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"Sofia tra minoranze nazionali e dispute linguistiche con la Macedonia"

Data: 18-02-1999 Fonte: "Nova Makedonija", "Kapital"
Autore: Viktor Cvetanovski

NOTIZIE EST #169 - BULGARIA/MACEDONIA
18 febbraio 1999


SOFIA NON RICONOSCE L'ESISTENZA DI MINORANZE NAZIONALI
di Viktor Cvetanovski

[Lo "Speciale Bulgaria" riprenderà appena sarà possibile con alcuni articoli di approndimento. Nel frattempo pubblichiamo un pezzo relativo alla dicussione politica sulle minoranze in Bulgaria, tema sul quale ritorneremo presto da altre prospettive. Naturalmente, va tenuto conto che il pezzo è stato pubblicato dal quotidiano di Skopje "Nova Makedonija", il quale ha avuto una posizione sempre netta sull'esistenza di una minoranza macedone in Bulgaria, in realtà molto dibattuta. Resta comunque il fatto che il governo di Sofia ha sempre messo in atto ingiustificate e sistematiche repressioni contro le formazioni che rivendicano tale esistenza e i conseguenti diritti, come la OMO-Ilinden. Più sotto tre brevi pezzi sulla recente risoluzione della "disputa delle lingue" tra Bulgaria e Macedonia e le relative conseguenze - a.f.]

Negli ultimi giorni in Bulgaria si sta ampiamente discutendo della ratificazione della Convenzione-quadro sui diritti delle minoranze nazionali [prevista dall'UE per i paesi candidati a essere ammessi nell'Unione Europea stessa]. Il dilemma fondamentale è se essa verrà esaminata dal Parlamento con una dichiarazione aggiuntiva o senza. I socialisti bulgari e la VMRO, che si sono trovati sempre su posizioni opposte, ora difendono il medesimo punto di vista e cioè che la Convenzione debba essere accompagnata da una dichiarazione con la quale si dica a chiare lettere che in Bulgaria non esistono minoranze nazionali.

A differenza di loro, il partito dei turchi chiede che questo documento venga ratificato così come è, senza testi aggiuntivi, mentre la SDS, il partito al potere, non ha ancora pronunciato il proprio punto di vista. Tra le sue file vi è una divisione - alcuni sono favorevoli, altri contrari a una tale dichiarazione aggiuntiva. Tuttavia, una cosa è chiara - la Bulgaria non riconoscerà mai l'esistenza di minoranze nazionali. D'altronde, la sua stessa costituzione dice che essa è uno stato mononazionale.

Le organizzazioni dei macedoni [della Bulgaria], la OMO-Ilinden e la VMRO di Georgi Solunski, sono a favore di una ratifica della Convenzione-quadro senza dichiarazione aggiuntiva, sperando in tal modo di potere riuscire più facilmente a ottenere i propri diritti di minoranza nazionale. Tuttavia, se si conosce la posizione della Bulgaria ufficiale rispetto ai macedoni, secondo la quale essi non sono null'altro che bulgari, non bisogna attendersi processi positivi in tale direzione. E anche se alla fine dovesse accadere che la Bulgaria riconosca non le minoranze nazionali, ma qualche "gruppo etnico", cosa nella quale pochi credono, è sicuro che non verrà riconosciuto il gruppo etnico macedone. Ai tempi del primo dibattito sulla convenzione, il Ministero degli esteri era uscito con una dichiarazione nella quale venivano indicati svariati gruppi etnici - turchi, rom, armeni, russi ecc., ma i macedoni non venivano assolutamente nominati.

Il Comitato Helsinki bulgaro, che invece ritiene che in Bulgaria vi sia una popolazione macedone, ha organizzato recentemente un dibattito sul tale tema, al quale hanno partecipato svariate organizzazioni non governative, nonché rappresentanti delle organizzazioni dei macedoni. Il rappresentante della Società bulgaro-macedone, professor Ivan Kalcev, ha espresso l'opinione che la Bulgaria ufficiale debba infine accettare che i macedoni esistono e che essi sono una realtà che nessuno può negare e che ormai è arrivato il momento di abbandonare definitivamente gli attuali pregiudizi.

(da "Nova Makedonija", 9 febbraio 1999 - traduzione di A. Ferrario)


RISOLTA LA "DISPUTA DELLE LINGUE" TRA SOFIA E SKOPJE
di Viktor Cvetanovski

[Da anni la firma di accordi tra Bulgaria e Macedonia era bloccata dal fatto che le autorità bulgare non riconoscono l'esistenza di una lingua macedone, considerata un dialetto del bulgaro. Nei giorni scorsi questa "disputa" è stata risolta con la firma di una dichiarazione comune, con la quale la Macedonia si impegna nei fatti a non sostenere le forze che in Bulgaria affermano l'esistenza di una minoranza macedone. Va notato che nessun impegno di tipo simile viene preso dalla Bulgaria, dove posizioni scioviniste e revansciste nei confronti della Macedonia sono state prese esplicitamente anche da alte cariche dello stato e dove è in corso una massiccia campagna di propaganda che rivaluta allo stesso tempo la "legittima" appartenenza alla Bulgaria della Macedonia e di altri aree balcaniche e le forze terroristiche e reazionarie che in passato hanno fatto valere tale "legittimità" con la forza e con repressioni spietate - a.f.]

La delegazione bulgara e quella macedone che si sono incontrate ieri [11 febbraio] a Sofia hanno firmato una dichiarazione comune in merito alla "disputa delle lingue". La dichiarazione contiene due clausole. Secondo la prima, tutti gli accordi verranno ratificati nelle due lingue ufficiali - in macedone, conformemente alla Costituzione della Repubblica di Macedonia, e in bulgaro, conformemente alla Costituzione della Repubblica di Bulgaria. Allo stesso tempo verranno citati gli articoli delle costituzioni dei due stati che regolano tale materia. Con la seconda clausola, la Repubblica di Macedonia si impegna a non sfruttare la propria Costituzione, né ora né in futuro, per difendere lo status o il diritto di persone sul territorio della Repubblica di Bulgaria che non siano cittadini della Repubblica di Macedonia.

La notizia è stata comunicata oggi in una conferenza stampa comune dei viceministri degli esteri di Bulgaria e Macedonia, Marin Rajkov e Boris Trajkovski. Secondo il viceministro bulgaro, la seconda clausola è chiara ed è superfluo commentarne il contenuto, perché la formula risulta immediamente comprensibile dalla sua logica. Con queste due clausole si devono evitare le strumentalizzazioni da parte di soggetti malintenzionati riguardo a questioni inventate e inesistenti tra i due stati, ha affermato Rajkov, aggiungendo che con la firma della dichiarazione si aprono le porte tra i due stati.

Il viceministro macedone ha valutato i colloqui come costruttivi e come una soluzione che ha permesso di trovare una via di uscita dallo stallo nelle reciproche relazioni. I risultati sono evidenti. Dobbiamo constatare che si creano delle condizioni positive per la futura collaborazione e per un incontro tra i due premier, per il quale sono necessari una volontà politica e del coraggio, ha affermato Trajkovski, aggiungendo che i due stati devono cercare una prospettiva che non li lasci nella periferia d'Europa.

Oltre alla dichiarazione congiunta, che dovrà essere ratificata durante la visita del premier Ljupco Georgievski a Sofia, prevista per il 21 e 22 febbraio, sono stati messi a punto accordi per la cancellazione della doppia imposizione fiscale e per la difesa degli investimenti, nonché una convenzione per i lavori dei consolati. Stamattina Trajkovski è stato ricevuto dal Ministro degli esteri bulgaro Nadezda Mihajlova.

(da "Nova Makedonija", 12 febbraio 1999 - traduzione di A. Ferrario)


LA "OMO-ILINDEN" PROTESTA PER L'ACCORDO TRA SKOPJE E SOFIA

La OMO-Ilinden, organizzazione che rivendica il riconoscimento di una minoranza macedone nella regione del Pirin, in Bulgaria, ha protestato energicamente per l'accordo di risoluzione della "disputa delle lingue" tra le autorità della Bulgaria e della Macedonia. L'organizzazione ha diffuso un comunicato secondo cui "dalla dichiarazione risulta chiaro che il governo macedone si prepara a compiere il più grande tradimento nei confronti della Macedonia, ripudiando la minoranza macedone nella Repubblica di Bulgaria. [...] E' ragionevole non avere rivendicazioni territoriali nei confronti di un altro stato, ma è tutt'altra cosa voltare le spalle ai propri fratelli e sorelle divisi con la forza da tale stato e dai suoi vicini". Nella dichiarazione inoltre si scrive che la Bulgaria oggi si appropria dell'eredità storica e culturale della Macedonia, chiamando gli abitanti di quest'ultima bulgari, e conduce una guerra psicologica e mediatica. Inoltre, secondo la OMO-Ilinden, la Bulgaria ha escogitato il problema linguistico per costringere la Macedonia da rinunciare alle proprie minoranze che vivono nei territori degli stati vicini.

("Nova Makedonija", 16 febbraio 1999)


LA BULGARIA, "ARTERIA DEL CUORE MACEDONE"

[Sulla risoluzione della "della disputa delle lingue" ecco alcuni commenti del politologo bulgaro Ivan Krastev, su posizioni politiche vicine a quelle dell'attuale leadership di Sofia. Le sue dichiarazioni vanno prese come espressione degli obiettivi della dirigenza politica bulgara che si vuole presentare come "ragionevole" e che pure è strettamente legata da vincoli politici alle ali più revansciste.]

"Dal punto di vista della grande politica", dice Krastev, "questa [risoluzione] rappresenta un taglio del legame che vi è tra la Macedonia, da una parte, e il passato jugoslavo, nonché l'attuale status quo in Jugoslavia, dall'altra. Firmando questa intesa, Ljupco Georgievski ha seppellito la linea del precedente governo orientata verso Belgrado. Se vi è qualcuno che indubbiamente ha da perdere dall'accordo raggiunto è Slobodan Milosevic. Da ora in avanti potremo parlare di un isolamento politico di Milosevic ed esso è parte delle possibilità di una nuova soluzione politica dei problemi balcanici. Il fatto che nel governo di Georgievski sia rappresentato un partito politico albanese, consente alla Bulgaria e alla Macedonia di avere in tandem una posizione molto più forte nelle trattative e nell'evolversi degli eventi che conseguono dalla crisi del Kosovo. [Va rilevato che Xhaferri, leader del partito degli albanesi di Macedonia al governo, il DPA, è stato a Sofia per una serie di incontri al vertice solo alcuni giorni prima della firma del protocollo d'intesa - N.d.T.]. Da molto tempo esiste l'ipotesi che ogni indipendenza del Kosovo comporterebbe una totale destabilizzazione e dissoluzione della Macedonia. Ciò ha reso le trattative estremamente difficili, e la comunità internazionale conservativa. La stabilizzazione lungo l'asse Sofia-Skopje consente di affermare che la Macedonia non è più solo un ostaggio delle modalità con le quali verrà risolta la crisi del Kosovo. La Bulgaria in tal modo dichiara di avere un interesse politico alla conservazione di una Macedonia integra, democratica e indipendente. All'improvviso cambia l'idea secondo la quale se il Kosovo ottiene uno status più ampio, oppure se comincia una guerra civile, automaticamente si avrà un'esplosione della Macedonia. La Macedonia non esploderà così facilmente, come sembra a molti. L'accordo bulgaro-macedone diventa una delle garanzie della stabilità di Skopje. Perfino mentre sulla Macedonia grava un eventuale veto cinese nel Consiglio di Sicurezza tutti sono convinti che le truppe NATO in una forma o nell'altra rimarranno in Macedonia. Perchè quest'ultima, e non il Kosovo, è il cuore della grande politica nei Balcani. E la Bulgaria è diventata una delle arterie principali che rafforzano questo cuore.

(da "Kapital", 13-19 febbraio 1999 - traduzione di A. Ferrario)



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Data: 18-02-1999 Fonte: "Nova Makedonija", "Kapital"
Autore: Viktor Cvetanovski





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