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"Il lungo inverno serbo inizia in parlamento"

Data: 12-12-2001 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Riccardo Chelleri

NOTIZIE EST #507 - SERBIA/MONTENEGRO
12 dicembre 2001


IL LUNGO INVERNO SERBO INIZIA IN PARLAMENTO
di Riccardo Chelleri


Tutto sembra indicare come in Serbia presto si arriverà allo scontro frontale tra DS e DSS. Scontro da lungo previsto ed anticipato dalle vicende dei "berretti rossi" (si veda Notizie Est #497 - Serbia/Montenegro, 18 novembre 2001) e dai successivi battibecchi sulla cooperazione con il Tribunale dell'Aia. Nell'ultima settimana infatti si è accesa un'altra feroce diatriba nel Parlamento Serbo, e si sono sentite per la prima volta menzionare le frasi "voto di sfiducia al Governo" ed "elezioni anticipate".

Tutto è iniziato con la procedura d'approvazione dei vari emendamenti presentati nel corso dell'iter parlamentare della Legge sul Lavoro (iniziato già il 22 Ottobre). Di questi, quasi 200, ne sono stati approvati una ventina, la maggior parte presentati dal DSS, partito del presidente Kostunica. Il DSS però voleva anche cancellare con emendamento l'art. 105 della legge, articolo che il Governo era deciso a difendere a spada tratta. Arrivati il 4 Dicembre al voto, è scoppiato lo scandalo. Dopo aver constatato che a favore della legge erano stati espressi 115 voti, contro 108 (tra i quali i voti del DSS assieme a SPS, SRS, SSJ e NS), il presidente del Parlamento, Dragan Marsicanin (DSS) ha però rilevato come alcuni deputati che avevano ufficialmente votato non erano presenti in sala al momento del voto. Uno in particolare, Borislav Novakovic (DS, sindaco di Novi Sad) non avrebbe potuto fisicamente votare, in quanto in visita ufficiale in Grecia, mentre il suo nome figurava nella lista dei votanti. Si è quindi gridato allo scandalo, come se l'aiuto di "pianisti" in Parlamento non fosse una cosa di vecchia data. A questo punto però il presidente del Parlamento ha dichiarato il voto nullo, basandosi anche su un filmato della televisione nazionale che sosteneva la tesi del voto "a distanza".

Il giorno seguente però, Marsicanin ha fatto marcia indietro, ha dichiarato il voto valido "in quanto non esistono prove concrete del fatto", e la crisi sembrava esser rientrata. Non proprio. Il DOS a questo punto ha preso la palla al balzo ed ha annunciato di voler promuovere un voto di sfiducia contro Marsicanin per aver creato l'incidente del giorno precedente e per essersi opposto in più occasioni a leggi proposte dal Governo. Si è quindi passati alla mozione di sfiducia, per la quale si sarebbe dovuto votare il giorno seguente.

La coalizione di Governo (DOS), tuttavia, a causa delle divisioni che la hanno ridimensionata notevolmente a partire da agosto (uscita del DSS e di NS dalla coalizione) si è trovata nell'impossibilità di assicurare il quorum necessario al voto di sfiducia. Questo anche perché oltre ai partiti all'opposizione (SPS, SRS, SSJ), anche il DSS e NS hanno disertato l'aula. La situazione d'impasse è stata sciolta solo il giorno dopo dallo stesso Marsicanin, che ha offerto le proprie dimissioni irrevocabili, dimissioni che naturalmente sono state accettate dal Governo. Al suo posto è subentrata Natasa Micic, dell'Alleanza Civica Serba (partito del ministro degli esteri Svilanovic).

Il discorso, o meglio, la polemica, si è dunque spostata ad un livello diverso, cioè quello delle relazioni tra partiti all'interno della coalizione di Governo, più precisamente tra i partiti che ancora appoggiano ufficialmente il Governo ed il DSS. Già prima delle elezioni del Dicembre scorso, i 17 partiti della Coalizione DOS avevano firmato un accordo di coalizione che regolava sia la distribuzione dei mandati al parlamento, il peso relativo di ogni partito all'interno della coalizione e il modus operandi interno alla coalizione. Il problema principale ora sembra essere che ambedue i partiti (DS e DSS) si accusano a vicenda di aver trasgredito le regole dell'accordo di maggioranza. Il DS accusa il DSS di aver votato contro diverse proposte di legge presentate dal Governo ed in generale di essere diventato un partito "controriformista", alleandosi in diverse occasioni con i pariah socialisti e radicali. Il DSS a sua volta accusa il Governo di aver provocato le dimissioni di Marsicanin e di averlo sostituito con un membro di un partito diverso dal DSS. Secondo l'accordo di coalizione, il posto di primo ministro spetta al DS (Zoran Djindjic), mentre il posto di presidente del Parlamento spetta al DSS. Inoltre, l'accordo di coalizione prevede che, con una maggioranza di 2/3 dei parlamentari del DOS, un partito di coalizione possa esser espulso dalla coalizione stessa ed i seggi a questo spettanti siano ridistribuiti all'interno dei partiti rimanenti.

A questo punto, quando sono iniziati ad affiorare per la prima volta scenari di elezioni anticipate, il conflitto si è radicalizzato. Il DSS ha formalmente minacciato, tramite Marsicanin, di porre all'ordine del giorno un voto di sfiducia al Governo. Il DS ha risposto minacciando di espellere il DSS dalla coalizione e di privarlo dei 45 seggi che ora occupa in Parlamento. Secondo Vladimir Goati, eminente politologo dell'Istituto di ricerca politica ed opinione pubblica di Belgrado, "il DSS non fa più parte del DOS già dal 17 agosto", quindi la minaccia di espulsione non sortirebbe un grande effetto coercitivo. A questo si aggiunga che lo stesso presidente Kostunica, questa volta in veste di presidente del DSS, ha ieri ingiunto al DOS di rinominare Marsicanin presidente del Parlamento, aggiungendo una notevole pressione, forse poco ortodossa, sul Governo. Per calmare le acque, è arrivato un appello al dialogo dal think tank G17, ma senza conseguenze, in quanto il DSS non ha partecipato alla seduta del DOS, tenutasi il 10 dicembre, che aveva come obiettivo di risolvere o ridefinire i rapporti tra i partiti di coalizione.

LE FORZE IN CAMPO
Il Parlamento Serbo conta 250 deputati. In questo momento sono 248, in quanto il mandato di due rappresentanti del PSD è stato sospeso. Inoltre, il mandato di Vojislav Seselj è anch'esso temporaneamente sospeso dopo un'infuocata seduta del Parlamento due settimane fa. La coalizione di Governo al momento conta su 105 voti dei partiti che sono ufficialmente ed effettivamente nella coalizione.

Il DSS e NS (Nova Srbija, partito di Velimir Ilic), che si sono distanziati dal Governo ne hanno rispettivamente 45 e 8. L'opposizione formale è composta da socialisti (SPS) 37, radicali (SRS) 23 (meno il voto di Seselj, come da sopra), e dal partito del defunto Arkan (SSJ) 14. Oltre a questo, anch'essi fuori della coalizione di Governo ci sono due gruppi misti composti da partiti della Vojvodina e partiti regionali (Sumadija e Sandzak) che contano un totale di 13 deputati. Infine, il neonato PDS (partito social democratico) conta cinque deputati, di cui 2 al momento sospesi.

Una teorica opposizione al Governo, composta dall'opposizione parlamentare coadiuvata da DSS e NS, ha in teoria la possibilità di votare con successo la sfiducia al Governo (totale teorico di 126 voti su 250, a maggioranza della metà dei voti più 1).
A questo punto, sembra che la Serbia, e con lei la Jugoslavia, siano giunte ad un crocevia.

OPZIONI
A questo punto, se si arriva ad un punto di rottura irrimediabile tra DS e DSS, molto dipende da chi farà il passo che ufficialmente taglierà i ponti tra i due portando ad elezioni anticipate. Il DSS ha molto da perdere ufficializzando la rottura e richiamando gli elettori ai seggi. Prima di tutto, l'opinione pubblica è contro nuove elezioni, inoltre, il fatto di allearsi con le "forze del passato" (SPS, SRS, JUL) non giova molto a livello d'immagine pubblica. Il fatto che il DSS si sia appoggiato negli ultimi mesi a questi partiti ha provocato del malcontento interno che nel caso di un voto anticipato potrebbe affiorare e castigare Kostunica.

La coalizione di Governo non sembra al momento intenzionata a prendere misure drastiche contro il partito di Kostunica, ma potrebbe procedere nel caso si decida che le elezioni anticipate siano necessarie. Il DS conta sul fatto che il DSS perda una buona fetta di voti per essersi avvicinato all'opposizione, ma la situazione all'interno dei partiti che attualmente appoggiano il Governo non è molto chiara, con possibilità di defezioni all'ultimo minuto. A livello federale, è facile capire come Djindjic e Djukanovic abbiano un obiettivo in comune: Kostunica. Djindjic infatti, nel caso di vittoria nelle probabili elezioni anticipate avrebbe un incontrastato potere nel seno della coalizione di Governo, potendo così continuare con la sua politica un po'imposta dalla comunità internazionale e dall'FMI ed un po' in risposta a stimoli interni al partito. Djukanovic trarrebbe il massimo dei vantaggi da elezioni anticipate in Serbia, potendo contare sulla debolezza relativa dell'autorità federale per giustificare il referendum in faccia alle raccomandazioni fatte dal "Signor PESC" Solana. Djindjic ha già più volte dichiarato che "Se il Montenegro si stacca dalla Federazione, non sarà un'apocalisse in Serbia".

Il fatto è che eventuali elezioni anticipate di sicuro non aiuterebbero la Serbia, e tutti lo sanno. La luna di miele al Governo è durata meno di un anno, ed un futuro che porta segni di frammentazione politica ed instabilità parlamentare non è certo un regalo di Natale per otto milioni di persone che hanno iniziato a fronteggiare il freddo inverno. Purtroppo l'inverno inizia nel Parlamento quest'anno.


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Data: 12-12-2001 Fonte: "Notizie Est"
Autore: Riccardo Chelleri





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