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"Caos democratico"

Data: 21-10-2000 Fonte: AIM
Autore: Aleksandar Ciric

NOTIZIE EST #361 - SERBIA/MONTENEGRO
21 ottobre 2000


CAOS DEMOCRATICO
di Aleksandar Ciric - (AIM Podgorica, 17 ottobre 2000)


La Jugoslavia ha un presidente e un parlamento, ma non ha un governo federale; la Serbia ha un parlamento, un governo e un presidente senza poteri; il Montenegro pensa a cosa mai potrebbe avere.

Tre settimane dopo la netta vittoria alle elezioni locali, federali e per la presidenza della federazione jugoslava, nonché dopo la drammatica difesa della volontà degli elettori nelle strade di Belgrado il 5 ottobre, l'Opposizione Democratica Serba (DOS) si trova ad affrontare problemi che sembrano maggiori di quanto non sia stata la rimozione di Slobodan Milosevic dalla scena politica. Ai pessimisti non sembra addirittura impensabile nemmeno un eventuale ritorno di quest'ultimo, nonostante la DOS abbia nelle proprie mani praticamente tutto il potere locale in Serbia e l'intero parlamento della Vojvodina, e nonostante Vojislav Kostunica nelle prime settimane della sua presidenza abbia accolto decine di politici europei e gli sia stato riservato l'onore di essere invitato speciale al summit dell'Unione Europea a Biarritz, e, infine, nonostante le promesse concrete di circa mezzo miliardo di dollari di aiuti immediati e del rapido ritorno della Jugoslavia nelle organizzazioni internazionali dalle quali era stata esclusa negli ultimi dieci anni.

LE CHIAVI DEL POTERE
Si sono creati i presupposti affinché, nel caso di una sconfitta, il regime di Milosevic possa trincerarsi in Serbia, dove i socialisti hanno il presidente e, con l'appoggio dei radicali di Seselj, una salda maggioranza parlamentare. Milan Milutinovic non ha mostrato di essere incline a utilizzare gli enormi poteri di cui gode il presidente della Serbia, poiché è stato eletto a tale carica solo per riempire il vuoto rimasto dopo il passaggio di Milosevic alla funzione di presidente della federazione jugoslava.

Secondo la costituzione "pantano" con la quale nel 1992 è stata formata la Repubblica Federale Jugoslavia, il governo federale ha poteri decisamente maggiori rispetto a quelli più o meno protocollari del presidente dello stato federale. Convinto della sua vittoria - e della concentrazione "naturale" dei poteri nella sua persona - Milosevic, con il colpo apportato a partire dalla primavera di quest'anno alla costituzione, non ha messo mano a tali regole costituzionali. Così Vojislav Kostunica si è trovato nella posizione di presidente che senza un governo federale non può mettere in atto il programma la cui accettazione da parte del corpo elettorale lo ha portato alla guida dello stato federale, mentre la DOS come vincitrice nelle elezioni locali in Serbia non può cambiare nulla perché tutto il potere è concentrato nelle mani del presidente Milosevic e del presidente, nonché del governo socialista-radicale, della Serbia. In questo mometo, per un osservatore estero, sarebbe molto difficile pensare a un migliore esempio della legge di Murphy che dice che è la necessità a portare ad andare a letto con persone estranee.

TRATTATIVE DIFFICOLTOSE
Nonostante i massicci "abbandoni" sul terreno e le richieste da parte delle dirigenze locali di riconoscere i nuovi rapporti di forza politici in Serbia, e di accettare la vergognosità dei furti elettorali, così come le figure chiave da sostituire, i vertici del Partito Socialista Serbo (SPS) hanno resistito al primo devastante colpo della sconfitta elettorale. Ciò non è solo una conseguenza della loro forza di resistenza, quanto piuttosto di una certa prudenza "legalistica" dei vincitori. Le elezioni parlamentari anticipate potranno tenersi solamente se vi sarà un accordo in merito tra i partiti parlamentari, o se il presidente della Serbia scioglierà il parlamento. Milan Milutinovic si è impegnato a indire elezioni per il 23 dicembre, ma il tentativo effettuato dalla DOS durante le trattative di ottenere anche elezioni presidenziali anticipate non ha ottenuto successo.

Il Comitato esecutivo del SPS ha eletto Milan Milutinovic alla carica di vicepresidente del partito, rafforzando così nelle trattative la sua posizione di presidente dalla linea morbida - ma anche rinsaldando i suoi legami con il partito. Le trattative condotte presso la presidenza della Serbia sono proseguite e poi state rimandate a giorni alterni, e Milutinovic ha dovuto sudare e contorcersi sotto gli occhi attenti di Nikola Sainovic, Milomir Minic e Gorica Gajevic, i tre più duri agenti di Milosevic.

Il ritiro dei radicali di Seselj dalle trattative, le dimissioni di alcuni ministri, l'improvviso balzo dei generi alimentari fondamentali e le notizie che hanno generato panico riguardo alla mancanza di farina per il pane - una conseguenza dell'ostruzione da parte dell'attuale governo della repubblica - alzano ulteriormente la tensione, così come le minacce di una nuova "uscita sulle strade" o la coscienza che si sta perdendo tempo prezioso.

LA QUESTIONE DEL MONTENEGRO
Il governo federale, nonostante gli annunci ormai quotidiani, non è stato ancora formato. Probabilmente, la migliore posizione nelle trattative è in questo momento quella del Partito Popolare Socialista (SNP) di Momir Bulatovic, fino a ieri premier federale di Milosevic. Sfruttando il miope boicottaggio delle elezioni federali da parte della coalizione di governo montenegrina di Milo Djukanovic, il SNP - con solo un quarto degli elettori recatisi alle urne - è riuscito a ottenere un numero sufficiente di posti in parlamento per porre liberamente delle condizioni alla DOS e al SPS. Vojislav Kostunica ha dichiarato in anticipo che avrebbe dato il mandato di premier al maggiore ragguppamento nel parlamento federale - e di chi sarà tale maggioranza dipende da Momir Bulatovic.

E' quindi chiaro che il SNP rifiuta ogni idea di governo federale formato da esperti, così come il DPS di Djukanovic e i suoi partner di coalizione non accettano la collaborazione con un "cosiddetto governo federale" nel quale i montenegrini sarebbero rappresentati dalla "minoranza del Montenegro". Così, il legalismo di Kostunica e della DOS a livello federale si è scontrato con una spaccatura tra il riconoscimento dei risultati elettorali e il loro non riconoscimento da parte del governo montenegrino, ovvero di fronte alla chiarezza che in un caso non avrà il supporto di Milo Djukanovic e nell'altro ci potrebbe essere un governo federale formato da una coalizione SPS-SNP, cioà la stessa che governava prima delle elezioni.

ROMPERE IL CIRCOLO VIZIOSO
Le trattative svoltesi a Belgrado tra la DOS e il SNP sono state interrotte il 16 ottobre con la notizia quasi sensazionale che il SNP richiedeva la partecipazione dei socialisti al governo federale. Il proseguimento delle trattative è stato rimandato di "quattro-cinque" giorni. Nel frattempo, mentre scriviamo questo articolo, Vojislav Kostunica si trova in visita in Montenegro, ma, a quanto si sa, l'ultima offerta del SNP diminuirà di molto la credibilità del tentativo del neopresidente di ottenere da Milo Djukanovic almeno un tacito assenso alla formazione di un governo federale in armonia con i risultati elettorali in Montenegro. Rimane sospesa nell'aria la disponibilità, più volte ripetuta da Kostunica, di riconoscere la volontà dei cittadini di vivere o meno in uno stato unitario, espressa con un referendum che si terrebbe in entrambe le repubbliche, o solo in Montenegro. Djukanovic non può accettare né questa "offerta", né le pressioni da parte dei partner di coalizione per una "separazione".

Per quanto riguarda la Serbia, è difficile che anche solo una delle parti nelle trattative - DOS, SPS e lo SPO di Draskovic - possa essere soddisfatta del compromesso raggiunto. La DOS non ha ottenuto l'indizione di elezioni presidenziali, il SPS non è riuscito a ottenere un pieno controllo del governo fino alle elezioni parlamentari, e lo SPO ha troppo poco tempo per riuscire a rinnovare tra gli elettori almeno parte del sostegno di cui godeva ancora fino a qualche mese fa. L'accordo - del quale si può dire con sicurezza solo che non sarà facile metterlo in atto - prevede elezioni parlamentari per il 24 dicembre. Fino a tale data, 12 ministeri del governo verranno controllati dal SPS, mentre la DOS e lo SPO ne avranno 6 ciascuno; Milan Milutinovic potrà adottare decisioni solo in accordo con i due vicepresidenti, uno della DOS e uno del SPS, e tutte tre le parti dirigeranno collettivamente e consensualmente i ministeri della giustizia, degli interni e delle finanze.

E' difficile prevedere l'esito di un tale guazzabuglio di interessi politici intrecciati e contrapposti. Sono ben chiare, tuttavia, due cose. In primo luogo, il processo di privatizzazione della Serbia e della Jugoslavia non può più tornare allo stadio in cui si trovava prima del 24 settembre. Questo non vuol dire che vadano esclusi nuovi disordini e scontri. Perché, ed è questo il secondo fattore, la DOS sta mettendo in atto una presa di possesso del potere mentre si trova esposta a una doppia pressione, quella dei cittadini dall'interno e quella della comunità internazionale dall'esterno. L'inverno si avvicina, e gli aiuti finanziari, di importanza vitale, non verranno fatti pervenire a dei vincitori delle elezioni che non sono in grado di controllare i flussi di denaro.


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Data: 21-10-2000 Fonte: AIM
Autore: Aleksandar Ciric





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