default.asp default.asp
Notizie Est
1997-2004

Archivio ospitato da
Bulgaria-Italia
News e analisi sulla penisola balcanica
BALCANI ECONOMIA CHI SIAMO ARCHIVIO LINKS RICERCA
Albania
Bosnia-Erzegovina
Bulgaria
Croazia
Grecia
Kosovo
Macedonia
Romania
Serbia-Montenegro
Slovenia
 
Balcani società
L'Italia e i Balcani
La regione balcanica
  Stampa printer friendly

"Scandali 'kosovari', manovre politiche e un ponte che unisce e divide"

Data: 22-02-2000 Fonte: "Kapital", "BgNews"
Autore: Autori vari

NOTIZIE EST #304 - BULGARIA
22 febbraio 2000


BULGARIA: SCANDALI 'KOSOVARI', MANOVRE POLITICHE E UN PONTE CHE UNISCE E DIVIDE

[Segue una serie di aggiornamenti sulla Bulgaria, tutti tratti dai numeri di gennaio e febbraio del settimanale "Kapital" (http://www-us.capital.bg/) e dalla selezione di articoli dalla stampa bulgara pubblicata da "BGnews" negli ultimi due mesi da (http://www.db.online.bg/bg/news.main). Selezione di A. Ferrario]


HASHIM THACI E ARBEN XHAFERRI A SOFIA

L'anno politico è cominciato in Bulgaria con uno scandalo di vasta eco, trascinatosi per più di due settimane, conseguente all'incontro svoltosi a Sofia il 29 gennaio tra i leader albanesi, rispettivamente del Kosovo e della Macedonia, Hashim Thaci e Arben Xhaferri, e il premier bulgaro Ivan Kostov. Le modalità dell'incontro sono state del tutto atipiche. Infatti non solo la visita non è stata una visita di stato e i due si sono incontrati con Kostov come leader del partito SDS, presso la sede di quest'ultimo, ma oltretutto l'arrivo dei due leader albanesi era previsto, almeno ufficialmente, per una loro visita al congresso del partito della minoranza turca della Bulgaria, il DPS, al quale né Thaci né Xhaferri invece si sono fatti vedere. Si tratta della seconda visita di Thaci in un paese balcanico nelle ultime settimane, la precedente essendo stata quella a Sarajevo. Da parte bulgara, l'incontro con i due leader albanesi ha seguito di una settimana esatta la conferenza dei primi ministri dei paesi balcanici tenutasi sempre in Bulgaria su iniziativa dello stesso Kostov, con la presenza del "ministro degli esteri" europeo Solana e di alti funzionari della NATO. Il tentativo di Kostov di giungere, alla fine di tale conferenza, a una dichiarazione dei paesi dei Balcani per la cancellazione delle sanzioni contro la Jugoslavia è fallito a causa del veto dell'Albania e dell'opposizione della Romania. L'incontro tra Kostov, Thaci e Xhaferri è durato due ore e alla fine si è tenuta una conferenza stampa (alla quale non ha partecipato Kostov, per la parte bulgara, bensì un alto funzionario del suo partito, Gocev), nella quale Gocev ha affermato che Kostov visiterà Pristina in una data ancora da stabilirsi e che la Bulgaria ha "ribadito l'intangibilità dei confini nei Balcani" e "la necessità che la maggioranza albanese in Kosovo rispetti i diritti della minoranza serba", aggiungendo la contrarietà a ogni progetto di "Grande Albania". Thaci ha detto, tra le altre cose, che "lo status del Kosovo non può essere vincolato alle sorti dell'attuale regime di Belgrado o a quelle dell'opposizione serba" e che "l'indipendenza del Kosovo non significa un cambiamento di confini, perché il Kosovo aveva già dei propri confini". Fin qui nulla che andasse al di là delle frasi di prammatica pronunciate regolarmente dalle due parti anche in altre occasioni. Il vero scandalo è scoppiato due giorni dopo, il 31 gennaio, quando Asen Agov, parlamentare della SDS, che aveva anch'egli assistito all'incontro tra Kostov e i due leader albanesi e che riveste l'importante carica di capo della commissione esteri della camera, ha dichiarato al quotidiano "Standard" quanto segue: "Le cose si evolvono, perché dobbiamo essere realisti. In una situazione in cui i leader del Kosovo dicono in modo chiaro e categorico che sono per l'indipendenza del loro paese, quello che noi pensiamo ha un importanza minima. Perché se siamo davvero democratici, dobbiamo lasciare che sia la gente a decidere da sola il proprio futuro. Perché dobbiamo imporre le nostre opinioni?". Queste affermazioni hanno scatenato reazioni durissime da parte dell'opposizione e di tutti i media, con l'eccezione di quelli controllati direttamente dal governo, che hanno accusato il governo di appoggiare l'indipendenza del Kosovo. Immediate sono arrivate anche le reazioni internazionali, come quella russa che ha chiesto immediati chiarimenti al governo di Sofia. Ma la reazione più energica di tutte è stata quella degli USA. L'ambasciatore statunitense a Sofia Richard Miles, che ha ripreso a svolgere un importante ruolo nella politica balcanica degli USA dopo essere stato "congelato" durante i bombardamenti [è uno dei maggiori esponenti della lobby che vede la Serbia come perno dei Balcani], ha chiesto di essere immediatamente ricevuto dal premier Kostov, un fatto che non ha precedenti da quando Miles occupa la propria posizione. L'ambasciatore ha ripetuto a chiare lettere che gli USA e la comunità internazionale sono contrari all'indipendenza del Kosovo e ha chiesto al premier bulgaro di fare altrettanto. Kostov lo ha fatto (addirittura sul "Pravitelstven Bjuletin", organo ufficiale del governo), ha lanciato un attacco contro i due leader albanesi, accusandoli esplicitamente di raccontare falsità sull'incontro (sia Thaci che Xhaferri hanno successivamente dichiarato di avere ribadito a Kostov, durante l'incontro, la propria posizione favorevole all'indipendenza per il Kosovo, mentre i bulgari hanno negato che si sia parlato dell'argomento), ha rivolto un invito ufficiale ai leader serbi del Kosovo a visitare Sofia e non ha mancato di lanciarsi in paranoiche accuse contro i servizi segreti serbi che, secondo lui, avrebbero lanciato una campagna disinformativa attraverso giornali che offrono loro canali privilegiati (anche se tali giornali esistono in Bulgaria, lo scandalo non è stato certo attribuibile a loro). Non si può non notare che, a differenza di USA e Russia, i paesi UE, almeno ufficialmente, non hanno reagito alle dichiarazioni di Agov. Lo scandalo si è trascinato per numerosi giorni, fino a un accesso dibattito parlamentare. Nonostante le chiare prese di distanza di Kostov da Agov, il fatto che la dichiarazione non sia stata solo una gaffe lo dimostra la pubblicazione da parte dell'organo del partito di Kostov, "Demokracija", dopo che le acque si erano parzialmente calmate, di un lungo articolo, molto sfumato e diplomatico, nel quale tuttavia si lascia nuovamente intendere in maniera implicita che è necessari sapere prendere atto delle nuove realtà nei Balcani.


SALTA, PER IL MOMENTO, L'ACCORDO CON LA OTE PER LA BTK

Nel numero del 17 dicembre di "Notizie Est" avevamo riferito dello scandaloso accordo tra il governo bulgaro e la greca OTE per la vendita della BTK, la telecom bulgara, segnalando il ruolo di primo piano svolto dal vicepremier Bakardziev nella conduzione delle relative trattative. A dicembre Bakardziev è stato rimosso dal suo incarico e l'accordo (ancora non finalizzato) è saltato, con la conseguente apertura di una rinegoziazione dei suoi termini. Tutte le condizioni più scandalose sono state cancellate e la controparte greco-olandese il mese scorso ha offerto, rispetto al precedente prezzo di 508 milioni di dollari accettato da Bakardziev ancora a dicembre, altri 225 milioni di dollari! La controparte greca, in un solo mese, ha quindi riconosciuto che l'azienda vale in realtà il 40% in più, pari a una cifra di oltre quattrocento miliardi di lire, che il governo di Sofia stava regalando all'OTE (controllata dal governo di Atene). Tra l'altro, mentre finora la OTE era stata l'unico offerente, con l'apertura di questa "crisi" sembra si stiano facendo avanti altre aziende, come la spagnola Telefonica e l'austriaca Austrian Telecom (posseduta al 25% dalla Telecom italiana), dopo la rinuncia della statunitense GTE a candidarsi come acquirente. Nelle ultime settimane, inoltre, ci sono stati dei problemi diplomatici tra Bulgaria e Germania, indirettamente legati all'affare BTK. I tedeschi si sono lamentati apertamente del fatto che alle loro aziende vengono posti ostacoli in Bulgaria e il premier Kostov ha risposto duramente negando l'esistenza di tali problemi e controricambiando con un attacco alla Deutsche Bank, che da anni è il consulente ufficiale del governo per la privatizzazione della BTK, e accusandola di avere gestito malissimo il processo di privatizzazione per la telecom bulgara.


IL RIMPASTO DI GOVERNO

Come accennavamo sopra, il viceprimo ministro Bakardziev, uno degli uomini più potenti della Bulgaria, è stato rimosso a dicembre dal proprio incarico, nell'ambito del rimpasto di governo promesso da Kostov all'indomani delle elezioni amministrative dello scorso autunno. Il rimpasto si è rivelato in realtà di dimensioni di gran lunga maggiori rispetto al previsto, con la sostituzione di una decina tra ministri e viceprimi ministri, che ha lasciato ai loro posti, tra quelli più importanti, solo il ministro degli esteri Mihajlova (Prodi avrebbe posto il veto a una sua sostituzione) e quello delle finanze Radev. Passata la sorpresa del primo momento, i media bulgari hanno osservato come in realtà tale rimpasto radicale cerchi di placare l'insoddisfazione dei bulgari nei confronti del loro governo, lasciando intatte le strutture di potere. Alla carica di ministri sono stati nominati infatti personaggi di secondo piano, mentre tutti i quadri all'interno dei vari dicasteri rimangono immutati. Spesso i nuovi ministri sono semplicemente uomini dei loro stessi predecessori, meno espostisi pubblicamente finora, come è il caso di Cacev, uomo fidato di Bakardziev, che attraverso di lui continua a controllare il settore dell'energetica. Insomma, come ha scritto il settimanale "Kapital", "alcuni sono saliti di qualche piano, altri sono scesi, ma tutti sono rimasti nell'edificio". Tutti i ministri rimossi mantengono tra l'altro le loro posizioni al vertice del partito, che a sua volta controlla totalmente le strutture di governo. Sempre lo stesso Bakardziev ha vinto alcuni giorni fa a Sofia, con una percentuale vicina al 100%, le elezioni interne alla SDS, il partito di governo, in vista della conferenza nazionale prevista per questo fine settimana, e chi detiene il controllo di Sofia in genere viene considerato il n. 2 dopo il premier. Il fatto che non ci sia stata alcuna controcandidatura, sembra confermare un'altra tesi di "Kapital", secondo cui per il momento all'interno del partito non si osa ancora aprire il capitolo delle lotte tra fazioni, che potrebbero mettere in pericolo lo stesso partito in un momento estremamente fragile. Secondo il settimanale, la SDS ha ormai "consumato" tutti i suoi quadri e le facce nuove da proporre e si trova sempre più paralizzata da una situazione di incapacità di reagire alla crisi generale del paese dovuta al fatto che vi è ormai una simbiosi totale tra strutture del partito e strutture di governo e amministrative.


IL CONGRESSO DEL PARTITO DELLA MINORANZA TURCA

A fine gennaio si è tenuta a Sofia la conferenza nazionale del DPS (Movimento per i Diritti e le Libertà), il partito della minoranza turca guidato da Ahmed Dogan. Si è trattato di una conferenza che ha completamente cancellato le posizioni battagliere che il leader "unico" del partito aveva assunto appena dopo le elezioni amministrative, risoltesi con un "voto punitivo", tra gli altri, anche per il DPS. Tutto si è risolto in un'atmosfera di cancellazione del dibattito interno (Dogan è stato rieletto leader del partito all'unanimità in soli tre minuti e senza controcandidature) e con una "messa sul mercato" del partito: il leader infatti ha puntato tutto, come già in passato, sul ruolo del DPS di "ago della bilancia" negli equilibri politici bulgari (in Bulgaria l'anno prossimo ci saranno le elezioni politiche). Si è pronunciato innanzitutto a favore di "un superamento della crisi di fiducia tra SDS e DPS attraverso un dialogo tra uguali", affermando inoltre che "SDS e DPS insieme garantirebbero un potere stabile per altri due mandati, con l'obiettivo di essere il soggetto politico fondamentale dell'integrazione europea". Ma non ha mancato di allettare anche il Partito Socialista (BSP) all'opposizione, ricordando che l'elettorato del DPS è orientato soprattutto a sinistra e che il partito "aiuterà la formazione di forze di sinistra stabili e di orientamento socialdemocratico, anche nel BSP". Il BSP (tradizionalmente di tendenze antiturche) non ha mancato di rispondere subito all'invito, organizzando un convegno sul "modello etnico bulgaro", durante il quale il leader socialista Parvanov ha affermato che "le minoranze sono le più duramente colpite dalla povertà nel paese" e che il BSP le deve difendere, pronunciandosi infine a favore di una coalizione tra BSP e DPS. La mossa, tra le altre cose, è secondo molti osservatori mirata a migliorare l'immagine del BSP presso le istituzioni europee. Dogan non ha mancato di tenere viva anche un'altra passata opzione, quella dello scioglimento del suo partito "etnico" in una forza liberale di centro. Internamente al partito, queste prospettive di un'entrata nella "stanza dei bottoni" hanno avuto l'effetto di soffocare il dibattito interno e di ricompattare le fila della forza politica, che si era parzialmente sfaldata negli ultimi anni. Ora alcuni personaggi fuoriuscitine hanno deciso di rientrare a farne parte.


UN PONTE CHE UNISCE (E DIVIDE) BULGARIA E ROMANIA

Sempre a fine gennaio, vi è stata una svolta nei rapporti della Bulgaria con la Romania. Con la mediazione del coordinatore del Patto di Stabilità per i Balcani, Bodo Hombach, è stato risolto il problema, che si trascinava ormai da dieci anni, della costruzione di un secondo ponte sul Danubio tra i due paesi, alla quale la Romania si è sempre opposta (attualmente vi è un solo ponte, a Ruse, nella parte centrale del confine tra i due paesi). Il ponte farà parte del Corridoio n. 4, che dovrebbe collegare la Germania e l'Europa Centrale in genere con la Grecia e la Turchia attraverso Ungheria, Romania e Bulgaria. Sofia ha avuto la meglio nello scegliere dove sarà costruito il ponte (a Vidin, nei pressi del confine con la Serbia, mentre la Romania avrebbe preferito più a est), la Romania da parte sua è riuscita a evitare di impegnarsi finanziariamente per il progetto, il cui costo (almeno 300 miliardi di lire) verrà sostenuto per metà dalla banca europea BEI e per metà con fondi reperiti dal governo bulgaro (anche attraverso il Patto di Stabilità). A quanto pare, in cambio del cedimento di Bucarest, la Bulgaria consentirà il transito sul proprio territorio delle esportazioni di eenergia elettrica della Romania verso la Turchia e i Balcani meridionali in genere, al quale si era finora opposta. Ciò consentirà anche alle importanti e poco costose risorse elettriche della Russia e dell'Ucraina di scendere in quest'area geografica. In generale, l'UE ha insistito molto per una concertazione comune, tra la Romania e la Bulgaria, dell'approccio all'ammissione all'UE stessa. Ecco il commento in merito pubblicato dall'ultimo numero di "Kapital" (19-25 febbraio 2000): "Gli europei, nonostante riconoscano essi stessi che la regione non è particolarmente attraente per gli investimenti, e difficilmente investano in settori diversi da quello dei trasporti, ci tengono a insistere affinché Romania e Bulgaria instaurino reciproci vincoli economici. Invece [dei rapporti di buona amicizia che Hombach raccomanda], tra le due parti si sta instaurando un clima di concorrenza e invidia. Il primo punto è andato alla Bulgaria, con l'accordo per il secondo ponte sul Danubio. La stampa romena ha immediatamente dato il via a una campagna contro tale accordo. Il giornale 'Cotidianul' scrive che la Bulgaria, con il progetto, si è assicurata fondi destinati all'intera regione e che essa ha preso due piccioni con una fava: da una parte il ponte è nella zona di Vidin, una cosa che la Romnia non voleva, dall'altra esso verrà pagato con parte dei soldi destinati alla Romania. I romeni ora sperano di potere ricuperare guadagnandosi altri progetti a scapito della Bulgaria".


[top]

Data: 22-02-2000 Fonte: "Kapital", "BgNews"
Autore: Autori vari





Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati