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Perché il governo Djukanovic vacilla
| Data: 03-12-2003 | | Fonte: "Monitor" |
| Autore: Zoran Radulovic |
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N.E. BALCANI #728 - SERBIA-MONTENEGRO
3 dicembre 2003
PERCHE' IL GOVERNO DJUKANOVIC VACILLA
di Zoran Radulovic - ("Monitor" [Podgorica], 28 novembre 2003)
Le dimissioni di due ministri senza tessera di partito e impegnati nella lotta contro la corruzione, gli affari illegali e gli abusi, rendono sempre meno credibile il governo montenegrino
I ministri se ne vanno. Il primo è stato Ranko Radovic, ministro dell'ecologia e dell'urbanistica, che a metà settembre ha chiesto di essere sollevato dall'incarico. Due mesi dopo ha dato le sue dimissioni irrevocabili anche Milan Filipovic, ministro degli interni. Radovic, annunciando le proprie dimissioni, sulle quali correvano voci da settimane, ha detto: "L'unico errore che riconosco di avere fatto è quello di avere pensato di potere fare di più". A metà estate anche il ministro Filipovic aveva detto: "Ho fatto tutto quello che potevo fare, ho la coscienza tranquilla". In quell'occasione aveva detto che avrebbe dato le dimissioni se i partiti al governo non avessero approvato le leggi necessarie per una riforma effettiva della polizia montenegrina. E ha mantenuto la parola. Senza pompa, in silenzio, dal governo se ne stanno andando le persone che segnano la "linea di confine" tra il desiderio dell'esecutivo di Djukanovic di dimostrare l'impegno per le riforme e la necessità di mantenere la matrice di potere esistente. E in Montenegro ciò significa: è più desiderabile un suddito fedele che un professionista cosciente. E in effetti, sul sito del governo non si fa assolutamente menzione dell'abbandono dei ministri che non era membri di alcun partito. E quello di cui non si può leggere niente, è come se non fosse avvenuto.
E' stato scarno anche Djukanovic. "Lo interpreto come il gesto di persone responsabili che hanno deciso di dedicarsi in futuro ad altre questioni", ha commentato il premier. "Proporrò nuovi ministri e il governo continuerà a funzionare a pieno ritmo". L'estrema indifferenza, insieme all'appariscente assenza di emozioni e di qualsiasi commento sul lavoro svolto dai ministri uscenti, non è quello che ci si attendeva da un premier noto per il suo temperamento. Rimane da capire se dietro questa facciata neutrale vi sia il rimpianto o invece un senso di sollievo. Due dei tre dei ministri che non erano entrati a fare parte del governo per la loro appartenenza di partito, bensì per la loro esperienza e professionalità, se ne vanno volontariamente, ma senza avere compiuto il loro lavoro. Djukanovic sa bene che ciò non aumenterà certo la sua credibilità. Né all'estero, né sul terreno interno, dove la popolarità del governo è già pericolosamente bassa. E potrebbe diventare ancora più bassa quando, a partire da metà dicembre, le riprese televisive mostreranno un governo che funziona in base al sistema "tre e poi uno" (tre membri del DPS [il partito del premier] e un socialdemocratico, ripetendo il ritornello quattro o cinque volte), in un mazzo in cui è rimasto un solo jolly, cioè l'unico ministro senza tessera di partito.
Sarà anche sempre più difficile convincere i donatori che la priorità del governo montenegrino rimane la messa in atto delle già annunciate riforme economiche e sociali, e non il cercare di guadagnare tempo al fine di rimanere al potere il più a lungo possibile. Lo sperpero delle donazioni e l'arraffare i crediti disponibili sono praticamente le uniche attività di cui quest'anno si è occupato il governo Djukanovic. Sono fatti per i quali a Djukanovic dovrebbe davvero dispiacere che questi ministri se ne siano andati. Ma, d'altronde, emerge la possibilità che il vuoto venutosi così a creare venga colmato da un rafforzamento della fedeltà all'interno della sua cerchia. L'imminente ritorno della polizia e del ministero dell'ambiente sotto il loro controllo, offre ai leader del DPS l'opportunità di realizzare una quantità illimitata di piccoli e grandi commerci basati sui principi della spartizione degli interessi senza lasciare tracce. E' questo, da ormai quindici anni, il terreno preferito della locale élite politica. Si è dimostrato che l'edilizia è il modo più semplice e più sicuro per investire e aumentare i capitali realizzati durante l'accumulazione primaria montenegrina (contrabbando, criminalità organizzata, privatizzazione "tra amici"). Con l'aumentare degli interessi in gioco si sono fatte più forti anche le lobby d'interesse. Negli affari per gli "autorizzati" non era certo un benvenuto il ministro che entrando nel ginepraio ha affermato: "Il Montenegro è uno spazio che si trova nel più completo abbandono. Ovunque si vedono devastazioni, abusi, lavori di costruzione senza alcun fondamento legale, il tutto solo per guadagnare qualcosa". E quando "Monitor" gli ha chiesto se esiste in Montenegro una mafia urbanistica, Radovic ha risposto: "Mi chiedete qualcosa su cui non mi è consentito parlare. Penso che esista. Sa come è: non ci sono prove, ma noi vediamo cosa è successo. Nessuno che abbia pagato a qualcuno 10.000 euro può sperare di non lasciare tracce. Ho lavorato a Palermo: la mafia è un'istituzione brillante in termini di pianificazione, sanno tutto. I miei colleghi, professori, hanno realizzato degli studi scientifici sulla sua abilità pratica. E' una cosa che dobbiamo mettere all'ordine del giorno".
La mafia montenegrina non è mai stata messa all'ordine del giorno. Così come non sono mai stati messi all'ordine del giorno nemmeno i piani territoriali del Montenegro - uno dei motivi principali per cui l'architetto noto internazionalmente, e professore in una ventina di università, aveva accettato il posto di ministro. "L'anno scorso abbiamo cominciato a elaborare un nuovo piano. Siamo già in ritardo. Sono giunto qui per abbreviare i termini e per mettere a punto un documento di sviluppo", questa era la convinzione di Radovic. Se ne è andato molto presto, motivando il suo ritiro con "gli enormi impegni che ho presso l'Università di Novi Sad". Ha regalato una bicicletta all'allievo migliore del Ginnasio di Podgorica. Sicuramente, molti si attendono di ottenere dei regali molto più interessanti dopo le dimissioni di Ranko Radovic. Il suo erede, ormai è noto, sarà Boro Vucinic, membro del Consiglio esecutivo del DPS ed ex direttore del Fondo per i terreni urbani edificabili a Podgorica, un'istituzione che i rappresentanti dell'opposizione affermano essere da anni una delle fonti principali del potere finanziario del DPS.
Si è trovato in grande difficoltà anche Milan Filipovic. La motivazione delle sue dimissioni - la mancata approvazione della Legge sulla polizia e sull'agenzia nazionale per la sicurezza - non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente la già logora immagine democratica dell'élite di governo. Vi sono tuttavia molti motivi per dubitare che questo non sia stato l'unico motivo per cui l'ex giudice di indubbia integrità è stato spinto a tornare alla posizione di pensionato. Dal primo fino all'ultimo giorno del suo mandato Filipovic ha condotto soprattutto battaglie perdute. Le ha perdute quando ha cercato di fare sì che i suoi aiutanti in conflitto, tutti rappresentanti fedeli della coalizione DPS-SDP, si dessero l'un l'altro la mano. Le ha perdute anche quando quando con i suoi collaboratori ha incriminato influenti personaggi del business statale e privato che successivamente, invece di difendersi in tribunale, hanno ottenuto spazi per attaccarlo sui media. Le ha perdute quando ha scoperto le passate macchinazioni finanziarie all'interno del Ministero degi Interni e ha difeso i suoi collaboratori dall'accusa di avere inventato lo scandalo del sex trafficking. E ha perso anche quando si è scontrato con l'indisponibilità dei suoi sottoposti di rinunciare alle maniere brutali e agli affari sospetti.
Alla fine, nel giorno stesso in cui le dimissioni di Filipovic sono state annunciate, sulle prime pagine dei quotidiani è comparsa una notizia: l'Interpol è alla ricerca degli amici del Padrone del Montenegro [si tratta di Veselin Barovic e Branko Vujosevic, uomini d'affari amici di Djukanovic e accusati di riciclaggio di denaro, contrabbando di sigarette e associazione a delinquere - N.d.T.]. Una nuova sfida per la polizia, una nuova occasione per manipolazioni, supposizioni e accuse. Radovic e Filipovic hanno davvero di cosa lamentarsi. Sono arrivati. Ci hanno provato. E se ne sono andati. Ciò che non sono riusciti a fare parla da solo: sia di loro, sia degli ambienti in mezzo ai quali si sono ritrovati. Il governo prosegue sulla sua strada. Boicottaggio dell'opposizione, mancanza di fondi, uno scandalo dopo l'altro: sex trafficking, contrabbando di sigarette, frodi nelle privatizzazioni... Sono tutte cose che siamo costretti a vivere. Chi non ha stomaco sufficiente per questo tipo di gioco, è libero di andarsene. Basta che chiuda la porta dietro di sé. E che stia zitto.
(traduzione di Andrea Ferrario)
| Data: 03-12-2003 | | Fonte: "Monitor" |
| Autore: Zoran Radulovic |
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