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La Macedonia non è stata raggiunta dalla sindrome del Kosovo
| Data: 08-04-2004 | | Fonte: "IWPR" |
| Autore: IWPR |
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N.E. BALCANI #774 - MACEDONIA/KOSOVO
9 aprile 2004
LA MACEDONIA NON È STATA RAGGIUNTA DALLA SINDROME DEL KOSOVO
(da “Institute for War and Peace Reporting”, 23 marzo 2004)
In meno di un mese due avvenimenti hanno sollevato seri problemi sulla stabilità della Macedonia. La morte accidentale del Presidente Trajkovski e, soprattutto, l’ondata di violenza che ha investito il vicino Kosovo e che avrebbe potuto infiammare il paese, ma l’opinione pubblica ha dimostrato più maturità e ragione che precedentemente
Il primo evento è stato la morte di Boris Trajkovski, largamente interpretata come una minaccia alla stabilità e una occasione per rinnovare i conflitti tra le due principali comunità del paese, dato il ruolo conciliatore del presidente, che nel 2001 aveva allontanato la guerra civile generalizzata.
Il secondo è stato quello dell’ondata di violenza in Kosovo che rischiava di estendersi in Macedonia.
Nei giorni seguenti la morte di Boris Trajkovski, la Macedonia si è unita nel dolore ed è diventato sempre più evidente che la tragedia non avrebbe rimesso in questione la stabilità del paese.
Per quanto concerne la violenza in Kosovo, che in certi momenti sembrava essere fuori controllo e avrebbe potuto dilagare in Macedonia, occorre dire che l’opinione pubblica ha dimostrato più maturità che in precedenza.
Dato l’alto numero di albanesi che vivono dalle due parti della frontiera, la questione della stabilità del Kosovo e della Macedonia è sempre stata trattata come una questione interdipendente.
L’opinione del governo precedente, in particolare quella del dirigenete Ljubco Georgievski, era che nel 2001 la Macedonia fosse stata vittima di una aggressione da parte del Kosovo dominato dagli Albanesi.
Fino all’anno scorso, la maggior parte dei partiti macedoni continuavano a pensare che l’indipendenza del Kosovo fosse il primo passo verso l’unione di tutti gli albanesi in una grande Albania e ciò avrebbe significato la destabilizzazione della regione. Ma durante gli ultimi scontri in Kosovo, il pericolo di un dilagare della violenza che si sarebbe potuta estendere a sud della Macedonia, è stato trattato con moderazione. Poco spazio è stato dato alla questione nelle colonne dei giornali, anche da parte di quei media che non mancano d’abitudine di gettare, su questi avvenimenti e sulle relazioni interetniche, una luce glauca.
Il cambiamento della posizione della Macedonia per quanto concerne il potenziale di destabilizzazione dello Stato stesso era già chiaro prima della morte di Boris Trajkovski e dell’ultima ondata di violenza in Kosovo. La posizione del governo sullo statuto finale del Kosovo è chiaramente definito e affermato: solo un Kosovo stabile, rispettoso dei diritti è l’interesse maggiore della Macedonia.
Nel blocco politico albanese in Macedonia, solo il paritito d’opposizione, il partito Democratico degli Albanesi (PDA) e il suo dirigente, Arben Xhaferi avevano insistito, durante la campagna elettorale per le elezioni legislative del 2002, sull’indipendenza e il protettorato dell’ONU come una precondizione alla stabilità della Macedonia.
D’altra parte, Ali Ahmeti e il suo partito, l’Unione democratica per l’Integrazione, si sono concentrati molto di più sulla situazione interiore della Macedonia. Anche prima della fondazione del suo partito, Ali Ahmeti aveva dichiarato che la soluzione per il Kosovo era nelle mani dei suoi stessi cittadini e della comunità internazionale.
Ali Ahmeti è diventato il primo dirigente albanese a non avere contato sulle visite consultive a Pristina e Tirana che, al contrario, sono state la norma per i dirigenti dei partiti albanesi del paese.
Nella Dichiarazione di Prizren, che Ali Ahmeti ha firmato nella primavera del 2001 in nome dell’Esercito Nazionale di Liberazione (UCK) e i dirigenti che in quel momento rappresentavano i partiti albanesi, Imer Imeri per il Partito Democratico della Prosperità e Arben Xhaferi per il DPA, è stato inserito il principio secondo il quale “i territori non sono le soluzioni ai problemi etnici”. Questo stesso principio è stato incluso negli accordi di Ohrid.
Nel settembre 2001, quando l’UCK è stato disarmato, il governo aveva perduto il controllo su quasi un terzo del suo territorio. Ma da allora, delle pattuglie miste della polizia, con l’aiuto dell’OSCE sono state spiegate in tutte le vecchie regioni in crisi. La missione europea, Proxima, è presente nelle stesse zone e ha intrapreso le riforme della polizia volte a trovare delle soluzioni ai punti deboli più evidenti della polizia in quell’area.
Il numero di incidenti a carattere etnico nella parte occidentale della Macedonia è diminuito e gli elementi perturbatori che controllavano villaggi interi, perfino delle regioni, sono ora fuori dal paese o in prigione. Data questa situazione, la campagna presidenziale si svolgerà molto verosimilmente nella calma e nessuno si aspetta che, per guadagnare voti, essa si farà su basi etniche. Le elezioni avrebbero come scopo solo quello di servire da test per misurare la potenza e il potere all’interno delle due comunità e quella dell’opinione pubblica prima delle elezioni locali del prossimo settembre. L’oggetto principale sarà la battaglia tra il dirigente socialdemocratico e attuale Primo Ministro, Branko Crvenkovski e il candidato poco conosciuto del VMRO-DPMNE, il principale partito di opposizione, Sasko Kedev.
Da parte albanese, dopo il ritiro della candidatura di Arben Xhaferi, che aveva giocato la sua campagna del 2002 sul Kosovo, le elezioni presidenziali hanno perduto molto della loro incertezza. Pertanto, ci potrebbero essere degli scontri tra i sostenitori dei partiti albanesi come fu il caso nelle elezioni locali del 2000. Ciò non significa che la Macedonia sia diventata una oasi di stabilità o che sia totalmente immune dai mali della regione, ma semplicemente che il rischio di instabilità è essenzialmente interno al paese. Quest’ultimo va verso un periodo elettorale che durerà fino alla fine dell’anno. Le possibilità per Branko Crvenkovski di diventare il nuovo presidente sono realiste, inoltre la Macedonia è suscettibile d’avere un nuovo Primo Ministo e un nuovo governo.
L’aspetto negativo di tutto questo è che le elezioni vanno praticamente a congelare il lavoro del Parlamento che dovrebbe discutere e approvare le leggi di decentramento e gli altri punti contenuti negli accordi di Ohrid.
La situazione economico-sociale, che è deplorevole e non migliora, è già in sé un fattore di disordine. Fino a quando la produzione industriale continuerà a scendere e la disoccupazione si manterrà a più di 400 000 disoccupati, la pace e la stabilità permanente della Macedonia non saranno assicurate.
(traduzione di Agnese Tassinari, condotta sulla base della versione francese pubblicata da “Le Courrier des Balkans”, http://www.balkans.eu.org/article4251.html)
| Data: 08-04-2004 | | Fonte: "IWPR" |
| Autore: IWPR |
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