|
|
 |
Ideologia, identità, scuola. I manuali in Slovenia nel periodo della transizione (1988-1993)
| Data: 26-04-2003 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Francesco Martino |
|
N.E. BALCANI #662 - BALCANI
24 aprile 2003
IDEOLOGIA, IDENTITA', SCUOLA. I MANUALI IN SLOVENIA NEL PERIODO DI TRANSIZIONE (1988-1993)
di Francesco Martino
Attraverso una lettura dei manuali di storia, un'analisi della ridefinizione dell'identità nazionale in Slovenia
"A cosa brinderemo questa volta" disse O'Brien con la solita aria d'impercettibile ironia; "Alla confusione della Psicopolizia? Alla morte del Grande Fratello? All'umanità? Al futuro?"
"Al passato" disse Winston.
"Già" convenne seriamente O'Brien "Il passato è più importante".
GEORGE ORWELL, 1984
Che al variare di un regime politico, il primo campo interessato da fenomeni di rilettura e rielaborazione profonda sia lo studio della storia, non è certo una grande novità.
Quando però al cambiamento di sistema politico si aggiunge anche una ridefinizione dell'identità nazionale, ecco che gli intrecci tra questi due fattori possono dare vita a risvolti e considerazioni interessanti.
Ecco perché ho deciso di analizzare e confrontare alcuni capitoli di due manuali di storia sloveni, editi prima e dopo il biennio 1989-91, che ha portato il piccolo stato subalpino da membro della Jugoslavia socialista a repubblica indipendente candidata all'ingresso nell'Unione Europea.
La scelta dei capitoli non è stata casuale: il primo interessa la rivoluzione bolscevica d'ottobre, con le sue profonde implicazioni ideologiche e politiche, il secondo invece la nascita del primo stato jugoslavo, quel Regno di Serbi, Croati e Sloveni che realizzò il sogno, poi trasformatosi in incubo, dell'unificazione degli slavi del Sud.
Caratteri generali dei testi analizzati
I testi presi in esame sono:
* Zgodovina 8, di Bozic e Weber ed. Drzavna zalozba Slovenije, 1988
(Storia per l'ottava classe ed. Casa editrice nazionale slovena)
* 20.Stoletje, di Nesovic e Prunk ed. Drzavna zalozba Slovenije, 1993
(20° Secolo ed. Casa editrice nazionale slovena)
Entrambi sono stati in uso nell'ottava classe elementare, che nel sistema scolastico sloveno rappresenta l'ultimo anno di scuola dell'obbligo, durante il quale si affrontano le questioni storiche più vicine ai nostri giorni.
Partiamo da un'analisi dei testi come puro prodotto editoriale.
Nonostante siano stati pubblicati a soli cinque anni di distanza, già ad un'analisi superficiale, sembra che gli anni che li dividono siano molti di più.
La copertina del primo è austera, scarna e già vi compare il mito, ricorrente nel corso di tutto il manuale, della guerra partigiana con una foto della liberazione di Lubiana nel 1945.
Il formato è piccolo (16,5 cm x 23,5 cm), la carta di qualità modesta, le immagini tutte in bianco e nero.
Nel secondo la copertina, pur non particolarmente accattivante, è più ricca di colori, il formato è più grande (20,5 cm x 29,5 cm e cioè, eloquentemente, lo standard occidentale A4), la carta è patinata, adatta alla riproduzione di foto a colori e quindi il libro complessivamente si presenta piuttosto vicino ai nostri sussidiari.
Le due foto in copertina rappresentano la proclamazione dell'effimero Stato di Sloveni, Croati e Serbi nel 1918 (tema ripreso anche nel retro), e la cerimonia della dichiarazione di indipendenza slovena del 25 giugno 1991.
Anche le strategie comunicative sono diverse: nel libro pre-indipendenza gli avvenimenti sono presentati in modo sequenziale e le foto assolvono il ruolo di semplici commenti visivi, con brevi didascalie puramente descrittive. All'interno o alla fine dei paragrafi compaiono delle domande, molto schematiche e di stile quasi "catechistico", come verrà meglio esemplificato in seguito.
L'altro testo presenta una strategia, per così dire, "multimediale". Le numerosissime foto in bianco e nero e a colori a tratti dominano sulla parte scritta, e sono accompagnate da veri e propri paragrafi di commento che possono essere letti a prescindere dal contenuto del capitolo cui fanno riferimento.
Numerose sono anche le citazioni di poeti, scrittori, politici che rendono il testo stesso multidisciplinare.
I tratti più significativi vengono evidenziati da una diversa colorazione della carta, e la stessa tecnica viene utilizzata per differenziare in modo immediato i vari capitoli.
Anche qui compaiono domande, ma soltanto alla fine dei capitoli, mentre in entrambi i testi compaiono incisi con la spiegazione dei termini difficili o nuovi.
La storia al servizio dell'ideologia
Che il passaggio da un regime politico ad un altro comporti necessariamente una revisione degli avvenimenti e del loro significato, è come abbiamo detto qualcosa di scontato.
La rivoluzione russa segna la nascita ed è il punto di riferimento ideologico di quei sistemi politici del cosiddetto socialismo reale, dai quali la Slovenia si è allontanata per passare ad un sistema politico democratico e pluralista. Come si manifesti nei testi esaminati tale revisione sarà analizzato su quattro distinti livelli:
a) sistemazione spaziale dei capitoli
b) titolazione e sottotitolazione
c) aspetti lessicali
d) descrizione degli avvenimenti
1. Sistemazione spaziale
Il testo del 1988 dedica un intero capitolo alla rivoluzione bolscevica ed è, significativamente, il capitolo di apertura, a sottolineare che questa segna l'inizio dell'epoca contemporanea.
Quello del 1993, inizia invece con la prima guerra mondiale, mentre la rivoluzione viene inserita in un capitolo più vasto che tratta della crisi degli imperi russo, tedesco ed austriaco. Essa perde quindi il suo carattere di eccezionalità per divenire uno dei tanti eventi, seppur importanti, che hanno segnato la storia della prima parte di questo secolo.
2. Titolazione e sottotitolazione
Con la scelta dei titoli e sottotitoli, si evidenziano ulteriormente le linee già segnate con la disposizione spaziale e si inseriscono nuovi elementi.
La titolazione proposta dal testo più vecchio pone ancora l'accento sul carattere di eccezionalità della rivoluzione, considerato un avvenimento in grado di cambiare la storia del mondo.
Quella bolscevica fu "la rivoluzione che sconvolse il mondo", ed ebbe "significato mondiale".
Le sue vicende e i suoi esiti riecheggiano su tutto il pianeta ("Gli echi della rivoluzione socialista d'ottobre nel mondo").
Si inserisce anche il tema della lotta di classe. Al governo provvisorio (e borghese) si contrappongono i soviet "organi di potere rivoluzionario", e la rivoluzione d'ottobre viene introdotta dal titolo "La classe lavoratrice prende il potere". Già nei titoli, al termine rivoluzione è sempre associato l'aggettivo "socialista".
Per quello che riguarda il manuale più recente, continua l'inserimento dei fatti rivoluzionari nel contesto più ampio della prima guerra mondiale e della crisi degli imperi, tanto che anche lo "sfinimento" che porterà alla rivoluzione è "generale".
La parabola degli avvenimenti è chiara: dal "crollo dell'impero zarista", attraverso la "rivoluzione d'ottobre" (che nel frattempo perde l'aggettivo "socialista") si arriva alla "dittatura dei bolscevichi".
3. Aspetti lessicali
E' difficile fare una distinzione netta fra aspetti lessicali e di contenuto, perché ogni modificazione nell'ambito dei termini utilizzati nella descrizione di un avvenimento comporta inevitabilmente anche un'alterazione del messaggio che si vuole veicolare.
In questo paragrafo analizzerò quindi quei passaggi in cui l'aspetto predominante è quello di uno scivolamento o ribaltamento di prospettiva rispetto ad uno stesso avvenimento o personaggio, realizzato tramite la variazione dei termini utilizzati per descriverlo, mentre nel prossimo, dedicato ai contenuti, mi concentrerò sulla presenza o assenza tout-cour di determinate informazioni
L'aspetto lessicale che più colpisce, alla lettura del testo edito nell'88, è la presenza di un ricco vocabolario di espressioni fortemente connotate in senso ideologico.
Ne cito alcune: nazioni imperialiste, classe lavoratrice, rivoluzione proletaria, dittatura del proletariato, ordine sociale imperialistico-capitalista.
Alla rivoluzione ci si riferisce spesso con l'espressione "grande ottobre", e non mancano intere proposizioni dall'evidente sapore retorico e manicheo: "Il castello scintillante di gloria e di grandi vittorie, parole vuote e bugie costruito dalla borghesia imperialista, crollava nella polvere".
Vediamo ora, punto per punto, quale contenuto lessicale accompagna e caratterizza la descrizione delle fasi che dalla rivoluzione di febbraio portano alla presa del potere da parte dei bolscevichi nell'ottobre 1917.
Partiamo stavolta dal manuale del 1993:
- I bolscevichi si avvantaggiano delle difficoltà del governo provvisorio
- Lenin adatta il suo programma ai bisogni russi
- I soviet pretendono la condivisione del potere
- I bolscevichi approfittano della maggioranza ottenuta nei soviet di alcune unità dell'esercito per scatenare la rivoluzione d'ottobre
- I bolscevichi, in maggioranza insieme all'ala di sinistra dei menscevichi, impongono le proprie proposte al 2° congresso panrusso dei soviet
Ricorre più volte il termine "dittatura" riferito al sistema di potere instaurato dai bolscevichi
Lenin indirizza il malcontento delle masse verso la rivoluzione socialista e soffocal'autogestione dei soviet
Passiamo quindi al testo del 1988:
- Innanzi tutto dobbiamo mettere in evidenza il fatto che la rivoluzione di febbraio viene fortemente connotata in senso classista; è una rivoluzione liberaldemocratica e soprattutto borghese.
- I soviet oppongono resistenza al governo della borghesia, e il popolo, sfiduciato dalla politica volubile e poco chiara del governo provvisorio si fida soltanto dei rappresentanti eletti (negli stessi soviet).
- Lenin, considerato che "il governo provvisorio non risolveva nessuno dei problemi più importanti", constatò correttamente che bisognava passare ad una seconda fase rivoluzionaria.
- I bolscevichi resero possibile la riunione del 2° congresso panrusso dei soviet che accettò le disposizioni proposte
- Ricompare, ma con valenza opposta, il termine "dittatura", stavolta nell'espressione ideologicamente positiva dittatura del proletariato
Significativa ed eloquente è, ancora nel manuale pre-indipendenza, la descrizione della personalità di Lenin, che possiamo accostare ad una vera e propria agiografia:
"Lenin, come capo del partito bolscevico e presidente del consiglio dei commissari del popolo (governo), fu l'instancabile, inflessibile, coerente e perspicace organizzatore del nuovo potere. Egli era sensibile ad ogni ingiustizia, incessantemente in contatto con il popolo, per il quale non fu soltanto una guida, ma anche un maestro".
Per ultimo, sempre riguardo alla personalità di Lenin, vorrei mettere in risalto un particolare apparentemente quasi insignificante, ma secondo me rivelatore dell'atteggiamento di fondo degli autori rispetto a questa figura storica.
Nel manuale più vecchio, riferendosi a lui si parla sempre di Vladimir Ilic Lenin, mentre in quello più recente troviamo Vladimir Ilic Uljanov detto Lenin.
Si opera così quello spostamento di prospettiva quasi impercettibile che trasforma il "compagno Lenin" in un personaggio la cui ambiguità storica traspare anche in quella insita nel doppio nome.
4. Descrizione degli avvenimenti
E veniamo ora ad analizzare quei passaggi in cui i due testi divergono nel contenuto.
Talvolta i fatti raccontati presentano delle sostanziali differenze, altre volte invece ci troviamo di fronte a clamorose ed eloquenti "amnesie".
La più vistosa, è quella che coglie gli autori del manuale pre-indipendenza, che "dimenticano" le elezioni per l'Assemblea Costituente tenutesi subito dopo la rivoluzione d'ottobre e che videro la sconfitta dei bolscevichi e il successivo scioglimento, operato con la forza, della stessa Costituente.
L'altro manuale, quello del '93, si sofferma invece a lungo sull'episodio, elencando le percentuali ottenute dai vari partiti e considerando l'episodio dello scioglimento della Costituente come l'inizio della dittatura: "Questo fu l'atto politico che affossò la democrazia e stabilì la dittatura della piccola minoranza bolscevica".
Altra "scomparsa misteriosa" nel testo del 1988, è quella che interessa la figura di Aleksander Kerenski, mentre c'è da sottolineare che il manuale più recente ignora totalmente le conseguenze e gli influssi che la rivoluzione ebbe nel mondo e sui popoli jugoslavi in particolare, argomento che nel testo più vecchio trova invece largo spazio ed ampia riflessione.
Altri punti interessanti:
* Nel testo dell'88 i bolscevichi vengono aiutati a rovesciare il governo provvisorio e a portare a compimento la rivoluzione dall'esercito (che è un organo di espressione nazionale) mentre nell'altro l'aiuto arriva dalla Guardia Rossa (che era invece una milizia di partito).
* Nel libro pre-indipendenza si sottolinea l'unità d'azione tra contadini e operai nel corso della rivoluzione: "La rivoluzione…vinse soprattutto perché fu un movimento di massa di operai e contadini"; mentre in quello post-indipendenza questa stessa unità d'azione viene negata: "I contadini concepirono la rivoluzione soprattutto come una guerra propria, contadina. Anche in questo vanno cercate le motivazioni della sfiducia dei bolscevichi verso i contadini".
* Nel manuale più vecchio il governo provvisorio è l'espressione di un'unica forza politico-sociale: la borghesia "Lo zar dovette rinunciare al potere a favore della borghesia, che creò un governo provvisorio e assunse il potere nella nazione"; in quello più recente questo è invece l'espressione di una coalizione che rappresenta la maggioranza del popolo russo: "Lo zar fu costretto ad abdicare e fu creato un governo provvisorio, composto dai rappresentanti dei partiti borghesi, da quelli di ampi strati della popolazione (socialrivoluzionari) e dai socialdemocratici (menscevichi) ".
* La rivoluzione viene prima paragonata alla Comune di Parigi, di cui rappresenta idealmente la vittoriosa prosecuzione (testo 1988):" Nel periodo della Comune nell'anno 1871 il proletariato di Parigi assunse temporaneamente il potere…Con la rivoluzione il proletariato ottenne una vittoria permanente"; quindi alla fase giacobina della rivoluzione francese (testo 1993):"Lenin diventava sempre di più il capo rivoluzionario che nell'attuazione della rivoluzione ha preso ad esempio la rivoluzione giacobina".
Un ultimo punto mi sembra particolarmente interessante, perché mette in evidenza come la rilettura della storia sia sempre condizionata dalle necessità e dai paradigmi del presente.
Nel manuale edito ai tempi della Jugoslavia, si dice che "Il potere sovietico…proclamò l'uguaglianza di tutti i popoli nelle nazioni sovietiche", mentre in quello uscito nella Slovenia indipendente si afferma che "…i bolscevichi, per il principio di autodeterminazione dei popoli, concessero la libertà a Polacchi e Finlandesi".
I fatti suddetti accaddero entrambi, ma non è certo un caso che solo il primo viene citato ai tempi della Jugoslavia socialista basata sulla "fratellanza e unità", sull'uguaglianza almeno formale dei popoli jugoslavi, e solo il secondo in una Slovenia che rivendicava il proprio diritto di esistere come unità nazionale autonoma proprio in base al principio di autodeterminazione.
In chiusura vorrei dare una breve esemplificazione di quello che ho precedentemente definito "uso catechistico" delle domande nel testo dell'88.
Queste non hanno lo scopo di far riflettere sugli argomenti studiati, ma conducono inevitabilmente ad una risposta univoca, che vuole rafforzare il contenuto ideologico del testo:
* Ad un intero paragrafo che elenca gli insuccessi e le mancanze del governo provvisorio borghese segue la domanda:" La borghesia, con la presa del potere, rispose alle necessità fondamentali di operai, contadini e soldati?". La risposta, evidentemente, è no.
* Al già citato paragrafo di "santificazione" di Lenin segue l'esercizio:" Descrivi la personalità di Vladimir Ilic Lenin"
* Al termine del paragrafo che descrive le iniziative del governo bolscevico troviamo la domanda " Come soddisfò le aspettative del proletariato russo il nuovo potere sovietico?"; la quale sottintende, implicitamente, che il bolscevismo riuscì là dove la borghesia aveva fallito.
Il Regno di Serbi, Croati e Sloveni
Come l'analisi dei capitoli riguardanti la rivoluzione russa del 1917 risulta essere significativa soprattutto per ciò che riguarda gli aspetti politico ed ideologico, quella dei capitoli che trattano la formazione del primo stato jugoslavo, il Regno di Serbi, Croati e Sloveni, dà numerosissimi spunti di riflessione sui rapporti tra le varie nazionalità jugoslave e la stessa concezione di identità nazionale slovena, tenuto conto che alla pubblicazione del primo manuale, nel 1988, ancora non si poteva parlare di un processo di disfacimento irreversibile della Jugoslavia socialista, mentre alla pubblicazione del secondo, nel 1993, la Slovenia si era resa ormai indipendente, mentre la guerra infuriava ancora sia in Croazia che in Bosnia.
Per la comprensione dell'analisi di questi capitoli risulterà utile una brevissima ricapitolazione degli eventi che dallo scoppio della prima guerra mondiale porteranno alla proclamazione del Regno SHS (Serbi, Croati (Hrvati) e Sloveni).
* 1914; l'impero di Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia e dà il via alla prima guerra mondiale.
1915; l'Italia entra in guerra contro Austria e Germania.
* 30/5/1917; i componenti del gruppo parlamentare jugoslavo leggono al parlamento di Vienna una dichiarazione (che resterà alla storia col nome di dichiarazione di Maggio) con la quale chiedono la creazione di un regno autonomo per gli slavi del Sud che vivono all'interno dell'impero (Serbia esclusa).
* 29/10/1918; al crollo dell'impero viene proclamato lo Stato di Sloveni, Croati e Serbi nei territori che facevano parte dell'impero asburgico, con capitale Zagabria.
* novembre 1918; gli italiani, secondo gli accordi del patto di Londra, occupano la Dalmazia.
* 19/11/1918; il governo dello Stato di Sloveni, Croati e Serbi decide di inviare a Belgrado una delegazione per trattare l'unificazione con il Regno di Serbia.
* 1/12/1918; il re di Serbia Aleksander Karadjordjevic proclama a Belgrado la nascita del Regno di Serbi, Croati e Sloveni, costituito dalla fusione del Regno di Serbia con il territorio del decaduto Stato di Sloveni, Croati e Serbi.
Anche nello studio di questi due capitoli ho seguito lo schema precedentemente adottato dell'analisi articolata in quattro punti. Per non rendere troppo lunga questa relazione, ho pensato però di riportare soltanto i due punti che mi sembrano più interessanti, e cioè la sistemazione spaziale del testo e l'aspetto dei contenuti.
1. Sistemazione spaziale
Nella scrittura di questi capitoli, è la sistemazione spaziale a dare il senso profondo all'interpretazione degli avvenimenti, senso che tutti gli altri elementi non fanno altro che rafforzare e mettere in maggiore evidenza.
Il manuale "jugoslavo" tratta l'argomento in un singolo capitolo, che a partire da aspirazioni all'unità jugoslava che affondano le radici in un passato remoto (il movimento illirico) attraversa tutte le vicende (dichiarazione di Maggio, dichiarazione di Krf) che nel corso della prima guerra mondiale portarono prima all'effimero Stato di Sloveni, Croati e Serbi, e quindi alla creazione del Regno SHS, che rappresenta la soluzione alla questione nazionale jugoslava.
Nel manuale "indipendentista", la questione jugoslava non ha radici tanto profonde, è dovuta soprattutto all'andamento della guerra e alla crisi dell'impero asburgico, ed è comunque limitata ai popoli slavi che vivevano all'interno di quell'impero.
Gli avvenimenti narrati sono, almeno cronologicamente, gli stessi. Il capitolo però in questo caso termina con la proclamazione dello Stato di Sloveni, Croati e Serbi, che come ricordiamo non comprendeva la Serbia, e il filo del discorso, con la proclamazione del Regno SHS, viene ripreso solo dopo un'interruzione consistente (circa 35 pagine nelle quali si parla del mondo durante le due guerre).
Il significato implicito in questa diversa suddivisione è evidente: l'unificazione jugoslava, secondo la nuova interpretazione, doveva terminare con la creazione dello Stato di Sloveni, Croati e Serbi, che comprendeva tutte le terre abitate da slavi sotto l'impero d'Austria-Ungheria (Slovenia, Croazia, Bosnia e Vojvodina), terre che al momento attuale (1993) sono minacciate dall'aggressione panserba.
La successiva unificazione col Regno di Serbia non fu che un accidente storico, un errore dovuto a diversi fattori (pericolo di occupazione italiana della Dalmazia, ingenua ideologia panslava, pressione esercitata dai Serbi di Croazia e Bosnia) che nei decenni successivi sarebbe stato pagato a caro prezzo.
2. Descrizione degli avvenimenti
Veniamo ora all'analisi dei contenuti, che approfondiscono il solco già tracciato con la disposizione spaziale, aggiungendo altri contenuti di spunto.
* Se da una parte si evidenzia l'unità d'intenti di tutti i popoli jugoslavi, Sloveni compresi, all'unificazione, anche prima della guerra: "Negli anni 1911-1914 nacquero in Croazia, in Bosnia ed Erzegovina e in Serbia delle società segrete giovanili che chiedevano lo smembramento dell'Austria-Ungheria e la nascita di uno stato indipendente jugoslavo. In Slovenia quest'organizzazione si chiamava Preporod (Rinascita)."; dall'altra si fa risalire a quegli anni una questione nazionale prettamente slovena, tanto che "Gli Sloveni… non amavano particolarmente questa monarchia (quella asburgica), perché non volle concedere una Slovenia unita ed autonoma".
* In secondo luogo, riguardo alla dichiarazione di Maggio, da una parte essa viene letta nel parlamento di Vienna da un generico "gruppo parlamentare jugoslavo", dall'altra "da Sloveni e Croati associati nel gruppo parlamentare jugoslavo", escludendo così i Serbi che pure in parlamento qualche rappresentante dovevano averlo.
* Nel manuale del 1993 si ripete quasi ossessivamente che la richiesta di Sloveni e Croati era quella di uno stato autonomo nei confini dell'impero, fino al fiume Drina (Serbia esclusa dunque). "Agli Sloveni non rimase altro che chiedere…la creazione di una nazione autonoma di Sloveni, Croati e Serbi nelle terre che cadevano sotto la monarchia, e cioè in Slovenia, Croazia, Bosnia e Vojvodina"…."Nel 1918 gli Sloveni immaginavano questa liberazione (quella dal giogo austriaco) solo insieme ai Croati e ai Serbi in uno stato unitario fino alla Drina".
Nel testo dell'88 il fatto che la dichiarazione di Maggio escludesse la Serbia è definito semplicemente "una limitazione".
* Diverso è il giudizio sulla dimensione ideale della creazione di uno stato unitario degli slavi del Sud.
Se da una parte (1988) l'unificazione è "l'idea delle persone più progressiste"; dall'altra "Molti intellettuali avevano a quel tempo l'errata opinione idealista che Sloveni, Croati e Serbi fossero davvero un solo popolo".
* Assistiamo anche ad una serie di "censure reciproche": nel manuale del 1988 scompaiono le figure degli sloveni Janez Krek (deputato del Partito Cattolico Popolare e padre spirituale della dichiarazione di Maggio), Anton Korosec (presidente dell'effimero Stato di Sloveni, Croati e Serbi) e del croato Ante Trumbic (presidente del Comitato Jugoslavo).
* In quello del 1993, non si ricorda che anche il Montenegro aveva scelto con il voto la fusione con la Serbia, così come si sorvola su tutti gli aspetti di inquietudine sociale e scontro di classe che accompagnarono le fasi dell'unificazione.
* Per concludere, il manuale più recente è intriso di giustificazioni dell'"errore" della scelta della fusione con il regno di Serbia, dovuto alla fuga dall'imperialismo tedesco, alla paura di rimanere soli in un contesto internazionale turbolento, ma anche alle pressioni del movimento panserbo in Croazia e in Bosnia: "Tra i Serbi di Croazia e di Bosnia dominava il desiderio e il piano che la monarchia asburgica crollasse totalmente, e che i suoi Serbi, Croati e Sloveni si unissero sotto la guida del Regno di Serbia in una grande nazione jugoslava"…"Alla fusione con la Serbia si arrivò…perché i Serbi di Croazia e di Bosnia premevano affinché si creasse una grande nazione jugoslava".
I riferimenti all'attualità, con la guerra in pieno svolgimento sia in Croazia che in Bosnia sono del tutto evidenti.
| Data: 26-04-2003 | | Fonte: "Notizie Est" |
| Autore: Francesco Martino |
|
|
 |

|
 |
 |
Copyright © 1997-2005 Notizie Est. Tutti i diritti riservati
|