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"Un'imbarazzante decorazione al fascismo"
| Data: 12-11-2001 | | Fonte: AIM, "NIN" |
| Autore: Autori vari |
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NOTIZIE EST #493 - CROAZIA/ITALIA
12 novembre 2001
UN'IMBARAZZANTE DECORAZIONE AL FASCISMO
[NOTA: seguono due articoli relativi alla decisione del presidente italiano Ciampi di conferire un'onorificenza alla ex amministrazione fascista italiana della città croata di Zara. Il primo, della AIM di Zagabria, offre un punto di vista interno croato; il secondo, del settimanale serbo "NIN", oltre a denunciare il fatto, critica anche le politiche del governo Racan e fornisce un breve quadro dei problemi della Croazia con i suoi vicini e con le minoranze interne - a.f.]
UN'ONORIFICENZA CONTENENTE UN MESSAGGIO
di Jelena Lovric - (AIM Zagreb, 29 ottobre 2001)
La decisione del presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi di conferire la più alta decorazione militare italiana alla città di Zara (Zadar) ha lasciato sbalordita la Croazia e si è trasformata in un vero e proprio scandalo diplomatico. La medaglia d'oro è stata assegnata, per essere più precisi, non all'attuale città di Zara, bensì a quella di più di sessanta anni fa e più in particolare all'amministrazione di Zara in esilio.
L'Italia ufficiale ha confermato la notizia del quotidiano "Il Piccolo" di Trieste secondo cui il presidente italiano il 13 novembre avrebbe dovuto consegnare l'alta onorificenza "alla bandiera dell'ultima amministrazione civile italiana di Zara". Come motivazione del conferimento dell'onorificenza si citano le sofferenze di queste città in conseguenze dei massicci bombardamenti degli alleati nel 1943. Non si cita il fatto che Zara, anche dopo la capitolazione dell'Italia, ha continuata a sostenere l'opzione fascista.
La Croazia ufficiale ha immediatamente reagito. L'ambasciatore croato ha chiesto una spiegazione a Roma e all'ambasciatore italiano a Zagabria è stata consegnata una nota di protesta. Il ministero degli esteri della Croazia ha comunicato che con la decorazione alla "Zara italiana" viene espressa una posizione inaccettabile nei confronti del passato. Da Roma hanno risposto con il posponimento della cerimonia di consegna della medaglia. Ma il problema, in tal modo, non è stato risolto, bensì solo rimandato.
Il conferimento dell'onorificenza di Ciampi alla cosidetta "libera municipalità di Zara in esilio" è un atto eminentemente politico. Tale decisione contiene un messaggio politico che la Croazia non può né rimanere a vedere né in alcun modo accettare. Essa implica, come minimo, un atteggiamento strano nei confronti di alcuni fatti storici. Riapre nuovamente, come osservano correttamente al ministero degli esteri croato, un capitolo storico da lungo tempo chiuso, mettendo in questione alcune posizioni diventate patrimonio comune.
Se l'onorificenza verrà consegnata alla cosidetta "municipalità libera di Zara", si intenderà con ciò dire che quella attuale non è libera? Se la decorazione verrà conferita a quegli italiani di Zara che non si richiamano alla tradizione antifascista, e oltretutto verrà consegnata per le sofferenze che Zara ha subito in conseguenza dei bombardamenti alleati, vorrà dire che l'Italia ha cambiato atteggiamento riguardo alla posizione antifascista dell'Europa attuale? Roma si considera erede di quel regime che teneva Zara e che nel 1943 ha dovuto capitolare, oppure trova il suo punto d'appoggio nell'Italia postfascista? A quanto risulta, nessun altro uomo di stato europeo ha fatto una mossa come quella di Ciampi.
Forse, tuttavia, i motivi della spiacevole sorpresa proveniente da Roma non devono essere cercati nel passato e nel desiderio di una sua riformulazione. Forse si tratta soprattutto di un tentativo di ridisegnare gli attuali rapporti tra l'Italia e la Croazia. Zagabria ritiene che questo scandalo sia strano, perché è venuto solo due settimane dopo la visita del presidente italiano in Croazia, svoltasi con successo. Ma già in quella occasione si è potuto intuire come i rapporti reciproci non fossero così idillici come sembrava a un primo sguardo.
Nel corso di tale visita Roma ha suggerito una modifica delle leggi croate, e più in concreto della legge sulla denazionalizzazione, a vantaggio degli optanti italiani, nonché la cancellazione dei decreti che vengono definiti come discriminatori sulla base della nazionalità di appartenenza. In un discorso l'ospite ha elencato una lunga lista di città in Istria e in Dalmazia nelle quali, come ha affermato, la cultura italiana ha lasciato profonde tracce e tale dichiarazione è suonata come riferentesi non solo al passato. Il comportamento dell'ospite italiano è stato, a quanto si dice, il motivo per cui il suo collega croato nel corso della visita comune in Istria ha deciso a un certo punto di deviare dal discorso preparato in anticipo e di menzionare il fascismo italiano. Così, il presidente Stjepan Mesic ha ricordato che l'Istria ha conosciuto "il male del fascismo e l'oppressione del comunismo" e quindi entrambe le parti hanno qualcosa da imparare dalla storia.
La parte italiana ha insistito sulla formulazione secondo cui la Croazia deve eliminare dalle sue leggi la "discriminazione" delle minoranze anche nel corso delle trattative per l'accordo di collaborazione e partnership, che si sta preparando in tutta fretta e che su insistenza di Roma dovrebbe essere firmato molto presto. Il premier croato Ivica Racan era pronto a firmarlo lunedì 29 ottobre, insieme all'Accordo di stabilizzazione e di associazione all'Unione Europea. Ora tutto questo è finito in nulla, almeno fino a quando non verrà risolto lo scandalo di Zara.
La parte italiana afferma di essere rimasta assolutamente sorpresa della reazione di Zagabria. La ritiene l'espressione di una sensibilità eccessiva. "Il Piccolo" di Trieste continua a inasprire i fatti. Dopo avere affermato che il presidente Ciampi non ha rinunciato alla sua decisione, ma ha solo rimandato la sua realizzazione, tale quotidiano annuncia che oltre a Zara, potrebbero ottenere decorazioni anche Fiume (Rijeka) e Pola (Pula). La reazione della Croazia viene definita dal "Piccolo", letteralmente, "sfacciata, sconsiderata e inaccettabile". Su toni analoghi sono state anche le pubblicazioni relative allo scandalo di Zara comparse in altri media italiani. Il "Corriere della Sera" scrive che "Zagabria blocca l'accordo con l'Italia" e minaccia il ritiro dell'ambasciatore se il conferimento della medeaglia a Zara non verrà cancellato immediatamente. "Repubblica" definisce i diplomatici croati bellicosi e vede il motivo per l'interruzione delle trattative non tanto nel caso di Zara quanto nel contenuto di uno degli articoli dell'accordo di partnership e collaborazione.
All'Ufficio del presidente croato Mesic ritengono, tuttavia, che il differimento della cerimonia sia solo il primo passo. Al Pantovcak affermano che si tratta di un problema serio nei rapporti reciproci tra Italia e Croazia e che sarà possibile superarlo solo se la decisione di conferire l'onorificenza alla "Zara italiana" verrà cancellata.
I circoli diplomatici di Zagabria esprimono sorpresa, e alcuni anche preoccupazione, per l'ultima mossa di Roma. I media americani hanno addirittua osservato che "la Croazia è amareggiata per la decisione dell'Italia di conferire una decorazione all'amministrazione fascista di Zara che aveva governato tale città croata nel corso della Seconda guerra mondiale". Il gesto di Ciampi viene considerato come un messaggio inviato non solo alla Croazia, ma anche all'Europa. I diplomatici lo mettono sullo stesso piano della recente dichiarazione di Berlusconi secondo cui la cristianità è superiore alla tradizione islamica. Ci si domanda soprattutto in quale misura la decisione di premiare la "Zara italiana" sia espressione di rapporti interni all'Italia. Ma si può anche parlare dell'intenzione tacita dell'Italia di non ritenere più strettamente vincolante il Trattato di Osimo - con il quale nel 1975 l'Italia e l'allora Jugoslavia di Tito avevano definito i confini e avevano fissato regole per risolvere le questioni relative alle minoranze. La Croazia ha ancora dei debiti non assolti nei confronti degli optanti italiani, Roma cerca di riuscire a ricavarne quanto più può.
LA RIVENDICAZIONE DI ZARA
di Zorica Stanivukovic - ("NIN" [Belgrado], 1 novembre 2001)
[...] Il noto stilista Ottavio Missoni, creatore dei famosi mocassini italiani e di cravatte di lusso, è anche presidente della "Libera municipalità di Zara in esilio". [...] E' proprio lui che in questi giorno dovrebbe vedersi consegnare l'alta decorazione del presidente d'Italia Carlo Azeglio Ciampi. Si tratta di una medaglia d'oro che il presidente italiano consegnerà a Zara come vittima dei massicci bombardamenti alleati nel corso della Seconda guerra mondiale. Affinché gli estimatori del generale croato Gotovina, datosi alla macchia, i quali hanno affisso per tutta Zara le sue foto, non rimanessero confusi, Roma ha fornito subito una spiegazione. L'onorificenza non viene attribuita all'attuale sindaco di Zara, Bozidar Kalmeti, perché non si tratta della città di Zara all'interno degli attuali confini della Croazia. Si tratta invece di Zara quale parte integrale del Regno d'Italia e più precisamente di quello dei tempi di Mussolini. L'onorificenza che dovrebbe ottenere Ottavio Missoni è direttamente una medaglia d'oro all'amministrazione fascista della città che si trova al centro della Dalmazia e da come stanno andando le cose, onorificenze simili potrebbero essere attribuite anche a Fiume e Pola in Istria. L'emigrazione di guerra a Trieste, infatti, ritiene che entrambe queste città dovrebbero ottenere un riconoscimento per la virtù guerresca con la quale, sotto la bandiera di Mussolini, si sono opposte alle forze alleate e ai partigiani di Tito. Tali dichiarazioni provenienti da Roma e da Trieste hanno costernato sia Zara sia l'intera Croazia. Tanto più che il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi solo pochi giorni prima era stato in visita ufficiale a Zagabria e aveva stretto calorosamente la mano ai vertici dello stato e della diplomazia croati.
[...] Il capo della diplomazia croata, Tonino Picula, ha scelto la via di mezzo, vale a dire che Zagabria continua a sperare che l'alto ospite italiano capisca che Zara oggi si trova in Croazia e non in Italia, così come che i fascisti non sono più al potere in nessuno dei due summenzionati paesi. Tutto quello che è riuscito in tal modo a ottenere è che Campi ha rimandato la cerimonia di consegna della discussa onorificenza che Ottavio Missoni avrebbe dovuto ottenere il 13 novembre nel palazzo del Quirinale a Roma. La Croazia da parte sua ha interrotto le trattative per la firma di un accordo di amicizia tra i due paesi e i croati che desiderano fare la spesa nei negozi triestini oltre confine non possono più passare con la sola carta d'identità come prima. La "putovnica" è nuovamente diventata un simbolo di orgoglio nazionale, ma coloro che la usano affondano sempre più nei problemi che la Croazia ha con la maggior parte dei suoi vicini più prossimi e più lontani.
UNA VICENDA DAL SUO RETROTERRA
Il periodo della diffidenza e dell'animosità è cominciato, come tradizione vuole, con la Jugoslavia. Nonostante le dichiarazioni ottimistiche degli imprenditori del paese e di quelli jugoslavi, i rapporti tra Zagabria e Belgrado sono nuovamente a un punto morto. In pratica nessun editore croato ha voluto ammettere di essere stato alla Fiera del libro di Belgrado, mentre un cinema di Zagabria ha accettato il rischio di programmare il film "Natasa" di Ljubisa Samardzic. Gli sloveni non hanno ancora restituito ai risparmiatori croati i loro patrimoni di prima della guerra depositati presso la "Ljubljanska banka" e il golfo di Piran è stato diviso nel giro di una notte a favore di Ljubljana. Nemmeno Budapest si lascia sfuggire l'occasione di ricordare che la minoranza ungherese desidererebbe godere in Croazia di una maggiore autonomia culturale e politica, e i confini con la Bosnia-Erzegovina, soprattutto quando sono in questione le dispute tra Zagabria e Banjaluka, da una parte, e Zagabria e Mostar, dall'altra, sono un vero e proprio incubo della Croazia del dopoguerra. Le autorità hanno cercato di trovare scampo dai problemi regionali sotto l'ombrello dell'Unione Europea. Recenti inchieste hanno dimostrato, tuttavia, che in tale comunità di stati la Croazia è indesiderata tanto quanto la Jugoslavia. Quasi due terzi degli abitanti degli stati membri dell'UE ritengono che i "paesi di Daytonland" debbano rimanere ancora per un po' di tempo nel "purgatorio del dopoguerra balcanico". A quasi tutti i cittadini della ex Jugoslavia e dei paesi emersi dalle sue rovine è chiaro che questo concetto rimanda a un territorio che è particolarmente poco raccomandato per le grandi ambizioni di vita. Sia per quanto riguarda la vita della gente comune sia per quella dei politici e degli statisti locali. Il recente scandalo del tentativo di decorare l'amministrazione fascista di Zara del 1943 rientra proprio per questo in una delle classiche vicende con un retroterra storico. I giornali italiani riportano dati relativi a più di trecento abitanti di Zara morti, che hanno perso a quei tempi la vita nell'uniforme fascista. I croati si arrabbiano perché non vengono menzionati gli abitanti di Zara che hanno perso la vita nella lotta contro l'occupazione italiana e le autorità fasciste. Ci sono anche quelli che ritengono che tutta la faccenda sia "un affare sbagliato". Molti generali dell'esercito croato hanno affermato apertamente, durante l'ultima guerra con i serbi, di riconoscere unicamente il comando del "poglavnik" Ante Pavelic ed era stato proprio quest'ultimo ad accordarsi con Mussolini per la consegna dell'Istria, di Zara e di un gran numero di isole adriatiche all'Italia.
ALLERGIA NAZIONALE
Chi ha più conoscenza della storia recente della Croazia, e in particolare di quel breve periodo di tempo che qui viene definito pretenziosamente "era del dopo-Tudjman", vede nello spinoso incidente con il quale lo stilista Missoni oggi minaccia Zara una reazione di destra all'inaccettabile opportunismo politico del governo di Ivica Racan. Poco tempo fa la coalizione di governo in Croazia è stata abbandonata dall'Assemblea Democratica Istriana di Ivan Jakovcic, che ora se ne è andato dal governo di Racan nel quale era ministro per l'integrazione europea. Il motivo è a prima vista banale e di natura formale. Gli istriani hanno elaborato uno statuto particolare per la propria zupanija, nel quale, tra le altre cose, si chiedeva uno status eguale per la lingua e l'alfabeto croato e italiano. Se si tiene conto della numerosa minoranza italiana in Istria, sembrava una cosa logica e politicamente accettabile, soprattutto perché i politici istriani hanno spiegato che non vi è alcun dubbio che l'Istria sia parte integrale della Croazia, anche se allo stesso tempo desidera entrare a fare parte di un'Europa moderna e cosmopolita. Molti giuristi croati, ivi incluso l'ex ministro della giustizia Stjepan Ivanisevic, hanno cercato di dimostrare che lo "Statuto istriano" avrebbe direttamente violato la costituzione nazionale, mentre i nazionalisti più duri hanno ripetuto con un sorriso la propria prediletta tesi di guerra secondo cui in Croazia "qualcuno sta nuovamente cercando di creare uno stato nello stato". I discorsi sullo stato, l'autonomia, le minoranze, le lingue e gli alfabeti hanno avuto in questi giorni un supplemento proveniente dall'altra estremità della Croazia. La maggioranza del Consiglio comunale di Vukovar, formata perlopiù da rappresentanti dei partiti croati di destra, ha rifiutato di introdurre, accanto alla lingua croata e all'alfabeto latino, anche l'utilizzo in questa città e nei suoi dintorni del serbo e dell'alfabeto cirillico. I rappresentanti serbi del consiglio comunale di Vukovar hanno presentato ricorso di fronte alla Corte costituzionale, poiché avevano basato la loro proposta sulla Legge relativa all'impiego delle lingue e degli alfabeti delle minoranze nazionali e sulla Legge costituzionale sui diritti delle minoranze in Croazia. Dopo la polemica sull'eguaglianza tra la lingua croata e quella italiana in Istria, alcuni muri di Rovigno si sono svegliati ricoperti di simboli fascisti, mentre la lettera maiuscola "U" o la coccarda cetnica sono ormai da anni un decoro normale delle macerie di Vukovar. I cauti politici dell'"era del dopo-Tudjman" pensano che dei due mali questo sia comunque minore. Se avessero accettato tutte le clausole dello "Statuto Istriano", ivi incluse, per esempio, quello delle targhe bilingui per i nomi delle vie, i veterani di guerra di Vukovar avrebbero dovuto nuovamente vedere i nomi delle loro strade scritti in entrambi gli alfabeti e ancora più terrificante sarebbe se, sempre per fare un esempio, dovessero abitare in via San Sava invece che in via Alojz Stepinac. Oppure, come si domandano i politici allergici alle altre nazioni, culture e fedi, fino a quando in Istria ci saranno più Giovanni e Jovan che Hrvoj e Ivan? Poiché le attuali autorità croate, che usano per ora la matematica soprattutto per contare i propri opponenti di destra, sono giunte alla conclusione che i simboli fascisti lungo le città dell'Adriatico, così come le immagini di Pavelic e le coccarde cetniche nella Slavonia Orientale, sono comunque un male minore rispetto a un'inutile sfida ai suscettibili uomini della destra croata. L'elegante diplomazia di Zagabria, del resto, preferirebbe molto di più pensare a Missoni per le sue belle creazioni di moda, piuttosto che per le imbarazzanti trattative politiche contro le quali la Croazia rischia sempre di andare a sbattere la testa.
| Data: 12-11-2001 | | Fonte: AIM, "NIN" |
| Autore: Autori vari |
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