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"Le elezioni federali e il potere montenegrino"

Data: 16-09-2000 Fonte: "Monitor"
Autore: Milka Tadic-Mijovic e Drasko Djuranovic

NOTIZIE EST #344 - SERBIA/MONTENEGRO
16 settembre 2000


LE ELEZIONI FEDERALI E IL POTERE MONTENEGRINO
di Milka Tadic-Mijovic e Drasko Djuranovic - ("Monitor" [Podgorica], 8 settembre 2000)


[L'articolo che segue descrive la situazione tra le forze politiche montenegrine alla vigilia delle elezioni federali jugoslave. Al di là dei cliché semplicistici diffusi su Djukanovic e il governo montenegrino come convinti indipendentisti, ricordiamo che la coalizione di governo di Podgorica è formata, oltre che dalla DPS del presidente, dal Partito Popolare (NS) che rivendica apertamente un'identità serba e l'unità serbo-montenegrina, e dal Partito Socialdemocratico (SDP), che è invece apertamente su posizioni indipendentiste. La stessa DPS è divisa tra correnti jugoslaviste e altre favorevoli a una confederazione o, al limite, all'indipendenza. In mezzo a queste diverse linee politiche, Djukanovic ha sempre svolto il ruolo di "gran manovratore", finora con successo - A. Ferrario]

La riunione del Comitato Esecutivo del Partito Democratico dei Socialisti (DPS) tenutasi il 6 settembre è durata svariate ore. Nulla di strano, al primo sguardo: intense consultazioni al vertice del partito nell'imminenza delle elezioni federali, dalle quali molto dipenderà per i destini del DPS, della coalizione, ma anche del Montenegro. Il vertice del DPS, tuttavia, non è preoccupato unicamente per l'esito delle elezioni federali di settembre. Molti dettagli indicano che, oltre alla lotto contro Milosevic e i suoi seguaci in Montenegro, Djukanovic e i suoi compari devono fare pulizia anche in mezzo ai sempre più accentuati contrasti interni. I contorni di tale scontro sono diventati pubblici la primavera scorsa a Budva, con lo scandalo relativo alla vendita dello hotel "Mogren". La lobby di Budva ha ricevuto in quell'occasione un duro colpo quando il governo montenegrino ha osteggiato l'intenzione di vendere tale hotel (a una società-fantasma svizzera), sebbene dietro a tale decisione vi fossero i vertici politici ed economici di Budva. Ad alcuni mesi di distanza, l'"impero di Budva" ha restituito il colpo. Lo scandalo "Akor" ha seriamente scosso la DPS. Da una parte si è trovato Svetozar Marovic, sostenuto a livello di questa municipalità dal Partito Popolare (NS) e dalla SNP [il partito di Momir Bulatovic - N.d.T.], che si sono schierati tutti contro il discusso contratto di gestione alberghiera stipulato dal governo montenegrino con la società francese "Akor". Non vi è nulla di strano, naturalmente, nel fatto che i deputati del SNP abbiano votato contro la decisione del gabinetto del premier Vujanovic, ma è invece strano che Marovic si sia pubblicamente opposto al premier e che i consiglieri comunali del DPS e del NS si siano pronunciati contro la decisione del governo di cui fanno parte. In "colloqui amichevoli", Marovic e Vujanovic hanno cercato di arrivare a un compromesso. Ma evidentemente non sono riusciti ad arrivarvi. Al contrario, è stata avviata una campagna mediale dall'una e dall'altra parte. A gettare ulteriore olio sul fuoco ha contribuito nel frattempo il Partito Popolare (NS). All'inizio di settembre, il Comitato centrale di tale partito ha ritirato il proprio rappresentante dal Comitato di programmazione della televisione statale, fino a quando non verrà "sostituito o non darà le dimissioni il team di gestione". All'inizio di settembre, i Popolari hanno fatto un passo ancora più in là, minacciando di uscire dalla coalizione di governo. "Il Partito Popolare non preavvertirà più pubblicamente il partner di coalizione di rispettare l'accordo di collaborazione firmato a suo tempo. Il nostro prossimo passo sarà quello di abbandonare la coalizione di governo", ha detto Predrag Popovic. E' interessante notare che solo alcuni mesi fa i leader del Partito Popolare erano molto più tolleranti. Quando a marzo non era riuscito loro di fare sostituire la direzione della TV del Montenegro, Predrag Popovic era laconicamente passato sopra tale fatto, osservando come sia normale che in una coalizione vi siano opinioni differenti e che comunque "non vi è alcun motivo che in questo momento possa mettere in questione l'esistenza della coalizione". Cosa è cambiato nel frattempo? I popolari agiscono in maniera sempre più nervosa, tornano alla retorica aggressiva dei primi anni '90, denunciano i "separatisti", i "traditori" e molte altre organizzazioni indipendenti montenegrine, emerse in dieci anni di lotta contro le guerre e per la conservazione dell'identità montenegrina. Al vertice del DPS fino a poco tempo fa sono riusciti con facilità a respingere le richieste dei Popolari. Non è che forse oggi al Partito Popolare è stato promesso il sostegno di una parte della DPS nell'ambito del regolamento dei conti per il controllo della televisione di stato? Non si tratta forse di un indice del fatto che gli attriti, con un "effetto domino", si sono trasmessi dall'interno della DPS all'intera coalizione? A differenza del Partito Popolare, l'altro membro della coalizione - il Partito Socialdemocratico (SDP) - per ora non desidera alzare la tensione all'interno della coalizione, anche se a Budva si è opposto a Marovic. Ma sono note da tempo le differenze strategiche tra la SDP e gli altri due partiti della coalizione riguardo alla questione dello status statale-giuridico del Montenegro. La triplice alleanza montenegrina, nonostante le numerose incomprensioni, continua a essere tenuta insieme da una "forza superiore" - il pericolo costituito da Slobodan Milosevic e dalle sue intenzioni di controllare il Montenegro. Dopo tutto, la variegata coalizione montenegrina ha trovato l'unità nel '97 proprio grazie al dittatore di Belgrado. Successivamente la coesione interna è stata mantenuta anche da più prosaici interessi - la propria fetta di torta nel governo, il potere e i soldi. Ora, a quanto pare, essa si ritrova sempre più divisa a causa di due fattori: la lotta per la spartizione del potere e delle ricchezze statali, ma anche il profilarsi di una possibile fine dell'era di Milosevic in Serbia. Vale la vecchia regola - quando in Serbia sono all'orizzonte cambiamenti, in Montenegro il terreno della politica trema. E' stato così negli anni 1996-1997, quando, mentre erano in corso le grandi manifestazioni a Belgrado e in altre città serbe, si è spaccata proprio la DPS. Anche oggi, a quanto pare, parte della coalizione di Djukanovic crede alle indagini di opinione secondo cui Milosevic "sicuramente perderà". E l'opposizione serba sta già diffondendo ottimismo dichiarandosi anticipatamente come vincitrice. Oltre a ciò, dall'alto vengono inviate raccomandazioni e minacce politiche a Djukanovic - una volta preso il potere, l'opposizione serba potrebbe voltargli le spalle. Si stanno forse profilando i contorni di una nuova coalizione per la Jugoslavia? Non è un segreto che il Partito Popolare sostiene con tutte le proprie forze i punti di vista politici di Vojislav Kostunica. Inoltre, non è un segreto nemmeno che una parte della DPS, guidata da Svetozar Marovic, abbia forti sentimenti projugoslavi. La vittoria di Kostunica limiterebbe notevolmente la possibilità di un intervento militare in Montenegro, che è stata uno dei motivi che ha contribuito al rafforzamento dei legami tra le diverse posizioni esistenti all'interno della coalizione. Kostunica non conta solo sugli jugoslavi e i serbi all'interno della coalizione di Djukanovic. Le voci di amnistia e di opposizione alle accuse del Tribunale dell'Aja sono state coscientemente piazzate al fine di conquistare alleati all'interno del clan montenegrino che sostiene Milosevic. Fonti belgradesi di "Monitor" affermano che Zoran Djindjic e Vojislav Kostunica hanno già inviato segnali... all'ala di Podgorica del SNP [in dissidio con il capo del partito Bulatovic - N.d.T.]. Si profila anche la possibilità di un incontro tra Vojislav Kostunica e Predrag Bulatovic. Secondo le intenzioni dell'opposizione serba, vale la pena di esaminare con lui un'eventuale collaborazione post-elezioni. Se l'opposizione serba può puntare a entrare in un'alleanza con la SNP, cosa che Mladan Dinkic [leader del "gruppo di esperti" G-17, facente parte dell'opposizione serba - N.d.T.] già tempo fa ha dichiarato pubblicamente, non lo può fare con Momir Bulatovic. Il premier federale, dopo tutto, non può uscire dalla cappa protettiva di Milosevic: che abbia effettivamente legato in maniera definitiva i propri destini a quelli del leader serbo lo ha dimostrato la sua intervista al settimanale di Sarajevo "Dani". Ma dal unto di vista dell'opposizione serba, ogni "diserzione" sarebbe preziosa. Sembra che anche una parte della SNP, di fronte al non chiaro esito del dramma elettorale serbo, stia cercando le posizioni da assumere per il dopo-Milosevic. "Siamo un partito democratico e non abbiamo nulla contro il dialogo con l'opposizione serba", ha dichiarato Zoran Zizic nella villa di Gorica, dopo le trattative con rappresentanti della DPS. Non è chiaro se, come è la norma, si chiedano delle concessioni. Evidentemente, gran parte delle manovre si stanno consumando dietro le quinte della politica. Solo a un primo sguardo è strano che, alla vigilia delle elezioni del 24 settembre, il team di governo sia diviso da disaccordi. Ma si tratta di un fatto che si verifica regolarmente sul piano politico: mentre il pericolo di Milosevic teneva uniti i variegati partiti della coalizione di governo montenegrina, la possibilità di una vittoria dell'opposizione serba unita guidata da Kostunica ha ampiamente allargato le crepe al vertice della DPS e del governo di coalizione. In che misura le autorità montenegrine abbiano effettivamente preso atto della serietà delle divisioni all'interno della coalizione lo diranno, tra le altre cose, le mosse che seguiranno in questi giorni. Il premier Vujanovic, vicepresidente della DPS, è la persona che dovrebbe convocare, nei tempi più brevi, delle consultazioni con i Popolari, al fine di appianare le divergenze. "Bisogna discutere immediatamente, ma penso che tutto avverrà in maniera ordinata", ci ha detto un alto funzionario della DPS. Non è ancora noto chi pagherà il "prezzo della tregua". Il più forte tra i partiti montenegrini difficilmente riuscirà a mettere ordine nelle proprie fila. Il presidente Djukanovic non si è ancora pronunciato in merito allo "scandalo Akor". Secondo le informazioni di "Monitor", si assumerà il compito di fare calare le tensioni tra i partiti in lite. A dire il vero, forse il compito del capo della DPS non sarà poi così difficile, nonostante lo scontro economico-politico abbia ormai preso slancio: Milosevic, il maggiore fattore dell'unità della coalizione e della DPS, è ancora in gioco. Ma se tutto quello di cui la coalizione di governo dispone è la minaccia esterna, e non una strategia di riforme e di democratizzazione della società, il vero perdente, quando verrà il momento di fare i conti, potrebbe essere semplicemente il Montenegro.


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Data: 16-09-2000 Fonte: "Monitor"
Autore: Milka Tadic-Mijovic e Drasko Djuranovic





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