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"'Telefoni scandalosi e telefoni in ritirata'"
L'Italia e i BalcaniN.E. BALCANI #542 - ITALIA/GRECIA/BALCANI 18 marzo 2002 TELEFONI SCANDALOSI E TELEFONI IN RITIRATA [Seguono: 1) un articolo del settimanale bulgaro "Kapital" sul (presunto) scandalo dell'asta per il secondo operatore GSM in Bulgaria, che ha coinvolto la greca OTE e l'italiana TIM; 2) il brano di un articolo del settimanale serbo "NIN" sull'intenzione della Telecom Italia di ritirarsi dal mercato della telefonia serbo e sul desiderio della OTE di aumentarvi di conseguenza la propria presenza] 1) L'OTE E LO SCANDALO DEL SECONDO OPERATORE GSM BULGARO di Borjana Semkova - ("Kapital" [Sofia], 16-22 marzo 2002) Le scoperte del giornale greco "Kathimerini", pubblicate una decina di giorni fa, hanno coinvolto l'operatore di telecomunicazioni OTE in uno scandalo relativo a tangenti internazionali, legato ai suoi investimenti in Bulgaria. Secondo il giornale, la OTE ha pagato 3,5 miliardi di dracme (10 milioni di euro) alla società italiana Telecom Italia Mobile (TIM), affinché quest'ultima si ritirasse dalla partecipazione al concorso finale per la licenza di secondo operatore GSM in Bulgaria. L'accordo, afferma il giornale, sarebbe stato raggiunto il 10 dicembre 2000 tra il presidente e CEO della OTE, Nikos Manasis, e l'allora direttore esecutivo della filiale greca della TIM - Stet Hellas - Roberto Rovera. "Kathimerini" ricorda che una settimana dopo tale data la OTE è stata dichiarata vincitrice dell'asta per il secondo operatore GSM in Bulgaria. La TIM ha rinunciato alla sua partecipazione alla gara quando era arrivata a un'offerta di 130 milioni di dollari e in tal modo la OTE ha conquistato il primo posto con 135 milioni di dollari. Il 10 marzo 2002 il quotidiano "Kathimerini" ha pubblicato il facsimile di una lettera, inviata il 21 febbraio 2001 dall'allora direttore finanziario della OTE, Dimitris Kouvatzos, al capo delle operazioni internazionali della TIM, Elis Bontempelli. In tale lettera vengono elencati sei servizi alternativi, per i quali la TIM poteva ottenere dalla OTE 2 miliardi di dracme. Si presuppone che si tratti della prima di due tranche dell'intera somma dell'accordo. "Kathimerini" afferma che la prima tranche doveva essere ricevuta il 31 gennaio 2001 e la seconda entro il 31 luglio 2001. Per ora tuttavia non vi è nessuna prova categorica a supporto della veridicità delle affermazioni del giornale greco riportate qui sopra. In un'intervista alla radio greca "Sky", citata dalla radio "Deutsche Welle", il ministro dei trasporti e delle comunicazioni Hristos Verelis ha dichiarato di avere chiesto a tutte le società della holding OTE informazioni esaurienti sui movimenti di somme provenienti da, e destinate a, società della TIM nel corso degli ultimi due anni. I rapporti tra la OTE e la TIM in relazione all'asta svoltasi nel nostro paese sono stati esaminati nel corso di una seduta del parlamento greco. Martedì il presidente dei pubblici accusatori del Tribunale di prima istanza di Atene ha disposto l'avvio di un'indagine conoscitiva in relazione alla pubblicazione di "Kathimerini". In una sua dichiarazione ufficiale la OTE ha negato i fatti riportati da "Kathimerini", affermando che essi mirano a discreditare il nome dell'azienda. Per quanto riguarda le operazioni in denaro con la TIM, la OTE afferma: "Il documento pubblicato si riferisce alla risoluzione di precedenti relazioni finanziarie tra la OTE e la Telecom Italia". La notizia che la OTE si è rivolta alle società di audit indipendenti Ernst & Young e Arthur Andersen affinché certifichino che tra il 1 gennaio 2000 e il 31 gennaio 2001 non sono stati effettuati pagamenti di alcun tipo alla Telecom Italia, con l'eccezione della risoluzione dei conti con la Stet Hellas, è una chiara dimostrazione degli sforzi della società per essere il più convincente possibile nel respingere le accuse rivoltele. Lo scandalo è stato seguito da un'assemblea generale straordinaria dell'OTE, tenutasi mercoledì - la prima in 53 anni di storia dell'azienda - con la quale è stato eletto il nuovo CEO che sostituirà Nikos Manasis, nominato nell'estate del 2000. "L'OTE non sarà più diretta da personaggi politici", ha dichiarato prima dell'assemblea il portavoce del governo Hristos Protopapas. Le cose sembrano stare effettivamente così, almeno a prima vista: il nuovo presidente e CEO della OTE, Elefterios Antonakopoulos, ha lavorato per quasi 30 anni nel gruppo Shell. Secondo gli osservatori, la sua elezione a tali cariche conferma le parole di Protopapas e l'intenzione del governo, annunciata prima dell'assemblea, di diminuire il proprio controllo sull'operatore di telecomunicazioni. Il giornale greco "Vima" afferma tuttavia che il nome di Antonakopoulos è stato imposto dal ministro delle finanze Nikos Hristodoulakis. Alla domanda di "Kapital" sul perché l'assemblea generale straordinaria della OTE si sia svolta in coincidenza con la pubblicazione di "Kathimerini", George Georgiadis, direttore della filiale di Sofia della OTE International, ha riposto che la sua convocazione è legata in realtà alla diminuzione della quota statale nella società, che è scesa sotto il 50%, e allo scadere del mandato dell'attuale dirigenza, eletta dallo stato. Georgiadis ha precisato che la convocazione dell'assemblea è stata pubblicata un mese fa (come vuole la legge greca) nella gazzetta ufficiale locale e in quattro quotidiani. Secondo Georgiadis, le pubblicazioni di "Kathimerini" avevano come fine quello di discreditare la OTE esattamente appena prima dell'assemblea generale, al fine di diffondere la sfiducia tra gli azionisti della società. L'unico media che ha avallato la tesi da un nesso tra l'assemblea degli azionisti e una tangente è stato il "Financial Times". E' tuttavia un fatto che Nikos Manasis ha visitato il ministro dei trasporti e delle comunicazioni Hristos Verelis dopo la pubblicazione dell'articolo di "Kathimerini", e la maggior parte dei media mondiali e greci danno per vero che il motivo della visita sia stato quello di dare le dimissioni (alcuni giorni prima dello scadere del mandato). Lo stato ha progressivamente diminuito la propria partecipazione nella OTE e nel 2001 è riuscito a portarla al di sotto del 50%, ma non è riuscito a realizzare la vendita di un altro 20% a un partner strategico europeo. Gli operatori di telecomunicazioni del vecchio continente non si sono dimostrati interessati all'offerta, per il timore che lo stato riesca a continuare a esercitare un controllo sulla gestione. Attualmente la quota dello stato è del 41,75%. L'avvicendamento ai vertici non ha tuttavia aumentato la fiducia degli investitori e le azioni della OTE la settimana hanno subito un calo. Giovedì alla borsa di Atene venivano scambiate a 17,04 euro, mentre lunedì la loro quotazione era di 17,94 euro. Il trend al ribasso ha colpito anche le note di deposito americane della OTE sul mercato dei fondi di New York. In Bulgaria la OTE, oltre a essere proprietaria del secondo operatore GSM, si è dimostrata interessata alla privatizzazione della telecom nazionale, la BTK. COME LA OTE HA OTTENUTO LA LICENZA DI SECONDO OPERATORE GSM IN BULGARIA Sono stati cinque i candidati che entro il termine previsto di inizio dicembre hanno presentato offerte per la gara di assegnazione della licenza di secondo operatore GSM. Hanno consegnato la documentazione entro i termini previsti la "Fintur Holdings" (i cui azionisti fondamentali sono il maggiore operatore GSM turco "Turksel" e la finlandese "Sonera"), "Rumeli Telsim konsorcium" (il secondo operatore GSM della Turchia in ordine di grandezza), "Vodafone Bulgaria" (al 90% di proprietà dell'operatore mobile mondiale "Vodafone" e al 10% della Obedinena Bulgarska Banka) e "TIM International" (il maggiore operatore GSM in Europa per numero di clienti). La turca "Rumeli Telsim konsorcium" tuttavia non è stata ammessa all'asta. La commissione d'asta non ha dato spiegazioni per il respingimento di quest'ultima. Anche la società turca non ha voluto commentare la propria mancata ammissione all'asta. Una fonte vicina alla "Rumeli Telsim" ha dichiarato che la decisione di non ammettere la società è stata motivata con la circostanza che il consorzio non è registrato come persona giuridica. La gara, per la quale era stato fissato il termine del 15 dicembre 2002, è cominciata con 40 milioni di dollari, e la quota di aumento per ogni tornata era di 5 milioni di dollari. La "Vodafone" ha interrotto la propria partecipazione a 75 milioni di dollari, mentre la "TIM International" si è fermata a 130 milioni di dollari. In tal modo, la OTE ha vinto l'asta per la licenza con la sua offerta di 135 milioni di dollari. 2) GLI ITALIANI SE NE VANNO di Tanja Jakobi - ("NIN" [Belgrado], 14 marzo 2002) [...] Secondo quanto ha detto Tadic [presidente del consiglio di amministrazione delle PTT (Poste e Telegrafi) serbe, nonché vicepresidente del DS, il partito di Djindjic] attualmente sono tre le opzioni in gioco [sul mercato della telefonia serba]: la vendita della quota statale nella Mobtel o nella Mreza 064, la vendita della partecipazione statale nella telefonia fissa e la concessione di un'altra licenza per la telefonia fissa nella quale lo stato manterebbe una certa partecipazione, l'introduzione di un terzo operatore, una variante che in questo momento è complicata e costosa dal punto di vista tecnico, perché gran parte delle frequenze sono in mano all'Esercito jugoslavo. Se l'Esercito dovesse rinunciare a tali frequenze, sarebbe necessario comprargli attrezzature per altre frequenze. Tutte le opzioni per il settore delle telecomunicazioni entreranno in gioco in una volta sola, poiché la Telecom Italia, pressata da difficoltà finanziarie, desidera definitivamente vendere tutte le sue partecipazioni di minoranza in aziende estere e ciò significa che si ritirerà anche dalla Telekom Srbija e dalla Mreza 064. Tadic, come ha confermato egli stesso a "NIN", ne discuterà con gli italiani all'inizio di aprile. La OTE ha già fatto intendere in passato di essere disposta a comprare la quota italiana e/o quella dello stato, oppure, mediante una capitalizzazione aggiuntiva, a diventare proprietario di maggioranza dell'operatore di telefonia fissa. In tale caso, l'OTE sarebbe disposta a rinunciare alla posizione di monopolista di cui gode grazie agli attuali accordi, in cambio della facoltà di licenziare dipendenti e di decidere le tariffe, ha detto alla fine dell'anno scorso a "NIN" il direttore del settore internazionale della OTE, Jorgos Skarpelis. Egli ha affermato che la OTE non è preoccupata nemmeno dell'eventuale entrata della Vodafone nell'operatore mobile Mobtel, perché in Grecia l'operatore mobile della OTE, "Cosmote", ha più successo. Sembra che la parte jugoslava preferirebbe qualche altro partner strategico sia nella telefonia fissa che nella Mreza 064, come per esempio la Telnor, l'operatore norvegese che detiene una quota nel primo operatore di telefonia mobile montenegrino "Promonte". [top]
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