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"Il meccanismo del commercio dei visti"
| Data: 21-01-2001 | | Fonte: "Sega" |
| Autore: Georgi Gotev |
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NOTIZIE EST #391 - BULGARIA/UE
21 gennaio 2001
IL MECCANISMO DEL COMMERCIO DEI VISTI
di Georgi Gotev - ("Sega", 16 gennaio 2001)
[NOTA: Negli ultimi giorni ha suscitato una vasta eco nella stampa bulgara un articolo pubblicato dal giornale belga "Derniere heure" secondo cui molte agenzie turistiche o società di servizi bulgare riescono, ricorrendo alla corruzione, a fare ottenere ai propri clienti visti per l'area europea di Schengen. L'articolo, che fa riferimento in particolare a casi di corruzione relativi alle ambasciate francese e tedesca, e indirettamente a quella italiana, così come le successive reazioni del ministro degli interni belga, lasciano intendere che i casi di corruzione nelle ambasciate riguarderebbero esclusivamente il personale bulgaro che lavora in quese ultime. L'ipotesi tuttavia appare del tutto improbabile, visto che il personale locale non ha, per ovvi motivi, poteri decisionali. In passato, in Albania, era scoppiato uno scandalo analogo a quello di oggi in Bulgaria, con la denuncia da parte della stampa albanese dell'esistenza di un commercio di visti che coinvolgeva l'ambasciata italiana. Anche allora la stampa italiana, con toni a volte al limite del razzismo, aveva alluso a responsabilità unicamente del personale albanese dell'ambasciata e il ministero degli esteri aveva avviato una denuncia interna che non ha portato ad alcun esito. Tuttavia, successivamente la magistratura ha dato prova di maggiore iniziativa e si è giunti infine all'incriminazione proprio di funzionari italiani. Al di là dei casi citati dalla stampa rimane il fatto che il "muro di Schengen" ha un altro fronte oltre a quello della militarizzazione delle frontiere e delle tragedie che spesso provoca. Questo fronte è quello delle procedure lunghe, umilianti e del tutto arbitrarie per la concessione dei visti a chi, dai Balcani o dall'Europa Orientale, si vuole recare nei paesi UE, anche solo in visita a parenti o conoscenti, oppure per turismo. Quello della corruzione facile è un'ulteriore umiliante "schiaffo in faccia" a chi aspira a ottenere un visto, poiché le "società di mediazione" si fanno normalmente reclame sui quotidiani più diffusi e tutti sanno che chi ha i soldi può ricorrere facilmente a questo espediente. Il muro di Schengen così rimane un muro effettivo per tutti i normali cittadini balcanici che si vogliono recare nell'UE e diventa invece un colabrodo per corruttori e ricchi i cui soldi il più delle volte sono di provenienza incerta. Questo meccanismo perverso è stato creato dal legislatore, il quale ha stabilito una serie di regole assurdamente burocratiche, mirate a creare una facciata di rigorosità, ma ha affidato infine ogni decisione ultima alla totale discrezionalità delle ambasciate. L'articolo che segue analizza efficacemente nei dettagli proprio tale meccanismo - A. Ferrario]
Una fonte che ha lavorato per lunghi anni come aiutante presso i servizi consolari di ambasciate occidentali ha raccontato quali sono i meccanismi del commercio dei visti. Non citiamo il suo nome, né quello dell'ambasciata del paese membro dell'UE dal quale ha tratto le sue osservazioni.
Il pagamento che il "cliente" deve preparare varia da 400 a 1000-1500 marchi a seconda del tipo di visto e del "tipo" dello stesso cliente. Si paga decisamente di più se il visto è per un "faraone" della mafia, una persona ricercata dalla polizia o "milionario da crediti" [così vengono definite in Bulgaria le persone che si sono arricchite illegalmente risucchiando fondi dallo stato tramite società fantasma o in bancarotta - N.d.T.]. Pagano un prezzo più caro anche i cittadini bulgari con nomi turchi. Anche le persone che vengono dalla provincia vengono trattate come facili vittime, da spennare il più possibile. I diversi soggetti che fanno parte dello schema sono uniti dall'interesse comune che le procedure per il rilascio dei visti non vengano facilitate, poiché ciò farebbe diminuire il prezzo dei loro servizi. Per questo motivo i candidati a ricevere il visto che hanno le carte in regola devono passare attraverso tutti i gironi infernali, con la prospettiva che magari alla fine il visto venga loro rifiutato senza spiegazioni. Il computer di Strasburgo, dove si trova il centro del sistema informativo di Schengen, è imparziale e rifiuta i visti a coloro relativamente ai quali i paesi membri possiedono dati secondo cui rappresentano una minaccia per l'area di Schengen. Tali persone, tuttavia, non sono molte e nella maggior parte dei casi sono effettivamente dei criminali. Dopo tale verifica il console ha il diritto di decidere in autonomia di "depennare" dei candidati. A questo livello i rifiuti sono molti di più. Proprio la paura di un rifiuto, che il console non è tenuto a motivare e che vale obbligatoriamente anche per le altre ambasciate dei paesi di Schengen, è ciò che spinge coloro che possono pagare ad attingere profondamente alle proprie tasche. Questa paura viene creata apposta. Le persone corrotte all'interno dell'ambasciata sono sia cittadini del rispettivo paese, sia nostri connazionali, che lavorano come impiegati addetti agli aspetti tecnici. Di regola il console stabilisce una procedura tale da fare sì di non avere in prima persona alcun contatto con coloro che desiderano ottenere il visto, ma da fare comunque in modo che l'organizzazione del lavoro crei occasioni di corruzione. Il console adotta sempre misure per conservarsi "pulito" nel caso in cui dovesse scoppiare uno scandalo per corruzione, indipendentemente dal fatto che egli vi sia coinvolto o meno. Ogni ambasciata conserva i formulari per le domande di visto insieme ai documenti a essi allegati. Il fatto che negli archivi manchino i documenti aggiuntivi o che addirittura non vengano conservati i formulari con la domanda di visto, consente di risalire a come è avvenuta la "decisione" di emettere il visto. Se le ambasciate lo desiderano, possono "intercettare" i propri impiegati poco scrupolosi. La persona chiave dello schema di corruzione è il Cuscinetto. Si tratta di una persona esterna, che non ha nulla a che fare con l'ambasciata se non il fatto di avervi facile accesso. Nel caso ideale il Cuscinetto è un solista, in alcuni casi è rappresentante di un tour operator. Si occupa di introdurre nell'ambasciata i passaporti e i formulari dei clienti in grado di pagare. Per questo lavoro riceve un pagamento in contanti di cinquanta marchi a passaporto. E' precisamente il Cuscinetto che consegna i passaporti all'uomo dell'ambasciata - l'Impiegato corrotto, che si occupa del disbrigo dei documenti e presenta al console i passaporti con i visti apposti e pronti per la firma. L'impiegato non prende mai una tangente dai clienti, per non diventare vittima di una provocazione. Riceve i soldi esclusivamente dal Cuscinetto, con il quale si conosce bene, in un luogo neutrale. La maggior parte della tariffa va all'Impiegato, il quale a sua volta la utilizza per saldare i conti con i suoi colleghi dell'ambasciata che gli garantiscono una copertura o una protezione, quelli con la società mediatrice e quelli con il Cuscinetto. Le società mediatrici di norma non sanno chi sia l'Impiegato all'interno delle ambasciate, anche se di fronte ai loro clienti si vantano di avere un loro uomo all'interno di queste ultime. In realtà lavorano solo con il Cuscinetto. Normalmente il Cuscinetto passa la maggior parte della sua giornata nell'uffico di una compagnia di assicurazioni, di un tour operator o di un'altra società che si trova nelle vicinanze dell'ambasciata. Per i servizi di sorveglianza dell'ambasciata e per la polizia non dovrebbe essere un segreto quali persone sono dei Cuscinetto. Il Cuscinetto non va a caccia di clienti - questo è un compito fondamentalmente delle società specializzate, indipendentemente dal fatto che siano agenzie turistiche, o soggetti che operano senza una registrazione legale e senza pagare tasse, i cui annunci relativi a "visti garantiti per Schengen" si possono leggere nei due quotidiani che dedicano molte pagine alle reclame. Sono loro a raccogliere i clienti e a consegnare i loro documenti al Cuscinetto. Questa redditizia attività ha trasformato Sofia in uno dei luoghi preferiti per il lavoro di molti impiegati di consolati occidentali, in particolare per il personale che si occupa degli aspetti tecnici. Alcuni di essi rifiutano incarichi apparentemente più attraenti e prolungano i propri mandati a Sofia a volte per più di dieci anni.
| Data: 21-01-2001 | | Fonte: "Sega" |
| Autore: Georgi Gotev |
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