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"Cambio di poltrone nel labirinto albanese"
| Data: 25-02-2002 | | Fonte: AIM |
| Autore: Remzi Lani |
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N.E. BALCANI #534 - ALBANIA
25 febbraio 2002
CAMBIO DI POLTRONE NEL LABIRINTO ALBANESE
di Remzi Lani - (AIM Tirana, 17 febbraio 2002)
Le dimissioni del premier Meta dopo l'inasprirsi delle divergenze con il presidente del Partito Socialista, Fatos Nano, hanno lasciato dietro di sé un lungo vuoto di potere nella capitale albanese. A quanto pare, l'abbandono del premier Meta non ha risolto la lunga crisi politica a Tirana e, forse, la ha addirittura ulteriormente aggravata. La lotta tra gruppi contrapposti all'interno del Partito Socialista al potere ha raggiunto il culmine e sembra che nessuna formula di compromesso possa avere lunga durata.
Dopo un lungo periodo di posizioni passive e difensive, Meta è passato all'offensiva sfruttando l'unica e ultima arma che gli rimaneva, quella delle dimissioni. Indipendentemente dalle aspre critiche che indirizzava a Meta, sembra che Nano non avesse previsto le dimissioni del premier. Dopo le dimissioni di Meta, la corsa all'elezione del nuovo premier del paese è stata vinta da Pandeli Majko, l'attuale ministro della difesa, che due anni fa era stato costretto ad abbandonare il posto di premier dopo la sconfitta subita ai vertici del partito nello scontro con il presidente socialista Nano. Majko, sostenuto dal gruppo di Meta, ha vinto con un notevole vantaggio su Ermelinda Meksi, ministro della cooperazione con l'estero, che era sostenuta dal gruppo di Nano.
Majko, che ha 34 anni e che è stato a capo del governo per un anno ai tempi della crisi in Kosovo, conquistandosi una considerevole popolarità nel paese e all'estero, avrà con ogni evidenza maggiori difficoltà a governare ora, in tempo di pace, rispetto a due anni fa quando c'era la guerra. I due campi rivali all'interno del Partito Socialista diviso si alternano nelle loro politiche di ostruzione e la costruzione di una coalizione interna si è rivelata difficilissima.
Dopo molte insistenze, Majko ha presentato il suo nuovo esecutivo che, pur non essendo un capolavoro in termini di compromessi, può senz'altro essere considerato, senza sbagliarsi di grosso, come un capolavoro di mediocrità. I socialisti, evidentemente, hanno deciso di giocare la loro partita finale mettendo in campo giocatori di riserva. Nel nuovo esecutivo di Majko hanno ottenuto posti chiave svariate persone di seconda mano, ignote al pubblico. Un nome del tutto ignoto, quello di Stefan Cipa, potrebbe essere il nuovo ministro dell'ordine pubblico, una posizione chiave in Albania. L'ex premier Meta, che era uno dei candidati a tale carica, si è ritirato dopo l'ultimatum emesso dal gruppo rivale, che si è opposto categoricamente alla partecipazione di Meta all'esecutivo. L'ex ministro dell'ordine pubblico, Ilir Gjoni, non figura nel nuovo governo, a quanto pare per disaccordi interni.
Tutti i portafogli collegati all'economia, alle finanze, all'agricoltura e all'industria saranno controllati dal gruppo di Nano. Kastriot Islami, una delle personalità più importanti di tale gruppo, guiderà le finanze albanesi, prendendo così il posto di Anastas Angjeli, accusato da Nano di essere coinvolto in casi di corruzione. A quanto pare, invece, Ermelinda Meksi conserverà il suo posto di capo del ministero per la cooperazione con l'estero. Nei fatti, anche se il premier Majko viene considerato più come un uomo di Meta che come un uomo di Nano, il nuovo esecutivo sembra pendere di più dalla parte di Nano. Tra i sostenitori di Meta è riuscita a conservare il proprio posto di ministro degli esteri Arta Dade, insieme ad alcuni altri ministri.
Dalla lista del nuovo governo, che ha tre portafogli in meno di quello precedente, risultano assenti il ministro per l'integrazione euroatlantica, Paskal Milo, il ministro della giustizia Sokol Nako, il ministro dell'educazione Ben Blushi e così via. Salta subito agli occhi l'estromissione di un certo numero di nomi della generazione più giovane e la loro sostituzione con personalità della generazione socialista più anziana. Il nuovo esecutivo, comunque, sarà un esecutivo di transizione che difficilmente durerà a lungo. Non bisogna nemmeno escludere la possibilità che esso non riesca a ottenere i voti di nessuno dei due campi, prolungando in tal modo il vuoto di potere nel paese. [Il nuovo governo ha infine ottenuto la fiducia del parlamento albanese il 22 febbraio (dopo che è stato scritto il presente articolo) con il sostegno del Partito Socialista e dei suoi alleati - N.d.T.]
Il socialisti albanesi al governo ormai difficilmente possono essere considerati un partito unitario. I due gruppi rivali guidati rispettivamente da Meta e da Nano si comportano e agiscono come due partiti differenti. Nei loro dibattiti reciproci si sentono pronunciare aspre accuse, ma non si riscontrano differenze ideologiche, il che significa che si tratta essenzialmente di una lotta per il potere.
La politica albanese è entrata in un labirinto intricato, dalle numerose incognite, ed è difficile riuscire a prevedere qualcosa. Il governo del paese è rimasto pressoché bloccato per mesi a causa della lunga campagna preelettorale dell'anno scorso e successivamente anche per gli estenuanti dibattiti all'interno del partito al potere.
Nano, le cui posizioni sembravano molto deboli dopo la vittoria di Ilir Meta nella corsa alla poltrona di premier a fine agosto, è riuscito a riprendersi aprendo il dibattito sulla corruzione all'interno del governo. Tuttavia, con l'uscita di Meta dal governo, Nano ha ottenuto una vittoria che più che soddisfazioni gli dà preoccupazioni.
E mentre ai vertici del governo sono stati effettuati dei cambiamenti di nomi, ci si aspetta che il Partito Socialista diviso ora tornerà sul ring politico, dove si scontreranno Nano e Meta. Se Nano da parte sua ha ancora un vantaggio che la stampa in un primo tempo ha definito come "tournée morale", cosa che ha aumentato la sua popolarità, Meta da parte sua ha il vantaggio del controllo della maggioranza all'interno delle strutture del partito nelle quali dovranno essere prese decisioni significative nel prossimo futuro.
Meta inoltre godeva anche di un significativo sostegno internazionale, non solo da parte degli USA, ma anche da parte dei partner europei. Dopo le sue dimissioni ha ricevuto messaggi da parte del segretario di stato americano Powell e del premier britannico Blair, nei quali veniva espresso rincrescimento per il suo abbandono. Il nuovo premier Majko gode anch'egli di un sostegno estero, anche se nel periodo in cui ha lasciato il posto di premier, due anni fa, i rapporti con alcuni importanti partner europei, come l'Italia e la Germania, non erano rosei.
L'opposizione di Berisha ha chiesto la creazione di un governo allargato, ma non è chiaro se preferirebbe qualche formula del tipo "grand coalition", oppure un governo tecnico. Le dimissioni del governo sono avvenute in coincidenza con il ritorno dell'opposizione in parlamento, dopo il lungo rifiuto da parte di quest'ultima di riconoscere i risultati delle discusse elezioni del giugno dell'anno scorso. D'altra parte, la campagna di critiche condotta da Nano ha confermato in misura notevole le precedenti critiche mosse dall'opposizione, mettendo quest'ultima in una posizione molto migliore rispetto a prima. Tutto ciò rende la scena politica in Albania ancora più interessante e imprevedibile.
E mentre Berisha e Nano si sono trovati sulla stessa lunghezza d'onda nella campagna di denuncia della corruzione indirizzata contro Meta, potrebbe accadere che Berisha e Meta si uniscano negli sforzi per impedire a Nano di sedere sulla poltrona di presidente della repubblica nel prossimo luglio, anche se quest'ultimo continua a sperare di conquistare tale carica.
La crisi di governo sembra essere il filtro che collega la precedente crisi elettorale con la prossima crisi presidenziale. L'Albania, forse, non avrà un governo forte prima delle elezioni presidenziali che si terranno all'inizio dell'estate.
Sembra che Nano coltivi la speranza di conquistare la poltrona presidenziale, sebbene la strada che porta alla presidenza sia un vero e proprio labirinto. Anche se non si tratta di una "mission impossible", si tratta evidentemente di una missione eccezionalmente difficile. Nano dovrà ottenere il consenso del proprio partito, o più precisamente dei parlamentari del proprio partito, cosa che non è per nulla garantita. Quella che il presidente socialista definisce la catarsi dei socialisti, non sembra avere portato a ciò che gli antichi greci chiamavano atarassia, ovvero a una pacificazione. Le acque sono agitate tra i socialisti e le inimicizie interne sono aumentate. Proprio nel momento in cui Meta ha chiuso la porta della sede del governo per consegnare le chiavi a Majko, le speranze di Nano di conquistare la carica di presidente della repubblica si sono fatte decisamente più tenui.
La corsa a ostacoli verso la presidenza forse non incontrerà impedimenti, ma potrebbe esaurirsi in conseguenza del mancato consenso dell'opposizione, che si è pronunciata a favore di un presidente consensuale che non sia né socialista né democratico, bensì una figura neutrale della società civile o dei circoli universitari.
Tuttavia, anche se l'opposizione è stata la prima a dire di no a Nano e successivamente a proporre la formula del presidente consensuale, sono numerosi i circoli occidentali che propongono fin dall'inizio anch'essi la formula di presidente consensuale, un fatto che porta a fare cadere la candidatura di Nano, essendo quest'ultimo una figura di partito.
L'elezione di un presidente consensuale, a quanto pare, viene considerata dai circoli occidentali, e in particolare da quelli europei, come la chiave magica in grado di risolvere più crisi in un solo colpo. D'altronde, consentirebbe in qualche modo di togliere la macchia dell'infamia dalle ultime elezioni e, vista l'impossibilità di correggere gli errori passati, offrirebbe all'opposizione una sorta di compensazione rispetto a esse. Ma bisogna aggiungere che i diplomatici a Tirana hanno evitato di formulare commenti sulla questione del futuro presidente, lasciando intendere che comunque non tutti sono d'accordo con le formule fino a oggi proposte.
L'attuale presidente Mejdani, che fino a poco tempo veniva considerato come la formula di compromesso, almeno tra i gruppi rivali all'interno del Partito Socialista, sembra avere poche possibilità di conquistare un secondo mandato. L'intero dibattito sul futuro presidente viene condotto come se quello attuale non esistesse.
Nei fatti, l'elezione del futuro presidente si sta avvicinando alle frenetiche battute finali, ma forse la migliore decisione sarebbe che l'Albania, come la maggior parte degli ex paesi comunisti, passasse a un'elezione diretta del presidente, conservandone tuttavia le competenze limitate. Ciò conferirebbe al presidente una maggiore autorità, impedendo comunque l'autoritarismo.
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In generale, quando si trattava di descrivere il carattere conflittuale della politica albanese, ho utilizzato il termine "il ring politico di Tirana", mentre quando si trattava di descrivere il carattere teatrale di tale politica, ho utilizzato il termine "la scena politica di Tirana". Oggi che la politica albanese è più complicata che mai, mi sembra che il termine più adatto sia "il labirinto politico di Tirana". Tutto lascia intendere che l'unico modo per uscire da tale labirinto sia quello di organizzare nuove elezioni.
| Data: 25-02-2002 | | Fonte: AIM |
| Autore: Remzi Lani |
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