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"Una vittoria senza tripudio"
| Data: 01-10-2000 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Jasmina Spasic |
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NOTIZIE EST #349 - SERBIA/MONTENEGRO
1 ottobre 2000
[Seguono due articoli dal quotidiano di Belgrado "Danas", il primo sui motivi della sconfitta di Milosevic e sulle prospettive politiche immediate, il secondo sui riflessi del voto tra i serbi del Kosovo]
UNA VITTORIA SENZA TRIPUDIO
di Jasmina Spasic - ("Danas", 30 settembre 2000)
[...]
GLI ERRORI DI MILOSEVIC
Il primo [errore] è consistito nel sistema "dividi et impera" che Milosevic ha applicato prima con la creazione delll'innaturale partito JUL e successivamente con la formazione dell'innaturale coalizione SPS-JUL e radicali. Chi ha osservato con attenzione le attività di questa alleanza, ha potuto notare come le iniziative per la modifica della Costituzione jugoslava, nonché quelle per la conseguente tenuta delle elezioni, sono venute dai radicali già alla fine dell'anno scorso. I radicali chiedevano, incessantemente concessioni alla sinistra, giustificandole con la necessità che lo stato venisse riformato. Volevano evidentemente giustificare la propria immagine di politici di valore e seri. Probabilmente, nel tentativo di superarli in questo campo e di mostrarsi creativi, gli esponenti della JUL hanno fatto proprie tali idee e i radicali hanno a loro volta preso a tacere su di esse. Come esattamente sono state ideate le modifiche della costituzione e come è stato deciso di indire le elezioni, lo verremo probabilmente a sapere gradualmente, quando un governo democratico, sul modello dell'esperienza croata, pubblicherà le trascrizioni delle sedute segrete dei vertici del regime. In ogni caso, gli uomini della JUL, gelosi, sono riusciti ad anestetizzare completamente il senso di realtà di Milosevic e a convincerlo che il popolo lo ama e che il presidente jugoslavo deve essere eletto con un voto diretto. Un altro sistema molto importante volto a mantenere l'autocrazia di Milosevic e che si è trasformato nel suo contario, è rappresentato da quel serbatoio di voti contraffatti che è il Kosovo. Milosevic ha perso di vista due realtà che egli stesso ha contribuito a creare. La prima è che il Kosovo è controllato da truppe dell'UNMIK e della KFOR e che esse hanno garantito la sicurezza dei controllori di Zoran Djindjic, trasportandoli fino ai seggi elettorali in cui vi potevano essere brogli. E nei posti in cui tali controllori non sono riusciti a giungere, ancora meno lo è stato possibile per gli uomini di Milosevic eventualmente intenzionati a porre nelle urne voti falsi. Il secondo fatto è che ormai non vi era più chi organizzasse questi brogli e trasportasse poi le urne a Belgrado. I funzionari locali del SPS del Kosovo ora vivono per la maggior parte a Smederevo, Krusevac e in altre città della Serbia centrale, mentre l'ex capo dei socialisti della provincia, Vojislav Zivkovic, si è suicidato alcuni mesi fa. Insomma, per Milosevic non c'era più chi facesse da manovale. Il terzo sistema mirato al mantenimento dell'autocrazia di Milosevic ha costituito di per se stesso una sorpresa. L'opposizione, cioè, contrariamente alle precedenti esperienze, non si è data a liti all'ultimo sangue, anche se la decisione di Vuk Draskovic di una partecipazione in autonomia della SPO era sembrata un sintomo proprio di questo. Ma non è tutto, gli uomini di Djindjic hanno provveduto al controllo delle elezioni nella maniera più efficace possibile anche se il candidato presidenziale non era il loro leader. Gli esperti della sinistra non potevano prevedere un tale grado di complicazione degli sviluppi nemmeno nel peggiore degli incubi. I democratici, inoltre, avevano cominciato a preparare un controllo delle elezioni fin dal mese di gennaio. A differenza delle precedenti elezioni, quando era stato coperto circa il 65% dei seggi elettorali, questa volta il controllo ne ha coperto una percentuale altissima, pari al 98%. Ed è proprio sulla base di questa percentuale che il comitato elettorale della DOS ha calcolato i risultati elettorali. In ciascuna delle 160 municipalità della Serbia, Kosovo escluso, è stato inviato un addestratore al controllo delle elezioni, con il compito di preparare due controllori per ogni seggio elettorale. Complessivamente, si tratta di più di ventimila persone. Sul terrenno hanno lavorato anche 45 istruttori per il controllo delle elezioni, responsabili dei distretti. Nella stessa notte delle elezioni, i team della DOS, tutte persone dei servizi informativi della DS [Partito Democratico, il cui leader è Zoran Djindjic - N.d.T.] e della DSS [Partito Democratico della Serbia, il cui leader è Vojislav Kostunica - N.d.T.], insieme ad esperti, sono subito stati sul campo, fuori dalla sede del quartiere generale dell'opposizione, dove invece affluivano e venivano elaborati tutti i dati che provenivano dai seggi. Grazie a tutto ciò, la DOS ora reagisce a sangue freddo di fronte al fatto che la commissione elettorale (SIK) comunica un giorno dei dati, e il giorno successivo dei dati ancora diversi, nel tentativo disperato di garantire a Milosevic il ballottaggio. [...] Il quarto elemento è stato rappresentato dal fatto che la SPO e i radicali sono stati messi brutalmente in ginocchio dalle elezioni. Milosevic ha sempre potuto contare su tali partiti e sul profilo psicopolitico dei rispettivi leader come forze disponibili a qualche mercanteggiamento politico per salvare la Serbia con una loro entrata personale nel governo, o comunque sul fatto che essi sarebbero stati estremamente intolleranti nei confronti degli alleati, diffondendo così il disaccordo tra gli oppositori dei socialisti. Probabilmente, il crollo elettorale dei radicali e della SPO ha motivazioni sociali più profonde, ma esso si è verificato tra le altre cose in parte anche per i calcoli errati dei vertici di tali partiti, i quali, come nelle precedenti elezioni, hanno ritenuto opportuno non agitarsi troppo e non scontrarsi con Milosevic, poiché secondo loro era più conveniente attendere un'altra, più appropriata e migliore occasione. Se la SPO e il SRS faranno cadere il governo della Serbia, dando vita a una nuova coalizione a livello della repubblica, faranno una mossa giusta, ma sembra che stiano ancora aspettando - di vedere le mosse del vertice del regime, se l'UE sospenderà le sanzioni, come si comporterà il Montenegro, se Kostunica metterà mai piede nel proprio ufficio di Presidente... E infine, come quinto elemento, ha fallito anche il sistema elettorale ideato per mantenere Milosevic al potere anche nel XXI secolo. Non avendo preso in considerazione tutto quanto abbiamo illustrato sopra, gli strateghi della sinistra non hanno riservato sufficiente attenzione ai risultati delle indagini di opinione che indicavano fin dall'inizio il vantaggio della DOS a tutti i livelli elettorali. Il sistema elettorale, e soprattutto il "knock-out" del sistemi maggioritario per le elezioni amministrative, ha favorito il partito maggiore, cioè quello con più voti. In queste elezioni si è trattato della DOS. Per questo Ivica Dacic, capo dei socialisti di Belgrado, sforzandosi di dare l'impressione di un gentleman del parlamentarismo inglese, ha detto che la sinistra non ha il diritto di prendersela, perché è stata essa stessa ad approvare le leggi elettorali (per essere più precisi, la Legge sull'autogoverno locale è stata promossa dai radicali). Con il trenta per cento dei voti ottenuti a Belgrado i socialisti hanno avuto solo 4 dei 110 mandati nel consiglio comunale della capitale, ha spiegato Dacic, lasciando l'impressione che anch'egli desideri davvero fare un po' di opposizione, criticando la legge elettorale.
PLEBISCITO, NON ELEZIONI
La sinistra ha comunque immediatamente riconosciuto la vittoria della DOS nelle elezioni amministrative. Inoltre, su 160 consigli cittadini e comunali della Serbia, senza il Kosovo, la DOS, secondo i dati disponibili, ne ha conquistati 92 (in alcuni luoghi si andrà al secondo turno), una vittoria che è significativa anche come chiara conferma della vittoria di Kostunica al primo turno. Nel precedente mandato, l'opposizione aveva il controllo di 32 città e comuni. Ora ha una maggioranza di consiglieri anche nelle città che un tempo passavano per roccaforti della sinistra, come Svilajnac o il comune di Novi Beograd, e ha "conquistato" intere aree che finora votavano per il regime, come lo Srem. La più evidente conferma del fatto che le elezioni del 24 settembre siano stati un plebiscito, o meglio un referendum per o contro Milosevic, è il fatto che Vojislav Seselj, nel seggio elettorale di Batajnica, non sia riuscito a conquistare il posto di consigliere a Zemun [alla periferia di Belgrado, da anni roccaforte dei radicali - N.d.T.] - è stato battuto da un anonimo membro della DS. Le elezioni presidenziali, a dire il vero, offrono particolari ancora più eclatanti. Nel seggio elettorale in cui egli stesso ha votato (il "4. jul" a Dedinje), Milosevic ha ottenuto 246 voti e Kostunica 510. Nella città natale di Milosevic, Pozarevac, Kostunica ha ottenuto 2.200 voti in più rispetto al presidente jugoslavo. Prima delle elezioni, gli analisti avevano segnalato che Kostunica aveva bisogno di un risultato migliore di quello che aveva ottenuto Milan Panic in occasione delle elezioni presidenziali in Serbia nel 1992, l'ultima occasione in cui Milosevic si è sottoposto a una verifica diretta di fronte al popolo. In quell'occasione Milosevic aveva ottenuto poco più di due milioni e mezzo di voti, mentre Panic solo un milione e mezzo. Ora, secondo i risultati della DOS, Kostunica ha ottenuto 2.649.000 voti, ovvero il 52,5% degli elettori, e secondo i risultati della Commissione elettorale, 2.474.392 voti, ovvero il 48,9%, versione di mercoledì, o 2.428.714 voti, ovvero il 48,2%, versione di martedì. Milosevic, secondo il comunicato diffuso dalla Commissione elettorale mercoledì, ha ottenuto 1.951.751 voti (38,6%), mentre secondo la versione di martedì ne aveva ottenuti 2.026.478, ovvero il 40,2%. Secondo i dati della DOS, Milosevic ha ottenuto 1.765.000 voti, ovvero il 35,0%. [...]
I POSSIBILI MODELLI DI UN PASSAGGIO DI POTERI
Come esattamente Milosevic abbandonerà il potere in questo momento ancora non lo si sa. Una delle sue possibili strategie potrebbe essere quella di arrivare al punto in cui la DOS non partecipi al secondo turno delle presidenziali, dichiarando successivamente la propria vittoria a causa del discredito del regime e cercando di creare un governo. La seconda possibilità è rappresentata dall'eventuale strategia di trasformare Kostunica in un Dobrica Cosic, il primo presidente della Jugoslavia. Vale a dire che, anche se la DOS ha singolarmente il maggior numero di mandati (nella Camera dei cittadini 59 e nella Camera delle repubbliche 10), la SPS e la JUL hanno un numero sufficiente di voti per formare un governo insieme alla SNP e per cercare di dimostrare che Kostunica è identico a Cosic, e cioè un uomo rispettato dal popolo, ma senza alcun potere politico. Questa strategia ha due grosse carenze. Infatti, come prima cosa, per Kostunica ha votato un numero troppo alto di persone affinché tale mossa possa avere un effetto politico (Cosic era stato eletto dal parlamento). In secondo luogo, indipendentemente dall'aspetto esterno di intellettuale, Kostunica ha un ottimo fiuto per la politica e per i rapporti di potere al suo interno. Non consentirebbe che ciò avvenga. In ogni caso, le tacite attività di trattativa in merito a un'uscita di scena da parte di Milosevic vengono condotte in modo tale che due Serbie - quella civile e dell'opposizione, e l'altra socialista e di regime - che in questi anni avevano interrotto le comunicazioni, stanno cercando qualche canale per un accordo. E a quanto appare, in tale prospettiva la cosa più promettente sembra essere il fatto che gli uomini del regime si stanno comportando come persone che credono più nel fatto che Kostunica non consegnerà al Tribunale dell'Aja quelli che sono sulla lista degli incriminati, piuttosto che essere convinti dell'invincibilità del loro capo. Vi sono seri indizi che una situazione analoga sia in atto anche tra la sinistra montenegrina. Nella DOS affermano che Kostunica, quale legalista, offrirà il mandato per la formazione del governo federale al partito di Momir Bulatovic, e che all'interno di tale partito si troveranno correnti moderate, pronte a sostenere una trasformazione democratica della Serbia e del Montenegro. E chiunque mercoledì sera sia stato alla grande manifestazione della DOS nel centro di Belgrado, ha potuto convincersi con i propri occhi del fatto che una tale trasformazione si sia già prodotta.
I SERBI DEL KOSOVO DOPO LA SCONFITTA DI MILOSEVIC
di Petar Jeknic - ("Danas", 30 settembre 2000)
L'orientamento politico dei serbi del Kosovo è stato espresso con chiarezza dal risultato netto delle elezioni. Su un totale di circa 45.000 voti in Kosovo, approssimativamente 40.000 sono andati a Milosevic. Milosevic, per queste persone, è sempre una personalità carismatica, un idolo e il prototipo del condottiero. Nelle conversazioni con gli abitanti di Caglavica e Gracanica tre giorni dopo la conclusione del voto, si poteva vedere come regnasse una sensazione comune di rivolta, di paura dell'ignoto, ma anche di rifiuto di accettare le informazioni che parlavano di una piena sconfitta di Slobodan Milosevic e della coalizione di sinistra. Il giorno della pubblicazione dei dati della Commissione elettorale che parlavano di ballottaggio per le presidenziali, molti cittadini di Gracanica, Caglavica, Laplje, Preoc e di altri villaggi di questo distretto del Kosovo, si sono ripresi alla notizia della possibilità di una vittoria del loro beniamino Slobodan Milosevic. Molti dei serbi del Kosovo sono convinti che Kostunica "lascerà il Kosovo agli albanesi e non difenderà gli interessi nazionali per i quali è successo tutto quello che è avvenuto in Kosovo negli ultimi anni". Il livello di indottrinamento della popolazione serba del Kosovo è tale che, e lo si è potuto sentire dire addirittura da alcuni funzionari locali dell'Assemblea Nazionale Serba organizzata dal SPS, la gente è pronta perfino a separarsi da una Serbia in cui "governano i partiti della NATO". Kostunica, da parte sua, avrà molto lavoro da compiere in Kosovo. Si può dire che, tra tutte le difficili prove che l'opposizione democratica dovrà affrontare, questa sarà tra le più difficili. La posizione del consiglio Nazionale Serbo di Kosovska Mitrovica, e del suo presidente Marko Jaksic, che è allo stesso tempo presidente del comitato locale del Partito Democratico della Serbia [DSS, il partito di Kostunica - N.d.T.] a Kosovska Mitrovica, è stata rafforzata dalla vittoria di Kostunica. Anche la persona che è stata più esposta nel corso dell'ultimo anno, Oliver Ivanovic, verrà rafforzata rispetto a prima dei cambiamenti politici in Serbia, considerando il fatto che a meno di un mese dalle elezioni è stata aperta un'incriminazione contro di lui presso il tribunale di Kraljevo, con la conseguenza che sono state smentite in tal modo le voci di suoi legami con i partiti della sinistra. Il presidente del Movimento di Resistenza Serbo, Momcilo Trajkovic, sta vivendo anche lui dopo le elezioni un ritorno sulla scena politica, indipendentemente dallo scarso sostegno di cui gode tra la popolazione locale. Egli ha passato l'intera campagna elettorale insieme ai leader della DOS, di cui fa parte anche il suo partito. Se verrà eletto come deputato nel parlamento federale riuscirà a risolvere la questione della sua sopravvivenza a livello politico. Se ciò non avverrà, gli rimarrà la possibilità di agire politicamente tra i profughi serbi e di cercare di guadagnarsi spazi tra i serbi del Kosovo. Visto l'avvicinamento di Momcilo Trajkovic a Marko Jaksic e a Oliver Ivanovic, si può presupporre che il compito non gli sarà così difficile come sarebbe stato se fosse rimasto solo. Dopo la rottura dei rapporti con il Consiglio Nazionale Serbo del Kosovo e Metohija del vescovo Artemije, Trajkovic ha fatto numerosi tentativi di avvicinare sia il suo partito sia Slavisa Kostic, il presidente del Consiglio Nazionale Serbo del Kosovo Centrale di Gracanica, separatosi da quello del vescovo Artemije, al Consiglio Nazionale Serbo di Kosovska Mitrovica. Sembra che sia più che realistico attendersi un'influenza diretta di Kostunica sulla riappacificazione e l'unificazione di tutte le strutture di opposizione dei serbi del Kosovo, poiché Kostunica rispetta da una parte sia la chiesa, che ha confermato il suo assenso all'agire del vescovo Artemije, sia allo stesso tempo i partner politici come Jaksic, Ivanovic e Trajkovic. Divisi come sono ora, i serbi non possono fare nulla di grande. Insieme, con un governo democratico alle loro spalle, possono smuovere la questione del Kosovo dal punto fermo in cui si trova. Da qui viene anche la paura degli albanesi che con l'elezione di Kostunica i serbi li abbiano allontanati dalla prospettiva di un Kosovo indipendente.
| Data: 01-10-2000 | | Fonte: "Danas" |
| Autore: Jasmina Spasic |
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