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"Di cosa vivono i serbi del Kosovo"
| Data: 13-02-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Valentina Cukic |
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NOTIZIE EST #400 - KOSOVO
13 febbraio 2001
DI COSA VIVONO I SERBI DEL KOSOVO
di Valentina Cukic - (AIM Mitrovica, 29 gennaio 2001)
La valuta in uso in Kosovo dipende dal fatto che in una zona vivano albanesi o serbi. Gli albanesi usano come valuta ufficiale il marco tedesco, mentre i serbi (e molti ritengono che in tal modo boicottino la decisione di Kouchner su una valuta comune, ovvero il marco tedesco) utilizzano il dinaro jugoslavo, sebbene sia in circolazione anche il marco tedesco, a seconda del fatto che ricevano lo stipendio dalla Serbia oppure lavorino per qualche organizzazione internazionale. Una situazione analoga la si riscontra a Kosovska Mitrovica. La città dopo la guerra è stata divisa in una parte settentrionale - controllata dai serbi, e in una meridionale - controllata dagli albanesi. Prima della guerra nel settore settentrionale di Kosovska Mitrovica abitavano circa 4000 serbi, ma attualmente non vi sono dati ufficiali riguardo a quanti serbi si trovino in questa parte della città. Si ritiene che siano circa 15.000. Tra questi 15.000 ci sono cittadini che hanno sempre vissuto nella parte settentrionale della città, così come serbi della parte meridioanle, profughi di altri settori del Kosovo e soprattutto persone di giovane età che sono venute dalla Serbia per trovare un'occupazione e guadagnare uno stipendio. Sotto molti aspetti in questa parte della città si vive del tutto normalmente. Le lezioni scolastiche si svolgono normalmente, funziona la sanità, i chioschi per la strada sono aperti, così come i negozi, i locali notturni per i giovani...
Nelle scuole le lezioni si svolgono regolarmente e i dipendenti del settore vengono finanziati dal Ministero dell'educazione della Serbia. Precedentemente ricevevano aiuti in denaro dalla UNMIK, ma ora tali aiuti sono stati tolti, perché i dipendenti del settore scuola di nazionalità serba hanno rifiutato di mettere la firma sotto l'impegno a lavorare secondo i piani e i programmi dell'UNMIK. Tuttavia ciò non vale per tutti. Dalla Serbia, i dipendenti del settore della scuola che lavorano secondo tali piani e programmi, ottengono lo stesso uno stipendio con gli arretrati, e questo in dinari. A quanto ammonti, i dipendenti rifiutano di dirlo, ma aggiungono - "non ci lamentiamo, è abbastanza"... Alcuni prendono il supplemento per il Kosovo dall'UNMIK, e più precisamente quelli che hanno firmato per lavorare secondo il piano e il programma dell'UNMIK stessa e, secondo le parole di alcuni lavoratori, tale supplemento "è di gran lunga più alto dello stipendio fisso che si riceve dalla Serbia"... E' così che si mantiene una parte dei serbi nel settore settentrionale di Kosovska Mitrovica, ma è difficile valutare di quale percentuale della popolazione si tratti. Prima della guerra la maggior parte dei serbi lavorava nel complesso minerario "Trepca", ma dopo lo scandalo relativo al direttore generale di tale miniera, Novak Bjelic, e la sua cacciata dal Kosovo, tale miniera è completamente morta. La miniera è passata sotto il controllo dei soldati francesi della KFOR e per un certo tempo i lavoratori di "Trepca" hanno ricevuto dalla KFOR un sussidio compreso tra i 70 e gli 80 marchi al mese, a seconda della funzione e dell'incarico svolto in precedenza. Tuttavia, come affermano i lavoratori di tale complesso, prima della presa di controllo di quest'ultimo da parte dei soldati francesi della KFOR gli stipendi non erano per nulla migliori, circa 1000 dinari al mese, e questo se e quando venivano pagati. "Ci ha derubati Novak Bjelic", è l'opinione più diffusa tra i lavoratori serbi. Sia come sia, è un fatto che un'altra fetta dei serbi, quelli che prima della guerra lavoravano in tale miniera, è rimasta senza lavoro e senza stipendio. Di cosa vivono ora queste persone? Si arrangiano come possono. Alcune hanno aperto dei chioschi, altri vendono al mercato, altri si danno al contrabbando, e quelli meno intraprendenti vivono degli aiuti umanitari che consistono in farina, olio e legna per l'inverno. "E' una fortuna che non paghiamo l'elettricità e il telefono, se no non saprei come faremmo a sopravvivere", dice un ex lavoratore di "Trepca". La corrente e il telefono ormai si pagano nella maggior parte del Kosovo (nelle regioni dove vivono soprattutto gli albanesi del Kosovo), ma non nella parte settentrionale di Kosovska Mitrovica e nel Kosovo settentrionale. La posta centrale si trova nella parte meridionale di Kosovska Mitrovica, dove vivono gli albanesi, e quindi è assolutamente esclusa la possibilità di recarvisi per pagare qualche conto. Tuttavia, più di 15.000 telefoni hanno avuto le linee tagliate in questa parte della città, a quanto si dice, per le bollette telefoniche alte. Gli abitanti dicono che nessuno consegna loro le bollette del telefono. Lo stesso vale per la corrente elettrica. "Nessuno ci ha portato le bollette, affinché potessimo pagarle", afferma un nostro interlocutore.
La sanità funziona in maniera impeccabile nella parte settentrionale della città, con apparecchiature nuove e moderne, fornite da vari donatori. Il numero dei dipendenti della sanità non può essere calcolato con precisione, ma si sa che ricevono uno stipendio completo dalla Serbia in dinari e un sussidio completo dall'UNMIK - il cosiddetto "supplemento Kosovo". Molti giovani di Kosovska Mitrovica, ma anche provenienti dalla Serbia, lavorano in alcune delle tante organizzazioni internazionali. Possono guadagnare mensilmente tra i 600 e i 1.300 marchi. Alcuni hanno aperto i loro locali, che nella parte settentrionale di Kosovska Mitrovica si incontrano a ogni passo, sfruttando i vuoti di legge ancora esistenti in questa parte di Kosovska Mitrovica. "L'apertura in questa città di locali non autorizzati dalla legge non può essere fatta cessare, perché la gente deve vivere di qualcosa. Non hanno tutti uno stipendio mensile", afferma un funzionario internazionale, che ha desiderato restare anonimo. Che non abbiano tutti un lavoro e un reddito mensile è vero. Si può tranquillamente dire che quasi la metà della popolazione della parte settentrionale di Kosovska Mitrovica vive al limite della sopravvivenza. "Siamo costretti a rubare, a darci al contrabbando, a occuparci dei lavori più sordidi per sopravvivere. Voi pensate che io non me ne vergogni, ma lo stomaco affamato - il mio e quello dei miei figli - non si pone certe domande", afferma una donna che vende sigarette per la strada e che in passato lavorava come ingegnere nel complesso di "Trepca". Ci sono molti medici, professori e ingegneri, gente con istruzione universitaria, che dopo la guerra sono rimasti senza lavoro. Moldi di loro adesso lavorano come venditori di sigarette, di articoli tecnici e di altre merci. Altri lavorano come uomini delle pulizie, venditori nei chioschi o contrabbandieri. "Non potrà durare a lungo. Tornerò a lavorare nel mio campo di specializzazione", afferma un professore di lingua e letteratura serba che vende per la strada biglietti della lotteria...
I pensionati hanno ricevuto recentemente un aumento dell'ammontare di 100 dinari. Ora la pensione media a Mitrovica è di circa 60 marchi tedeschi, una cifra che non è sufficiente nemmeno per acquistare pane e latte per i soli primi dieci giorni del mese. "Cerchiamo di arrangiarci, riceviamo qualche aiuto umanitario, in qualche modo riesco ad arrivare alla fine del mese", racconta una pensionata. La vita dei pensionati non era buona nemmeno prima della guerra, e oggi non è per niente migliore. Sembra che si stia realizzando il detto popolare: "Chi ha avrà, chi non ha non avrà mai nulla..."
| Data: 13-02-2001 | | Fonte: AIM |
| Autore: Valentina Cukic |
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