default.asp default.asp
Notizie Est
1997-2004

Archivio ospitato da
Bulgaria-Italia
News e analisi sulla penisola balcanica
BALCANI ECONOMIA CHI SIAMO ARCHIVIO LINKS RICERCA
Albania
Bosnia-Erzegovina
Bulgaria
Croazia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Romania
Serbia-Montenegro
Slovenia
 
Balcani società
L'Italia e i Balcani
La regione balcanica
  Stampa printer friendly

DOS 2002-2003: "Amarcord"

Data: 22-12-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Milan Milosevic

N.E. BALCANI #734 - SERBIA/MONTENEGRO
22 dicembre 2003


DOS 2000-2003: “AMARCORD”
di Milan Milosevic - ("Vreme" [Belgrado], 27 novembre 2003)

Si consegna alla storia un importante ed epocale raggruppamento politico, la DOS, che aveva messo fine a una serie molto negativa nella storia politica serba. Questa grande e stramba coalizione lascia in eredità anche il messaggio secondo cui per guidare lo stato è comunque necessaria una maggiore serietà


Nella più recente storia del parlamentarismo in Serbia ci sono state cinque grandi coalizioni di partiti d’opposizione: Udruzena oposicija Srbije 1990 (Opposizione unita della Serbia), Depos I 1992, Depos II 1993, Zajedno (Insieme)1996 e DOS 2000. La DOS si era formata nel giro di due anni e ne è durata ancora tre. Dei tre anni di governo, due e mezzo li ha trascorsi in mezzo a guerre intestine. Queste guerre sono state originate dalla lotta per il potere, ma anche dalla “preistoria”.

Agli albori, la DOS aveva felicemente relegato ai margini un leader dell’opposizione (Vuk Draskovic), mentre nella fase di conquista del potere ha provato ad emarginarne un altro ancora, cioè Kostunica, ha annullato un ideologo (Labus), e con evidente negligenza non ha salvato la vita al proprio ispiratore (Djndjc).

IL COMPLEANNO- Prima di tutto si era formata la coalizione Savez za promene (Alleanza per il cambiamento) nel 1999. In quell’anno, a un mese dalla fine della guerra e con la Serbia demolita dalle bombe NATO, l'opposizione si trovava di fronte a due strade: per la scelta delle elezioni, molto più diretta, parteggiavano SPO e Nova Demokratija, mentre sull’altro fronte Savez za promene (SZP) organizzava manifestazioni attraverso la Serbia, annunciando l’intenzione di rovesciare il regime di Slobodan Milosevic con un blocco generale e proteste. I tentativi non hanno avuto un esito granchè felice.

In siffatto contesto ha preso corpo l’idea di un governo tecnico di transizione in grado di organizzare nuove elezioni e apportare le fondamentali misure per normalizzare i rapporti con il mondo. In tale modo si è giunti, in un primo momento, a un'esaltazione dei tecnici nella propaganda della DOS, mentre successivamente, nel 2003, questi ultimi verranno messi in seconda fila.

L’allora miraggio di una nuova compattezza su tutto il fronte dell’opposizione è durato fino al meeting della “Trasformazione dell’opposizione”, il 19 agosto del 1999 a Belgrado, quando fu smantellata una scenografia, che in quella circostanza aveva già smarrito i sogni di unità di tutta l'opposizione in un solo blocco. Il re delle piazze, Draskovic, venne infatti fischiato.

Questo avvenimento è l’eco di un precedente regolamento di conti risalente al periodo della divisione della coalizione Zajedno, quando Draskovic aveva cacciato Dijndijc dalla posizione di primo sindaco della Serbia, e quest'ultimo non lo sostenne nella corsa alla presidenza del 1997.
I due successivamente si sono messi al tavolo affinché tutti si riappacificassero nuovamente e così è nata la DOS.

Il 14 ottobre 1999 presso il Centro Democratico si si è tenuta una tavola rotonda dell'opposizione sulle condizioni di voto, accompagnata da un accordo di massima su una piattaforma politica comune. Il Movimento di Rinnovamento Serbo (SPO) ha in tale occasione accettato di ricorrere a un'iniziativa parlamentare per riuscire a ottenere trattative sulle condizioni di svolgimento delle elezioni, ma l'iniziativa non ha avuto successo.

All’arrivo dell’inverno del 2000, l’opposizione pubblica sperava, per una specie di riflesso condizionato, che il regime cadesse con l’arrivo del nove marzo. I partiti dell’opposizione sono pervenuti a un accordo sulla dichiarazione comune del 10 gennaio 2000, data che va considerata come compleanno della DOS.

La grande manifestazione primaverile belgradese delle forze unite di opposizione prevista per il 9 marzo si tiene invece il 15 aprile 2000, ma a causa dei perpetui rinvii tale data viene ricordata come il “45 marzo”.

Si tratta di un giorno divenuto memorabile per le uscite verbali di Nenad Canak, che ha interpretato creativamente la piattaforma per la conquista del potere senza revanscismo, proponendo l’impiccagione sulle bandiere di tutti quelli che avessero osato mettere a repentaglio l’esercizio della volontà popolare.

LA RAZZIA - Il regime si mostra nervoso: blocca l’intera Serbia in modo da indebolire il raduno dell’opposizione del 9 maggio, e bloccaanche gli aiuti agli attivisti del Movimento Popolare Otpor, bastonati e spediti in galera. Ha inizio la strategia dell’intimidazione. Viene emanata la cosiddetta legge antiterrorismo. Vengono eseguiti due attentati a Vuk Draskovic (e questa parola può esser definita anche attacco terroristico o tentato omicidio) sulla strada statale dell’Ibar, nell’autunno del 1999, e poi a Budva, nel giugno 2000. Draskovic resta in Montenegro, isolato dagli avvenimenti della Serbia.

I rimanenti partiti di opposizione il 22 luglio trovano l'accordo sui criteri per presentarsi uniti sulla scena elettorale senza, come allora si considerava, il poderoso Draskovic. Il debole risultato della SPO aveva convinto la DOS che l'unità avesse un valore per sé e che sarebbe stato condannabile chiunque avesse abbandonato. Prima dell’occupazione del potere questa si è dimostrata esatta. Dopo la vittoria non più.

LA VITTORIA - Nell'estate del 2000, dopo dieci anni, la più fallimentare opposizione dell’Europa sud-orientale trova la formula vincente in un conglomerato di 18 partiti e altrettante associazioni di cittadini.

Dopo la sua sconfitta alle elezioni presidenziali del 24 settembre 2000, Slobodan Milosevic ha provato a risollevarsi, ha cercato di estorcere lo svolgimento di una seconda tornata elettorale e ha perso tutto.

La cittadinanza ha deciso di difendere la vittoria elettorale e un gran numero di persone, sotto la guida dei leader della DOS, si è riversata per le strade di Belgrado come una valanga, mentre esercito e polizia non dimostravano il benché minimo entusiasmo nell’opporsi al popolo. Milosevic poteva solo sentirsi come il comandante a cui si rifiuta obbedienza, sebbene alcuni in quel contesto si siano attribuiti meriti esagerati.

Quando è iniziato il bombardamento di feuilletton pubblicistici, accompagnato da un certo grado di occidentalizzazione della rivolta, l'importanza dello “statista” è stata sminuita; a questo punto ci si è dimenticati che come minimo ci era dovuto un paio di scarpe invernali a testa per tutte le marce di protesta tenutesi e sulla scena, in primo piano, sono emersi gli accordi dietro le quinte tra i rappresentanti dell’opposizione e il regime, come pure le capitolazioni senza attriti delle singole unità di polizia e degli apparati di sicurezza.

A quel tempo, attorno ai leaders politici che avevano conquistato il potere si forma una guardia pretoriana visibilmente sospetta, ma si dice che così dev’ essere. Segue la presa delle dogane, della Banca nazionale.

Che gli accordi con i più importanti ufficiali della dirigenza militare e con i comandanti degli apparati di sicurezza siano stati decisivi per la caduta di Milosevic, non può essere esatto. Che sia stata evitata l’esecuzione di una carneficina, è lapalissiano. Qualche accordo c'è comunque stato, e lo si rivelerà tragicamente col 12 marzo del 2003, quando un membro delle unità speciali della polizia - si dice in collaborazione con i clan criminale di Zemun- ha assassinato il premier serbo Zoran Dijndijc.

Il 5 ottobre, per quanto ora si è rivelata in modo drammatico la situazione, ha avuto una fine chiara. La gente lo ha percepito. La gloriosa rivoluzione, il giorno in cui la Serbia ha ritrovato la propria anima…

Alle elezioni tenutesi il 23 dicembre 2000 l’Opposizione democratica serba (DOS) ha conquistato una maggioranza di due terzi al parlamento serbo. Il nuovo governo della Serbia, che aveva prestato giuramento il 25 gennaio 2001, con il premier Zoran Djndjc in testa, da allora ha offerto un’immagine di sé largamente contradditoria. C’erano specialisti che si adoperavano al meglio per fare qualcosa che fosse apprezzato in tutto il mondo: Bozidar Djelic (finanze) e Goran Pitic (relazioni economiche con l’estero), o Aleksandar Vlahovic (industria e privatizzazione), Gasa Knezevica (istruzione), o Gordana Matkovic (politiche sociali), e a livello federale Miroljub Labus e Mladan Dinkic. Successivamente metà dei riformatori economici è stata esclusa dal gioco e cacciata all’opposizione. Uno di loro, Dinkic, s’è dimostrato uno sconveniente oppositore del governo.

Sull’altro fronte, è facilmente dimostrabile la volontà del governo di lavorare anche attraverso un gabinetto ombra, tramite accordi informali in aperto spregio del parlamento e delle procedure. Ciò ha costituito una minaccia anche per i campi nei quali si credeva d’aver raggiunto il più grande successo: per esempio la privatizzazione o le commesse pubbliche, il sistema di controllo sulla provenienza del denaro.Tale lavoro non poteva esser portato a termine senza un consolidamento istituzionale.

Il patrocinatore dell’altra metà della mela delle riforme, quella legalistica, era Kostunica, che la maggioranza dei compagni di ottobre desiderava togliere di mezzo. Questo scontro ha contribuito alla fuga dal legalismo non solo dei riformatori economici, ma pure di innumerevoli ideologi di turno non responsabili per il danno di lungo periodo, nato col vuoto istituzionale.

L’INIZIO - Il primo anno prometteva: apertura del paese, legittimazione sul piano internazionale, negoziati per la cancellazione dei debiti, creazione delle fondamenta di un’economia di mercato, stabilità monetaria.

I fattori internazionali non hanno assolutamente tenuto in considerazione il fatto che i loro ricatti avrebbero provocato lo sfacelo della variopinta coalizione e hanno subito presentato il conto come dei commercianti. Forse non erano nemmeno tanto preoccupati di tenere in piedi il governo. Hanno favorito la temerarietà, invece delle decisioni ponderate.

Il nuovo potere, senza un attimo di tregua, ha subito dovuto confrontarsi con la politica del bastone e della carota e si è deciso per una tattica soft improntata alla costruttività. La carota era discretamente grossa. Si era parlato di miliardi di dollari e di una buona prospettiva di inserimento nel processo di integrazione europea. Il denaro iniziava a giungere, piovevano copiosi gli elogi, ma si chiedeva anche di soddisfare alcune richieste, nel momento stesso in cui era chiaro che la loro soddisfazione avrebbe messo a repentaglio la coalizione di governo.

Le spaccature venivano accelerate anche da alcune altre situazioni di doppio potere e coabitazione. La vittoria di Kostunica e il successo solo relativo della DOS, nelle elezioni per il parlamento jugoslavo tenutesi il 24 dicembre 2000, hanno portato a una sorta di sistema a due governi. Il Partito Socialista Serbo, in quel momento, aveva la possibilità di dare vita a un governo federale e alla DOS sarebbe rimasto soltanto il già eletto presidente dello stato federale, che non ha poteri in Montenegro. In quell’occasione, il partito montenegrino SNP ha deciso di rispettare la volontà dei cittadini serbi entrando in coalizione con la DOS. Si è trattato anche in questo caso di una mossa di grande importanza, ma pubblicamente sottovalutata.

Alcuni di questi elementi di coabitazione hanno subito una drammatizzazione politica, altri invece no. Per esempio, a Kostunica veniva rimproverata la decisione, presa sulla base dell'autorità ottenuta dopo 5 ottobre, di non sostituire l’ex capo della polizia segreta Rade Markovic e del Capo di Stato maggiore generale Pakvovic, da egli mantenuti al loro posto principalmente perché gli altri avevano cercato di sostituirli. La parte restante della DOS si lamentava della permanenza al potere di Pakvovic, uomo di Milosevic, ma dopo la sua destituzione in breve tempo è passata a proteggerlo con modi propagandistici, finchè non è stato arrestato nel marzo 2003 per il presunto coinvolgimento nell’attentato ai danni di Vuk Draskovic.

Tuttavia, c’era ancora un elemento di doppio governo in questa soluzione: il mandato passivo di Milan Milutinovic, fino ad allora presidente, scadeva il 29 dicembre 2002. Sotto la pressione del governo, Milutinovic si è consegnato al Tribunale il 20 gennaio. Il premier Djndjc in un’occasione gli aveva espresso il proprio apprezzamento per non aver in alcun modo frenato il processo di riforma in Serbia. In questo “caso Milutinovic” ha giocato un ruolo aperto la volontà della maggioranza, all’interno della Presidenza della DOS, di frustrare le ambizioni presidenziali del leader di Nuova Democrazia, Velimir Ilic, che assieme alla colonna di Cacak ben equipaggiata da pesanti mezzi meccanici “allo scoccare del mezzogiorno” (un po’ in anticipo) del 5 ottobre 2000 era giunto di fronte al Parlamento, diventando il beniamino dei belgradesi. Tale prolungamento dei mandati, come in una macchina per la dialisi, è degenerato tempo dopo, nell’aperta svalutazione istituzionale del presidente della Repubblica, un aspetto che si farà scottante e giungerà al centro delle controversie politiche venti mesi dopo.

Non bisogna dimenticare che in quel periodo anche la cosiddetta cultura politica della liberazione agiva autonomamente. Come in altre rivoluzioni svoltesi senza sangue nell'Est europeo, si è cantato e giocato, ci si sono fatte le congratulazioni, c’è stato il trionfo, si sono versate lacrime di gioia, s’è fatta una veglia di guardia sulla rivoluzione, si è alimentato il proprio narcisismo e, perbacco, come del resto accade in questi interregni, subito s’è iniziato a rubare: prima un orologio in Parlamento, poi qualche poltrona…

Contro le partigianerie si sono pronunciati allora Draskovic e Kostunica, la cui popolarità nei sondaggi veniva in quel periodo paragonata a quella di Tito, ma nessuno dava retta alle loro parole. C’è qualcosa di più urgente. Così è il tempo, quando semplicemente non si poteva vivere da rivoluzionari e combattenti. Se allora si fossero raccolti il sangue, il sudore e le lacrime versati nei discorsi degli avventurieri sui personali contributi alla guerra per la nostra causa, il Danubio sarebbe ancora rosso, e sul Lido ci sarebbe una spiaggia salata. Ciò ha generato una inerzia negativa che ha accorciato la vita della DOS.

E' proprio nel parlamento che il governo ha dimostrato le maggiore propensione all’arte di arrangiarsi, cioè per le soluzioni fuori dai limiti istituzionali. A chi lo accusava di mantenere i funzionari dell’ex regime, Kostunica replicava che il governo da parte sua manteneva il vecchio sistema del regime volontaristico.

SLANCIO - Per i primi mesi del governo della DOS il nuovo potere più che altro si è stupito di cosa avessero combinato coloro che lo avevano preceduto. Quello che è emerso allora era un panorama di deserto e rovine, debiti, buchi di bilancio, bisogni sociali inappagati.

Il nuovo potere ha iniziato ad operare con la grande grinta di cui ha saputo dare prova Djindjic.
E' tuttavia evidente che i primi contatti dei nuovi governanti con un'amministrazione statale devastata sono stati traumatizzanti. Un ministro ha raccontato al sottoscritto di come nei primi giorni avesse un problema del tutto elementare: quando diceva qualcosa, i funzionari dei quali era diventato capo gli rispondevano in qualche modo, lui non capiva cosa stavano dicendo e questi ultimi davano intendere di non capire a loro volta, tanto che alla fine si chiedeva se semplicemente non lo stavano prendendo per i fondelli. E' stato costretto a risolvere la situazione assumendo nuovi collaboratori. Con questo meccanismo sono entrate sulla scena del governo persone la cui condotta avrebbe poi compromesso il governo stesso e i suoi personaggi politici prediletti.

Djindjic non conosceva questo genere di meccanismo, anche se ha imparato in fretta. La sua energia aveva messo in moto gran parte della DOS, perfino quelli che stavano in posizione di contrasto, ma tutto ciò purtroppo non è stato sufficiente. La mancanza di una routine amministrativa veniva compensata con le improvvisazioni, con risposte creative e mettendo in secondo piano la logica istituzionale. Ciò ha portato Djindjic al conflitto di interessi, un fatto che gli oppositori politici hanno sfruttato, ma il peggio era che il nuovo potere non riusciva a controllare bene la macchina statale in disfacimento e nemmeno le sue escrescenze maligne. Il dinamico premier forse ha perso la vita anche a causa di queste lacune.

Nell’inchiesta sulle circostanze in base alle quali nel 2003 il premier serbo è stato assassinato si vede precisamente che la scorta e i servizi competenti non avevano il benché minimo coordinamento reciproco. Nella prima sono riusciti a infiltrarsi anche alcuni elementi che non avevano nemmeno passato un adeguato test di verifica dell'affidabilità. Lo stesso esecutore dell’attentato proviene da apparati dello stato connessi con il mondo criminale.

APERTURA - Nonostante tutto questo, l’inizio è stato promettente. Alla Jugoslavia e alla Serbia in quel periodo si sono aperte le porte delle istituzioni internazionali. La bandiera jugoslava sventolava davanti al palazzo delle Nazioni Unite. Kostunica veniva nominato statista europeo dell’anno.

I fattori internazionali che avevano lavorato attivamente per unificare l’opposizione al fine di abbattere il regime di Slobodan Milosevic non si sono tuttavia adoperati per conservare questa coalizione vincente, che ha avuto in eredità un paese in rovina, con una società in fermento e con turbolenze ai confini meridionali.

L’arresto di Slobodan Milosevic il 1° aprile 2001 e la sua estradizione al Tribunale per i crimini di guerra all’Aja nel giorno di San Vito (26 giugno 2001), hanno prodotto una grande crepa all’interno della coalizione DOS. In seguito all’estradizione di Milosevic il governo federale di Zoran Zizic è caduto, ma questa mossa dei montenegrini dell’SNP [che gli hanno ritirato la fiducia] non è stata poi così estrema e comunque non ha portato alla frammentazione del fragile equilibrio federale. Kostunica si è scagliato contro l’estradizione in assenza di una legge in merito. Tuttavia, il conflitto era sotto controllo. Si è formato un nuovo governo federale guidato da Pesic. Le divergenze sulla legge in materia di collaborazione con il tribunale dell’Aja sono durate un anno, alla fine del quale siffatta legge è stata ad ogni modo emanata e di volta in volta applicata.

Questo esempio è una diretta illustrazione dei rischi dei vuoti istituzionali. Sia all'estero che internamente si è glorificata la cosiddetta appropriatezza politica, ma in questo modo non si è fatto altro che moltiplicare il problema.

La crisi di legittimità la si era vista anche all’interno del parlamento serbo, così come in occasione delle fallite elezioni presidenziali del 2002 e della loro replica in questo autunno 2003, nelle misure adottate durante lo stato di emergenza, per quanto riguarda i rapporti tra il potere esecutivo e quello giudiziario.

Forse il consolidamento istituzionale ha tardato non soltanto per colpa di una cattiva mentalità politica, ma anche perché per il fatto che troppo a lungo si è continuato a ignorare la cornice costituzionale nella quale viviamo.

Il potere federale si è costituito sulla base della costituzione federale dal 1992, ma una grande parte della sua ingerenza (quasi tutto, con l'eccezione della diplomazia e dell’esercito) veniva esercitata in modo esclusivo sul territorio della Serbia. Il lavoro per creare qualche forma di stato comune è iniziato con l’accordo di Belgrado del 14 marzo 2002, a un anno dall’avvento al potere della DOS, e a sei mesi dal momento in cui a Belgrado hanno constatato che un’intesa non poteva esser raggiunta e che il Montenegro doveva decidere il da farsi per via referendaria.

Dopo l’accordo di Belgrado del 14 marzo 2002, stipulato in presenza dell’alto rappresentante dell’Unione Europea Javier Solana, è iniziata la costruzione di una qualche forma di comunità statale tra Serbia e Montenegro, ma la stesura di un testo costituzionale si è protratta per mesi. Con la fine del 2002 è stato approvato un documento costituzionale, grazie all’intesa extra-istituzionale del Partito democratico (DS) con Djukanovic.

Si trattava chiaramente di una cattiva soluzione, ma la comunità statale di Serbia e Montenegro è stata comunque accolta nel Consiglio d’Europa. E' stato formato un consiglio di ministri con Svetozar Marovic al vertice. Kostunica veniva risucchiato dal potere. Tale trasferimento pacifico di poteri, del resto importante come precedente, perdeva tuttavia il suo significato simbolico perché il potere non era stato delimitato da una gerarchia di legge e costituzione. Si è dibattuto per lungo tempo se fosse necessario far passare le modifiche alla costituzione serba attraverso le procedure canoniche (due terzi della maggioranza parlamentare più l’approvazione della modifica tramite referendum) o se l’accesso a tale riforma potesse passare per il metodo della discontinuità costituzionale, tenendo in considerazione che la Costituzione della Serbia, emanata nell’anno 1990, era sopravvissuta alla Federazione socialista delle repubbliche jugoslave, alla successiva Federazione socialista jugoslava e infine alla DOS.

Così vi sono stati ritardi nel fissare istituzionalmente gli esiti della rivolta di ottobre e il processo di riforma non si è svolto nel contesto di un controllo istituzionale consolidato. Ciò ha aiutato il diffondersi di diversi sospetti, che sono andati a mescolarsi con il prevedibile aumento della frustrazione sociale. A questa frustrazione ha contribuito l'impressione che le formule efficaci per la stabilità macroeconomia non fossero accompagnate da strategie industriali coerenti e da idee chiare su cosa fare con i grandi sistemi.

GLI SCANDALI - La spaccatura della DOS si è accelerata dopo l’affare Gavrilovic, così chiamato per l’ex poliziotto assassinato il 17 agosto 2001 subito dopo avere visitato l'ufficio del presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia, Vojslav Kostunica. Il caso non è stato chiarito, ma a questo scandalo ne sono seguiti molti altri. Sono stati una quarantina, molti dei quali legati all'eredità funesta dell’ottobre, mentre altri erano semplicemente un segno della corruzione del potere nel vuoto istituzionale
Lo stesso gruppo politico al governo non era sufficientemente stabile per potere supplire al vuoto costituzionale. Al contrario, con la propria instabilità non faceva che accrescerlo.

Le alleanze delle forze democratiche serbe di opposizione create prima di quel momento, cioè quelle del 1990, 1992, 1997, hanno continuato a caratterizzarsi per il fatto che dalla coalizione sono usciti più membri di quanti ne siano entrati. Nell'ambito della coalizione DOS si è giunti a una spaccatura all'interno di quattro partiti che ne facevano parte: nel Partito Democratico con la formazione del G 17 Plus; la Socialdemocrazia si è divisa in due ali; dall’SDU è fuoriuscito un gruppo che ha formato il Movimento per una Serbia Normale; dal Movimento per una Serbia Democratica si è staccata una fazione, il Partito Nazionale Democratico; dal club di deputati Nuova Serbia s’è dissociato un gruppo di parlamentari, mentre un comitato e un funzionario del GSS hanno dichiarato che sarebbero fuoriusciti da quest'ultimo partito. La trasformazione di Otpor in partito politico rappresenta similmente una sorta di frattura, e più in particolare all'interno della dimensione extrapartitica della DOS. Tale imperativo sovrapartitico era uno dei più potenti elementi di pressione politica, ma non s’è dimostrato efficace.

Qui bisogna osservare ancora soltanto che il potere in quel periodo veniva messo a confronto con una crescente sensibilità pubblica, ma tale sensibilità non attraversava alcuna istituzione.

E oltre a ogni genere di sforzi pedagogici e ciance, il nostro giornalismo si è inzeppato tra la mania dei marchi, del capitalismo selvaggio, e le campagne riformiste dell’ortodossia . Al riformismo truccato si è sostituito molto rapidamente il... saccheggio. Alla fine, tale saccheggio ha colpito, e probabilmente in grande misura ha anche minato, lo stesso governo. Anche se, quando il tutto sarà oggetto di indagini più approfondite, forse emergerà che la tecnica di saccheggio applicata durante il periodo d'oro, è stata incoraggiata soprattutto da alcuni uffici del governo.

La stratificazione della coalizione di governo ha provocato nel Parlamento della Serbia il danno più grande, e ciò proprio in quel Parlamento che doveva essere il principale strumento di pubblico controllo: si tratta di un’assemblea della quale non si sa precisamente la composizione dei deputati e i mandati dei rappresentanti popolari sono diventati materia di marketing politico, di violente contestazioni e di appelli alle istanze giudiziarie e internazionali. Gran parte del potere era nelle mani di una sola istituzione ad hoc, la Presidenza della DOS, che ha perduto la capacità di anticipare e si è stremata nelle controversie personali. L’accordo di coalizione, nel quale si precisava fino alle cifre decimali la distribuzione del potere, non è servito a nulla.

Secondo alcune valutazioni degli attori (Svilanovic), sia il 2002 che il 2003 sono stati anni perdenti per la DOS del 5 ottobre. La domanda su quando bisognerà indire le elezioni anticipate per il Parlamento serbo ha per mesi piroettato attraverso gli scontri politici. La maggioranza di governo in parlamento era quasi sola sul terreno a opporsi alle elezioni anticipate, mentre DSS, SRS, SPS, SPO, SSJ ne andavano in cerca. Nel successivo sviluppo degli eventi anche alcuni membri della DOS facenti parte della maggioranza di governo hanno iniziato a parlare dell’assoluta necessità di elezioni anticipate in Serbia, e si sono comportati di conseguenza.

La DOS (sia quella unita, che quella frammentata) è divenuta inservibile come strumento politico e resta ai cronachisti il compito di misurare gli effetti del suo agire, che sono osservabili anche da questa pura e semplice cronologia. Sono certamente sia positivi che negativi.

Ma cosa è successo in Serbia, effettivamente, nell’ultimo triennio?

Lo specchio dice che qualcosa è pur successo. I cambiamenti si possono paragonare a una situazione in cui, per esempio, Macbeth ha ceduto il posto a Kiss Me Kate, o in cui al posto di Stradije e Rodoljbaca è diventato attuale il Pokondirana tikva. Questa grande e stramba coalizione lascia in eredità anche il messaggio che per amministrare lo stato c’è comunque bisogno di una maggiore serietà.

Ad ogni modo la DOS è un raggruppamento di importanza storica. La DOS ha interrotto una lunga serie negativa nella storia politica serba, forse la peggiore nei tempi recenti. Un cattivo ordinamento è stato rovesciato. La strada per l’integrazione europea è stata tracciata e si sono poste alcune importanti fondamenta di un sistema a economia di mercato.

Sull’altro versante, ha continuato ad operare una mentalità politica negativa, clientelistica, e perdurano molti vuoti istituzionali. Una delle conseguenze più negative può avere anche un suo lato positivo: il fatto che in mezzo ai politici della DOS e del loro seguito ci sono molti casi di compromessi, scandali e malaffare forse indica che, nell’insieme, la sensibilità pubblica è cresciuta e che il potere in Serbia per i tempi a venire non può contare di mantenersi con l’aiuto dell’arroganza e della presunzione, della propaganda e della censura.

(traduzione di Lorenzo Guglielmi)

[top]

Data: 22-12-2003 Fonte: "Vreme"
Autore: Milan Milosevic





Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati