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"Cosa ha portato al Kosovo la nuova politica pragmatica di Belgrado'"
| Data: 02-05-2002 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Natasa Bogovic |
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N.E. BALCANI #547 - KOSOVO
2 maggio 2002
COSA HA PORTATO AL KOSOVO LA NUOVA POLITICA PRAGMATICA DI BELGRADO
di Natasa Bogovic ("Danas Vikend" [Belgrado], 20-21 aprile 2002)
Già da parecchio tempo il Kosovo e Metohija non viene più associato alla parola culla (per fortuna nemmeno a quella divano) o a termini simili più adeguati all'industria del legno che alla politica e alla soluzione di una crisi seria. La politica di infiammare con la retorica l'arroganza e l'orgoglio nazionale e del cucire un nuovo vestito dello zar è stata sostituita con un agire pragmatico e coordinato attraverso il sistema delle istituzioni e del governo della regione.
Dibattendosi tra Scilla e Cariddi, fra l'aderire alle posizioni della Belgrado ufficiale, il proprio impuntarsi e il sentimento di abbandono, i serbi kosovari sono costretti ad accettare la collaborazione con le istituzioni internazionali del Kosovo e con le istituzioni del sistema che la comunità internazionale cerca di stabilire e di controllare, e nelle quali, in definitiva, possiede l'ultima parola.
Mentre il precedente potere si atteggiava nei confronti del Kosovo come un genitore medioevale genitore verso il figlio handicappato, i leader del post 5 ottobre ovviamente accettano la realtà della regionalizzazione e della situazione loro preesistente, che comprende la presenza internazionale, limitandosi sporadicamente, in risposta ai seguaci dell'ex regime, ad accusare Milosevic di tradimento e di avere perso la guerra.
"Non ho una formula con la quale far diventare i serbi una maggioranza in Kosovo" constata Nebojsa Covic, il capo del Centro di coordinamento per il Kosovo e Metohija. I conflitti si sono solo attenuati perché è ancora in corso il processo di maggiorizzazione [degli albanesi] - gli abitanti locali, ma anche i rappresentanti del centro di coordinamento del Kosovo e Metohija, fanno notae che gli albanesi si stanno stabilendo anche in quei villaggi dove i serbi sono sempre stati in maggioranza.
LA MINORANZA INEVITABILE
E i serbi in Kosovo - che piaccia loro o meno sono una minoranza. Forse si sta creando un problema concettuale, perché hanno imparato a vivere come una minoranza che era convinta di essere una maggioranza neanche per i "grandi serbi" non è più un segreto che il governo serbo in Kosovo ha discriminato i non serbi, se tale eufemismo - "discriminazione" si può usare per i maltrattamenti, le persecuzioni, le uccisioni e tutto ciò che ha avuto come testimoni coloro che Stojiljkovic ha raggiunto nella partita a poker post mortem.
Il Centro di coordinamento gode di un sostegno generalizzato al proprio lavoro, forse anche perché del Kosovo non se ne vuole occupare nessuno, visto che tutti sono assillati dai problemi provocati per lo più dalle dichiarazioni/risposte alle dichiarazioni dei partner di ieri. Il pragmatico Covic non perde occasione per attribuirsi, mediante azioni concrete, qualche punto politico - perché il senso della politica sta anche nel soddisfare il popolo, ergo gli elettori.
Nel complesso, l'insistere dei serbi e dei rappresentanti serbi nel governo regionale sul ritorno favorisce anche la creazione di una formula che potrebbe avere come esito un aumento della percentuale della minoranza. Dopo lo snobismo, dopo i rifiuti, le pressioni politiche, i prolungamenti, i negoziati, il guadagnar tempo, il formulare ultimatum, le richieste di cambiare opinione
i rappresentanti serbi nel governo kosovaro (con ogni evidenza, lasciandosi guidare in gran parte dai suggerimenti di Belgrado) hanno ottenuto due posti di ministro - oltre al ministro per l'agricoltura, il posto di (ministro) coordinatore del governo per i rientri, nonché un posto nell'ufficio di Steiner per gli affari sulle questioni dei rientri, il posto di presidente del comitato parlamentare per i diritti e gli interessi della comunità, per il lavoro e la previdenza sociale, e il Comitato per le finanze e l'economia. Saranno inoltre vicepresidenti in nove comitati e in ciascuno dei 16 Comitati del parlamento del Kosovo avranno due rappresentati.
È facile supporre, se si guarda agli esempi della adesione dei serbi alle elezioni e della decisione di entrare nel governo, che anche la partecipazione della coalizione Povratak alle elezioni locali nella provincia, fissate per il 21 settembre di quest'anno, sarà fino alla fine - incerta, condizionata e condizionante e che infine verrà confermata, perché forse più degli stessi esponenti di Povratak Belgrado si dimostra consapevole del fatto che per i serbi il modo migliore di affermare la loro presenza in Kosovo è proprio quello di partecipare al governo.
In tal modo, Belgrado ovviamente dà prova di comprensione per la loro posizione e di sfiducia verso i rappresentanti dei partiti politici albanesi maggioritari - c'è troppo sangue, troppi morti, dispersi, infelici da tutte le parti, e i deputati della coalizione Povratak giungono sotto scorta dell'UNMIK sui banchi dei deputati che condividono con alcuni di quelli che, si afferma, potrebbero essere di interesse per il Tribunale dell'Aja. Di riconciliazione per ora non si parla affatto. Almeno finché le parti che fino a poco tempo fa erano in aperto conflitto, e adesso sono costrette alla collaborazione, non si riavvicinino nel nome dei connazionali dispersi. La verità sul male, da qualsiasi parte sia provenuto e su chiunque sia stato commesso, comprovato in più di una occasione, è la condizione indispensabile affinché il male non venga ripetuto.
LE FAMIGLIE DISPERATE
Il destino ignoto di 1.200 serbi e l'incertezza e la speranza in cui vivono le loro famiglie rendono in gran parte più difficile la situazione dei deputati, ma anche il rientro. Le famiglie disperate, nella loro ricerca dei colpevoli chiedono anche la vendetta e, in assenza di colpevoli personificati, si avventano contro coloro che gli sono più vicini dunque non deve sorprendere l'incidente accaduto durante la conferenza della scorsa settimana, quando i rappresentati delle famiglie dei dispersi hanno chiamato le presidentesse di due organizzazioni non governative "Kandici i Biseraj" (storpiatura "albanese" dei nomi di Natasa Kandic e Sonja Biserko, entrambe note attiviste serbe nella difesa dei diritti umani e delle minoranze - N.d.T.). L'odio esiste, ma non può essere certo lo stimolo per il rientro, la convivenza, l'integrazione e la multiculturalità.
Soltanto il tempo potrà confermare la tesi secondo cui le tanto desiderate e propagandate multiculturalità, multietnicità e integrazione in realtà dipendono dai soldi, che sono, è noto, il sostituto di molte cose dalla potenza alla tolleranza. È un segreto di Pulcinella che i contrabbandieri, gli "uomini d'affari" e gli uomini d'affari hanno realizzato da tempo quello che per la comunità internazionale era impossibile un linguaggio comune e una collaborazione fra albanesi, serbi e gli altri (indipendentemente dal fatto che si tratti di dollari, marchi o euro). Tra l'altro, tutto questo ricorda da vicino anche il mai attuato modello che l'ex premier jugoslavo Milan Panic aveva a suo tempo proposto per il Kosovo. A quel tempo l'offerta sembrava ingenua perché tutte le altre circostanze le passioni esasperate, i maltrattamenti per anni degli albanesi kosovari e una sfiducia assoluta in tutto ciò che proviene da Belgrado - non aiutavano affatto questo concetto.
Anche lo stesso Steiner ha indicato il risanamento economico come una delle priorità e in tale contesto ha consegnato a Bajram Redzepi, premier del Kosovo, la Bozza del regolamento per la creazione dell'Agenzia kosovara per le privatizzazioni. È chiaro l'interesse di Belgrado a partecipare e ad avere voce in capitolo nella annunciata privatizzazione delle aziende kosovare, ma ciò può accadere solo se parteciperà al lavoro degli organi e se collaborerà. Il cerchio si chiude.
MITROVICA IN EBOLLIZIONE
Il fatto che ci sia tanta attenzione per i carcerati delle prigioni kosovare potrebbe tuttavia far pensare che in Kosovo comincino a funzionare il diritto e la giustizia, pur sempre avvolte nella paura della perdita dell'appoggio della comunità internazionale, della vendetta, oppure dell'applicazione delle regole. È illusorio credere che Steiner sia riuscito ad introdurre un sistema europeo o che lo riuscirà a fare in un tempo prevedibile. Non gli rimane altro che lanciare appelli, pregare, invitare, denominare, informare, "attenersi alla Risoluzione 1244 come alla propria Bibbia"
Allo stesso tempo è ovvio che la minoranza cerca di sfruttare la propria posizione e che sono scontenti sia gli albanesi che i serbi, degli altri quasi non se ne parla turchi, gorani, rom bosgnacchi, egiziani
questo ordine di elencazione rigidamente prefissato viene menzionato dai media serbi solo nel riportare le dichiarazioni di Slobodan Milosevic davanti al Tribunale dell'Aja. Non viene affrontata troppo spesso nemmeno la questione di come la creazione del nuovo stato si rifletterà sulla posizione del Kosovo poiché bisogna risolvere i problemi più scottanti, non c'è tempo per risolvere quelli che covano sotto la cenere. E siccome in Serbia, e specialmente nella provincia, tutto viene misurato con la battaglia del Kosovo, non è stata prestata molta attenzione nemmeno al trascinarsi dei tradizionali conflitti interni alla Coalizione, e i dissidi fra coloro che si sono messi gli uni contro gli altri, frutto della passione che purtroppo spesso accompagna la politica, vengono considerati una cosa inevitabile.
La divisione tra Belgrado e Steiner è evidentemente dovuta al problema maggiore una Mitrovica divisa e in ebollizione, e il problema è, secondo le parole di Covic, all'inizio della sua soluzione. Ma Mitrovica è divisa almeno tanto quanto il resto del Kosovo e Metohija.
(traduzione di Ivana Telebak e Luka Zanoni)
| Data: 02-05-2002 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Natasa Bogovic |
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