaghi: non si spiega in base a quali criteri si stabilirà chi è stato "costretto o spinto a prendere in mano le armi" e chi invece no - gli arresti massicci avvenuti nelle scorse settimane di civili maschi adulti (disarmati) che fuggivano dalle zone di combattimento sono a tale proposito un precedente eloquente. Nei fatti, si chiede all'UCK una resa totale, con il contemporaneo proseguimento delle azioni militari delle forze macedoni per "eliminare" i suoi ufficiali (e d'altronde si tratta delle stesse richieste formulate nei confronti dell'UCK da NATO, UE, USA e Russia). Tutto il resto dovrebbe avvenire dopo tale resa e tali azioni militari, senza alcuna trattativa diretta con i "terroristi", come ha nuovamente ribadito lo stesso Trajkovski. E non è tutto: i termini delle concessioni delineate per l'ultima fase sono vaghissimi (o, in alcuni casi, fin troppo eloquenti). Per esempio, lo stato macedone si impegnerebbe a ripristinare solo le infrastrutture danneggiate nei combattimenti, mentre non si menzionano le abitazioni civili. Nelle proposte "politiche" si parla di "impiego delle lingue", senza specificarne i termini e addirittura astenendosi dal nominare esplicitamente l'albanese. Si parla di "concezione civile dello stato" (che tradotto in soldoni significa: niente diritti nazionali collettivi) e si fa intendere che la costituzione potrebbe essere modificata solo per quanto riguarda la menzione della chiesa ortodossa. E' completamente assente uno dei temi più scottanti, quello dell'istruzione, mentre si è invece trovato il tempo di inserire un fin troppo facilmente interpretabile accenno alla "lotta contro la criminalità organizzata". L'unica formulazione concreta, per quanto generica, è quella di una "rappresentanza proporzionale degli albanesi nell'amministrazione", veramente poco per un piano basato sulla sconfitta militare dell'avversario e sulla sua resa e smilitarizzazione incondizionate e senza trattative.


4) AGGIORNAMENTO: LE AZIENDE IN PERDITA VERRANNO LIQUIDATE DOPO LA FINE DELLA CRISI MILITARE

Il governo macedone si è riunito il 12 giugno per decidere i destini di cinque grandi aziende del paese oberate dai debiti (si veda "Notizie Est" #443 del 3 giugno 2001). L'esecutivo ha deciso che tali aziende verranno liquidate, ma, di fronte alla minaccia, da parte dei sindacati, di proteste di massa accompagnate da blocchi delle principali vie di comunicazione, ha deciso di congelare la loro situazione fino al termine della crisi militare nel paese. La chiusura di tali aziende lascerà senza lavoro più di 7.000 persone, in un paese in cui la disoccupazione è già al 45% ("Dnevnik" [Skopje], 13 giugno 2001).


[top]

Data: 13-06-2001 Fonte: "NIN", "Danas", "Dnevnik" [Skopje]
Autore: Autori vari





Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati